30-6: Il mercato di Fornovo e la Val(le) Sporzana

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Vorrei tornare sull’incontro di cui ho omesso ieri il resoconto, quello con il co-gestore napoletano del pastore sardo.

Sfinito dalla tappa con interminabile sorpresa finale, nel passare finalmente davanti al grande edificio dell’agriturismo, alla ricerca di un varco o di un’anima viva, mi son sentito apostrofare dall’alto, da un vocione autoritario: “Chi è?”
Con voce altrettanto autoritaria ho risposto: “Sono Selis; ho prenotato una camera!”
“Ah, bene, entri che arrivo.”
Una volta dentro i locali ampi e un po’ bui, l’ho visto scendere la scala interna, zoppicando vistosamente: “L’aspettavo più tardi,” mi ha fatto: “alle tre o alle quattro. Dovrà aspettare un attimo, ora faccio preparare la stanza.”
Poi: “Ha sete, vuole dell’acqua?”. Ho insistito per averla del rubinetto.
Ottima scelta diplomatica, perché l’acqua è uno dei cavalli di battaglia di questo estroso signore che, nel portarmene un caraffone pieno e fresco, ha manifestato subito la propensione a diffondere il verbo delle pratiche salutiste ed ecologiche che vigono lì dentro.

Tutta l’acqua che sgorga da quei rubinetti viene trattata con della ceramica (e nel citarla estraeva parzialmente dal collo taurino, per mostrarla, una sua collanina), che genera un vortice che ricostruisce la composizione trimolecolare dell’acqua sotterranea, che crea risonanze nel corpo umano, fatto al novantacinque per cento di acqua.
Man mano che procedeva nella sua ‘lectio magistralis’, io badavo a versarmi e a ingurgitarne un bicchiere dopo l’altro e, saranno le tre molecole o la mia arsura, mi sembrava davvero buonissima.
Ma mi son sovvenute anche simili teorie, ascoltate in qualche filmato su youtube. E appena ne ho avuta l’occasione, ho buttato il jolly: “Sì, ne ha parlato anche il dottor Del Giudice.”
Goal! Si tratta del suo principale maestro.

La lezione ha spaziato poi sull’utilizzo dei microrganismi al posto dei detersivi, su come fanno il pane, sugli ettari e le pecore a loro disposizione, ma ha elargito anche una preziosa informazione sulla mia tappa odierna: tanto più breve delle mie aspettative quanto più lunga era stata quella appena conclusa (…o quasi!).

“No, non ceno, stasera. Magari, se posso avere un assaggio dei vostri formaggi domattina a colazione… E anche un po’ di frutta, se possibile.”
“Posso darle una mela.” Aggiudicato.

Ed ecco, questa mattina, pienamente ristabilito, la colazione concordata (per una volta non esageratamente zuccherina):

Ricotta appena fatta, e “fiore sardo”, con diverse stagionature, che non si trova nei supermercati, e che “ogni volta ha un sapore diverso, perché dipende da cosa hanno mangiato le pecore.”
E poi mi ha portato una generosa porzione di pane carasau cotto non ricordo più in quale speciale modo…

Senza aver conosciuto il mitico pastore, alle sette e mezza saluto questa particolarissima oasi ecologica.

Bisogna raggiungere la città di Fornovo sul Taro, percorrendo, prima di ritrovare il rassicurante e segnalato filo d’Arianna, un altro tratto della provinciale dove, ieri, si è svolto il mio solitario, austero e istruttivo dramma.

Poi, una deviazione a sinistra sembra buona.

Si passa dietro un campo di calcio in perfette condizioni

Non resisto a inquadrare da vicino la porta, l’oggetto d’intense gioie e dolori per i tanti che, come me in tutto il mondo, amano con passione lo spettacolo di questo sport, al di là dei suoi molti e pesanti aspetti deteriori.

Ritrovato con il solito sollievo il segnavia col pellegrino, il percorso attraversa ora il fiume Taro, il cui scarso flusso scorre dentro un letto immenso.

Fin dall’ingresso, e poi per quasi tutto il suo centro storico, Fornovo vuole farmi capire che oggi è giorno di mercato.

I segnavia, la mappa satellitare e nemmeno Google Maps, riescono a evitarmi giri viziosi nelle intricate strade del centro.
Ne approfitto tuttavia per qualche altra foto.

Finalmente riesco a imboccare via Marconi, che mi porta alle villette della periferia con costante e decisa salita.

Fino a ritrovare la campagna

e infine le colline della Valle Sporzana, presso cui, alle nove e un quarto, mi concedo un po’ di riposo e mi disseto.

Mi basterà un’altra ora di cammino per giungere a destinazione, risalendo, con pendio molto dolce, una valle che mi concede tanti spunti fotografici.

Ed ecco, poco prima del borgo di Sivizzano, la “Casa delle viole”.

Come d’accordo, ho avvertito la signora mezz’ora prima dell’arrivo, ma inizialmente il luogo mi sembra deserto, benché l’accesso al giardino sia aperto.

Ne approfitto per un altro paio d’immagini.

Poi mi accorgo di aver completamente trascurato il problema del cibo, se non voglio pranzare con gherigli di noci, residui di pane carasau e biscotti, della mia attuale scorta.

Consulto Google Maps che mi segnala, abbastanza vicino e rassicurante, un “Sivizzano alimentari”.

Sento muoversi qualcuno. Mi ci dirigo e faccio conoscenza con la signora

e con un dolcissimo quadrupede.

La signora, gentilmente, si offre di accompagnarmi in macchina a far la spesa o in trattoria, anche perché il suo marito (o compagno) afferma che il negozio di Sivizzano non esiste più.

Accetto l’offerta, indicando vagamente l’orario di mezzogiorno.

E a mezzogiorno, dopo la sistemazione in camera e un rapido bagno in questa bella vasca,

sono nuovamente in giardino, in compagnia del mio tablet.

L’attesa è lunga, ma ovviamente non mi permetto di prendere l’iniziativa.
Quando finalmente ricompare, la signora, giustificandosi col fatto d’aver appena riaperto, mi propone comunque, in alternativa al giro in macchina, un piatto di spaghetti aglio olio e peperoncino.
Accetto di buon grado.

Una “Nastro Azzurro” da sessantasei centilitri benedice il tutto,

garantendomi, una volta rientrato, una sana e robusta pennichella.
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Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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2 risposte a 30-6: Il mercato di Fornovo e la Val(le) Sporzana

  1. Amanda ha detto:

    Tappa rilassante mi sembra

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