Dal Savena al Tirreno (prologo n.1)

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(Per saltare i due prologhi, e passare direttamente al racconto della prima tappa, clicca qui)

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Si avvicina a grandi passi l’estate, che è anche la stagione delle vacanze, almeno per chi può.
L’anno scorso, chi mi conosce se ne ricorderà, dedicai una settimana di ferie a un viaggio a piedi, da casa mia fino a Firenze, tramite l’itinerario denominato ‘Via degli Dei’, che raggiunsi in località Madonna dei Fornelli tramite due tappe di avvicinamento.
Chi volesse leggere (o rileggere) il resoconto di quella settimana, può farlo cominciando da qui.
Una bellissima esperienza, sotto tutti gli aspetti; e così, fin dall’autunno scorso, mi è sorta la voglia di rilanciare.
Tenendo come irrinunciabile l’idea di partire a piedi da casa, che è una fantastica manifestazione di libertà, in un primo tempo avevo meditato di puntare su Lucca, magari in tempo per un paio di serate al ‘Lucca summer festival‘, studiando a tavolino un mio itinerario il più possibile lontano da strade asfaltate e trafficate.
Poi Claudio di Modena, il mio amico da una vita, mi suggerì un’ipotesi diversa: la via Vandelli.
Si tratta di un’antica strada, realizzata nella prima metà del 1700 per collegare Modena al mare Tirreno in Versilia tramite il passo Tambura (m.1620). In seguito, il passo dell’Abetone (m.1388) e la relativa strada, avrebbero resero la via Vandelli obsoleta, ma, come illustra Wikipedia, “la strada si presenta in molti tratti ancora oggi perfettamente agibile grazie alla tecnica di costruzione impiegata: massicciate in pietra realizzate a secco che nel tempo hanno superato le infiltrazioni degli agenti atmosferici e le scosse sismiche”.
Perfetto, la presenza dell’antico selciato sembrava promettermi un cammino lungo ma senza alcun problema di tracciato.

Cominciai a cercare in internet un po’ di documentazione. Pensavo che, alla stregua della Via degli Dei, fosse un itinerario canonico per chi ama viaggiare a piedi, e invece ho dovuto constatare che, in pratica, solo la parte più alta è documentata, segnalata e frequentata, tendenzialmente per gite di un paio di giorni. Anzi, in un resoconto molto suggestivo di un viaggiatore in bicicletta, leggo con disappunto quanto segue:

L’odierna via Vandelli è di fatto un concetto astratto, a parte qualche traccia residua di pavimentazione e qualche tratto di strada comunale ancora così chiamata.
Come le vie sacre, è una via di cui si parla tra gli amanti del trekking; sono reperibili delle mappe piuttosto approssimative che tracciano a grandi linee l’antico percorso; è possibile reperire qualche rara ed obsoleta guida (fatta per lo più dalle amministrazioni locali); sono presenti siti Internet più o meno attendibili che ne decantano le caratteristiche, ma nella mia esperienza è più un richiamo per le allodole che un fatto concreto.
Basti pensare che sui circa duecento chilometri del percorso attuale (tra deviazioni, variazioni, reinvenzioni sono passati trecento anni!) grosso modo solo una decina sono segnati in modo preciso ed utile: per il resto, occorre avere intuito, attendere qualcuno a cui chiedere o, in molti casi, ritornare sui propri passi, un po’ come una caccia al tesoro.

Ma non mi sono scoraggiato: se volevo andare a Lucca tracciando una mia personale via, lo stesso potrò fare dove le antiche vestigia della via Vandelli non mi siano di aiuto.
Ed è iniziata la fase progettuale.
Primo obiettivo, procurarsi tutte le carte dei sentieri. Mi rivolgo ancora una volta al sapere infinito del web e trovo su IBS, la principale libreria virtuale, un’offerta specifica di tre cartine che abbracciano l’intero itinerario. Aggiudicato, le compro.
Passano le settimane, passa un mese, e finalmente IBS mi scrive che sta incontrando difficoltà, e dopo un’altra settimana disdice l’ordine, rimborsandomi la spesa.

Niente paura, alla sede del CAI è possibile acquistare carte dei sentieri.
Ci vado, mi dicono che loro trattano solo quelle delle montagne bolognesi; per il versante modenese, Garfagnana e Apuane, che è ciò che mi interessa, mi consigliano la libreria Accursio in via Oberdan.
Dove finalmente riesco a procurarmi gli ancora indispensabili strumenti cartacei.

Con cui, per prima cosa, fisso il punto di incontro fra l’itinerario storico, da Modena, e la mia personale variante, dalla Borgatella di San Lazzaro di Savena. Si tratta della località di Pavullo nel Frignano.
Decido intanto che, a differenza dell’anno scorso, non prenoterò anticipatamente, prima di partire, tutti gli alloggi lungo il tragitto: il viaggio è decisamente più lungo (prevedo almeno il doppio dei sei giorni impiegati la scorsa estate), per cui è necessaria una certa elasticità che mi permetta varianti in corso d’opera, cosa che renderà l’avventura ancora più aperta e ricca di possibilità.

La parte progettuale continua poi con lo studio delle tappe di avvicinamento. Lo strumento davvero prezioso in questo caso è Google Map, che mi indica docilmente lunghezza in chilometri e tempo di percorrenza a piedi di tutte le ipotesi di tragitto che gli fornisco.
Oltre a evitare le vie più trafficate, bisogna cercare i possibili alloggi dove fare tappa, mantenendo una tabella di marcia regolare, senza percorsi quotidiani né troppo lunghi né troppo corti; non è un lavoro semplice.
Prendo nota di diverse possibilità, di alloggio e di percorso, e alla fine l’ipotesi ottimale sembra rivelarsi la seguente:

Prima tappa: Borgatella – Pianoro – Sasso Marconi (Locanda 3 virtù): Km 27,9 – h.5.51′
(Fino a Pianoro è lo stesso itinerario dell’anno scorso, che si rivelò breve; la Locanda identificata ha il vantaggio di trovarsi sul percorso, prima di arrivare a Sasso).

Seconda tappa: Sasso Marconi (Locanda 3 virtù) – Monte San Giovanni – Savigno: Km 25,5 – h 5.49′

Terza tappa: Savigno – Monteombraro – Rocca Malatina: Km 15 – h. 3.34′
Il percorso da Savigno a Pavullo è troppo lungo per una sola giornata: sono orientato, per ora, a concedermi una terza tappa leggera, con una mezza giornata di vacanza ai 580 metri di altitudine del paese noto per i vicini “Sassi” di arenaria, anche se non mancano delle varianti per proseguire.

Quarta tappa: Rocca Malatina – Pavullo: Km 21,6 – h 5.11

Per ora il mio lavoro progettuale termina qui. Per proseguire, oltre a Google Map, avrò ora l’aiuto delle cartine.
A una prima occhiata, dopo una zona un po’ confusa, l’itinerario dovrebbe risultare progressivamente sempre più chiaro, fino a imboccare il sentiero CAI numero 35 esplicitamente denominato “Via Vandelli”.
Cerco di dare, anche alla parte organizzativa, gli stessi ritmi umani e riflessivi caratteristici del viaggiare a piedi, e così il progetto cresce molto lentamente, mentre si avvicina altrettanto lentamente l’agognata ora di chiudere la porta di casa con lo zaino in spalla… e partire!
Il periodo possibile, come l’anno scorso, è quello dalla metà di luglio alla metà di agosto, appena le previsioni del tempo mi garantiscano un seguito di giornate abbastanza stabili.

La libertà di decidere la partenza quasi da un giorno all’altro è uno dei grandi vantaggi di viaggiare da solo.
Anche se, come l’anno scorso, non sarà proprio così. Infatti anche quest’anno mi raggiungerà, lungo il cammino, Massimo, che condivise con me due tappe l’anno scorso. Peraltro, per una felice coincidenza, il tragitto termina proprio nel mare della sua Versilia, e potrò approfittare della sua ospitalità a Forte dei Marmi.
E poi probabilmente mi affiancherà per qualche tratto lo stesso Claudio, che, come dicevo, mi suggerì l’idea della Via Vandelli.
Entrambi con la pazienza di concordare le decisioni relative al possibile momento dell’incontro, che potrebbero anche variare in corso d’opera.
Mi rende felice l’idea di alternare giornate solitarie (soprattutto quelle della lunga marcia d’avvicinamento) con il cammino in compagnia dei miei due amici più cari.

Un’altra felice circostanza (anche se non proprio sicura) mi permettererebbe di assistere a uno spettacolo insolito.
Il lago artificiale di Vagli viene svuotato per manutenzione, periodicamente a cadenza di molti anni, e la prossima estate, secondo diverse voci (tuttavia smentite dall’ENEL), dovrebbe essere l’annata buona. In questo modo avrei l’occasione di ammirare e fotografare l’antico villaggio che vi giace sommerso.

Non mancherò, come l’anno scorso, di pubblicare nella mia pagina Facebook gli aggiornamenti (un paio di immagini e qualche breve impressione, ogni giorno verso sera), sperando di suscitare le stesse straordinarie reazioni di interesse, e poi, al ritorno, curare il racconto dettagliato a puntate su questo blog.

Per ora, a oltre un mese dalla partenza, è tempo di studio e progettazione. E di crescente attesa.
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Prossimo capitolo: clicca qui.
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Immagine da: ilcamminare.it/2012/la-via-vandelli/

Informazioni su Franz

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