29-8: Oltre il Piave per la variante dei santi

Non sempre tutti i santi aiutano.
La tappa odierna, da Conegliano a Vascon di Carbonera, di ventuno chilometri, prevedeva un lungo tratto su strada statale.
Per questo avevo deciso di utilizzare un percorso alternativo, che attraversa o lambisce le località di Santa Lucia, Santa Maria e San Michele (tutti rigorosamente, “di Piave”) e che immaginavo molto meno trafficato. Quattro chilometri in più, presumibilmente ben spesi…

Sono arrivato a destinazione alle tre del pomeriggio, sette ore abbondanti dopo la partenza; cercherò di raccontare in breve le molte fasi di una nuova giornata di cammino che ha finito per mettermi a dura prova.

Sveglia alle sei e venti, oggi, e colazione poco prima delle sette, in compagnia con gli ospiti altrettanto mattinieri del “bed and breakfast”, diversi giovani di una ditta di traslochi.

Nel superarmi con i loro due camion suonano il clacson e mi salutano, mentre sto ripercorrendo in discesa i cinquecento metri che ci separano dagli stradoni periferici di Conegliano.

Cerco di orientarmi con le mappe scaricate alla vigilia, per non svegliare la bestia divoratrice di tempo e di batteria, cioè il navigatore di Google.
Per un breve tratto i riferimenti stradali coincidono, poi evidentemente sbaglio una deviazione, perché non mi quadra più niente.
Cerco di cavarmela da solo, ma peggioro la situazione.
La bestia, per rimettermi in carreggiata, mi chiede il suo tributo di tempo, oltre un quarto d’ora, e di batteria, un buon venticinque per cento di carica.

Questa foto, scattata un’ora dopo la partenza, non rende l’idea delle condizioni stradali che caratterizzano un lungo tratto iniziale (circa quattro chilometri) dell’itinerario selezionato.
La strada è così larga, ma molto più trafficata, un via vai sfrecciante e ossessivo, mentre la pista ciclo-pedonale lascia il posto a una semplice corsia dedicata.
Anche in questa situazione non proprio ottimale, e con un certo ritardo accumulato, mi fa visita quella specie di lieve e gioiosa euforia delle prime ore di marcia, che illude di poter continuare indefinitamente senza accusare la fatica.

Poi è ancora la belva affamata (con nuovo tributo) a dovermi togliere d’impiccio, facendomi imboccare la prima importante deviazione, che sarebbe stato difficile intuire.

Ora la strada, più stretta e tranquilla, è affiancata da un’opera di canalizzazione idrica molto vistosa.

Questo tratto si rivela molto migliore, per condizioni stradali e paesaggistiche.

Districarsi con i dettagli non sempre sufficienti delle mappe “fuori linea” non è facile.
Finisco per imboccare una variante sulla variante, che mi porta fino al paese di Tezze, con aggravio di un altro paio di chilometri sul già nutrito totale.

Quando sono quasi passate le prime tre ore e mezza, cioè alle undici e un quarto, mi concedo una prima breve sosta in un bar.

Mi lascio tentare dalla vista di un cesto di arance e chiedo una spremuta.
Nel ripensarci, poi, una volta ripreso il cammino, capirò di aver fatto una delle scelte meno ecologicamente sostenibili: le arance a fine agosto vengono probabilmente da oltre oceano ed è da viziati consumarle.

Ho indossato gli occhiali da sole e il cappellaccio contadino: la giornata è calda e il sole si fa già sentire.
Mi ci vuole una mezz’ora per ricongiungermi all’itinerario corretto, all’entrata di San Michele di Piave.

La strada si dipana più larga e battuta di quanto avrei sperato, ma offre di tanto in tanto qualche bello scorcio sulla campagna.

E finalmente compare il ponte sul Piave. Voglio proprio fotografarlo, il fiume storico: mi aspetto di vederlo molto più maestoso e placido di quando mi affiancava da Perarolo a Longarone.
Giungo nella rampa in discesa del ponte avendo visto solo un tappeto di vegetazione selvaggia. Ma che scherzi sono questi?
In realtà scoprirò che si trattava di un ramo minore, probabilmente sotterraneo.

Al secondo tentativo, e relativo lungo ponte, l’immagine che mi aspettavo si materializza.

Se la sensazione è di avere ormai risolto le difficoltà di itinerario e di essere entrato nella parte finale del tragitto, nello stesso tempo la fatica delle molte ore di cammino, amplificata dal caldo, si fa sentire sempre più.
Mi sono ripromesso una nuova sosta-bar una volta raggiunto il paese di Maserada.

All’una e un quarto finalmente raggiungo le sue ville fiorite

e il suo bar centrale, dove entro trafelato e chiedo se posso ricaricare un po’ la batteria del tablet e mangiare una di quelle grosse fette di melone che mi fanno l’occhiolino da sotto il banco.
La giovane cameriera me lo serve già tagliato a pezzetti; il sapore nell’addentare i freschi tasselli arancione è impagabile.

I due chilometri che percorro fino al paese di Varago sono probabilmente i più belli e compensano un po’ la fatica.

Ma non è ancora finita: altri due chilometri da percorrere fino a Vascon e poi mettersi sulle tracce del bed and breakfast.

Attivo per l’ultima volta la bestia, che mi guida per gli ultimi bivii, ma divora tutta la batteria poco prima di arrivare.
Con l’aiuto cartaceo dell’indirizzo sulla stampa complessiva della mappa (quella d’emergenza che tengo in tasca), per fortuna e in barba alla tecnologia, riesco a individuare in una piccola laterale il mio confortevole e sereno alloggio.

Informazioni su Franz

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4 risposte a 29-8: Oltre il Piave per la variante dei santi

  1. Maria luisa ha detto:

    È un traffico che ha fatto perdere la dimensione umana dei miei luoghi. Che nostalgia della tranquillità!

  2. Amanda.B ha detto:

    Il traffico sulle grandi arterie da quelle parti è davvero terribile

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