Dal Medio Adriatico all’Idice – Secondo giorno 

(da Torrette di Fano a Terme di Carignano)

Ci sono tanti modi di fare mare. Anche nel l’Adriatico, poco lontano dalle coste romagnole impresse a fuoco nella mia memoria d’infanzia.
È la curiosa lezione che mi ha fornito l’inizio di questo viaggio, in tutta la prima tappa e parte della seconda.

Già la località di Torrette, dove ho soggiornato la scorsa notte, ha l’aspetto dolce di un piccolo villaggio protetto da un anfratto naturale e da una sufficiente lontananza della statale.
Quando mi avvio, alle nove meno dieci, il sole indora un mare più quieto di ieri, promettendo un’altra giornata di luci e colori intensi.

Per evitare di raggiungere e percorrere la statale, sono presto costretto a tornare in spiaggia, questa volta però è una larga spiaggia sabbiosa, che mi richiede di togliermi scarpe e calzini.

Le immagini rivelano distese di sabbia ben poco battute, e non solo perché è lunedì.
Un bar e tutti gli ombrelloni di pertinenza sono addirittura chiusi.

La vicinanza alla spiaggia della ferrovia ha impedito l’urbanizzazione di stampo balneare e preservato gran parte di questo litorale a Sud di Fano, per la gioia di bambini e adulti che vi si recano, nei tratti completamente liberi ma anche nei rari stabilimenti balneari.

Procedo assaporando il contatto dei piedi con la sabbia, il rumore garbato eppure ipnotico delle onde, l’odore salmastro dell’aria, il colore azzurro intenso di una casetta che si staglia sull’azzurro del cielo, rievocandomi qualcosa di indefinito delle mie lontane vacanze di bambino.
Mi sento aperto alle vibrazioni, e alle più antiche risonanze che esse evocano.
E mi viene da pensare che siamo al mondo essenzialmente per questo: per lasciar vibrare le corde interiori, un po’ come fa, cantando, il leopardiano passero solitario.

Un piccolo tunnel sotto la ferrovia porta a una zona adibita a campeggio. Evito l’esperienza di ieri e procedo fino al successivo.
Devo abbandonare il mare, prima di trovarmi bloccato dall’invalicabile foce del Metauro, e ora mi tocca davvero immettermi nella Statale Adriatica. Dove le vibrazioni sono ben diverse…

Appena dopo il lungo ponte sul Metauro, imbocco un tragitto alternativo, che aggira per gran parte il centro abitato di Fano. Mi costerà due chilometri di strada in più e soltanto l’illusione, ahimè, di liberarmi dallo sfrecciare dei veicoli.
Mi sembrano anime dannate che mi lanciano, al passaggio, le loro urla di imprecazione angosciosa.

L’itinerario, superata una zona artigianale e un’altra di campagna a ridosso del piccolo aeroporto, rientra poi nella periferia di Fano.
Mi lascio tentare da un supermercato COOP, e da un piccolo tuffo nell’Umanità Consumante, per comprare un po’ di frutta, temendo di non incontrare più delle botteghe.

Beffarda, un’insegna “Ortolano”, compare appena girato l’angolo successivo. E ancora più beffardo, di lì a poco, si materializzerà un albero di mirabolani (o ‘rusticani’) fittissimi, maturi, scuri come ciliegie e molto dolci, di cui solo la pigrizia mi impedirà di fare incetta.

Anche perché intanto mi sono concesso una pausa, seduto su degli scalini in un vialetto tranquillo dalle case colorate, per mangiare le prugne gialle della COOP e riposarmi un po’.

La strada provinciale ’45’ mi fa definitivamente allontanare dal paese; una pista ciclabile in sede propria rende molto più sopportabile il traffico, peraltro in calo con l’avvicinarsi della canonica ora di pranzo, ma soprattutto mi accorgo che

per la prima volta, con gradualità e costanza, si sale!

E salendo, i panorami collinari che si spalancano ai miei occhi, sotto un sole che sento caldo ma alleato, mi obbligano a frequenti scatti fotografici.

Le gambe oggi rispondono molto bene, mentre la mia costante attenzione alle mappe di Google evita loro i miei ben noti aggravi di percorso…
Mi accorgo di essere in anticipo di oltre un’ora: il mio affittacamere non ci sarà fino alle tre.
E così, appena imboccata l’ultima ripida deviazione, mi fermo, sedendomi su uno scalino a ridosso di un piccolo cancello con avviso “Attenti al cane”.

Ci mette un po’ di tempo ad accorgersi di me, ma quando lo fa (un cagnetto basso e roco) rende impossibile la mia permanenza, nonostante i richiami al silenzio di una bellissima giovane, una fata comparsa d’improvviso.
Le rivolgo la parola dicendole che, appunto, è meglio che mi allontani e lei non mi degna di una intelleggibile risposta.

Pochi metri più su erigo il mio campo base.
Scatto e pubblico un’immagine (e qualche frase) su Facebook, quindi approfitto del tempo a disposizione per prenotare l’albergo per domani.

Ma poi decido di proseguire adagio, fra una foto e l’altra di questa natura così armoniosa nel bagliore pomeridiano

finché non mi appare l’insegna del mio ‘bed and breakfast’

Provo a suonare, in anticipo, senza troppe speranze. e invece d’improvviso la porta automatica si apre, e il padrone di casa mi viene incontro in un posto incantevole

…dove si conclude nel migliore dei modi il mio odierno peregrinare e collezionare in quantità luci, panorami e situazioni.

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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4 risposte a Dal Medio Adriatico all’Idice – Secondo giorno 

  1. massimo ha detto:

    grande Franz, per ora è tutto gli scenari sono molto belli. alè

    • Franz ha detto:

      Ti leggo solo a terza tappa conclusa.
      Oggi ancora tanta bellezza, soprattutto nella prima metà di una lunga tappa, che sto cominciando a raccontare.

  2. Amanda ha detto:

    Davvero bello l’agriturismo

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