La profonda vergogna di essere uomini

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Trascrivo da pagina 170:
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Mentalmente faccio il calcolo che quella misera merenda ha abbastanza calorie da potersi trasformare in un giorno di vita. Un giorno di vita in più…per chi?
Le piccole stelle tra i pali mi osservano immobili. Forse hanno capito e aspettano che io decida.
E mi sembra di impazzire, perché è vero. Io li ho visti, ho visto come sono ridotti. Ho visto tante stelle spegnersi nelle tre settimane che ho passato qui.
Ho tra le mani alcune ore di vita, ma solo per uno di loro. Chi? Come faccio a decidere?
(…)
Avrei voglia di urlare, di far esplodere tutta la rabbia che ho accumulato in questi giorni vagando in questa ennesima follia provocata dal più disumano degli esseri, l’uomo. Tanta sofferenza, tanto dolore, tanta vita soffocata ed offesa per i giochi di potere e gli interessi di pochi. La fame è un’arma di guerra, fra le più spaventose. Si distruggono campi e raccolti per provocarla e fiaccare il nemico.
Le piccole stelle, intanto, pretendono implacabili una risposta.
(…)
Nina Ghep, il suo nome suonava così e non saprei in che altro modo scriverlo, era uno sputo di bambina di sì e no nove anni. Uno “sputo” magro magro, un alberello rinsecchito con due occhi bellissimi ed un sorriso che incantava anche il sole.
L’ho vista tutti i giorni, vestita dello stesso straccio sudicio e lacero e di quel fratellino che non abbandona mai e che le cinge il collo. Le sue piccole stelle, al mio richiamo, si illuminano. Quelle degli altri sembrano spegnersi.
(…)
Non contento mi paro davanti a lei quasi a proteggerla da tutti quei piccoli occhi che ora sento conficcarsi nella mia schiena. Le porgo il biscotto ricoperto di marmellata. Nina Ghep sorride. E poi, rapida, fa la sua scelta.
Porge il biscotto al fratellino che lo afferra avido e comincia a leccarlo come estasiato. Poi comincia a divorarlo a piccoli bocconi. Lentamente.
Nina Ghep sta attenta che non se ne perda neanche una briciola. Per un attimo penso che speri che gliene lasci un po’, che il piccoletto si accontenti della sola marmellata. Mi aspetto che pretenda la sua parte. Ed invece no.
L’ultima briciola sparisce inghiottita quasi con voluttà dal piccoletto e Nina Ghep non fiata. Dai suoi occhi solo due lacrime. Infinite, interminabili.
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L’autore di questo breve stralcio è il giornalista Silvestro Montanaro, un reporter nelle troppe zone del mondo dove regna l’orrore e un dolore sordo, atroce, inconsolabile e terribilmente diffuso.
Parlai già di lui in un altro articolo, come autore di un magnifico documentario su Thomas Sankara prodotto e trasmesso dalla RAI, che, per riconoscenza, di lì a non molto gli avrebbe dato il benservito. Sempre su Thomas Sankara ora sta per pubblicare un nuovo libro con ulteriori testimonianze sulla sua immensa figura.
In quello da cui ho tratto il brano, oltre che di teatri di guerra, racconta soprattutto dei traffici di ragazze in schiavitù, ma anche di bambine e bambini.
Storie raccapriccianti, a livelli difficilmente immaginabili.
Con il “fil rouge” di una vicenda ambientata in Brasile (inframezzata dalle altre terribili storie in altre terre), che colpisce al cuore come la più dolce e sconvolgente delle telenovelas, ma è realtà.

Il libro si chiama “Col cuore coperto di neve”.
E’ autopubblicato e lascia apparire evidentemente la mancanza di quel lavoro di edit che contraddistingue i libri di qualsiasi casa editrice.
Anche la prosa, a tratti profonda e dolente, ha qualche inceppamento qua e là: Silvestro Montanaro è, per vocazione e ormai lunga pratica, un documentarista.
Ma leggerlo è un duro bagno nella realtà, quella vera, che tutti dovrebbero fare: se ne esce comunque arricchiti, e non parlo ovviamente di quella ricchezza che, per avidità, è proprio la causa di tutti quegli orrori.
L’unico rischio, che ho avvertito in prima persona, è di perdere ogni speranza nei confronti dell’uomo.
Come ho già accennato in passato, da qualche tempo seguo con molto interesse il giovane filosofo idealista Angelo Santini.
Egli teorizza che ogni essere vivente sia una diversa emanazione di un unico assoluto, di natura divina, che sperimenta in noi i limiti spazio-temporali da lui stesso immaginati e proiettati nella realtà che ci appare come materiale.
Non è facile far quadrare questa teoria piena di speranza con i panorami di abiezione che ci mostra Montanaro, pur con tutta la sua umanità e voglia di redenzione che si condivide nella lettura…

Ultimo dettaglio che mi piace sottolineare, la prefazione di Fiorella Mannoia.
Il piccolo libro costa dieci euro e lo si ordina scrivendo all’indirizzo mail: cittadinidelmondo2016@gmail.com
e pagandolo con un bonifico con codice IBAN: IT85W0306903355010997690278 (Beneficiario: Silvestro Montanaro).

Il giornalista è molto attivo anche su Facebook, a questa pagina.

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Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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4 risposte a La profonda vergogna di essere uomini

  1. lorena ha detto:

    Da tempo seguo i tour di Fiorella Mannoia ed in una data era presente quel giornalista da cui acquistai una copia del libro ed in prima pagina mi feci fare una dedica da lui stesso…sfondi una porta aperta.
    Una considerazione: ore… minuti..! Sono tanti… troppi da salvare… troppi che scappano…troppi che arrivano…troppi che muoiono! Rimpiango quando da piccola con mia mamma mettevo il soldino in quel cappello …allora potevo scegliere….potevo capire. Oggi non piu’.

    • Franz ha detto:

      Cara Lorena, se è vero che la storia dell’umanità è sempre stata costellata da distruzione, devastazione, dolore, umiliazione, morte, credo che queste “caratteristiche” conoscano oggi il massimo della diffusione, stante anche l’incremento della popolazione mondiale.
      Noi abbiamo avuto la fortuna di nascere nella parte ricca del mondo, che, per disinformazione o leggerezza, tende a dimenticarsi che la nostra ricchezza è il contraltare di miseria e schiavitù diffuse.
      Rimpiangi il tempo in cui potevi contribuire con una moneta in quel cappello; forse, oggi, l’urgenza è diventata un’altra: diffondere informazione e consapevolezza. Un piccolo gesto può essere, ad esempio, mettere “mi piace” nella pagina Facebook di Silvestro Montanaro, per seguire e diffondere i suoi frequenti e sempre intensi messaggi.

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