30-6: Verso Santhià: buongiorno pianura!

È gentile, ma non esageratamente sveglio; colpisce la sua carnagione pallida. Ci salutiamo e presentiamo, guardandoci schiettamente negli occhi.
“Vuole anche cenare?”
“No, niente cena.”
“Allora per letto e colazione sono quindici euro.
Mi dà la credenziale?”
“Mi dispiace, l’ho lasciata a casa.”
“Ah non ce l’ha…” mi fa con una punta di sdegno.
“No, ma se è necessario ne compro un’altra.”
“No no, è lo stesso; non ne abbiamo.”
“Senta, per domattina, se stasera vuole lasciarmi la colazione pronta, così posso partire presto senza disturbare…”
Il concetto non rientra nei suoi canoni: devo ripeterglielo.
“No, domani mia moglie gliela prepara; noi dormiamo qui.
La segno per le sei, va bene?”
“Va bene.” Meglio non insistere.

Mi dà la chiave del portone, poi mi accompagna al primo piano, dove un largo androne precede la zona delle due camerate, ciascuna con i suoi bagni, una per le donne una per gli uomini. Otto brande a castello, con i materassi avvolti in un solo lenzuolo a tinte delicate. Senso di pulizia e abbastanza fresco.
Poi si congeda: “Se ha bisogno di qualcosa mi chiami.”

Sono, e resterò, l’unico ospite, probabilmente perchè il posto tappa ufficiale è un’ora di cammino più avanti, non qui a Piverone, ma a Viverone (a volte sembra di stare dentro una storia di Paperino…)
Ho finalmente tanto spazio e tanto tempo tutto per me; è la prima volta che succede da quando sono partito lasciandomi alle spalle la Svizzera e i nevai del Gran San Bernardo, quasi una settimana fa.
Sistemati i bagagli e fatta la doccia, mi sdraio su una branda, quella che mi sembra più strategica per un po’ di corrente d’aria.
E piano piano mi appisolo, per breve tempo, svegliandomi con un senso di sana e rigenerante fiacca.

Puntuale all’appuntamento, alle sette sono seduto a uno dei tavolini interni della trattoria.
La cuoca e proprietaria ci tiene a far le cose per bene: una bella insalata mista, un primo di ravioli vegetariani con un sugo solo un po’ troppo sanguigno, tre fettine di ottima toma, e l’acuto finale di un semifreddo al cioccolato. Un quartino di rosso mi dà calore e intontimento indesiderato: la prossima volta birra.

Inaspettatamente, la notte rappresenta la terza sfida consecutiva: la camerata si è scaldata molto e il materasso e il cuscino di gommapiuma sembrano strumenti di tortura. Supererò anche questa, con l’aiuto, per due volte, di una supplementare doccia rinfrescante.

Una colazione generosa è già pronta per me alle sei. Faccio conoscenza con la signora, una persona molto gradevole e capace, come avevo intuito dai locali.

E alle sei e quaranta ha inizio la nuova giornata di cammino.

Dopo un’ora esatta, compare il lago di Viverone

e poi il suo suggestivo centro storico

Due signore si godono, passeggiando e chiacchierando, il fresco di questa domenica mattina.

Subito dopo Viverone, c’è un più piccolo centro abitato, Roppolo, di cui fotografo la sede municipale.

Il percorso procede poi, con continui transiti sorprendenti, in direzione del terzo centro abitato previsto, Cavaglià.

Mi rendo conto, ogni giorno di più, di quanto ghiotto sia questo cammino per chi ama addentrarsi in ambientazioni naturali e ripenso con un po’ di tenerezza alla soddisfazione provata (e puntualmente raccontata) nei miei viaggi precedenti, ogni qual volta Google Maps mi permetteva di evitare strade trafficate.

Sono costretto ad aggirare per intero questa piccola vigna, nell’unico punto non ben segnalato di tutta la tappa.
Da quando ho lasciato la Val d’Aosta, i segnavia sono diventati così frequenti e rassicuranti da rendere superflui gli ausilii elettronici che ho predisposto e che, a loro volta, si erano rivelati deficitari, un punto potenzialmente (e più di una volta anche effettivamente) critico nel mio procedere.

Nel centro storico di Cavaglià, passo davanti, baldanzosamente, a una coppia straniera con grandi zaini, fermi su una panca a ragionare su qualcosa (li si intravvede appena nell’immagine). Li saluto con un ampio gesto del braccio, ricambiato, e procedo sicuro.
Salvo poi, con la coda tra le gambe, dover invertire la rotta, in presenza di una freccia direzionale opposta al mio cammino. Ma è questione di pochi metri, prima di scorgere la deviazione corretta.

I bar di Cavaglià non mi conquistano. Mi sembra ancora presto per la consueta sosta e mi sento ancora sazio e idratato dalla colazione. Oggi, peraltro, il gran caldo non si è ancora fatto sentire.
So che dovrò rinunciare al mio chinotto, perché di qui alla meta di Santhià mi addentrerò in una zona di assoluta campagna.

Con le immagini che seguono, ho cercato di documentare l’emozione profonda di questo improvviso tuffo nella Pianura Padana, in ambienti agresti, sempre diversi ma uniti da un unico incanto, a perdita d’occhio.
Lo scalpiccio dei miei passi sulle strade sterrate e ghiaiose fa da contrappunto a una colonna sonora discreta di cinguettii, gorgheggi, frinii,

La sosta, oggi, avviene all’ombra degli alberi e il chinotto è rimpiazzato da un’ottima pesca gialla e parte della refurtiva di mirabolani.
Un elemento inquietante si è sovrapposto alla colonna sonora naturale: dei colpi secchi, uno a volte due, continuamente cadenzati a distanza di pochi secondi.
Mi viene il sospetto, avvalorato anche dal passaggio di una vettura del servizio veterinario, che si tratti di colpi di rivoltella sferrati a poveri animali in un macello pubblico.
Ma la cosa mi sembra andare avanti troppo a lungo, per essere un’ipotesi realistica.

E riprendo il cammino, e la fruizione dello spettacolo.

La colonna sonora naturale viene improvvisamente e fastidiosamente interrotta dal baccano infernale di questa squadra di csgnetti isterici.

Il lungo procedere nell’austera campagna termina con un breve passaggio a ridosso dell’autostrada.

Consulto il navigatore, che mi dice che la meta è già molto vicina.
Allora telefono al mio locandiere. Gestisce una pizzeria-ristorante con annesso hotel. Essendo chiuso la domenica, siamo d’accordo di trovarci al mio arrivo.

“Sono già vicino, prevedo di arrivare a mezzogiorno.”
“Bene, mi faccio trovare” mi risponde garbatamente, con lieve accento napoletano.

La tappa, fin qui idilliaca, sta per riservarmi una brutta sorpresa nel finale, per colpa di un mio errore.
Mi lascio infatti continuare a portare dai segnali lungo il percorso verso il centro di Santhià, in tratti di strada sterrata affiancati da gorgoglianti canali,

…anziché puntare verso la mia destinazione, che rimane qualche chilometro fuori dal paese, presso uno svincolo autostradale.

Quando mi accorgo di starmi progressivamente allontanando, richiamo l’albergatore, per rimandare l’incontro di una ventina di minuti.
E, guidato da Google, finisco su una statale dall’asfalto rovente, a sorbirmi trafelato, anche oggi, la mia dose di affanno.

In questa zona di periferia artigianale, poi, può diventare un problema anche l’approvvigionamento alimentare.
Quando già scorgo lontana l’insegna del mio locale, passo davanti a un centro sportivo piuttosto animato, perché sede di una piscina, e oggi è domenica.

Di buon passo, mi ci addentro per chiedere se c’è un ristorante aperto questa sera.
C’è solo un bar dentro un gazebo: se ci vado prima delle sette, stasera un panino me lo danno.

Riprendo trafelato il cammino e mi tocca anche scavalcare faticosamente due altissimi guardrail.

Ma arrivo puntuale all’appuntamento col giovane proprietario.

Saldati i conti, mi porta su in una freschissima camera poi si congeda.
E il mancato pellegrino si prostra davanti all’effigie di Santa Aria Condizionata.

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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2 risposte a 30-6: Verso Santhià: buongiorno pianura!

  1. Amanda ha detto:

    A volte il condizionatore è una manna

    • Franz ha detto:

      Assolutamente strategico! Se nella prima metà collinare del mio viaggio ho rischiato situazioni limite, nella seconda sarà un elemento discriminante delle opzioni d’alloggio.

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