Dal Savena al Tirreno – Ottava tappa

Itinerario: Castelnuovo Garfagnana – Vagli di Sotto
(28 luglio 2016)

acopertina

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Il proprietario dell’albergo di Castelnuovo, che Massimo ricordava da un suo alloggio proprio qui diversi anni fa, è un gentiluomo d’altri tempi, anzi un gentleman, dato il suo netto accento inglese.
Quando, a colazione da lui stesso servita, gli chiedo se può portarmi anche della frutta, lo vedo in difficoltà, ma di lì a poco riesce, in qualche modo, ad assecondare la mia richiesta.

La mattina è radiosa, mentre ci avviamo lungo una via perfettamente pianeggiante della piccola città.
Massimo studia a lungo la cartina e mi mostra un percorso che ci permetterebbe di uscire presto dalla stessa, anche se bisogna verificare in loco un paio di passaggi non chiari.

a massimo cartina

La caccia al tesoro è divertente; ci porta a varcare un piccolo fiume e la ferrovia e poi, improvvisamente, nel risalire, ci para davanti un viottolo lastricato proprio come i tratti originari della via Vandelli che ho già solcato. La mia conoscenza dell’antico tracciato non è abbastanza precisa da poterne essere certi, ma la somiglianza è davvero notevole; sarebbe il secondo incontro non previsto, quasi che l’abate modenese mi stesse spiando e guidando per ricompensarmi del mio interesse per la sua fantastica opera.

Attraversiamo un ponte sul fiume Serchio, proprio dove si immette nel lago artificiale di Pontecosi.

a ponte
Il mio nuovo compagno di viaggio, esperto di queste zone, mi spiega che il Serchio è il fiume che ha originato la valle della Garfagnana, e che dal versante appenninico ora stiamo passando in quello apuano.
Lui conosce già la strada, non particolarmente lunga, che ci aspetta fino al lago di Vagli, destinazione odierna, e mi avverte che nel primo tratto, prima della deviazione per Vagli, è piuttosto trafficata.
Procediamo in fila indiana, veloci, per smaltire in fretta uno dei pochi segmenti fastidiosi di tutto il mio viaggio, che ben presto possiamo abbandonare per inoltrarci in una strada molto più verde, tranquilla e a misura di viandante.

a selfie

La conversazione fra noi decolla nel cielo alto dei temi, in gran parte ecologici, che ci accomunano profondamente.
Riflettiamo sul significato del viaggio, del valore che ha assunto il viaggio all’estero, in terre più o meno esotiche, come massima aspirazione ed espressione della qualità di vita, nella percezione collettiva. Senza che venga considerata la questione etica del costo ambientale della traversata in aereo, e più in generale di un turismo che è, nel migliore dei casi, soddisfacimento della propria innata sete di conoscenza; nel peggiore, evasione pura, superficiale e convenzionale dalla gabbia di una quotidianità sopportata passivamente per il resto dell’anno. L’ennesimo tributo al consumismo, insomma.
L’esperienza che stiamo vivendo ci sembra dimostrare clamorosamente come anche la geografia locale, raggiungibile addirittura a piedi, possa riservare il gusto di una continua scoperta.
Poco incline come sono a dibattere e argomentare le mie idee con chi la pensa diversamente, provo un senso di profonda liberazione nel farlo con chi, in modo così raro, le condivide.

È piacevole inoltrarsi in una valle molto verde, di buon passo, conversando, ed ecco che, preannunciata dalle nostre cartine, compare ben presto un’imponente diga, al di là della quale si distende e dirama il lago di Vagli.
Il periodico svuotamento, che era stato annunciato, non ha avuto luogo, e così non potrò osservare i resti dei villaggi sommersi.

a lago

Per raggiungere l’albergo ‘Al lago’ che ho prenotato bisogna costeggiarlo tutto. Sulla strada non compaiono, come avrei sperato, delle indicazioni relative. Compare, invece, un ristorante che ci invita proprio a entrare.

Il nostro pranzo non è memorabile, men che meno il cameriere, che fa delle storie quando gli chiedo una presa di corrente per ricaricare la batteria del tablet.

Usciti dal ristorante, Massimo mi fa: “Guarda là!”
Non ce ne eravamo accorti: il nostro albergo (e relativo ristorante) era a poche decine di metri di distanza.

“Buongiorno, abbiamo prenotato due singole, a nome Selis.”
La signora è perplessa, non risulta.
Reagisco con decisione, quasi con risentimento.
Poi grottescamente: “Non c’è magari un altro albergo ‘Al Lago’ qui vicino?”
Non c’è.
Allora estraggo dallo zaino la busta della mia documentazione, e dopo aver scartabellato un po’:
“Ecco, albergo Al lago” e recito il numero di telefono.
Non è il loro, ma, come presto trova sul suo smartphone la figlia intanto accorsa, è quello dell’hotel Ariosto di Castelnuovo, il paese da cui proveniamo, che forse annotai in fase progettuale.
Comunque sia, per fortuna, una camera libera a due letti c’è, e anzi ci sono anche due doppie uso singolo.
Quasi vergognandosi, la signora ce ne comunica l’abbordabilissimo prezzo.
Le lasciamo i documenti e ci dirigiamo sulle scale, non prima di aver telefonato per disdire la prenotazione sbagliata.
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