26-6: Verso Corinaldo in un tripudio visivo

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Sono le sei e tre quarti quando lascio “Lo Sgorzòlo”.

L’aria è umida e il sole si nasconde dietro un’ampia striscia di nuvole appoggiate all’orizzonte.

La penultima tappa, di venti chilometri, mi porterà nei dintorni di Corinaldo.
Dopo quella, durissima e difficile, di ieri, oggi mi sembra di affrontare una passeggiata.
Come sempre, non so quali paessggi e situazioni mi presenterà, ma mi sembra molto meno insidiosa come tracciato.

Ripercorro in discesa la strada che si stacca dalla regionale per Marotta.

Le nuvole oggi sembrano proprio decise a dare spettacolo.

In accoppiata con un sole splendente e con l’aria mantenuta tersa dal vento, mi faranno dimenticare l’ossessione di quegli inestricabili panorami collinari di ieri, regalandomi l’incanto di paesaggi fantastici in una giornata dalle luci indimenticabili.

Ed eccomi nuovamente a proseguire sulla regionale per le spiagge di Marotta e Fano, con la sgradevole compagnia di sfreccianti, e via via sempre più numerosi, mezzi motorizzati.

La lascio, finalmente, all’ingresso del paese di San Lorenzo in Campo.

Mai sottovalutare l’avversario: dopo qualche minuto, qualche fotografia

e un cartello che annuncia l’ingresso nella provincia di Ancona, un ulteriore segnale indica un numero di strada provinciale che non mi torna.
L’interrogazione del navigatore dura normalmente due minuti buoni, ma ciò che conta è la connessione che permetta di eseguirla.
Dietro front: poco dopo aver lasciato la regionale, bisognava inoltrarsi per una stradina del tutto insignificante. Eh no, Google non ama le mezze misure!

Lo ringrazio di questo ennesimo regalo, restando tuttavia sul chi vive finchè non avrò imboccato con sicurezza, e per tutto il resto del tragitto, la provinciale corinaldese.

Intanto aria, vento, luci, colori e ombre hanno cominciato a giocare con i morbidi e varii paesaggi agresti, in una fantasmagoria che durerà tutta la mattinata.
Euforia, e continue pause per fare incetta di immagini.

Inoltrandomi nella campagna, ancora una volta la connessione se n’è andata, ma, dopo qualche iniziale titubanza, la segnaletica stradale mi rassicura.
Memore di ieri, cerco di economizzare l’uso della batteria.
Certi soggetti, tuttavia, non possono essere oltrepassati senza uno scatto fotografico.

Un cartello “vendita pomodori e verdura di stagione” mi attrae: nello zaino ho solo un avanzo di pagnotta e non so se incontrerò dei negozi di alimentari.
Entro nel cortile salutato dallo strepito di due piccoli cagnetti.
Sembra non ci sia nessuno, ma poi compare una signora anziana, che mi fa entrare nel magazzino.

Per un euro porto a casa, anzi a spasso, quattro pomodori e un grosso e lucido zucchino verde scuro, con tanto di fiore.

E si può procedere.

Un agriturismo invita al pranzo nei giorni feriali.
Ci penso un attimo poi decido di tentare, nonostante siano solo le undici e venti: la verdura acquistata potrà venir buona per la cena.
La porta è chiusa, l’apertura è a mezzogiorno, ma c’è un numero di telefono.
“Pronto, buongiorno. Guardi sono passato di qui a piedi, sono davanti all’ingresso; volevo sapere se posso mangiare adesso qualcosa.”
“Apre a mezzogiorno.”
Grazie, so leggere anch’io… dovrei ribattere.

Le gambe cominciano a sentire le ore di cammino, ma ormai sto raggiungendo le propaggini del centro abitato di Corinaldo (il cui bel centro storico campeggia su una collina un po’ distante).
All’odierna festa dei colori hanno deciso di contribuire molto vivacemente anche dei manufatti.

C’è anche un supermercato. Potrò integrare gli acquisti di verdure, per un bel pranzo alla faccia degli agriturismi chiusi!

Al banco della gastronomia ho già adocchiato un po’ di cose. Quando è il mio turno mi faccio confezionare alcuni tranci di peperone grigliato e prezzemolato. Poi chiedo se quelle invitanti polpette sono vegetali.
“Sì, c’è solo un po’ di salsiccia dentro.”
“No allora no” e opto per delle fette di melanzana cucinate.
Curiosamente, senza avermi sentito, una signora non giovanissima, servita contemporaneamente da un’altra commessa, replica la richiesta e poi il rifiuto delle polpette diversamente vegetali.
Chissà che la prossima volta non cambino la ricetta…
Una “Nastro azzurro” da sessantasei centilitri, poi di corsa alla cassa, ché al “Bed and breakfast Il vecchio cipresso” mi stanno aspettando.

Il sacchetto della spesa portato a mano non mi impedisce di fermarmi a fotografare i girasoli;

nell’altra mano il tablet per controllare l’avvicinamento all’obiettivo.

Finché, ancora una volta, la tecnologia viene superata da un linguaggio più antico, quello dei simboli: nella fattispecie, un albero inconfondibile…

Informazioni su Franz

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