25-8: Le ciclabili lungo la Valle del Boite

Almeno un paio di preoccupazioni avevano segnato la vigilia di questo nuovo esordio.
La prima, di carattere fisico: un piccolo ematoma sotto l’unghia dell’alluce sinistro, eredità lasciatami tre giorni prima da un’escursione terminata a notte fonda.
La seconda, invece, relativa al conclamato avvicinarsi di una perturbazione portatrice di rovesci e temporali.

Quando, poco prima delle otto, ho lasciato l’albergo (a Villanova di Borca di Cadore) dove ho trascorso una bella settimana di vacanza, la valle era oppressa da nuvole basse, ma non pioveva.

Il Boite è limaccioso, nell’immagine di inizio viaggio che scatto e poi pubblico su Facebook.

A Borca mi incontro con Claudio, proveniente dalla nostra San Vito, che mi accompagnerà per la prima ora di cammino.
Fra questi monti ci conoscemmo, lui di Modena io di Bologna, qualcosa come cinquantuno anni fa; si perde il conto delle vacanze condivise e, ogni volta, dei tristi ritorni a casa.

È strano, questa volta, che la fine della mia vacanza sia anche l’inizio eccitante di una nuova traversata.

Raggiungiamo facilmente la pista ciclabile che sfrutta il tracciato dell’antica e gloriosa ferrovia Calalzo-Cortina-Dobbiaco e poi, come adolescenti un po’ cresciuti, ci facciamo un “selfie”.

A quest’ora la ciclabile è del tutto deserta e particolarmente piacevole da percorrere in leggera discesa.
Poco più sotto, la Statale di Alemagna si appresta a ospitare il primo sabato del rituale “controesodo”.

Ecco l’abitato di Vodo di Cadore.

Di lì a poco è il momento di salutarci e, per me, di ritrovare la dimensione solitaria che, come sempre, caratterizzerà quasi tutte le mie giornate di viaggio, sia nel cammino che nei posti di tappa.

Cerco di mantenere un passo veloce, per macinare più chilometri possibili (dei ventitré previsti), prima della pioggia.
Il piede sinistro, benché imprigionato negli scarponcini impermeabili e rigidi da escursionismo, non dà segni di insofferenza. Tutto procede nel migliore dei modi.

Le nuvole, che sembrano evaporare dai boschi di conifere,

anziché infittirsi in cielo, si diradano, fino a lasciare trapelare i raggi di un sole gradualmente sempre più splendente e caldo.
L’evento inatteso mi costringe a una sosta per cambiare abbigliamento a me e anche allo zaino, avvolto fin qui nella sua copertura impermeabile gialla sgargiante, rivelatasi inutile.

Così, illuminato dalla luce del sole, mi appare il centro di Valle di Cadore.

Senza smettere di camminare, estraggo dal marsupio e metto fra i denti alcuni datteri e un paio di biscotti.

I paesi a valle di Valle: Tai, Pieve e Calalzo, costituiscono quasi un unico agglomerato.
Google Maps mi indica ora di raggiungere e proseguire sulla statale.
Anche se a costo di un chilometro aggiuntivo, preferisco rimanere sulla ciclabile, che non termina con il tracciato della ferrovia ma è indicata proseguire per Belluno e Venezia.

La scelta mi regala uno dei passaggi più belli di questa prima tappa.
La sede della ciclabile diventa provvisoriamente una strada semideserta in salita, che attraversa una piccola frazione dall’atmosfera un po’ incantata, chiamata Sottocastello.

Superato il piccolo villaggio, la strada prosegue in una specie di terra di nessuno, verso la confluenza con la statale.

Raggiunta quest’ultima, devo percorrerla per un breve tratto, prima di imboccare la “Cavallera”, che della stessa rappresenta, con le sue curve, l’antico tracciato.

E ho la lieta sorpresa che, anche accanto a questo breve segmento, corre la confortante ciclabile in sede propria,

che poi sfocia proprio nella Cavallera.

L’antica strada, che con la mia famiglia risalimmo, con destinazione San Vito di Cadore, sul finire di giugno di cinquantun’anni fa, nel corso di un epico viaggio interminabile, mi si presenta in un graditissimo, affascinante abito spettrale.
Non passa quasi nessuno.

Una parete di roccia sulla destra; a sinistra una grandiosa veduta, sul profondo letto del Boite che punta dritto verso il paese di Perarolo, laggiù interamente come in posa, e, stagliato all’orizzonte, sul viadotto del nuovo tracciato.

Di qui in poi, purtroppo, non ho più alcuna immagine: benché al quaranta per cento di batteria, il tablet mi si spegne ripetutamente per lo sforzo di connettersi alla rete con scarso segnale.

Mentre scendo rapidamente verso il paese, cercando di domare lo strumento ribelle, mi rendo conto che la mia ecologica rinuncia, ad aggiornarmi tecnologicamente con un nuovo acquisto, sta raggiungendo una situazione potenzialmente critica.
Prima o poi sarò costretto a cedere al ricatto che rende obsoleti strumenti dall’altissimo impatto ambientale dopo pochi anni di vita, ma per ora accetto la sfida, a costo di qualche disagio.

Precauzionalmente, ho nello zaino la stampa di tutte le mappe, e in tasca quella odierna.

Mi è sufficiente per imboccare, terminata la discesa verso Perarolo, la strada che attraversa il Boite e si dirige verso il nuovo tracciato dell'”Alemagna”.

La salita è ripida e faticosa, ma quando scorgo la prima indicazione del mio “Bed and breakfast” le residue energie si moltiplicano.

L’orologio segna le due meno dieci, poco meno di sei ore dalla partenza di una prima tappa molto positiva, quando suono il campanello che attiva, nel giardino, l’abbaiare deciso ma innocuo di un bel cagnone.

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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4 risposte a 25-8: Le ciclabili lungo la Valle del Boite

  1. Maria luisa ha detto:

    Ciao Francesco. Ti seguo, lungo il percorso, da Gaeta. Forza, Franz! 👣

  2. Amanda.B ha detto:

    Ah ma la conosco la vecchia ferrovia l’ho fatta ben due volte con gli sci ai piedi da Fiammes a Cima Banche, quando ero ancora inesperta, e da Fiammes a Dobbiaco e parziale ritorno, in un giorno così freddo, questa seconda volta, che a Cima Banche mi si bloccò la mandibola a frigore!

    • Franz ha detto:

      Non mi meraviglio: il passo Cimabanche d’inverno è uno dei punti più freddi d’Italia.
      D’inverno credo che la pista di fondo sia solo da Cortina verso l’Austria, mentre quella ciclabile occupa l’intero percorso.
      Un’ottimo lavoro di riutilizzo di quella ferrovia, che comunque conserva una storia ricchissima di episodi suggestivi.

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