Coi denti o col cervello?

olive-denocciolate

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Vorrei ragionare sugli impatti ambientali di un processo industriale: quello che serve a denocciolare le olive.

Ovviamente, la prima cosa che viene da pensare è il consumo di energia.
Le macchine che tolgono il nocciolo alle olive evidentemente consumano energia, ma, in modo meno evidente, ne consumano anche i processi industriali per selezionare le olive da denocciolare dalle altre, e trasportarle in ingresso ai macchinari deputati all’operazione. E poi, in uscita, serve energia anche alle operazioni che garantiscono al prodotto un percorso diverso da quello delle olive con il nocciolo.
Oltre, naturalmente, ai processi che trattano i noccioli per indirizzarli allo smaltimento.
C’è poi un altro aspetto: i macchinari deputati alla delicata operazione chirurgica hanno un costo di fabbricazione e di manutenzione, non solo in termini economici ma anche ecologici: una biella che non funziona più va sostituita e smaltita nell’ambiente. E prima, comunque, delle macchine sono state progettate e costruite, con dispendio di materie prime, energia e trasporti, esattamente per questo scopo.
Non dimentichiamoci poi del confezionamento: la diversificazione del prodotto con o senza nocciolo comporta un aumento di altri processi industriali, con relativa, per quanto piccola, ricaduta ambientale, che non sto ora ad analizzare.
Poi, altro aspetto non immediato, c’è il problema delle giacenze.
Distinguendo il prodotto ‘olive’, fra quelle con il nocciolo e quelle senza, duplichiamo il rischio di quantità in giacenza non consumate entro la data opportuna e il relativo trattamento (spreco e smaltimento del prodotto e della confezione, relativi trasporti, eccetera). Non solo, ma complichiamo la normale gestione aziendale, sia quella per l’approvvigionamento, sia quella contabile e logistica, di tutta la filiera che dai macchinari porta agli scaffali dei negozi e dei supermercati.
Anche questi processi di lavoro hanno il loro piccolo impatto ambientale, se non altro in termini di elettricità consumata.

L’energia consumata per tutti questi scopi, riconducibili all’agognato denocciolamento, allo stato attuale proverrà in gran parte da fonti non rinnovabili, e la produzione di tale energia causerà emissione di calore in atmosfera, con ripercussioni sul clima globale.
Non dimentichiamoci, inoltre, che la stessa produzione di energia è un processo industriale che, oltre al calore sviluppato ha, a sua volta, le stesse implicazioni (ulteriore consumo di energia, materiali di scarto organici e non, ammortamento di macchinari, eccetera).

Con tutta probabilità questa mia analisi è incompleta, ma penso che basti per arrivare ai quesiti conclusivi.
La possibilità di consumare olive senza nocciolo è così imprescindibile?
E il maggior costo del prodotto, rispetto alle olive tradizionali, copre i danni ambientali, cioè, in prospettiva, un impulso all’implacabile tendenza autodistruttiva dell’umanità?
Infine: la percentuale di consumo critico, cioè di acquirenti più o meno consapevoli di queste ricadute, è significativa?
Ovvio che la risposta a tutte e tre le domande è no.

Tutto questo è solo un piccolo esempio, ma ci indica un fatto.
Noi umani non siamo stati in grado, fin qui, di autogovernarci e ora, mentre ogni giorno nascono milioni di nuove piccole bocche da sfamare e di esistenze che meriterebbero la piena realizzazione, sapremo diventarne improvvisamente capaci, almeno per mitigare i danni?
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Immagine da: insmercato.it/it-IT/prodotto/sottoli-sottaceti-e-salse/olive-denocciolate-1114

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4 risposte a Coi denti o col cervello?

  1. Sari ha detto:

    Le olive sfuse sono care e scarsamente reperibili ma è fuori di dubbio che quelle con il nocciolo, anche confezionate, sono molto più saporite delle denocciolate che comunque vengono preferite per un buon motivo: il tempo. “Non ho tempo per” è divenuto il leitmotiv valido per ogni argomento ed è disperante pensare che siamo arrivati a inventare lo zucchero liquido per evitare persino la fatica (!!!) di girare il cucchiaino nella tazzina.
    Siamo scansafatiche e nel plurale includo anche me che non uso cibi pronti ad eccezione del tonno e della passata di pomodoro che uso con parsimonia. C’è tutta una filosofia dietro il termine “pronto” che pare offrire solo vantaggi e nasconde, invece, anche grossi inganni per il portafoglio e la salute.
    Ti ringrazio per questo argomento che pare quasi da sorridere e invece…
    Bello commentare di nuovo qui da te.
    Buona domenica.

    • Franz ha detto:

      Il tuo esempio virtuoso mi conforta, cara Sari.
      Il modello della nostra società tende a privarci della libertà del tempo, e poi, resi ansiosi e automatizzati, a rifilarci prodotti tossici per l’ambiente e la salute.
      La prima ecologia, dunque, sta in noi, nella riconquista di spazi di lentezza.

      Grazie della visita e del commento: per me è il riassaporare un piacere antico…
      Un salutone.

  2. Amanda ha detto:

    Questa volta non riuscirai a farmi sentire in colpa, faccio molto uso di olive, ho margini stretti di tempo per la cucina, anche se le dedico molta cura, seguo le stagioni, faccio minimo uso di congelati, salvo non me li sia fabbricati io per non sprecare, sminuzzare le olive per denocciolare è davvero troppo, passo la palla

    • Franz ha detto:

      Non è nelle mie corde il desiderio di fustigare nessuno, carissima, men che meno gli amici.
      Le nostre giornate sono costellate di continui inevitabili compromessi, per quanto riguarda l’impatto ambientale delle nostre scelte e abitudini.
      Penso però che la consapevolezza sia un valore da coltivare, di pari passo con la liberazione dai ceppi di questa nostra pseudo-civiltà.

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