Dal Medio Adriatico all’Idice – Sedicesimo ed ultimo giorno

(dalla valle del Sìllaro a Borgatella di San Lazzaro di Sàvena)

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Colazione dalle otto, al Villaggio della Salute; non rinuncio a una sostanziosa carica di energie per quella che si annuncia la più lunga tappa di tutto il viaggio: quasi ventisei chilometri, che prevedo di percorrere in circa otto ore complessive.
Diversamente dai giorni precedenti, affronterò anche quelle pomeridiane, di ore: le più calde.

Gli impiegati all’accoglienza, per la riconsegna delle chiavi e il pagamento, sono solo due, in questo lunedì mattina in cui una strana quiete si è impossessata del Villaggio. Sono proprio fortunato…: non c’è quasi nessuno in giro e mi tocca aspettare un secolo prima che si liberino dei due che ho davanti.
Quando finalmente posso incamminarmi sono le nove meno dieci.
Le sensazioni speciali legate alla conclusione della mia nuova traversata sono di gran lunga surclassate dalla preoccupazione per le difficoltà di quest’ultimo segmento: sarà una giornata lunghissima e speriamo che quel doloretto all’articolazione all’altezza dell’anca, comparso ieri sera, mi lasci in pace. E tanta attenzione a non allungare ulteriormente il percorso con i soliti errori: controllerò, più spesso che mai, di essere sulla giusta rotta.

La giornata è spettacolare: limpida, luminosa, fresca; comunica serenità e gioia.

Qualche nuova fitta all’anca richiede attenzione al movimento e alla velocità del passo, ma nel giro di pochi minuti scompare del tutto: stranezze e miracoli dei segnali del corpo.
Dopo dieci minuti dalla partenza, ligio alle regole che mi sono dato, eseguo il primo controllo sulla mappa. Negativo, mi sono avviato dalla parte opposta, bisognava tornare indietro sulla strada di ieri. Avrei dovuto espandere di più la mappa, alla partenza, per capirlo.
Un colpo duro, cominciamo male.
Ripasso davanti all’entrata alle nove e dieci: tutto da rifare, venti preziosi minuti di autonomia buttati.

Ma la giornata così idilliaca aiuta a ritrovare presto sensazioni positive.
Non sbaglio la prima deviazione, che mi farà allontanare dalla valle del Sillaro e addentrare in territorio emiliano.

Procedo in zone sempre più selvagge e anche il segnale telefonico viene meno. Oggi non me l’aspettavo.
Proseguire con attenzione, sperando di riconnettermi: dei bivii degni di attenzione non ne ho visti.
La connessione, per fortuna, si riattiva abbastanza presto. Il tempo per accorgermi che, invece, dovevo prendere una deviazione.
E siamo a due errori, altro tempo ed energie sprecate.
Prima di tornare nel cono d’ombra faccio quello che, anche nei giorni scorsi, mi avrebbe risparmiato tanti problemi: il cosiddetto ‘screen shot’, cioè la cattura dell’immagine video ingrandita della mappa.

Bisogna deviare per via Malpasso; certo, mi ricordo, avevo visto il cartello, e avevo anche pensato a Granpasso (alias Aragorn, del Signore degli Anelli), ma non l’avevo preso in considerazione perché, quando la torno a raggiungere, più che una via sembra un sentiero.

Un sentiero in ripida salita e dal fondo molto scosceso.
Salgo faticosamente piuttosto a lungo, poi, improvvisa, compare una radura con la facciata di una grande chiesa.

Siamo in località Sassuno, ma l’arrampicata, su un suolo un po’ meno accidentato, riprende subito dopo, obbligandomi a una faticaccia che non mi aspettavo.
La salita premia sempre, però, e quando finalmente il malpasso cede il posto a una strada asfaltata, ecco il piccolo agglomerato di Cà del Vento, che anche nel nome è tutt’altra musica.
Ora il percorso è aereo e davvero ventilato. Mi sento bene, nonostante gli incidenti di percorso, e non penso alla quantità di strada che ancora manca.

Mi aspetta una grande emozione.
Laggiù, all’orizzonte, è minuscola, poco più di un puntino, ma inconfondibile: sì, è proprio la sagoma della Basilica di San Luca, incredibile! Chi è nato o vissuto a Bologna sa che, per chi torna da un viaggio, scorgerla da lontano fa lo stesso effetto del faro del porto di arrivo per chi naviga in mare.
Ho dovuto, ora, ampliare molto l’immagine scattata, per mostrarvela:


Ancora panorami aerei

ma anche terrestri…

Una scorpacciata di more mi permette di non attingere dalla frutta che ho nello zaino.
Mentre scendo di buon passo e di ottimo morale, cerco di identificare il solco della valle dell’Idice, verso cui sono diretto.

Il clima di questa splendida giornata è sempre gradevole, nonostante mezzogiorno sia già passato da un pezzo; la discesa è un piacere e gli spettacoli non mancano.


Appena giunto nella strada di fondovalle, mi guardo intorno, con un “segreto” desiderio.
Alla mia sinistra, in direzione contraria alla mia marcia ma non lontano, c’è un bar – ristorante.
Ho raggiunto l’Idice: sono momenti di pace che non dimenticherò.
Accanto al bar c’è anche un accesso al fiume, proprio come desideravo: riesco a fotografarlo

per condividere in tempo reale con gli amici di Facebook questo traguardo.
Il tutto sorseggiando l’ultimo chinotto a temperatura ambiente del mio lungo viaggio .

Ora cambierà lo stato d’animo: bisognerà attrezzarsi a procedere lunghe ore per il fondovalle, in una gara di resistenza contro la fatica.

Il mio fido scudiero satellitare estrae dalla manica l’ennesimo jolly: mi fa abbandonare la provinciale trafficata, attraversare il fiume

e proseguire per il resto del tragitto, che sono molti chilometri, per una lunghissima strada secondaria, in gran parte bianca.

Mentre l’ennesimo albero di mirabolani mi concede una ricca e rinfrescante merenda,

vengo raggiunto da una giovane ragazza, diretta forse a una vicina zona artigianale.
Non è timida, mi saluta con garbo. Le chiedo se vuol favorire…
E’ perplessa, non sa che cosa sono quei frutti ed è un tantino diffidente, ma poi ne prende uno dalle mie mani e quando lo assaggia resta stupita dal sapore dolce.
Mi chiede come si chiamano, poi mi saluta; speravo continuasse la merenda in compagnia.

Il chinotto, i mirabolani… Manca solo uno, dei tre elementi che hanno contraddistinto il mio viaggio: i girasoli. Ed eccomi ampiamente accontentato.


Dopo quelle dei girasoli, per molto tempo non ho più scattato fotografie.
La strada, dopo quasi otto ore dalla partenza, è diventata improvvisamente molto faticosa e ormai bisogna procedere solo per forza di volontà.
Ecco l’oasi del WWF: ci ho portato di recente dei miei cari amici e io stesso l’ho poi raggiunta in bicicletta. Ormai ho raggiunto zone familiari…

Ma il mio fedele pilota ha deciso, proprio ora, di farmi uno scherzetto: mi fa andare su per la salita di Pizzocalvo e, raggiunta la chiesa, mi dice di proseguire per una stradina stretta.
Ma non c’è nessuna strada: solo una proprietà privata recintata e un cane che abbaia feroce.
E’ il terzo errore di percorso, questa volta non per colpa mia; gli errori mi costeranno un’ora in più rispetto alle otto preventivate, e quell’ora in più non è esattamente piacevole.

Con uno strano tragitto pedonale che non conoscevo nel centro abitato di Idice, raggiungo la via Emilia, non lontano dalla deviazione per la strada che termina proprio davanti a casa mia.
Avevo sognato, nei giorni scorsi, questo momento; mi dispiace viverlo così esausto.

Eccomi nella mia campagna, quella dove passeggio tutti i giorni, casa mia è laggiù.


E quando infine la raggiungo non mi resta che fare una foto con la prospettiva contraria a quella iniziale di tutti i viaggi precedenti, quando sono sempre partito da qui.

E’ andato tutto molto bene…
E so che, una volta recuperato il sovraffaticamento di quest’ultima tappa, sentirò tutti i benefici di questa ricchissima esperienza, sia nel fisico che nello scrigno, traboccante, dei ricordi.

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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8 risposte a Dal Medio Adriatico all’Idice – Sedicesimo ed ultimo giorno

  1. massimo ha detto:

    prossima vacanza …un bel corso di orienteering, abbraccione

  2. Sari ha detto:

    Che grande e vero viaggiatore sei. Sono ammirata dal tuo coraggio, dall’entusiasmo e dalla determinazione con cui affronti ogni fatto o incognita.
    C O M P L I M E N T I.

    • Franz ha detto:

      Grazie di cuore, cara Sari, il tuo giudizio mi è molto prezioso.
      Ogni viaggio, e ogni resoconto relativo, ha una propria storia e atmosfera. Questa volta, nonostante le infinite ore che gli ho dedicato, ho avuto l’impressione che il diario di bordo fosse meno coinvolgente delle volte precedenti, almeno nella sua parte testuale.
      Il tuo giudizio positivo e caloroso mi conforta molto!

  3. Federica ha detto:

    Caro Franz, complimenti davvero!

  4. Amanda ha detto:

    Il Cavaliere che fece l’impresa 😊

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