6-7: Lungo il Ticino fino a Pavia

Un gallo, ben calato nella sua parte, mi sveglia all’alba.
Oggi partire presto è più strategico che mai: a differenza degli altri giorni ho un orario d’arrivo non proprio obbligato ma di gran lunga preferibile.
L’accettazione all’ostello di Pavia viene interrotta da mezzogiorno alle tre e mezza, dunque bisogna farcela per le dodici, al fine di avere tanto tempo in più a disposizione per la sistemazione e un po’ di riposo.
Massimo ed Elena arriveranno intorno alle quattro.

Esco alle sei e un quarto: speravo meglio, ma è comunque un buon orario, per una tappa che si presenta non esageratamente lunga.

Un chilometro e mezzo di provinciale mi separa dal centro di Gropello Cairoli, dove ritroverò il filo d’Arianna francigeno.

La cittadina, in questo primo sabato di luglio, dà i primi segni di animazione…

…o quasi.

E finalmente ci si riimmerge nella natura.

Si raggiunge presto l’unico paesino del percorso odierno, Villanova d’Ardenghi.

Procedo ancora in direzione Est, verso il corso del Ticino, col sole in fronte, oggi non limpidissimo, che proietta lunghe ombre.

La risaia è sempre l’elemento preponderante del paesaggio.

Ma dopo due ore di marcia a passo regolare, avviene la trasformazione paesaggistica che segnerà il resto dell’avvicinamento a Pavia.

L’incontro con il Ticino è preannunciato da un paio di affluenti, uno nell’altro, in progressione.

Ed eccolo, infine, in tutta la sua maestà.

Quelle acque hanno fatto un percorso vagamente parallelo al mio: dalla Svizzera al lago Maggiore, segnando il confine fra Piemonte e Lombardia, per poi lasciare alla loro destra la Lomellina pavese, che ho attraversato in questi ultimi giorni fino all’incontro odierno con questo affluente del Po, il secondo per me dopo la Dora Baltea.

Mi chiedo in quanto tempo abbiano fatto il loro cammino, quelle acque; a differenza mia, però, senza mai fermarsi.

Il percorso, che prevede di costeggiare il fiume fino a Pavia, si addentra, tramite un sentiero, nella fitta boscaglia del Parco del Ticino,

lasciando solo di tanto in tanto degli scorci sul suo corso, o sulle sue vestigia.

In una radura, un locale che sta preparandosi a un sabato, forse, di grande attività.

Poi riprende il sentiero fra i rami e gli arbusti.
Per lunghissimi tratti dovrò procedere fra ronzii di insetti, rami spinosi e una serie interminabile di invisibili singoli fili di tela di ragno, da tagliare come vacui traguardi, che si appiccicano alle gambe, alle braccia e soprattutto alla faccia.
La natura selvaggia non sempre è idilliaca…

Ecco un’altra radura, sul lato opposto a quello del Ticino.

Un nuovo scorcio sul grande fiume

e altre varianti all’ossessione dell’inospitale sentiero.

Continuo ad avanzare senza sosta; le ore di cammino si susseguono, con il costante sentore di avere un forte anticipo rispetto all’orario limite d’arrivo.
E ora compaiono, sempre più evidenti e frequenti, i segni dell’avvicinamento alla grande città.

Passato il ponte sul Ticino, mi aspetta l’ultima parte del percorso: guidato ora da Google Maps, il raggiungimento dell’ostello.
Non me ne ero reso conto: mancano ancora più di tre chilometri: la mia destinazione si trova nella periferia dalla parte opposta della grande città.

La mia dose quotidiana di affanno sotto il sole oggi ha anche l’aspetto di una lotta contro il tempo, in un tragitto cittadino che non finisce mai.

Giungo finalmente nel quartiere residenziale di destinazione

e alle dodici meno cinque suono il campanello del mio odierno alloggio.

Informazioni su Franz

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2 risposte a 6-7: Lungo il Ticino fino a Pavia

  1. Amanda ha detto:

    Non capisco come possa esserci una vegetazione così invadente lungo un sentiero così battuto

    • Franz ha detto:

      La tua osservazione è giusta e mi permette di spiegarmi meglio. In realtà, il sentiero non è infestato dalla vegetazione, salvo qualche ramo spinoso di tanto in tanto, che tuttavia contribuisce ad aumentare il disagio derivante dalla grande quantità e varietà di insetti (anche zanzare ) e soprattutto dai continui invisibili fili di tela di ragno, sospesi fra i due lati del sentiero. Evidentemente l’operosità dei ragni è ininterrotta.

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