Per sorridere

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In attesa del mio annuale …”messaggio urbi et orbi” (che per la prima volta renderò pubblico qui sul blog) alleggerisco un po’ i toni, trascrivendo l’ultimo articolo che ho appena inviato alla Co.Ta.Bo. per la rivista sociale, nella mia rubrica “Racconti notturni”.

I tre diversamente alti

Gli succedeva spesso, di cominciare la sua notte di lavoro inquieto e col presentimento di qualche fastidio, quando, alle diciannove in punto, Precisino accendeva il tassametro, il tablet e il motore della sua Toyota.
In effetti il suo maniacale e  intransigente amore per la legalità e le regole (dote invero poco diffusa a livello nazionale…) lo portavano di frequente a vivere episodi sgradevoli, oltre al consueto accumulo di piccole rabbie e frustrazioni nel vedere disattese, per le strade della città, le regole più elementari per una vita collettiva ordinata e sicura.
In quella incipiente notte ventosa di inizio febbraio, mentre si dirigeva verso il centro, Precisino ricevette la prima chiamata.
‘Otto minuti’: di rado indicava meno, prudenzialmente, certo, ma anche perché, evitando inversioni di marcia non consentite, sorpassi azzardati e strappi di velocità per superare le trappole semaforiche, davvero l’avvicinamento all’indirizzo degli utenti era ogni volta una piccola grande impresa.
Ad attenderlo c’era uno strano trio di persone.
Svettava fin da lontano la mole rotonda di un ragazzotto obeso rinchiuso nel suo cappottone, accanto al quale si profilava l’inconfondibile fisionomia di un uomo affetto da nanismo e, quasi nascosta dai due, la figurina esile e ricurva di una donna molto anziana con una borsa al braccio e, nell’altro, un bastone che la sosteneva.
Precisino accostò. Il primo a entrare fu il nano, che spavaldamente aprì la portiera anteriore e si accomodò accanto a lui, mentre dietro prendevano posto gli altri due.
Con tangibile imbarazzo, il nostro collega, dopo aver salutato i suoi nuovi ospiti, si rivolse a lui:
“Le chiedo scusa, ma dovrebbe sedersi dietro anche lei.”
“E perchè?”
“Il codice della strada prevede che davanti possa sedersi solo una persona adult… ehm, di una certa statura, per ragioni di sicurezza.”
“Ma la cintura la metto, io!”
“No, la cintura non c’entra, la regola è proprio quella.”
Con un’espressione molto contrariata, l’uomo uscì e rientrò dalla porta posteriore, facendo spostare il piccolo Ciccio-Bomba al centro e ripiegare in corner la vecchina col bastone; appena seduto, si allacciò molto teatralmente la cintura di sicurezza, invitando gli altri a fare la stessa cosa: “Il nostro autista è ligio alle regole!” aggiunse sprezzante.
Il bambino rapido obbedì, mentre l’anziana signora, evidentemente piuttosto sorda, rimaneva impassibile.
Precisino osservò la situazione, ripassò mentalmente le regole e poi, con le mani che cominciavano a gelarsi per il fastidio e il disagio, riprese la parola, rivolgendosi agli altri due.
“Devo chiedervi quanto siete alti.”
Il Ciccio, molto orgogliosamente, rispose: “Uno e quarantanove, mi hanno misurato ieri in palestra!”
“E lei signora?”
“Come dice?” esalò lei con un filo di voce.
“Vuole sapere quanto sei alta!” gli chiesero sonoramente in coro gli altri due.
“Mah, sarò un metro e cinquanta.”
“Ce l’ha la carta d’identità, signora?”
“Cosa, l’indennità?”
“La carta d’identità, il documento!” tuonarono gli altri due, sfogando sulla poveretta il disagio che, sempre più, riempiva l’abitacolo di quell’auto bianca dalle luci d’emergenza accese.
La vecchina cominciò a scartabellare nella borsa, ma solo con l’aiuto del ragazzo riuscì a smistare il documento fra mille altre tessere, santini, scontrini e foglietti vari.
“Eccola!” e la porse al tassista, che accese la luce interna e, avendo temuto il peggio, emise un sospiro di sollievo: “Sì, c’è scritto proprio uno e cinquanta.”
“Bene. Possiamo andare adesso?” chiese impaziente il nano.
“No signori, dovreste togliervi la cintura di sicurezza e cambiare di posto.”
“Cosa?” sbottò l’altro.
“Lei può restare dov’è: sono la signora e il ragazzo che dovrebbero invertirsi: lui di lato e lei nel mezzo.”
“Esci, nonna!” fece Ciccio, senza trattenere un’espressione divertita.
“Cosa?”
“Devi uscire, devi sederti qui in mezzo!”
“E perché?”
“Boh, l’ha detto il tassista.”
Precisino fu costretto a scendere, precedendo il piccolo mangiatore di hamburger nell’aiutare la vecchietta ad aprire la portiera.
Quando finalmente si furono risistemati tutti quanti, simile a un giocatore sulla scacchiera, osservò la nuova situazione.
“Si parte ora? Guardi che non abbiamo intenzione di passare la serata qui, col tassametro che va.”
“No, è fermo, non vede? Lo sbloccherò quando partiamo.”
“E allora partiamo!” esclamò bestemmiando.
“No, un momento ancora. La signora dovrebbe allacciarsi la cintura, mentre voi dovreste slacciarla.”
“Cosa c’è?” sospirò la vecchietta, che era sorda ma capiva che la situazione stava degenerando.
Dopo una variante della precedente bestemmia, il nano infuriato disse:
“Ha finito di prenderci per il…? E quale sarebbe la ragione di questo teatrino?”
Aggrappandosi alla sua unica sicurezza, quella del codice della strada di cui era un perfetto conoscitore, il malcapitato nostro collega provò a spiegare:
“I taxi sono esentati dall’obbligo dei seggiolini speciali di ritenzione per i bamb… ehm per le persone di statura inferiore al metro e cinquanta, che non devono allacciarsi la cintura, ma devono essere sorvegliati da un adult… ehm da una persona di statura superiore al metro e cinquanta; quest’ultimo è tenuto ad allacciare la cintura.”
“Dunque io e il ragazzo dovremmo farci sorvegliare dalla nonna, cinturata e col bastone? Ah ah ah! Venite, prendiamo un altro taxi che per oggi mi sono divertito abbastanza!” e platealmente aprì la portiera e uscì.
A volte sarebbe meglio stare zitti e prenderla persa, ma quando si è precisini non si rinuncia mai ad andare fino in fondo:
“Guardate che mi dovete pagare l’avvicinamento” disse con voce ferma e impersonale il poveretto, mentre anche gli altri due uscivano.
“Cosa vuole?” tuonò il nano da fuori.
“Dice che vuole essere pagato” sentenziò Ciccio-Bomba.
Il nostro tassista vide il nano gonfiarsi come un pallone per la rabbia, poi la sua fortuna volle che un atro taxi, libero, rallentasse proprio davanti a loro. Il nano gli fece subito un imperioso segno di fermarsi e di farli salire.
“Tutto bene?” chiese il collega.
“Tutto bene, vai pure” rispose.
E osservò, disgustato ma anche un po’ sollevato, i tre che entravano, uno davanti e due dietro, e l’altro tassista che, senza batter ciglio, ripartiva veloce.
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Immagine da: it.dreamstime.com/photos-images/uomo-nano.html#details8645585

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