Dal Medio Adriatico all’Idice – Quindicesimo giorno 

(da Borgo Tossignano alla valle del Sìllaro)

Alle sei e venti, cercando di non far rumore, esco dalla Casa del Fiume; ho rimandato la colazione, senza rimpianti, al vicino paese di Fontanelice.
L’aria è freschissima e il cielo adornato da qualche nuvoletta.

Ed ecco il sole;

Per tutta la giornata sarà un compagno di viaggio luminoso e mite, rendendo i ventuno chilometri di questa penultima tappa molto meno temibili del previsto.

Risalendo la valle del Santerno, in un’ora raggiungo il primo bar di Fontanelice; il momento ideale per la colazione, a base di due ‘brioche’ inzuppate nel caffè d’orzo, mentre due ciclisti domenicali scherzano con la cameriera.

Una luce dolce colora il centro del paese.

Lungo una via stretta c’è un panificio aperto; un po’ di pane potrà servire per la cena.
Il sorriso con cui mi accoglie la giovane fornaia è particolarmente dolce.
“Che cosa sono quelli così scuri?”
“Quello è pane di segale.”
“Perfetto, ne prendo due.”

“Che bello, sono ancora caldi…”
Quando finisco di riporli nello zaino, dopo averli pagati, e la saluto, mi rinnova quel sorriso dolcissimo che come una freccia mi giunge al cuore.
Una dolcezza disinteressata, gratuita: vorrei che tutte le donne fossero così.

Ci siamo un po’ allontanati dal fondovalle, che ora bisogna raggiungere

fino a varcare il fiume.

Si risale verso la provinciale trentaquattro.

Per breve tratto la salita continua anche sulla provinciale.
Evito per errore una piccola scorciatoia, ma quando me ne accorgo non mi dispiace, perché la strada è tutta mia ed è bello così.
Tutta mia?
In prossimità di un dosso vedo improvvisamente un gruppo di persone ferme e vocianti

mentre stanno tagliando quel traguardo in salita i primi di una sequenza di corridori che per lungo tratto, sempre più trafelati rispetto ai battistrada, incrocerò sul cammino.

Con i suoi saliscendi, la strada mi regala ancora dei begli scorci, nella giornata limpida e ventilata

tanto limpida che, quando compare la pianura, a un certo punto mi sembra di scorgere all’orizzonte anche le Alpi. Rinuncio a inquadrarle con il limitato obiettivo del tablet,

Anche se aiutato lungo il percorso fin qui dalle mie droghe preferite, nella fattispecie dei mirabolani rossi e dolcissimi e delle prelibate more di rovo, ormai si fa sentire decisamente l’esigenza di fare una sosta e rinfrancarmi con la scorta di mirabolani gialli raccolti l’altro ieri.
Imbocco una piccola deviazione: mi potrò sedere su uno scalino di cemento sotto cui, quando c’è, scorre l’acqua di un piccolo torrente, o magari sulla comoda poltroncina di una vecchia Panda un po’ in disarmo.
La portiera si apre ma la voglia di salire a bordo mi passa subito…

Sono le dieci e mezza; in quattro ore ho percorso circa due terzi del lungo e spettacolare tragitto odierno; le condizioni ottimali del tempo mi hanno permesso di procedere speditamente e senza troppa fatica.

Del restante tratto ho poche immagini.
Addentrandosi in una zona aperta ma molto selvaggia, mi ha riproposto, sia pur con meno patema, i problemi di connessione e di spegnimento di tre giorni or sono.
Dopo gli ultimi saliscendi, è un curioso e suggestivo tratto del tutto pianeggiante, lungo un altopiano delimitato a destra da una quinta di alture che celano, al di là, la Pianura Padana.

Manca poco, ormai, all’incontro col torrente Sillaro, che segna il confine fra la Romagna e l’Emilia, quando mi capita un altro curioso incontro.
Ho già incrociato diversi cavallerizzi in quest’ultimo tratto; sulle prime mi sembra un altro di questi, benché appiedato, ma vedo che mi guarda con estrema curiosità e che forse non è scortato da un cavallo ma da un asino (o forse un mulo? Qualcuno mi aiuti),
Mi chiede da dove vengo e i dettagli del mio viaggio, e si entusiasma di avermi incontrato, lui che si sta preparando per il Cammino di Santiago di Compostela.
“Il mio problema” dice “è lo zaino: ecco perché mi faccio aiutare da lui, anche se già non sarà facile farlo arrivare fino a Roncisvalle.”
“Posso farti una foto per i miei racconti?” chiedo a Renzo.
“Certo, poi te ne faccio una io.”

Fa piacere comunicare e ricevere entusiasmo: oggi il vento è proprio a favore.

Di lì a poco faccio una foto al letto quasi completamente prosciugato del Sìllaro

per documentare subito su Facebook il mio rientro in Emilia.
Facebook però fa i capricci e non vuol saperne di completare il caricamento dell’immagine.
Percorrerò gran parte dei due chilometri che mi separano dall’arrivo con la testa china sul tablet a cercare invano di riuscirci.

Non mi sfuggono però le grandi insegne pubblicitarie, che si susseguono, del luogo dove ho prenotato la camera: il “Villaggio della Salute Più”.
Così come quelle di un paio di agriturismi, completamente invisibili alle mie ricerche su internet in questa zona, strategica per l’ultima tappa.
Nonostante la sua grande notorietà lo conosco poco, ma so che non ha niente a che fare con lo stile sobrio, selvaggio e intimista di tutta la mia traversata da Senigallia: è, come verificherò di lì a poco, un insieme di attrazioni a prevalente tema acquatico, su un enorme declivio collinare. Piscine, giochi d’acqua, prati con ombrelloni, il tutto realizzato con un approccio industriale e l’alibi salutista.

Fra le prime propaggini del Villaggio

e la sua entrata devo percorrere un sacco di strada.

All’accoglienza sono tre o quattro gli impiegati e le impiegate che forniscono informazioni agli ospiti, alcuni già in costume. Oggi è domenica, giorno di punta.

Dopo essermi installato (e ripreso con la solita doccia miracolosa) in un bel monolocale di una villa antica ristrutturata, farò un giro esplorativo, almeno nelle aree dove non è richiesto il braccialetto di accesso.

Fosse un pomeriggio canicolare come quelli che ho conosciuto, forse verrebbe voglia anche a me di giocare con l’acqua di qualche piscina, ma oggi si sta benissimo anche e soprattutto fuori dall’acqua.
E poi non riesco a evitare l’antipatia, verso un pubblico che mi appare massificato e impossibilitato a quella gioia di vivere di cui parlavo ieri sera.

Meglio ripararsi nel mio fresco locale, felicemente ignorato da tutti.

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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3 risposte a Dal Medio Adriatico all’Idice – Quindicesimo giorno 

  1. Franz ha detto:

    Avviso ai naviganti: tornato felicemente a casa dopo un’ultima tappa splendida ma estenuante, rimando a domani il consueto diario.
    Buonanotte! 🙂

  2. amanda ha detto:

    la foto dell’alba è splendida!

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