Messaggio Urbi et Orbi 2017

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Come ormai è mia abitudine consolidata, cercherò di rivisitare l’anno che si sta per concludere.
Lo farò più che mai in chiave confidenziale, parlando della mia vita, ma sempre con l’intento di fornire spunti, suggerimenti e suggestioni a chi avrà la bontà di leggere queste righe.

Il 10 gennaio ho firmato l’atto di vendita della mia licenza di taxi e ho smesso a tutti gli effetti di lavorare, dando seguito a un progetto maturato solo pochi mesi prima: il ricavato della vendita sarà la mia principale fonte di sussistenza fino all’estate del 2023, quando comincerò a percepire la pensione.
Il valore della libertà che mi sono conquistato è inestimabile, ma devo ammettere che questo primo anno di vacanza illimitata è andato diversamente da come me l’aspettavo, sia dal punto di vista di nuove attività e progetti, sia da quello più interiore delle sensazioni.
Dando abitualmente ascolto alle mie spinte più profonde (tornerò su questo atteggiamento nel finale di questo scritto), ho rinunciato a dedicarmi ad attività che avrebbero richiesto un impegno anche piccolo ma costante; l’impressione è stata quella di viaggiare con il freno a mano tirato, o meglio a basso regime di giri, quasi a voler risparmiare carburante, in funzione di obiettivi autentici ma al momento prematuri, e a me stesso ignoti.
In armonia con questo tipo di rifiuto, mi sono concesso invece tre impegni estemporanei: parlo dei viaggi a piedi (tutti documentati in questo blog), che hanno rappresentato dei formidabili stacchi dalla quotidianità e mi hanno lasciato ricordi luminosissimi.
Quanto alle sensazioni, poi, quella della libertà e del tempo dilatato mi ha fatto visita e si è consolidata solo negli ultimi mesi, per una precedente miscela di situazioni contingenti e dinamiche interiori che non starò ad analizzare.

L’abitudine a diffondere, nel mio piccolo, un messaggio universale, o quanto meno indirizzato a tanti miei corrispondenti, è nata e si è confermata, negli anni recenti, principalmente per una spinta di natura ecologica (il desiderio di diffondere informazione, consapevolezza e strumenti sull’allarme ambientale), la stessa che ha informato nel corso di oltre dieci anni tanti miei scritti su questo blog; la stessa, peraltro, che ha caratterizzato la mia vita, con scelte di sobrietà, essenzialità e sostenibilità ormai fortemente interiorizzate, a cominciare da quelle alimentari.
Nella dieta vegana il rispetto per l’ambiente, quello per gli animali e i vantaggi per la salute viaggiano felicemente concordi, ma furono le sole considerazioni di sostenibilità ambientale a condurmici, insieme (scelta non altrettanto di moda) con la rinuncia ad alimenti di provenienza lontana dall’Italia.

A differenza di queste mie cosiddette buone pratiche, però, non posso nascondere che l’istanza di diffondere notizie e testimonianze relative all’allarme ambientale e di mettermi sulle barricate, in difesa dell’umanità minacciata dal suo stesso habitat, è ormai quasi venuta meno.
Nel momento in cui tale battaglia sarebbe più che mai necessaria, ma anche, chissà, a causa della mia età che avanza, tendo a deporre le armi, in considerazione della deriva ormai apparentemente inarrestabile verso l’autodistruzione dell’umanità, e ad accontentarmi di coltivare il mio simbolico orticello per gli anni che mi restano da vivere, che al momento mi si stanno mostrando, curiosamente, come i più sereni di tutto il cammino.
Certo lo sento lo stridore del chiasso, dello sperpero, dell’oltraggio, dell’ignoranza, della follia, dello stupefacente livello di incoscienza generale relativo al tracollo che la specie umana sta vivendo per una sua spinta suicida, e non posso di certo rallegrarmi di questo, ma, come mi sono pre-pensionato da attività lavorative in cui non mi sono mai risparmiato, così ho l’esigenza di abbandonare anche il fronte ecologista per calarmi a pieno regime nei panni del reduce (fatte le debite proporzioni, un po’ come Giuseppe Ungaretti, ormai un secolo fa, nei versi del suo “Natale”: lasciatemi così, come una cosa posata in un angolo e dimenticata / qui non si sente altro che il caldo buono).

A dispetto o, fate voi, a conferma di quanto appena detto, ho avuto occasione di assistere alla proiezione di “Last call”, un film italiano che si interroga sullo stato dell’arte a quasi cinquant’anni dalla nascita del “Club di Roma”, quando un gruppo di valorosi scienziati di tutto il mondo, capitanati dal nostro Aurelio Peccei, lanciò per la prima volta e con molto clamore l’allarme sui limiti dello sviluppo e delle risorse.
Le conclusioni del film sono nelle parole di uno di quegli scenziati, Dennis Meadows: “La via è smettere di immaginare di poter raggiungere la sostenibilità, spostandosi sulla resilienza”, cioè, in parole povere, sulle capacità delle comunità locali di resistere alla catastrofe.
Per un’ottima presentazione scritta del film, clicca qui.
Per visualizzare il film stesso, nella sua versione breve di cinquantacinque minuti, clicca qui.

Ma già che ci sono, come ho sempre fatto in questa occasione, non rinuncio a suggerire un contributo positivo: nella fattispecie, di quei bravi visionari a oltranza che si celano nel gruppo “Deviance project“, i quali spiegano, in un bel video di dodici minuti con esempi tratti dalla storia recente, quanto sia potente l’arma silenziosa che abbiamo tutti in mano: quella del boicottaggio e del consumo critico (clicca qui.)
Nel proporre questo video, sia ora che quando lo feci su Facebook, ho solo una piccola remora: in una breve sequenza si vede Papa Francesco acclamato dalla folla, e viene indicata la religione come una delle piaghe della società.
Fondamentalmente d’accordo sulla tesi, vorrei però sottrarre dalla critica la figura dell’attuale papa, che amo e ritengo uno dei pochi protagonisti di ragionevolezza, dignità e pace in evidenza sulla scena attuale.

La rinuncia a impegnarmi in nuove attività non ha ovviamente riguardato la cosiddetta navigazione in internet, che anzi ha avuto parecchio impulso e mi ha offerto dei regali importanti, di conoscenza e campi di interesse assolutamente inaspettati.
Gratitudine nei confronti della potenza dello strumento, ma anche verso chi, in rete, mi ha indicato nuove rotte di consapevolezza; primo fra tutti l’amico Salvo Mandarà, la cui web-tv ho frequentato quasi quotidianamente fino alla recente breve interruzione per suoi motivi di salute e poi, dopo una parziale ripresa, come uno sconvolgente fulmine a ciel sereno, alla fine per sempre delle sue trasmissioni e della sua presenza fra noi.
Il patrimonio che ci lascia resta consultabile: in particolare vorrei segnalare tre “collane”, relative a rubriche settimanali:
“Siamo alla frutta (e verdura)” con Giuseppe Cocca, su alimentazione e Igiene Naturale (vedi qui);
“Relazione mente-corpo” con Mauro Lavalle: sei conversazioni, dalla meccanica quantistica all’ipnosi (vedi qui);
“Filosofeggiando” con Angelo Santini: il punto di vista dell’idealismo (vedi qui).

In particolare gli appuntamenti con quest’ultima rubrica hanno finito per costituire una vera e propria rivoluzione nella mia concezione dell’universo e della vita.

 

È giovane, Angelo Santini; non ha ancora compiuto trent’anni, ma ha una preparazione invidiabile nei campi della filosofia e della logica, che utilizza nelle sue lezioni e nei suoi dibattiti, a un livello di sintesi che rende molto difficile seguirlo passo passo per chi, come me, non è altrettanto preparato.
Anche se è lui il primo a non volere convincere nessuno se non in base a dimostrazioni razionali, la preparazione e amore della verità che dimostra sono già ottime credenziali per avvicinarsi alle sue tesi filosofiche, di stampo idealista. Si tratta di una visione presente già in Platone, ma che conobbe una delle più importanti elaborazioni nella prima metà del ‘700 con George Berkeley e che ha molti punti in contatto anche con il pensiero di Emanuele Severino (vivente).
Cercherò, meglio che posso, di rendere in poche frasi le tesi sostenute da Santini.

Tutta la materia, dal più piccolo oggetto fino al nostro stesso corpo e a qualsiasi entità fisica dell’universo, ci appare ingannevolmente dotata di una propria consistenza indipendente dal nostro rapportarci con essa, mentre crediamo di sperimentarla con i nostri sensi.
Viviamo come all’interno di un videogioco, in cui tutte le forme possibili della realtà e tutte le relative evoluzioni sono già state programmate; l’effettivo dipanarsi temporale e storico della realtà (in tutta la sua estrema complessità, compreso ciò che ci accade personalmente minuto dopo minuto) è solo uno dei possibili sviluppi previsti dal programma.
L’essere umano, e le altre forme viventi, sono singole emanazioni di un unico assoluto che non conosce le limitazioni dello spazio e del tempo, e che sperimenta questa nostra realtà ingannevole e fugace (ma sincronizzata per tutti) immedesimandosi provvisoriamente e contestualmente in ciascuna vita.
La visione materialista di un universo creatosi dal nulla è priva di logica: il nulla non può creare nulla.
Anche l’ipotesi di un’evoluzione della materia, infinita nel tempo, porta a paradossi logici non risolvibili.
Peraltro, è la stessa concezione di una realtà fisica autonoma ma percepibile dalla nostra mente, dunque il concetto a cui tutti, credenti o meno nelle religioni, siamo abituati, a generare delle insanabili incongruenze logiche.

Ho scelto uno dei tanto video di Santini, in cui esprime una sintesi del suo pensiero, come sempre a un primo ascolto non facile nè intuitivo: vedi qui.

La visione filosofica dell’idealismo è perfettamente coerente con la moderna teoria scientifica dell’universo “olografico”, cioè bidimensionale e ingannevolmente dotato di profondità spaziale (vedi qui  e anche qui).

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Questa ipotesi, meglio di qualsiasi altra, riesce a spiegare gli apparenti paradossi della meccanica quantistica, in particolare quello di Einstein-Podolsky-Rosen (o “EPR”), noto come “entanglement”.
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Se nell’ascoltare i discorsi di Angelo Santini ci si sente impreparati in filosofia e logica, il senso di inadeguatezza, questa volta nel campo della fisica, risulta ancora più evidente quando si cerca di capire la meccanica quantistica sulle pagine internet di Wikipedia.
Quello dell’entanglement, tuttavia, è un fenomeno facile da capire e che rivoluziona inesorabilmente il nostro modo di concepire la realtà.
Trascrivo l’inizio del primo dei due articoli che ho linkato, poco sopra, sull’universo olografico:
Nel 1982 un’équipe di ricerca dell’Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, condusse forse il più importante esperimento del ventesimo secolo. Aspect e il suo team scoprirono che, sottoponendo a determinate condizioni delle particelle subatomiche come gli elettroni, esse sono capaci di comunicare istantaneamente una con l’altra indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di dieci metri o di dieci miliardi di chilometri. Come se ogni singola particella sappia esattamente che cosa stiano facendo tutte le altre.

Altro fenomeno che trova una sua (altrimenti ben difficile) collocazione nell’idealismo filosofico e nella teoria olografica dell’universo è quello delle cosiddette “sincronicità”, quelle coincidenze così straordinarie, che capitano a volte a ciascuno di noi e che sfidano clamorosamente le leggi della probabilità; lo stesso Santini, se ben ricordo, disse di aver cominciato la sua ricerca proprio affascinato da questo tipo di eventi.

Accettati, con inevitabile travaglio, tutti questi concetti, si apre il campo anche all’ipotesi di una realtà molto più plasmabile di quanto non sarebbe in base a puri rapporti di causa-effetto. O addirittura di una realtà che reagisce al nostro stato mentale e di consapevolezza (come in fondo anche il cosiddetto “pensiero positivo” vorrebbe insegnare), per arrivare all’estremo di eventi che avvengono, non casualmente, a indicarci il nostro personale cammino evolutivo.
In questi ultimi giorni ho scoperto quanto in rete, e in particolare su Youtube, siano disseminate queste idee, diffuse da una sterminata molteplicità di (autoproclamatisi) maestri, o piccoli guru, dotati spesso di molto seguito; segnalo, fra gli innumerevoli esempi solo in campo italiano: Niccolò Angeli, Andrea Zurlini, Carlo Dorofatti, Corrado Malanga.
Questi danno spesso qualche ulteriore affascinante suggestione; molti di loro, però, propongono dottrine infarcite di pensiero magico, o comunque molto lontane dal rigore logico di cui fa la sua principale bandiera Angelo Santini.
Il quale, a sua volta, ha un suo “canale”, denominato “Antimaterialista” (vedi qui),  su cui trasmette dal vivo e archivia tutte le sue conversazioni, con una frequenza altissima: diverse trasmissioni ogni giorno.
Peccato che gran parte di quelle più recenti siano sterili dibattiti con interlocutori arroganti, incapaci di confutare seriamente i suoi ragionamenti. Sembra che si diverta e purtroppo a mio parere, come gli ho anche segnalato, perde tanto tempo prezioso. Ma in fondo, a trent’anni, è normale, anche per uno studioso tanto preparato.

Mi sorprende (e, non lo nego, mi conforta anche) questa mia svolta metafisica e spiritualista, dopo tanti anni di ateismo scientista che, d’altra parte, ha costituito la risposta inevitabile all’abbandono della fede e della religione cattolica, avvenuto fra i trenta e i quarant’anni d’età.
Fu infatti la constatazione dell’estrema fragilità logica delle cosiddette “verità di fede” professate fino allora, a farmi propendere per la visione di una realtà regolata esclusivamente da princìpi razionali, scientificamente studiabili e descrivibili.
Il senso di liberazione da una sovrastruttura, che soffocava la mia libertà di pensiero, intelligenza, fluidità nei rapporti e capacità incondizionata di amare, da allora non mi ha mai abbandonato e mai ha rimesso in discussione tale emancipazione, che per curiosa coincidenza (sincronicità?) sta trovando proprio ora delle interessanti conferme, nella lettura di un libro che ricostruisce, con molta serietà storiografica, la nascita e lo sviluppo della Chiesa in termini tutt’altro che fideistici (“L’inganno della croce” di Laura Fezia, ed. Libri eretici).

Da allora (ma in realtà da sempre) ho avversato tutte le teorie evidentemente piene di irrazionalità e magia, o che almeno appaiono tali a un approccio scientista, come ad esempio: la chiromanzia, l’astrologia, la teoria della Terra piatta e i contatti con gli alieni.

Il tema dell’emancipazione (non solo in chiave religiosa), dopo un’infanzia vissuta in un ambiente familiare gravemente anaffettivo e soffocante, è stato la costante di tutta la mia vita.
Un cammino progressivo, fin dalla lontana adolescenza, consentito e accompagnato da uno strumento particolarissimo: alludo a un metodo di armonizzazione fra l’io cosciente e la parte più profonda della nostra personalità, che permette a quest’ultima di espletare tutta la sua potenziale funzione di guida a realizzare nel mondo, attraverso le scelte quotidiane, la nostra individuale vocazione più autentica.
Se dell’autore (il trevigiano Mario Antonio Saggin, che conobbi di persona tramite mio fratello), incredibilmente non compare alcuna traccia in internet, per fortuna ho conservato uno straordinario ciclostilato di diciotto fogli, in cui nel lontano 1975 raccontava, sotto il titolo “Io e la realtà”, lo sviluppo e i risultati della sua ricerca.
Era cattolico, Mario Saggin e, in un suggestivo passaggio del documento, narra della conquista di un grande senso di pace, quando ebbe ad accettare l’idea che il suo potenziale e autentico percorso di vita fosse fissato e preesistente, ipotizzando di aver incontrato, in quel momento, il simbolico autore di tale programma.
Mi sembra di scorgere una grande affinità fra questo “incontro” e quanto ci suggerisce Santini, non solo sull’essenza divina e creatrice della nostra più intima essenza, ma addirittura di quanto, secondo la sua esperienza, sia possibile avvicinarsi alla relativa percezione tramite la pratica della meditazione.

In vista di questo mio messaggio di fine d’anno, ho trascritto per intero “Io e la realtà” di Mario Saggin in un documento PDF, che invierò in dono a chiunque (ora o in futuro) ne sia curioso e me ne faccia richiesta al mio indirizzo di posta elettronica.
Che dire? Mi sembra un giusto riconoscimento per chi ha avuto la costanza di seguire fin qui questa mia lunga, quanto più che mai appassionata, confessione.

Buon anno e buona vita!
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Immagini tratte da ilquotidianoinclasse.it/2014/11/la-terra-un-pianeta-da-salvare
e da home.infn.it/it/comunicazione/news/2130-l-universo-come-ologramma-la-teoria-cosmologica-e-compatibile-con-i-dati-sperimentali

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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11 risposte a Messaggio Urbi et Orbi 2017

  1. Silvia Pareschi ha detto:

    La tua serenità e voglia di conoscere è un grande esempio per tutti. Buone feste e buon 2018!

  2. Sari ha detto:

    IL docente che ci hai presentato, e che ha tradotto il tuo post in lezione, mi ha dato la misura di quanto mi sia abituata a quel che, in questi anni di frequentazione, ci hai proposto.
    Questo tuo lungo e bel messaggio è la normalità del tuo discorrere e io, prima di ascoltare il docente, vi ho ritrovato solo te, persona disposta a direzionare la vita secondo il cammino che ha intrapreso e proseguito con coerenza. Sei una persona speciale, invece, ed è giusto che lo si riconosca, ringraziandoti per gli imput che hai lanciato e che ho cercato di fare posswibilmente miei.
    Buon Natale Francesco.

    • Franz ha detto:

      Cara Sari, grazie davvero: la tua stima così grande mi gratifica profondamente.
      Angelo Santini, anche per la sua giovane età, non risponde formalmente al ruolo di docente ma, stando all’etimologia del termine, lo è indubbiamente di fatto, grazie alla sua grande preparazione e alle sue capacità logiche.
      E, se è vero quello che ci insegna, siamo tutti non solo persone speciali, ma, nella nostra essenza più vera, siamo emanazioni dell’assoluto, che si immedesima in ciascun essere vivente per sperimentare la vita nei suoi limiti, innanzi tutto spaziali e temporali.

      Ti ringrazio ancora e ti auguro di cuore di passare con tanta serenità il giorno di Natale, tutte le festività e di cominciare nel migliore dei modi il nuovo anno.

  3. lucarinaldoni ha detto:

    Ti posso dire che mi sono emozionato, a tratti commosso, leggendo questo tuo ecumenico messaggio? Perchè in alcune cose che dici mi sono rispecchiato in pieno, in altre mi sono sentito colpevolmente distante per pigrizia, rassegnazione, disillusione (il tutto ricorda lo storico spot carosellaro di Endoten Control, lozione alla portata di tutti ma che molti non usavano solo per scarsa avvedutezza). Oltre ad essere grosso modo coetanei (vabè, tu hai un paio d’anni in meno), condividiamo larghe fette di visione del mondo e una correlativa lunga, e purtroppo oggi non più attiva, frequentazione virtuale.

    Anch’io come te, mi chiedo con Battiato “Come non sprecare il tempo che mi rimane?”. Sapendo di averne speso, e per quanto mi riguarda largamente dilapidato, fra i tre quarti e i due terzi, poi magari si tratta del 98 per cento ma ovviamente non lo so ancora, e il mio corpo mi lancia segnali in direzione per fortuna contraria.

    Mi riprometto (ma non prometto) di mandarti privatamente una appassionata disamina della tua “lettera aperta alla vita”. Se ce la farò…

    Un sincero fraterno abbraccio.

    • Franz ha detto:

      E’ altrettanto emozionante per me tornare a questo stesso tipo di frequentazione da blogger che per diversi anni abbiamo intrattenuto.
      Nel bene e nel male (difficile soppesare), Facebook ha cambiato modi e ritmi di comunicazione, e in parte anche i contenuti.
      La vecchia buona posta elettronica (sia pur meno vecchia di Endoten Control 😀 ) però tiene ancora botta e se, come dici, te ne servirai per approfondire gli argomenti del mio Messaggio, mi farà molto piacere.

      Nell’attesa, torno ad augurarti serene feste e ricambio il tuo abbraccio.

  4. Franz ha detto:

    Angelo Santini ha voluto dedicare una trasmissione dal vivo alla lettura integrale del mio “Messaggio”; lo ringrazio di cuore.
    Qui c’è il link alla trasmissione, ascoltabile in differita:

  5. Oriana ha detto:

    Oddio mi son persa….sará che il mio quotidiano é molto più ‘terra-terra’ e destreggiarmi, come già ti ho raccontato, tra pannolini e pappe per le nipotine, e la spesa e le lavatrici e i conti da pagare ed ora anche il lavoro, non mi rimane tempo per approfondire certi argomenti, ma non ne sento neanche la necessità. É un mio limite lo riconosco. Franz ti stimo e ti ammiro per il tuo coraggio in certe scelte di vita, ma non sono in grado di seguirti in questo ‘cammino’ ed anzi ti invito a guardare dentro te stesso e ritrovare un po’ di leggerezza. Ti abbraccio ed a presto

    • Franz ha detto:

      Cara Oriana, apprezzo la tua sincerità e umiltà nel chiamarti fuori da argomenti che ritieni per te troppo complessi.
      Devo però respingere al mittente l’invito che mi fai: mi sembra che tu non abbia colto la portata di speranza e nuova gioia di vivere (e dunque indirettamente anche di allegria) che rappresentano per me queste nuove e del tutto inaspettate frontiere di pensiero.

      Ricambio l’abbraccio, ciao, a presto!

  6. Carlo Dorofatti ha detto:

    Il “pensiero magico” è “rigore logico”: ovviamente dipende cosa intendi per “logico”. Ti invito a vedere (o a rivedere) questa serena chiacchierata proprio con l’amico Angelo: https://www.youtube.com/watch?v=VWVjDB4-AyE – grazie.

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