Luna, stelle e strisce

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Claudio uscì a osservare l’alba sulle Dolomiti, mentre la nonna Clelia continuava a dormire nella nostra stanza.
Avevamo passato nell’unico altro locale (allo stesso tempo cucina, soggiorno e camera da letto) tutta la notte, quella fra il 20 e il 21 luglio del 1969, appollaiati sull’alto letto di lei, con il piccolo televisore in bianco e nero sul lato opposto acceso, ad aspettare che Neil Armstrong si decidesse a uscire dal LEM e a mettere il suo piedone sul suolo lunare e quando, finalmente, l’aveva fatto, ricordo che la nostra emozione di pre-adolescenti risultò completamente appannata dallo sfinimento per quell’attesa.
Ma poi, dopo qualche ora di meritato riposo, ci svegliammo in un mondo che si sentiva diverso e ripeteva palpitante a sè stesso (nei giganteschi titoli dei giornali, nelle trasmissioni televisive, nei discorsi di tutta la gente) di quel “balzo per l’intera umanità” che aveva annunciato il primo uomo sulla Luna, in diretta a una platea di due ragazzi e di altri seicento milioni di persone, un quinto dei soli tre miliardi allora viventi.

Nel successivo quasi mezzo secolo sono successe tante cose, nel mondo e nella mia vita, mentre quella pagina restava fissa là, nel ricordo, nell’archivio, nella storia. Sì, è vero, era girata ogni tanto qualche voce sui soliti fastidiosi complottisti che osavano negare la verità di quei fatti, ma poche e autorevoli voci erano bastate ampiamente a zittirle.
L’11 settembre di trentadue anni dopo segnò un’altra pagina del tutto simile, come risonanza mondiale, benché di tutt’altro tono.
Ma avrebbe segnato anche, nella percezione mia come di altri (sempre comunque troppo pochi), una presa di distanze disincantata dalla “voce della televisione” e dei principali giornali, che poi è la voce del nostro padrone, quello a stelle e strisce.
Il lavoro di documentazione di alcuni spiriti liberi avrebbe gradualmente ma inesorabilmente smascherato quella che poi ho chiamato spesso “la più grande menzogna mai raccontata”, cioè la versione ufficiale di un giorno di terrore globale.
Uno dei più bravi, fra questi indagatori, fu Massimo Mazzucco, autore di un ponderoso lavoro filmato sull’argomento (vedi qui).

Sarà già da un paio d’anni che sapevo di una sua nuova ricerca, proprio intorno alle missioni lunari; se ben ricordo versai anche dieci o quindici euro per la relativa raccolta di fondi: sulla fiducia, benché le ipotesi complottistiche in materia continuassero a non toccarmi.
Da pochi giorni il lavoro è concluso: si tratta di un film intitolato “American Moon” acquistabile dal suo sito “Luogo comune” (clicca qui).
Ma, anche prima di visionare il nuovo documentario, si può ascoltare un’intervista in cui Mazzucco accenna ai principali temi trattati nella sua ricerca (clicca qui): in particolare l’illuminazione inverosimile delle immagini scattate sul suolo lunare, ma anche la sparizione dagli archivi dei nastri ufficiali che documentano lo sbarco, poi lo strano comportamento sottotraccia degli astronauti e dei media americani dopo quella fantastica avventura che attraversò tutti gli anni ’60, ed altro ancora.

Ho ascoltato per intero l’intervista, che dura un’ora e un quarto, poche notti fa: era già ora di andare a letto, ma non son riuscito a staccarmene fino alla fine.
Le mie consolidate certezze di mezzo secolo sull’argomento sono vacillate, non senza un forte coinvolgimento, che mi ha portato a parlarne già l’indomani su Facebook, poi a rifletterci a lungo e a ripromettermi di scriverne in maniera più approfondita qui sul mio blog.
Approfondire significa anche documentarsi, e così mi sono andato a leggere che cosa dice la vulgata ufficiale, cioè Wikipedia, sull’argomento.
Il materiale è tanto, gran parte sotto la voce “Programma Apollo” (vedi qui).

A differenza della clamorosa e indiscutibile falsità sulla versione ufficiale dell’11 settembre, qui, alla fine dei miei conti (…per ora!), il confine fra verità e menzogna mi sembra incerto, labile e molto difficile da rimarcare.
Non ho intenzione di fare, come Mazzucco, giornalismo d’inchiesta e dunque non esporrò, come è nel suo stile, tesi ufficiali e possibili smentite, addirittura prima ancora di aver visionato la sua opera.
Ciò che mi sta a cuore è comunicare un’impressione di fondo, che fino ad ora non avevo maturato.
La grande avventura spaziale degli anni sessanta, fin dall’impegno preso nel 1961 da John Fitzgerald Kennedy di portare l’uomo sulla luna entro quel decennio, ebbe una funzione strategica: mostrare al mondo l’infinita superiorità tecnologica (e, per converso, militare) degli Stati Uniti sull’Unione Sovietica e il resto del globo.
La fascinazione sull’opinione pubblica mondiale, a cui dare in pasto lo spettacolo di un’avventura assolutamente straordinaria, dunque, come arma di dominio nell’epoca della famosa “guerra fredda”.

Fu una scommessa avventata, dal punto di vista tecnologico: lo si può dedurre nel rileggere la quantità e complessità degli ostacoli da superare. E lo si può intuire pure da profani, anche solo nell’immaginare quella specie di piccola cabina che avrebbe dovuto posarsi dolcemente e soprattutto in modo non scosceso sulla superficie della Luna, per poi essere in grado di ripartire, di mettersi sulle tracce del “modulo di comando” lassù in orbita lunare e di riagganciarlo, il tutto con una dotazione di carburante sufficiente a evitare rischi.
Senza la possibilità di precedenti efficaci simulazioni in loco, né di spedizioni di salvataggio se qualcosa fosse andato male.
In più punti ho letto che era stato richiesto alla NASA di limitare il rischio di fallimento della missione all’uno per cento, e quello di perdite umane all’uno per mille.
E per forza: una missione che ha per scopo di suggestionare l’intero mondo non può fallire.
Mi sono immaginato lo scenario di una mancata ripartenza dalla Luna, o di un mancato aggancio fra i due moduli: la partecipazione emotiva del pubblico, cioè dell’umanità intera, intorno alla sorte spacciata di quei due uomini sarebbe stata davvero senza eguali nella storia. E si sarebbe poi inevitabilmente tramutata in astio feroce verso gli autori di quella brutalità.
Possibile, mi sono chiesto, che l’ente spaziale abbia dato il via libera, garantendo quella percentuale così bassa di rischio?
Mi sembra più verosimile che alla fine si sia optato per una messinscena, anche se, di contro, questo significherebbe aver costretto al silenzio molte persone per tutta la loro vita.

Come dicevo prima, difficile districare la matassa, capire fin dove sia stato rispettato il programma e, nel caso, simulato.
Massimo Mazzucco sostiene che l’Apollo-11 si sia limitata a orbitare intorno alla Terra, che è l’ipotesi più scandalosa, ma penso si debbano valutare anche altre ipotesi intermedie, cioè che ci si sia limitati a raggiungere l’orbita lunare, o al limite che il LEM si sia staccato per poi riagganciarsi senza toccare la superficie della Luna.
In quell’intervista non viene citata la famosa successiva disavventura dell’Apollo-13, che, per un’avaria, fu costretta a tornare fortunosamente sulla Terra dopo una sola orbita lunare, necessaria solo a prendere velocità. Almeno stando alla versione ufficiale.
Sono arrivato a chiedermi anche se quest’ultimo episodio non sia stata un’ulteriore messinscena, utile a tenere desta l’attenzione del mondo ormai appagata e distratta dopo i primi due sbarchi di uomini sul nostro satellite.

Prima di concludere, voglio mettere sul piatto un altro scenario comunque molto suggestivo, questa volta in una lettura aderente alla versione ufficiale, ma che alla fine pone comunque qualche perplessità.

Si può leggere su Wikipedia, questa volta alla voce “Neil Armstrong”:
Quando Armstrong si accorse che stavano atterrando in modo automatico in una zona che non gli sembrava sicura, si pose direttamente ai comandi del modulo. La ricerca di un’area adatta richiese più tempo del previsto e comportò che la fase di volo risultasse più lunga di quanto stabilito nelle simulazioni. Ciò generò molta preoccupazione presso il controllo missione, dove si temeva che i due astronauti potessero rimanere senza carburante sufficiente per l’allunaggio. […] Durante la fase critica, l’unico messaggio inviato da Houston fu “30 secondi”, con cui intendevano segnalare quanto carburante ritenevano rimanesse a disposizione. Quando Armstrong confermò l’atterraggio, dal centro di controllo giunse un sospiro di sollievo e le parole «Avete fatto diventare blu un po’ di gente qui. Stiamo respirando di nuovo» […] Solo nel 2005, Armstrong rese noti i suoi timori iniziali di un possibile fallimento della missione; pensava infatti che avessero solo il 50% di probabilità di successo e nel descrivere le sue emozioni dopo l’allunaggio disse: «ero sollevato, estasiato ed estremamente sorpreso che avessimo avuto successo»

…Che è qualcosa di ben diverso, nelle parole postume del comandante della missione, rispetto a quell’uno per cento richiesto dal governo federale.
Ma se davvero la sensazione degli addetti ai lavori fosse stata di un cinquanta per cento di probabilità di fallimento, a me sembra inevitabile l’ipotesi della simulazione.

E con questo concludo le mie considerazioni, per ora.

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2 risposte a Luna, stelle e strisce

  1. Sari ha detto:

    Ho letto tutto con interesse a guardato qualche filmato… l’argomento è interessante e anche se dicono che in guerra e in amore tutto è concesso (ma questo non lo ritengo legittimo in nessuno dei due casi) l’aver finto la conquista della Luna mi pare un tremendo imbroglio. Non credi però che, cercate e trovate le prove, i russi avrebbero potuto smascherare gli americani? Sai che pubblicità si sarebbero conquistati?

    Se ben ricordo quel 20 luglio 1969 era domenica e noi eravamo andati per boschi con amici e parenti. A sera eravamo a cena in un paesino con poche case e un’osteria con la tv accesa. L’attenzione di tutti era concentrata sull’impresa del secolo, accompagnati dalle parole di un emozionato Tito Stagno. Ogni tanto una vecchia signora, magra e con il fazzoletto in testa, appariva sulla soglia della casa accanto e ci guardava. Osservava sia noi che lo schermo e si vedeva che era indispettita, tanto che, all’ennesima uscita sbottò dicendo: stolti voi che vi lasciate abbindolare da quel “coso”, non si può andare sulla Luna.
    Ridemmo tutti della sciocchezza appena pronunciata ma ora… e se quella signora fosse stata l’unica ad avere compreso come stavano le cose?

    E’ sempre interessante passare di qua. Ciao Franz.

    • Franz ha detto:

      Ciao cara Sari.
      La tua giusta obiezione è stata affrontata da Massimo Mazzucco nell’intervista (e, immagino, ancor di più nel suo film): la replica è stata su un calcolo dei sovietici. Questi erano già in trattative avanzate con gli americani per quella collaborazione che avrebbe poi portato all’attuale Stazione Spaziale, che infatti ha come principali componenti quelli della Soyuz. Avevano da tempo abbandonato il progetto lunare, giudicato (saggiamente) troppo complesso, e se fosse venuta meno la nuova collaborazione, il loro impegno in campo aerospaziale sarebbe risultato compromesso.

      Per quanto riguarda la tua vicenda (mi è sembrato di esserci…!), mi viene da pensare che quella vecchia signora abbia incarnato la “sapientia cordis” legata ad antica saggezza popolare, nel fiutare una sorta di ebbrezza diffusa che nascondeva la condizione di bestie ammaestrate, nel grande circo dei sogni dei favolosi anni Sessanta…

      Grazie a te del tuo commento; a presto!

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