27-6: La campagna e l’amica, piacentine

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“Sei più introvabile del presidente Trump!”
“Ma dai che non è vero… comunque la tua camera sarà pronta, non devi preoccuparti.”

Ci conosciamo dai primi tempi del gruppo escursionistico dell’AVIS, cioè dal neolitico, Maria Paola e io, e nei miei tradizionali “Cioccolato party” del pomeriggio di Natale, tante volte, negli ultimi dieci anni, lei mi raccontò le battaglie burocratiche che stava affrontando, per mettere in piedi un agriturismo ecologico a Fiorenzuola d’Arda, la sua terra d’origine, casualmente proprio sul tracciato della Via Francigena.
Da un paio d’anni, l’Agriturismo “La Terzola 3.0” è finalmente operativo, come bed and breakfast e anche centro di diffusione culturale di quel miracolo della natura chiamato canapa.
Come non approfittarne, dunque, come posto tappa di questo cammino?
Arrivo programmato per le 13 di oggi.

Ma ora è il momento di riavvolgere il nastro e ritrovarci nella situazione a rischio… termico in cui c’eravamo lasciati ieri.

Nel pomeriggio e alle prime luci della sera, durante la laboriosa stesura del diario di bordo (non priva d’inconvenienti tecnici), avevo immagazzinato progressivamente in corpo il calore che andava diffondendo la parete battuta dal sole.

Quando, terminata l’attività, è giunta l’ora temuta di coricarsi, mi sono ritrovato in pieno in una di quelle situazioni quasi militaresche, di difficilissimo adattamento notturno, che caratterizzarono il cammino dell’anno scorso.
La finestra si apriva solo a compasso, lasciando entrare molto lentamente un po’ d’aria fresca.
Come feci un paio di volte l’altr’anno, ho cercato salvezza nel divano, nell’attiguo più fresco soggiorno a mia disposizione, peregrinando poi a lungo fra i due giacigli.
La scomodità del divano, e una crisi di tosse allergica, mi hanno alla fine fatto propendere per il comodo ma bollente letto della stanza, resa quest’ultima, al contempo, ancor più inospitale dal baccano del traffico del venerdì sera lungo la grande strada sottostante.
Qui si mette male, rischio di non chiudere occhio, ho pensato ripetutamente cercando di starmene calmo.
E il passare del tempo ha naturalmente giocato a mio favore, sia sul fronte termico che sonoro, finché non mi sono assopito.

Avrò dormito due o tre ore, ma ancora una volta, di buon mattino, ho visto compiersi il prodigio che si ripete in ogni mio viaggio a piedi: una vera e propria trasformazione metabolica, che mi permette di recuperare energie mentali e fisiche in tempi di sonno inconcepibili, per un dormiglione seriale del mio stampo.
Ripensandoci più tardi, mentre camminavo, mi è venuto da pensare che si tratti di un segno, assolutamente impressionante, di quanto gradito sia per l’organismo questo rivoluzionario tipo di vita, quasi venisse in luce un’innata e fondamentale propensione al vagabondaggio nomade.

Colazione abbondante, integrata con alcune delle pesche saturnine e albicocche, che avevo comprato in una rapida puntata al vicinissimo supermercato.
E poco dopo le sei e mezza, l’orario standard dell’anno scorso, rieccomi in marcia, a ripercorrere a ritroso buona parte dell’ultimo lungo viale di ieri.

Davanti a un edificio militare, fa bella mostra di sé un dispotivo di telefonia di classe “zero-G”:

Poi, dopo un paio di deviazioni, il paese finisce e comincia la campagna.

Tutta la tappa odierna, come sapevo, si svolgerà nel trionfo di una campagna immensa, talvolta irrigata con lontani potentissimi getti, grazie a rumorosi macchinari a motore che, presso la strada, estraggono acqua dalla falda e la convogliano in grossi tubi…

… come pure nel trionfo di una limpida e luminosissima mattina di fine giugno.

L’immensità silenziosa del panorama padano, solcato da stradine asfaltate battute da qualche trattore e da rare autovetture, resterà costante per quasi tutto il percorso odierno.
Il senso di piacevole, svagata leggerezza della prima ora, lascerà solo in parte il posto a un po’ di oppressione per il calore del sole frontale, mitigato, a periodi alterni, da brezze fresche, provenienti forse dalle alture che, all’orizzonte, piano piano si stanno avvicinando.

Giornata senza bar, l’avevo messo in conto, e senza incontri interessanti, se escludiamo i gruppetti di ciclisti, di cui mi piace notare la predisposizione alla conversazione, mentre pedalano senza foga in questo sabato mattina…

…e se escludiamo pure un viandante accigliato e riottoso al saluto che mi capita d’incrociare.

Una cascina, che assomiglia più a un quartier generale, mi fa venire in mente certi film, come “L’albero degli zoccoli” di Ermanno Olmi, che hanno rievocato la socialità fortemente regolata del passato mondo contadino.

Niente bar, dicevo, ma una sosta, dopo due ore e un quarto di cammino, si rende necessaria, accaldato come sono da un’ultima mezz’ora di bonaccia di vento.
Mi viene in soccorso una chiesa, con un ospitale spazio ombroso munito di comoda panchina.

Qui un poco d’aria fresca circola, e quasi mi fa rabbrividire sotto la maglietta sudata.
Sapevo che la mia stima di venti chilometri anche per la tappa odierna era piuttosto eccessiva, ma la consultazione della mappa mi fa rendere conto di essere già a un ottimo punto, nonostante non siano ancora le nove.
Bisogna avvertire Maria Paola: le mando un sms in cui prevedo di anticipare l’ora d’arrivo alle dieci e mezza.

Come regolarmente succede in questi casi, la previsione si rivelerà questa volta troppo ottimistica, inducendomi poi a un cambio di marcia finale non del tutto gradevole.
Ma intanto la sosta mi ha rinfrescato e tonificato.
Nel ripartire do fondo al barattolo di olive di Cerignola, una dopo l’altra, ma, inattese, ecco che compaiono le prime case del piccolo borgo di Chero.

Scorgo l’insegna di una pizzeria, poi la simpatica costruzione di una trattoria…

…ma per fortuna nessun bar, a evitare rimpianti.

Nuovi spettacoli agresti, mentre la brezza ha ripreso a darmi sollievo.

La tappa si è svolta costantemente (con la sola eccezione del borgo di Chero) su piccole strade asfaltate fra grandi distese agresti, ma proprio sul finire mi riserva una doppia sorpresa: dapprima una strada sterrata

poi, ancor più sorprendente, un’improvvisa deviazione su una carrareccia che s’inotra in un’ombrosa boscaglia

fino a raggiungere un rigagnolo

annunciato dal sonoro gracidare di una rana

e da attraversare sopra un ponte pedonale di blocchi di cemento.

Ormai i dintorni di Fiorenzuola, dove è situato l’agriturismo, non sono lontani.
Una piccola finale gara contro il tempo per contenere in mezz’ora il ritardo rispetto all’ultima previsione.

Alle 11 raggiungo la meta.

Come mi aveva preannunciato, Maria Paola è alle prese con un certificatore del biologico.

Mi accompagna in camera, dove ho il tempo di rigenerarmi con una doccia e, addirittura, con un benedetto micro-pisolino, prima di rincontrarla

Dopo una visita ai locali, disegnati e arredati con grande gusto,

decidiamo di andare a mangiare un’insalatona in città, ovviamente con la sua vettura.

E dopo l’insalatona, la mia padrona di casa non mi fa mancare una breve gita turistica nel centro di Fiorenzuola d’Arda.

Una giornata ricca di luci…
E domani di buon’ora si riparte, per una nuova tappa molto impegnativa.

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Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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4 risposte a 27-6: La campagna e l’amica, piacentine

  1. Amanda ha detto:

    Tutta liscia 😊

  2. Sari ha detto:

    L’unico segno dei tempi odierni è rappresentato dalla mascherina della signora Maria Paola… il resto potrebbe appartenere ad un secolo scorso contadino. Che quiete.
    Buon proseguimento di viaggio, Franz. A domani.

    • Franz ha detto:

      Che l’unico segno di “progresso” sia quella mascherina, la dice molto lunga sull’intelligenza della nostra specie…
      Ma non rattristiamoci: l’esperienza vitale che sto facendo spero mi ricarichi anche di speranza…
      Grazie Sari, a presto!

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