25-6: La Dora e il Castello

Il naso intasato, ieri sera, cominciava a minacciare pericolosamente un’altra veglia pellegrina, ma per fortuna, in tempi brevi, il semaforo che regola il traffico del respiro ha dato il verde e ho potuto dormire.
Un sonno profondo, del tipo che al risveglio, per alcuni attimi, non hai idea di dove ti trovi e, quando poi ti alzi, ti senti rigenerato.

Colazione alle sette e mezza, come mi aveva indicato la non troppo loquace proprietaria dell’albergo.
Avevo letto nelle recensioni di un ricco buffet, ma la realtà supera le aspettative, per varietà, qualità e abbondanza. C’è anche tanta frutta (perfino delle ottime ciliegie), di cui faccio incetta, imboscandone pure una parte.

Quando sono pronto per partire, a farmi il conto compare l’anziano marito, l’altra faccia della medaglia. Come in tante coppie in cui i caratteri si compensano, lui è estremamente socievole e cerca la conversazione.
Stento a farmi intendere, quando gli accenno a recensioni e mappe trovate in rete, e anzi mi tocca accettare un inutilissimo foglio con indicazioni stampate sulla Via Francigena.

Ma, quel che è peggio, poco dopo mi scorge titubante con gli occhi sul tablet e l’andatura ondivaga.
Avevo a lungo impostato le mie mappe per riguadagnare il percorso canonico (…mai aggettivo fu più adatto!) e un po’ di piccoli tentativi ed errori fanno parte del gioco.
Dall’alto del cortile sento tuonare i suoi consigli.
Nonostante i quali alla fine ne vengo fuori.

La parte iniziale del percorso, in una mattina afosa e velata da un po’ di foschia, si svolge in una zona rurale e di piccoli sobborghi, periferica rispetto alla città di Aosta, che campeggia vicina sul versante opposto.

Dato che il tracciato ufficiale fa tappa in quella città, avevo segnato nelle mie note di abbandonarlo in località Signayes e di puntare con Google Maps verso l’Ospedale Beauregard, nei pressi della statale principale, dove avrei potuto ritrovarlo.

Fino a Signayes le indicazioni lungo il percorso oggi sono abbondanti, tanto che presto smetto le laboriose operazioni di consultazioni comparate, fra mappe della traccia satellitare (scaricate dal sito) e Google Maps.
Come ieri, è un vero divertimento seguire le apparenti bizzarrie del mio filo d’Arianna, che passa rasente cortili, imbocca viottoli che sembrano senza uscita e, insomma, fa… i miracoli per evitare le vie percorse dai mezzi motorizzati, sfruttando tutte le stradine di campagna.

Noto soltanto che, dal punto di vista acustico, che riveste per me una grande importanza, in questa zona non c’è mai il senso di quieto e totale abbandono. Sono sicuro che nelle future tappe prima o poi lo ritroverò.

Giunto alla località strategica, come previsto punto il navigatore sull’ospedale.
Anche Google Maps, in modalità pedone, fa quello che può per evitare le strade trafficate; peccato che a volte ti porti fino a proprietà private dal cancello invalicabile.
La cosa mi costa oggi un aggravio di un buon quarto d’ora ed energie spese in una risalita. Poco male.

In compenso ho la sorpresa di ritrovare, ai bordi di una strada, quasi un vecchio amico che, un paio d’anni fa, mi aveva spesso generosamente tenuto compagnia:

un albero di mirabolani, ricco di frutti maturi, che mi metto subito a raccogliere per integrare la provvista mattutina.

Durante il raccolto, da un’automobile in corsa sento rivolgermi un urlo forte e gutturale.
Mi ci vuole qualche attimo per decifrarlo: un buontempone (per usare un eufemismo), mi ha gridato: “Non rubare!”
Quanta tristezza. E quanto presumibile dolore soffocato, in chi non trova di meglio da fare e da dire.

Quando, alla fine dei suoi bravi tentativi, Google Maps si rassegna definitivamente allo strapotere della trafficata statale, non me ne dispiace: dopo la maratona di ieri, oggi mi sta a cuore arrivare alla meta in tempi ragionevoli.
E via a passo di marcia, un chilometro dopo l’altro.

Quando consulto nuovamente il navigatore, l’ospedale (e con esso il ricongiungimento con la Via Francigena standard) è già superato.
In compenso mi viene proposta, proprio da quello stesso punto, una felice via alternativa che passa al di là del fiume.

Sono a metà percorso. Non faccio in tempo a formulare nella mente la parola magica “bar” che, a differenza di ieri, ne compare immediatamente uno, grande e moderno

e gestito da una giovane proprio niente male: capelli corti un po’biondi un po’mori, occhiali, fisico snello e molto femminile.

Ma la cosa sconvolgente è che mi dice subito di sì, alla mia proposta oscena: “Ce l’hai un chinotto?”
Galvanizzato dal successo, rincaro la dose: “C’è anche non freddo?” e a questo punto, ahimè, ricevo l’inesorabile due di picche, cioè il solito succo di frutta…

Dopo la pausa, riprendo il cammino fino all’incontro con un’altra signora, che corteggerò, anzi costeggerò, molto a lungo, sia oggi che nelle prossime tappe.
Si chiama Dora, e di cognome fa Bàltea.

Al di là del fiume, e lungo il suo corso accompagnato da correnti d’aria fresca, mi aspetta una piacevole sorpresa:

una pista ciclabile in sede propria, tranquilla, piana e rassicurante.
Rari passaggi di ciclisti e cicliste solitari.

Dopo un lunghissimo tratto, la pista punta ad attraversare nuovamente il fiume e Google allora mi fa deviare, nei pressi di un affluente,

su una strada secondaria, che mi regala nuovi scorci panoramici.

La fatica comincia a farsi sentire anche oggi, sia pure molto meno di ieri.

È comunque un bel sollievo avvistare finalmente l’abitato di Fénis,

il suo magnifico castello,

e infine il bellissimo albergo che ho prenotato.

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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4 risposte a 25-6: La Dora e il Castello

  1. Ceci ha detto:

    Riprendendo le parole di Thoreau… sei allarmato, giustamente da quanto leggo – visti gli imprevisti e le fatiche -, perche’ hai camminato solo con il corpo senza arrivare anche con lo spirito, che quando si congiunge al corpo rende lieve la fatica. Confido in una serena fusione di corpo e spirito.

    • Franz ha detto:

      Credo, carissima, di poter imparare tanto dal tuo bagaglio di letture, così come di esperienze alpinistiche. Ma non mi sembra che da questo secondo racconto traspaia allarme…

      • Ceci ha detto:

        Hai ragione! Un eccesso di apprensione da parte mia!
        Spero ti accompagni un po’ il fresco, in questo periodo rovente.

        • Franz ha detto:

          Ecco, quello dell’ondata di calura sì, che è un valido elemento di apprensione, se proprio serve!
          Ciao Ceci, abbraccio.

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