7-9: Il cielo sopra Gambulaga

Ieri sera, sia perché a corto di viveri, sia per festeggiare la bellissima tappa (e i primi sentori di conclusione con successo della mia lunga avventura), avevo deciso di concedermi una cena in trattoria.
Trovandomi a Bivio Medelana, cioè in una non-località, appollaiato comodamente nella mia stanza avevo chiesto aiuto all’animale, riuscendo a trovare solo un paio di locali a tre chilometri di distanza.
Senza zaino si può fare, ho deciso.
Fortuna che ne ho parlato con la signora: entrambi i locali hanno chiuso i battenti, ma ce n’è uno aperto nella stessa zona.
Per farla breve mi son fatto, fra andata sul far della sera e ritorno sotto le stelle, altri otto chilometri e mezzo di cammino. Da matti, lo so.
Ma ne è valsa la pena: ho mangiato bene, all’aperto, sfruttando la buona connessione per cominciare la scrittura del mio diario e ascoltando, dal tavolo vicino, le memorie mitologiche di un batterista abile a suonare quanto a raccontare.

Questa mattina, come sempre alle sette e tre quarti, mi avvio a ripercorrere inizialmente la stessa strada, sotto un cielo chiuso e minaccioso.

Le mappe scaricate alla vigilia mi danno apprensione: per lunghissimi tratti non citano i nomi delle traverse né altri riferimenti utili.
La tappa è breve, sedici chilometri, ma potrebbe diventare terribilmente lunga.

I nuvoloni si specchiano nei corsi d’acqua.

Già la prima deviazione a destra si rivela molto critica: per imboccarla con sicurezza devo ricorrere a ben due sgradite consultazioni del pachiderma.
Ma saranno le uniche nel corso dell’intero tragitto, che si rivelerà in effetti privo di altre diramazioni insidiose.

Rassicurato, posso riprendere a fotografare i campi

e i numerosi e ben carichi peri che vengono qui coltivati diffusamente.

La tentazione è forte e comunque non c’è bisogno di compiere gesti malandrini: fra le tante pere già cadute, ce ne sono alcune ancora sane.
Limito il bottino a quattro begli esemplari e ne assaggio subito uno, che rivela un sapore non confrontabile con quelli di marmo o di cera della grande distribuzione.

In un altro bottino, quello fotografico, entrano diversi tipi di edifici…

…compresa questa piramide, i cui mattoni riescono indecifrabili alla mia cultura cittadina, né ho la faccia tosta per chiederne conto all’agricoltore e presumibile architetto.

Quanto sono diverse, rispetto a ieri, le luci e le ambientazioni!
Le prime, diffuse e smorzate; le seconde, di campagne estese e brulle.
Uno spettacolo molto meno scenografico, ma pure intimamente morbido e suggestivo.

Poco dopo le dieci, dunque a metà del mio cammino odierno, entro nel primo di tre paesi previsti nel mio itinerario in sequenza (e in ordine decrescente di dimensioni e importanza): Gambulaga.
Una prospettiva di casette, varie nelle forme, colori e nell’aspetto spesso molto curato, termina con la facciata della chiesa.

Un bambino, seduto su un muretto a far niente, mi saluta: “Ciao”, con grande spontaneità.
Gli rispondo con calore, celando la sorpresa.

È un paese vivo ma tranquillo, attraversato, almeno a quest’ora, da pochissimi mezzi motorizzati e, per questo, capace di suscitare al mio sguardo, e soprattutto alle mie vigili orecchie, un fascino particolare e una lieta sorpresa.

Trovo facilmente un negozio di alimentari: questa mattina a colazione ho trafugato diverse fette di pane e due piccole confezioni di fette biscottate; urge il companatico e comfettatico, come sempre da limitare nel peso e nelle dimensioni.

Esco con due pomodori maturi e un vasetto piccolo di salsa di olive e capperi.

Non altrettanto interessante è il piccolo borgo successivo, Runco.
Ma c’è una panca, che mi invita, dopo tre ore di marcia, a concedermi un po’ di riposo.

Prima di incontrare le poche case del terzo villaggio, che si chiama Quartiere, mi imbatto in altri filari di peri ben forniti.

Come si può vedere in queste ultime immagini, un sole malato e un po’ d’azzurro han finito per imporsi.
Il clima è afoso, rare sono le lievi folate di vento fresco.

La piatta strada nel cuore della Pianura Padana ha un’improvvisa impennata, il cartello indica “nove per cento”, quando c’è da scavalcare la ferrovia per la vicina Portomaggiore.
È l’occasione per riprendere qualche immagine dall’alto.

Quando tutto lascia pensare al lieto fine, ecco il colpo di scena:

Telefono immediatamente alla mia residenza.
Il proprietario mi tranquillizza: “Ecco, noi siamo subito prima del ponte interrotto.”
Meno male.

Oggi la tappa si è svolta in ambienti insolitamente tranquilli e mi ha regalato nuovi momenti di quel magico silenzio che mi entusiasma.
Il chilometro e mezzo di strada senza uscita ne è l’espressione più alta.

La soddisfazione di un’altra giornata di belle scoperte dovrebbe imporsi, ma non riesco ad evitare il pensiero di domani, se quel ponte è davvero invalicabile: una variante necessaria potrebbe portare la terza tappa consecutiva di lunghezza limitata a diventare la più lunga e faticosa.di tutto il viaggio.

Ma quando raggiungo il ponte sembra del tutto valicabile da mezzi a trazione umana.

E anche l’albergatore, che mi sta aspettando davanti alla porta del suo grande locale, me ne dà conferma. Domani, salvo temporali, si ripartirà tranquillamente.

Informazioni su Franz

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2 risposte a 7-9: Il cielo sopra Gambulaga

  1. Amanda.B ha detto:

    Barbabietola da zucchero, la piramide, sembra che poi quella è la zona sua

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