Dal Medio Adriatico all’Idice – Dodicesimo giorno 

(da Brisighella – dintorni alla Valsenio – dintorni)

Mi è capitato di pensare, nei giorni scorsi, a quanto criticamente sia legata la mia piccola impresa al funzionamento del tablet (cioè del navigatore), in mancanza del quale non mi sono provvisto di un piano alternativo.
Oggi mi sono reso conto che un evento ancora più probabile, come la mancanza di connessione, possa davvero complicare gravemente il mio cammino.
Imprevidenza, leggerezza, superficialità; insomma attribuitemi tutti questi limiti, che un po’ me li sono meritati, anche se la storia che sto per raccontarvi ha avuto un lietissimo fine.

La tappa odierna, in gran parte all’interno del “Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola”, in fase di progettazione era stata quella che più mi aveva suggestionato. Non conoscevo le meraviglie dei percorsi campestri che mi avrebbe regalato Google in quelle scorse e puntavo molto sul giro odierno, tanto più con quell’agriturismo localizzato proprio nel confine più lontano della zona protetta…
Come sempre, le cose vanno un po’ diversamente dalle attese.
Ma procediamo con ordine.

Alle sei in punto, dopo una bella colazione apparecchiatami silenziosamente dalla padrona di casa, varco (a fatica!) il cancello e mi incammino sulla provinciale verso Brisighella. Percorso obbligato, tre quarti d’ora, con le automobili che ogni tanto ti sfrecciano accanto, assatanate di lavoro, velocità ed efficienza.
Il sole è inizialmente un po’ velato e le luci non invitano a fotografare la natura.

Il centro storico della piccola scoscesa cittadina invece sì, chiede di essere inquadrato.

Ancora qualche difficoltà per trovare l’uscita corretta dal paese (anche per le stranezze del puntamento satellitare, che improvvisamente sembra diventato una farfalla notturna impazzita), ma alla fine riprendo il controllo della situazione.

Prima di addentrarsi nel Parco Regionale, c’è un tragitto con indicazioni di una zona di Parco Provinciale, piuttosto deludente, anche per la luce meno radiosa del solito e un senso di afa molto precoce.
Di qui all’inizio dell’emergenza passerà circa un’ora e mezza, e ben pochi scatti fotografici.

Il Parco Regionale sembra non volermi regalare emozioni migliori di quello provinciale: strade e stradine nella boscaglia.
E Google fa fatica a rispondermi; a un certo punto addirittura mi si spegne il tablet. Ci dev’essere poco campo, la batteria dell’apparecchio è costretta a fornire picchi di energia per cercare la connessione.
Che infatti viene del tutto a mancare.

Procedo alla cieca, nella speranza di ritrovarla. Nuovo spegnimento: bisognerà stare attenti anche al livello della batteria.
Una deviazione indica la località di Vespignano; mi sembra di ricordare che fosse nel percorso e, inoltre, ho una vaga speranza che là ci sia un po’ di segnale.
Dopo alcuni saliscendi, il silenzio è interrotto da un vocio di ragazzi, un accampamento nascosto fra gli alberi alla mia sinistra. Scoprirò di lì a poco, nel tornare indietro (e intravvederò anche un paio di animatori dei ragazzi) che Vespignano non è altro che quella stazione nel bosco.

Si, non ha senso procedere a casaccio, l’agriturismo è lontanissimo, nel limite opposto del parco; bisogna tornare indietro fino a ritrovare il mio navigatore.

Avevo già fatto parecchia strada: un paio di tentativi di riaccensione del tablet continuano a segnalare mancanza di connessione.
Sono angustiato: non so come e quando andrà a finire; non escludo di fare un giro molto più lungo, se possibile, pur di restare collegato.

In un passaggio un po’ esposto sulla vallata il terzo tentativo dà buon esito.
Soddisfazione intensa.
Interrogo avidamente Google Maps: itinerario, distanze, rari punti di riferimento e, con carta e matita, disegno in due parti questa insigne opera di cartografia:

Sono dieci chilometri e rotti, e a metà percorso c’è l’Agriturismo ‘La Felce’.
Poi spengo il tablet (non farò più fotografie) per economizzare la preziosa risorsa della residua carica della batteria.
È il momento di concedermi finalmente una sosta: sono le nove e trenta e ho già camminato per tre ore e mezza.
Una sosta e un refrigerante spuntino: verranno buoni ora i mirabolani che ho raccolto ieri.
Apro lo zaino; il mitico contenitore non c’è. Mi sovviene l’impressione di scarsa pienezza nel richiudere il bagaglio stamattina. Lo devo aver lasciato in cucina.
Un po’ di dispiacere, affogato in due sorsate d’acqua della borraccia.

Poi si riparte a passo molto deciso: oltre dieci chilometri da percorrere e soprattutto da indovinare.

La diramazione per Vespignano era errata; bisogna proseguire in discesa, verso la provinciale, vincendo le remore che un lungo tragitto in discesa rappresenta quando non sei sicuro della strada.
Ma presto appaiono delle automobili: dev’essere proprio la provinciale.

La imbocco a sinistra, in salita, sempre con il passo spedito che la situazione di allarme incentiva.
Non posso fare a meno di notare, oggi per la prima volta, la bellezza di questo itinerario, che si addentra nel parco, battuto soprattutto da ciclisti.
Ma niente foto, camminare.

Un’indicazione sulla sinistra mi conferma che sto procedendo verso Monte Mauro, e mi rincuora ulteriormente.
Il cartello “Via Monte Mauro” sulla strada che si dirama in salita sulla destra è dolcemente perentorio.
Una buona fetta del problema è risolta. Ora bisogna salire, salire a lungo e sudare.

Una prima sbiadita indicazione dell’Agriturismo ‘La Felce’, poi più niente per lungo tratto, finchè non mi appare l’insegna.
Ma sì, siamo a metà, ce la stiamo facendo!

Proseguire, salire, sudare, verso Monte Mauro.
Poi una maledetta deviazione imprevista, a destra verso un eremo e l’inizio di un percorso di mountain bike.

Provo a percorrerla fino a un parcheggio.
C’è una grande pianta della zona; cerco lungamente di interpretarla, ma con poco frutto.
Sono molto indeciso, poi opto per tornare sulla via Monte Mauro, se intanto (questo è il mio timore) non è diventata via Fabbrica, quella che riporta sulla provinciale iniziale.
Ma si sale ancora ed è un buon segno.

Il Nokia qui, a fatica, riceve la connessione. Recupero da qualche parte il numero dell’agriturismo e sono quasi tentato di chiamare per farmi aiutare, con tutte le difficoltà del caso per spiegare dove mi trovo.
Ma per ora rinuncio.

Dal mio geroglifico mi aspetto di dover comunque prendere una laterale a destra, che mi porterà in via Lama, quella della mia destinazione.
Grandissima la sorpresa quando scorgo direttamente il cartello di quest’ultima via e, a completare l’opera, un’indicazione per l’agriturismo. Ormai è fatta, arriverò in tempo per pranzare e ubriacarmi di birra…

C’è da camminare ancora un po’, ma ora in discesa.
Mi resta il dubbio di non potere pubblicare niente per mancanza di connessione e di allarmare, magari, gli amici abituati alle mie tracce quotidiane.
Il Nokia, con Wind, riceve benissimo, mentre il tablet, con TIM, è ancora muto.
Ma in prossimità dell’evidentissimo edificio rurale con l’insegna dell’agriturismo si rianima anch’esso.

Perfetto, potrò manifestare al mondo la mia gioia, insieme a questa immagine.

È mezzogiorno: oggi sei ore quasi ininterrotte di fatiche e sensazioni forti. Indubbiamente.

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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2 risposte a Dal Medio Adriatico all’Idice – Dodicesimo giorno 

  1. Amanda ha detto:

    Dio o chi per esso benedica le cartine Tabacco che non si spengono mai nemmeno sopra un ghiacciaio a 3461mt di altezza

    • Franz ha detto:

      I miei viaggi non sono certamente contemplati dal signor Tabacco…
      Una soluzione (che adottai nel viaggio a Porretta) può essere quella di stampare preventivamente le mappe di Google.
      Ma con il dettaglio che serve a me dovrei portarmi dei chili di stampe…

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