Caro amico ti scrivo

La scorsa mattina, martedì 31 dicembre, nella cassetta della posta ho trovato una lettera importante.
Ne copio senza alcun commento il contenuto.
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27 dicembre 2019

Caro amico,
ti scrivo scegliendo la posta cartacea, cioè il più banale e probabilmente il più inaspettato dei modi, per chiudere il ciclo dei nostri incredibili incontri di Capodanno, cominciati il 27 dicembre 2009, giusto giusto dieci anni fa.
Non ho bisogno di chiederti: “Ricordi, quella notte di pioggia battente in piazza Malpighi, quella finta collega tassista?” perché so che non hai dimenticato i dettagli di quello stranissimo incontro onirico… e delle visioni: passato (il 2000), presente (il 2010, di lì a pochi giorni) e futuro (il 2020), che ti permisi di fare; e se te ne fossi dimenticato, c’è sempre il racconto che ne scrivesti la notte del 31, come da allora è diventata una tua consuetudine.

L’immagine futura del 2020 era appena accennata, ma emanava grande serenità: dalla porta di casa aperta, la collina sullo sfondo, un grande schermo luminoso all’interno e la compagnia di una misteriosa donna dai capelli neri e lisci e dall’atteggiamento scherzoso.
Mi dirai che sono stata una ciarlatana, come profetessa, visto che invece il vero inizio del 2020 (questo sì lo so di sicuro), ti rivedrà da solo alla tua scrivania, a raccontare di noi per i lettori, casuali o affezionati, di inizio anno nuovo.
Non volermene: so che ti è piaciuto, valicare così tutti questi anni, con la mia virtuale compagnia e quella silenziosa e reale della tastiera del computer e di te stesso, nella notte degli eccessi e del rumore, che non ti appartengono.

So anche che l’ultima volta hai tirato un po’ via e che ormai sei stanco di questa tradizione diventata più un dovere che un piacere. Non preoccuparti, questa sarà l’ultima e gli anni prossimi sarai libero di passare in qualsiasi modo la notte di San Silvestro, magari in compagnia reale con una mora, oppure anche solo scrivendo altre cose.

Ecco, già ti vedo, perché ti conosco: un velo di malinconia e commozione sta avvolgendo i tuoi pensieri, mentre ti appaiono disordinatamente i dettagli di tutti questi dieci nostri imprevedibili, esclusivi, folli incontri.
Ma non dipende da me, tu lo sai. In questo orizzonte terreno ogni ciclo ha un inizio e una fine, e tutto il nostro lieve o grande sgomento deriva dall’implacabile senso del tempo che passa e che, se avesse un cartello indicatore della sua direzione, esso recherebbe scritto “Il Nulla”.
Ma hai anche imparato a dubitare di tutto questo, grazie a un incontro molto più importante del mio, che hai fatto negli ultimi anni: un certo grande filosofo bresciano, vicino ai novantun anni d’età, che, con i suoi ragionamenti, quel nulla sembra aver sconfitto per sempre.

Sono cose che, nella dimensione in cui vivo, ho sempre saputo, ma che non avevo l’autorità per rivelarti; ora sono ben contenta che tu faccia parte di quella minuscola, privilegiata popolazione che ha potuto avvicinarsi a una verità così lontana dalle apparenze, annunciata non da un mistico ma da un filosofo.
Anzi, se ti dicessi che sono stata proprio io, a…
Ma lasciamo stare, non cambierebbe proprio niente.

Ti conosco, dicevo, e so che, insieme alla sorpresa di vedermi scrivere in un italiano privo di francesismi, ora ti starai chiedendo, con insistenza e inquietudine, se sparirò per sempre da quel che resta del tuo cammino terreno, o magari continuerò a farvi visita, con frequenze e ruoli diversi.
Che dire? Dipende anche da te, se mi vorrai.

Se mi vorrai, dovrai confidare sempre, e sempre più, nel potere della fantasia e della poesia.
Dovrai essere coraggioso, perché le prove non mancano mai, anche se ormai ti sembra di abitare nel limbo di una certa invulnerabilità.
Dovrai continuare a spogliarti di tutte le immagini di te che, in un ormai lunghissimo passato, non ti hanno rappresentato davvero e che dolorosamente ti si ripropongono.
Dovrai coltivare la semplicità e la gioia, là dove ancora è dato trovarle.
Dovrai tornare bambino, e in questo gli anni della vecchiaia ti aiuteranno.
E infine dovrai abbassare il volume, di quella tua voce interiore, ancora troppo ingombrante, che dice “dovrai”…

Allora ci ritroveremo nuovamente, anche perché, non dimenticarlo mai, siamo eterni: inafferrabili porzioni di una realtà che non fu mai creata e mai tramonterà.

Ciao, mon bel ami, un felice anno nuovo a te e ai tuoi lettori!
Tua affezionatissima
Christine
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Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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2 risposte a Caro amico ti scrivo

  1. Amanda ha detto:

    Uh ma come, niente più Capodanno con Christine 😢

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