27-6: Planaggio sul confine regionale

L’argomento che cito sempre, a sostegno della bontà delle mie traversate a piedi, è il sorprendente cambiamento dei ritmi fisiologici, e soprattutto del bisogno di sonno, che vi si manifesta.
La notte scorsa ne ho avuto un’ennesima, ma pur sempre sorprendente, conferma: mi sono alzato, completamente riposato, alle cinque e mezza, dopo pochissime ore di sonno, peraltro in una stanza incredibilmente fresca.

L’unica arma di difesa, contro questa eccezionale ondata di calura, è anticipare il più possibile le partenze mattutine.
Esco dal mio fatato alloggio alle sei e quaranta, con l’impressione di poter in futuro fare ancora meglio.

Mi aspetto un clima fresco e, invece, trovo un’aria umida e già afosa.
Il percorso sembra mantenere le caratteristiche dell’ultima parte di ieri, con una buona segnaletica, in direzione di Verrès, e con passaggi fra piccoli borghi

e scorci panoramici sul fondovalle,

dove la Dora e l’autostrada corrono paralleli, ma è purtroppo quest’ultima a diffondere fin quassù il suo uniforme gemito.

Si resta per il momento in quota, sia pur con i soliti impegnativi saliscendi.
Sono già le otto quando il sole sorge dai monti.

Ho la netta impressione che, almeno inizialmente, il sole asciughi l’aria umida, rendendola più respirabile.

Improvvisamente il sentiero decide di puntare con decisione a valle, come un aereo in fase di atterraggio, verso la località di Plout.

Sento dietro me sopraggiungere qualcuno a passo veloce. Mi volto; son due giovani equipaggiati da trekking, probabilmente sul mio stesso cammino.
Quando mi raggiungono, li saluto con un’espressione d’intesa. Mi rispondono buongiorno con inflessione francese e con molta freddezza, che un po’ mi ferisce.

Li torno a superare, in una curva del viottolo, dove si sono fermati a sistemare qualcosa. Naturalmente questa volta non li considero.
Una piccola scorciatoia, poi, li farà giungere nel fondovalle prima di me e li vedrò, con sollievo, prendere il largo.

La statale e l’autostrada sono perfettamente parallele, ma su due piani sfalsati, in direzione di Verrès, che mi accoglie con luci e colori molto vivi.

Sono le nove e dieci, ho già macinato facilmente due ore e mezza della tappa odierna e, grazie anche al buon orario di partenza, prefiguro e pregusto un arrivo a destinazione molto prima del solito, e un po’ di tempo finalmente dilatato, da festeggiare con una cena in trattoria.
Dopo quell’insalatona ad Aosta, mi sono sempre arrangiato.
Anche se non sono affaticato, ma solo un po’ accaldato, anticipo la rituale sosta al bar.

Ritualissima anche la disponibilità di chinotti soltanto ghiacciati e il mio ripiegare su un succo di frutta.

Un ultimo saluto al vivace centro storico di Verrès,

e poi si punta verso la Dora, per attraversarla sui ponti una prima e poi una seconda volta.
La tensione dell’itinerario a evitare il più possibile tratti su strade trafficate è molto evidente, e regala i migliori spunti panoramici.

Ho già perso e ritrovato il percorso standard un paio di volte, senza gravi sprechi di energie e di tempo.
Nell’ultimo caso, ero in uno dei rari tratti sulla statale, e avevo visto che, proseguendo, l’avrei incrociato, superando tre riferimenti (industrie e attività commerciali) referenziati sulla mappa di Google.
Trovato il primo, yeah!, trovato il secondo, doppio yeah!, del terzo nessuna traccia.
Quando vedo che la statale punta a passare sotto un cavalcavia dell’autostrada, capisco che bisogna tornare indietro.
E alla fine trovo il sospirato, quanto nascosto, segnale del sentiero,

che mi riporta con gioia e sollievo in zone agresti e quiete, dopo aver valicato ancora la Dora Baltea su un ponte a schiena d’asino del 1700, detto di Echallod.

Più tardi, vedo che il fantasioso ignoto progettista della Via Francigena ha trovato il modo di farla transitare parallelamente a ridosso dell’autostrada.

Giungo così a conoscere, in sequenza, tre piccoli paesi dall’aspetto antico e tuttora vivi (anche se con atmosfere e caratteristiche diverse), situati incredibilmente vicini al nastro d’asfalto dei viaggiatori frettolosi e distratti.

Si chiamano Hône, Bard e Donnas.
Ecco una miscellanea di immagini scattate rispettivamente in questi tre borghi:

Quello di Bard, a cui si riferiscono la quarta, quinta e sesta immagine della sequenza, è il più noto e turistico, per la presenza del suo imponente castello.

Il percorso francigeno aggira il castello, allontanandosi dal fondovalle con una micidiale salita.
Prima di affrontarla, faccio una pausa, accovacciandomi in un minuscolo anfratto ombroso.
Sono affaticato e accaldato, nonostante le frequenti bevute d’acqua fresca, e bagnate di braccia e viso nelle numerose fontane incontrate.

Mi rendo conto che il mio ottimismo sui tempi d’arrivo si sta rivelando errato in maniera clamorosa.
Devo spostare l’ora prevista d’arrivo a Pont Saint Martin dalle tredici alle quattordici, e più tardi dalle quattordici alle quindici.
Mi chiedo le ragioni di tanta difficoltà inattesa, visto che oggi il tributo allo smarrimento del sentiero è stato abbastanza ridotto.
Credo che il problema nasca dalla differenza della lunghezza calcolata su Google (da un estremo all’altro di ogni tappa) con il tortuoso (e pieno di saliscendi, almeno fin qui) percorso francigeno. Problema peraltro minimizzato nelle guide ufficiali, di cui ho avuto modo di diffidare fin dalla prima terribile giornata.
E poi c’è il caldo, a livelli record, a rendere la sfida ancora più dura.

Gli ultimi lunghi, interminabili chilometri, si svolgono lungo la statale.
Il mio albergo si trova all’altra estremità del paese, proprio al confine col Piemonte, costringendomi a una non richiesta visita turistica.
Un curioso sovrapporsi di palazzi:

ed ecco il ponte romano (sul fiume Lys) che dà il nome al paese:

e infine, dopo oltre otto ore dalla partenza, la meta agognata.

Mi attendono quattro piani di scale senza ascensore.
Il classico colpo di grazia!

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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4 risposte a 27-6: Planaggio sul confine regionale

  1. Amanda ha detto:

    Io li ho tutti i giorni, più volte al giorno spesa e valigie comprese anche quando torno dai monti quattro piani senza ascensore 😉

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