Dal Savena al Tirreno: undicesima ed ultima tappa

Itinerario: Massa – Forte dei Marmi

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L’ultimo segmento del mio viaggio ha avuto caratteristiche completamente diverse da tutti gli altri.
Perchè, dopo la discesa dalle colline di San Carlo (e qualche foto panoramica alla città di Massa, scattata fra un passaggio e l’altro dei tanti ciclisti domenicali arrancanti sulle rampe), è una tappa completamente di pianura.

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Una quindicina di chilometri, poco più di tre ore secondo Google Maps, che mi fa puntare subito nel centro di Massa.
La dolcezza di una luminosa, quieta e serena domenica mattina pervade la città, le sue antiche porte, i suoi muri colorati e fioriti, la sua piazza.

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…E anche il mio animo, che si diverte a calarsi in un assetto da turista domenicale che non si stanca di scattare fotografie.
Un signore anziano che conduce a mano la sua bicicletta mi avvicina e rivolge la parola. Mi indica una lapide, mi dice che lui non ha niente contro i preti, ma vuole che la fotografi, perché quella lapide ricorda la breccia di Porta Pia e la vittoria sulle truppe pontificie.

La periferia. Concedo al mio fido zaino una sosta a un bar, per assaporare ancora qualche minuto di questa atmosfera domenicale così confortante: è festa, è anche la festa del mio traguardo ormai raggiunto, e oggi anche i miei tempi sono giustamente dilatati rispetto a tutti i giorni precedenti di cammino a ranghi forzati.

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Dopo la periferia, affronto molti chilometri di una specie di terra di nessuno fra la città e il mare, lunghe e strette strade poco trafficate in un paesaggio oscillante fra campagna e paese (ma c’è posto anche per un piccolo pascolo di pecore), e trionfante di sole.
Un tizio, non giovane, con un piccolo zaino appoggiato su una spalla, percorre curiosamente il mio stesso itinerario, forse sta andando al mare a piedi; lo supero e alternativamente, per scattare fotografie o consultare il tablet, mi faccio superare, diverse volte, senza che mai ci interessiamo l’uno all’altro.

Mi interrogo: no, non si tratta di soddisfazione, o almeno non solo. Quello che sto provando è una serenità profonda, quieta, insolita e un po’ svagata.
Mi accorgo che l’accumulo, nei dieci giorni precedenti, di ricordi di situazioni e immagini, è stato di una portata così eccezionalmente continua, da non avermi permesso di fissarli in una sorta di album mentale consultabile a piacere.

Ripenso al significato del mio viaggio: sostenni io stesso in una conversazione con Massimo (e qualche voce amica lo sottolineerà ancora) l’importanza di diffondere un esempio di scoperta dei tesori nascosti nei nostri stessi territori, e di farlo con il mezzo di locomozione più sobrio e ecologicamente sostenibile che ci sia, cioè le proprie gambe.
Ma sono ben certo di una cosa: quello che mi ha spinto a compiere questa piccola impresa non è stato il desiderio di dimostrare alcunché a nessuno, ma solo il mio più antico e grande amore: la libertà.

Quella che i mezzi motorizzati ci tolgono, proprio mentre sembrano prometterla e garantirla.

Dopo alcune piccole deviazioni, il mio navigatore mi fa imboccare via del Fascione, un lunghissimo rettilineo fra i campi che punta dritto verso il mare, salvo poi, all’ultimo momento, farmi deviare a sinistra lungo via Verdi, che seguo fino a un semaforo rosso. Dovrei procedere ancora dritto, ma ragiono: il mio obiettivo non è il centro di Forte dei Marmi, ma la sua spiaggia, e l’indicazione “Viale Marina” alla mia destra è troppo invitante.
Per qualche attimo, l’emozione di sentire, di stare per vedere il mare, il traguardo, davanti a me, un’emozione che mi riporta all’infanzia, si fa largo rispetto a quella luminosa e svagata serenità.

Con abbigliamento da escursionista percorro una passerella sulla spiaggia, finché c’è, poi continuo, affondando nella sabbia le mie scarpe basse da escursionismo con la suola a marchio Vibram, nella spiaggia affollata di gente in costume, suoni, voci, luminosità di una domenica di fine luglio, fino alla battigia.
Estraggo il tablet, non vedevo l’ora di scattare e pubblicare subito la foto delle onde, e cerco a fatica un’inquadratura che si faccia spazio fra i bagnanti.

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Ho bisogno di un po’ d’ombra, per effettuare l’operazione su Facebook, e la trovo in un parcheggio di uno stabilimento, protetto da tettoie.
L’immagine riceverà, nel giro di poco tempo, trentasei ‘mi piace’ e quattordici commenti di complimenti: il messaggio emozionale è giunto ed è stato condiviso.

Riprendo il cammino sul lungomare: all’altezza del ponte sul fiume Versilia, come d’accordo, telefono a Massimo.
“Procedi che ti veniamo incontro!”

Eccoli, festosi, laggiù, Massimo e Noela, con le loro biciclette. Il mio compagno di viaggio delle ultime tappe, ora in tenuta balneare, mi fa una specie di sequenza ravvicinata di foto, prima che io abbracci entrambi.
Poi procediamo verso e lungo il molo, che è uno dei punti più famosi della cittadina versiliese, ricca di storia e meta di un turismo di gran lusso.

In fondo al molo mi giro, rivolgendomi alle montagne da cui sono venuto, al termine di un lungo e straordinario viaggio, per un’ultima fotografia.

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Consulta l’album fotografico della tappa cliccando qui.

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Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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