Dal Medio Adriatico all’Idice – Quinto giorno (2)

(Parte seconda)

Indossato il fardello e uscito da Monte Colombo, di lì a pochissimo ho la sorpresa di un altro paese, Montescudo, che si presenta subito molto più vivo e munito di bar.
Impossibile resistere.
Hanno anche il chinotto fuori frigo…

Una breve digressione: la mia amica e blogger Amanda non capisce questa mia passione per bar e bibite, e mi chiede se non sarebbe meglio dissetarsi con una scorta d’acqua nello zaino.
Il fatto è, finora, che conoscendo la mia scarsa vulnerabilità alla sete (dovuta a una sudorazione scarsa), ho preferito rinunciare al peso di un litro o due d’acqua, portandone solo il minimo indispensabile. Il miraggio di una bevuta al bar, poi, oltre a rappresentare un riposo per gli occhi, può servire come incentivo all’andatura.
Oggi, però, in vista delle ore più infuocate, sono sceso a miti consigli, e nel bar ove ci troviamo in questo momento, ho fatto il pieno.

Mentre sorseggio il mio chinotto, nella silenziosa compagnia di un pensionato che fa colazione, chiedo a Google a che punto siamo.
La risposta, come in passato, non è incoraggiante: in tre ore di salita ho percorso una decina di chilometri, e ne mancano quasi altri dodici. Neanche a metà.
Intanto è entrata una signora, che si è messa a conversare del tempo e di Matteo Renzi col pensionato.
Quando mi avvio con lo zaino, mostrano interesse per me e per il mio viaggio.
Stranamente è un interesse positivo e privo di meraviglia.
Quando sanno che sono diretto a San Marino, vogliono sapere per che via.
Mostro alla signora l’itinerario che mi propone Google.
“Sì sì, per Albereto, è la strada migliore” sentenzia per nostra rispettiva soddisfazione.

Ancora ampi panorami, con la vista del mare che tornerà a imporsi a più riprese per tutta la giornata.

Più avanti, una deviazione mi fa imboccare una strada che scende, ripida ombrosa e in un tripudio di cicale,

verso il torrente Marano, al di là del quale si passa in territorio sanmarinese.

Un pizzico di emozione, immediatamente estesa agli amici di Facebook con la pubblicazione di una foto.

A dispetto dell’indicazione stradale, Google mi fa girare a destra, in discesa, per la larga strada che costeggia il torrente.
È piacevole, l’impressione è di essere entrato in un Paese più ordinato e curato, una piccola Svizzera.
Occhio al navigatore: dopo mezzo chilometro di discesa, sì, è proprio questa la deviazione.
Mentre un cagnetto di media taglia mi abbaia contro disperato, imbocco un viottolo ripidissimo, che però termina di lì a poco.
Riguadagno la strada lungo-torrente e i latrati del cagnetto, che non vede spesso passare dei pedoni e oggi gli tocca questo qua, che vaga avanti e indietro con un tablet in mano.

Mi decido a tornare indietro e a seguire l’originaria indicazione stradale, poi mi viene l’idea di interrogare Google come se fossi una vettura, e mi conferma di procedere a ritroso.

Superato finalmente il punto iniziale, mi inoltro in salita e incontro ben presto dei cartelli che invitano a fare la spesa, in particolare di frutta e verdura, nell’attiguo supermercato.
E perché no?

Compro quattro pomodori rosso scarlatto e poi un pompelmo rosa, per fortuna privo di indicazione sull’origine, chè se ci fosse stato scritto Israele sarei certamente stato ligio alla sacrosanta campagna di boicottaggio.

Me lo sbuccio con le dita strada facendo e poi lo assaporo, cercando di sbrodolarmi il meno possibile, con grandissimo gusto.
Un’ottima cura preventiva per l’autentica prova di forza che mi aspetta.

Dovrò camminare, in gran parte in salita, in una strada priva d’ombra, nella luce e sotto un sole spietato, a picco sopra di me.
Il sole di mezzogiorno, poi dell’una, poi delle due del pomeriggio.
Sì, perché la strada è ancora tanta, e in più punti si rischia di sbagliarla.

Mi rendo conto della durezza della prova, passo dopo passo, ma riesco tuttavia a catturare ancora qualche foto.

E per finire, come in un autentico thriller, anche la batteria del tablet comincia a dare segni di cedimento.
Mi tocca riaccenderlo un paio di volte.
Cerco di memorizzare bene il percorso prima che si spenga definitivamente, e l’ultima occhiata mi evita un errore di direzione che stavo per fare.
Nessuna indicazione stradale per il mio ostello, ma ragionando sul suo indirizzo e inoltrandomi su una rampa che porta a una strada sopraelevata, alla fine lo vedo comparire, sulla semicarreggiata opposta.

Superare il gard-rail centrale, nonostante lo sfinimento, è un gioco da ragazzi…

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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2 risposte a Dal Medio Adriatico all’Idice – Quinto giorno (2)

  1. Amanda ha detto:

    Gesummaria mi si perde col tablet, figuriamoci senza😱

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