7-7: Lunigiana piana

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L’alba di un martedì di luglio giunge all’osservatorio privilegiato di una stanza, in quel di Ponzano Superiore.

Le poche ore di sonno notturno mi hanno restituito buona parte della forma fisica e mentale, bruciate nella massacrata di ieri, ma questa mattina avverto che il consueto prodigio è meno radicale del solito.
Non tanto per una necessità di riposo aumentata, quanto per la deroga di ieri alle mie abitudini alimentari, che ha finito per ripercuotersi sulla qualità del sonno.

Lo stravolgimento fisico dovuto a uno sforzo così prolungato mi aveva richiesto, per qualche ora, riposo assoluto e solo un po’ di frutta secca per evitare crisi.
Così avevo posticipato il mio unico pasto alla cena, peraltro col vantaggio di poterla consumare, in tutta rilassatezza, insieme al mio compagno di sventura, nella zona cucina della sua stanza.
Insalata mista del chiosco di Aulla, poi quella specie di crostata di verdure, con ottima birra ceca in dotazione nel frigo, e infine, senza misura nè ritegno, pane e marmellata per me e, addirittura, pane e burro per Massimo.
Infine, lavate le poche stoviglie utilizzate, c’eravamo goduti anche l’ora del tramonto, seduti davanti al portone.

Alle cinque e quaranta, comunque, siamo pronti: sulla carta ci attende un percorso medio, intorno ai venti chilometri, privo di saliscendi preoccupanti.

Prima che la strada in discesa lo faccia scomparire allo sguardo, scatto una foto ricordo al bellissimo paese, ieri tanto agognato.

“E qui si lascia il comodo asfalto” esclama Massimo.

L’esperienza traumatica della tappa di ieri condiziona inevitabilmente il nostro approccio a quella di oggi.
Il fisico sembra aver assorbito lo sforzo, ma nei tratti in salita le gambe manifesteranno esplicitamente il loro disappunto.

Ed ecco il consueto buongiorno del sole.

Una volta raggiunta la pianura, fanno la loro prima comparsa quelli che si riveleranno i principali temi conduttori del nostro cammino: un canale

e un vigneto.

Alle otto meno dieci facciamo il nostro ingresso nel centro storico di Sarzana.

Ne approfittiamo per uno scalo tecnico in un bar

e poi in un panificio, accolti con simpatia dalla fornaia che ci chiede da dove siamo partiti, per essere lì così presto.
Facciamo provvista di un po’ di pane ancora caldo e di un’altra fetta di quell’ottima locale crostata di verdure (che Massimo conosce come “d’erbi” o qualcosa del genere),

A Sarzana abbiamo ricordi in comune recenti (condivisi anche con qualche nostra amica), relativi ad alcune edizioni del “Festival della Mente” che, con ospiti esperti in tutti i campi dello scibile umano, si svolge all’inizio di settembre in vari punti della città.
È bello ripercorrere le vie dove abbiamo passato momenti piacevoli in compagnia.

Poi il tracciato francigeno, sempre propenso a concedere spunti d’interesse turistico e culturale (e paesaggistico), snobbando bellamente ogni aggravio di percorso, ci porta a salire verso la Fortezza Castracani.

Conveniamo che i pellegrini, senza tanti fronzoli, avranno percorso sicuramente la via Aurelia, che noi invece stiamo evitando il più possibile.

Per fortuna si tratta dell’unico sgradito saliscendi, dopodiché, per tutto il resto dell’itinerario, è pianura, coi suoi campi,

le tante fioriture di malva che il mio amico (laureato in agraria) m’insegna a riconoscere,

i suoi vigneti

e soprattutto i suoi tanti canali, lungo i cui argini incrociamo giovani donne e uomini, sportivi, che approfittano, correndo o camminando spediti, delle ore ancora fresche della mattina.

Anche il nostro passo è spedito, ma oggi non con la baldanza delle prime ore di ieri, quelle in mezzo al bosco, quanto piuttosto per un tacito accordo teso a esorcizzare un nuovo lungo protrarsi della fatica.

E così, quasi un felice contrappasso, ci ritroviamo in dirittura d’arrivo molto prima del previsto.
Sono passate infatti da pochi minuti le undici quando compare la statale numero uno, Aurelia.

Abbiamo studiato su Google Maps una possibile scorciatoia che, percorrendo un brevissimo tratto della statale, poi attraverso la piccola stazione di Luni, dovrebbe farci arrivare direttamente al mio bed and breakfast.
L’importante è trovare il modo di attraversare i binari.

Niente di più facile…

Da qui, dopo le due, passerà il treno che riporterà il mio compagno di strada verso la sua Viareggio.

C’è tutto il tempo per ospitarlo nel mio nuovo alloggio, dalĺo spaziosissimo giardino, per permettergli una doccia e un ultimo pasto da pellegrino, a base di focaccia di verdure.

Il commiato non è triste: fra quarantott’ore sarò io a raggiungerlo a Viareggio, deviando a Capezzano dal tracciato standard, per trascorrere da lui il mio secondo turno di riposo, questa volta di due giorni.

Quando ci lasciamo, ritrovo la mia abituale condizione di viaggiatore solitario, con un’immagine in più del mio amico, nella memoria: quella che lo vede arrampicarsi, sotto uno zaino più pesante del mio e sotto la calura di un pomeriggio assolato di luglio, su per un lungo, impervio sentiero, a testa bassa e senza lamentarsi.

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Informazioni su Franz

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2 risposte a 7-7: Lunigiana piana

  1. Sari ha detto:

    Mettersi alla prova, avere volontà, provare fiducia nelle proprie forze fisiche e mentali non è da tutti. Tu sai farlo e seguo il tuo viaggio con ammirazione.
    Buona strada.

    • Franz ha detto:

      Te ne sono profondamente grato, cara Sari.
      L’interesse e l’incoraggiamento degli amici (direttamente qui nel blog o più frequentemente su Facebook) è per me un elemento fondamentale del gioco.
      Ma anche a parte quello, durante questi viaggi si accede a una condizione di energie fisiche e mentali straordinarie e molto gratificanti.
      Una tale reazione mi sembra molto indicativa di una sorta di innata propensione nascosta che viene a manifestarsi.

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