28-7: Val d’Orcia assolata

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Ieri, come nelle due precedenti puntate, ho terminato il racconto descrivendo il mio pranzo, ma senza relativa immagine.
Rimedio ora mostrandovi la bella prima colazione allestita nel mio alloggio di Terranieri:

Apprezzo, in particolare, la frutta, abbondante e varia: una bella scorta di preziosi sali minerali!

Sono riuscito a incamminarmi solo alle sei e venticinque, cosciente che si può fare di meglio, cioè prima.
Il sole è già sorto.

Cammino nel fresco, ignaro di stare per vivere una giornata di grande intensità, sotto diversi aspetti: le immancabili bellezze paesaggistiche, la prova di resistenza fisica in condizioni climatiche estreme, i piccoli eventi legati agli sporadici incontri umani e infine la suggestione e gli spazi a mia disposizione nell’alloggio antico che ora mi ospita.

Quanto agli incontri, come immaginavo, non si è trattato di altri viandanti francigeni, a causa del mio ridisegno, più uniforme e umano, delle tappe ufficiali, che oggi ha sfalsato la sensazione di un’unica comunità in movimento; per di più, sempre per lo stesso motivo, negli ultimi sette chilometri ho proprio abbandonato il tracciato standard, per raggiungere l’attuale agriturismo tramite la Via Cassia.

Procedendo in lieve e costante discesa, mi sono allontanato in fretta da Terranieri, che, alle mie spalle, saluto in questo scorcio.

Una signora, intenta nella sua salutare passeggiata mattutina, mi sembra accigliata, anzi quasi infastidita, mentre, in salita, mi sorpassa; evito perciò di salutarla.
Più avanti, l’incrocerò mentre torna indietro e questa volta accetterà e favorirà il contatto che precede il “buongiorno”. Sempre, dare una seconda occasione!

Dopo la copertura nuvolosa di ieri, il tempo oggi si è del tutto ristabilito e promette una giornata luminosa e calda, come in effetti si manterrà, anche se con una lieve foschia.

Do il buongiorno anche a te, amica, e il buon cammino, anzi il “buon striscio”. Ci si vede a Roma?

Cerco di mantenere una buona andatura; a differenza della tappa sostanzialmente pianeggiante di ieri, oggi però i continui saliscendi rendono il gioco più duro.

Questo tratto di strada ghiaiosa e polverosa è solcato da pesanti autocarri

…in entrambe le direzioni.

Eccomi finalmente, dopo due ore e venti dalla partenza, nella cittadina di San
Quirico.

Una signora sola, munita di regolare museruola d’ordinanza.

Sono in quattro i giovani pedalatori, distanziati l’uno dall’altro lungo questa discesa.
Ho salutato il primo che mi ha superato; mi ha risposto con un tono che non mi è piaciuto, da ragazzo viziato.
Questi forse non fanno testo, ma ho avuto a più riprese l’impressione che, da queste parti, l’atteggiamento solitamente molto benevolo verso i “pellegrini”, sia venuto meno.

Il prossimo agglomerato da raggiungere è quello del castello di Vignoni, a cui seguirà Bagno Vignoni.
Chiedo alle mie gambe se se la sentono di proseguire senza soste oltre le fatidiche tre ore di metà percorso; mi rispondono che si può fare…

Sto in realtà cercando di guadagnare terreno, pur in un tragitto più impegnativo del previsto, perché mi aspetto, per la seconda parte, dopo diversi chilometri di asfalto della Cassia, una salita finale, da affrontare nelle ore più calde.
La realtà sarà un po’ diversa, ma ancor più temibile.

Ecco raggiunto il cosiddetto castello di Vignoni

e il suggestivo piccolo borgo.

Il centro di Bagno Vignoni dista ancora due chilometri abbondanti, ma voglio raggiungerlo, perché è là che incontrerò nuovamente la Cassia e mi allontanerò, per oggi, dai selciati francigeni, quasi sempre felicemente in terra battuta o ghiaia.
E magari a Bagno Vignoni c’è un bar.

Ecco laggiù la sospirata meta per la mia sosta.
Anche in discesa il tempo passa: quando raggiungo l’agglomerato sono le dieci e venticinque e ho camminato quattro ore tonde, senza mai fermarmi seriamente.

Il bar non c’è, ma c’è questa casupola,

attrezzata per noleggiare e riparare biciclette, ma anche come parziale ristoro.

Di qua e di là dal banco due ragazze, forse amiche, graziose e prive di sussiego.
In loro aiuto, a trafficare con le bici, un giovane dalla pelle nera, che parla un italiano corrente con una strana, indefinibile cadenza.

Ho adocchiato il frigo della Sammontana, accanto a quello delle bevande.

“Buongiorno, vorrei un gelato.”
“Mi dispiace, non possiamo più tenerli…”
“Allora posso prendere una bibita?”
“Certo, si accomodi.”
Estraggo una bella bottiglietta di succo di pesca.
“Quant’è?”
“Sono due euro. Vuole un bicchiere, una cannuccia?”
“No, non importa, bevo al collo.”
Esco con il mio trofeo fresco e mi guardo intorno.
L’unico posto all’ombra è una porzione di panca infilata in un corridoio a lato della baracca, in vista di una bella bici parcheggiata.

Appoggio lo zaino, poi vado a fare la foto al locale (quella pubblicata sopra).
“Non si può?” chiedo umilmente vedendo la moretta venirmi incontro con decisione.
Al contrario, è lei, desolata.
“Le ridò i due euro: ci siamo accorti che la bibita è scaduta da un giorno.”
“Ma non fa niente, figurati!”
Mi tocca quasi litigare per non riscuotere il doblone: “Ve lo lascio, so che avete le vostre difficoltà…”
Alla fine propongo e ottengo, salomonicamente, di tenerci un euro per uno.

La bevanda fresca è buona; il riposo sulla panca ancora di più, quand’ecco che mi si fa incontro il giovane nero, proponendomi di spostarla per avere più ombra. Mi aiuta nell’operazione e anche, addirittura, a spostare i miei oggetti.
Ora posso anche allungare le gambe e i piedi, coperti solo dai calzini, su una scatola a forma di cubo. Si sta proprio bene.
Dopo un po’ si rifà vivo il giovane; dice: “Oggi fa caldo…” e con fare furtivo mi appoggia una bottiglietta fredda di acqua minerale sulla panca.
Una gentilezza che mi suona un po’ esagerata, ma gratuita.

Mi concedo tempi lenti, prima di affrontare gli ultimi sette chilometri.
Mi avvio, tre quarti d’ora dopo l’arrivo, alle undici e dieci.
E trovo subito il bivio: avanti c’è la Cassia, in prossimità del ponte sul fiume Orcia, mentre i segnavia francigeni fanno fare una brusca deviazione.

Ha inizio un capitolo completamente diverso, a suo modo straordinario, che si protrarrà per oltre due ore.

Il passo, sull’asfalto e con salite e discese a misura di veicoli, può procedere spedito, ma le condizioni climatiche sono estreme.
Qualche gradito alito di vento fresco cerca di contrastare una temperatura equatoriale, senza… l’ombra di un filo d’ombra, e con l’asfalto che riverbera calore come certi sistemi di riscaldamento dal basso.

Mi sento bene, ma mi rendo conto di essere messo a dura prova, e soprattutto “senza rete”, perché in queste condizioni ambientali non ci si può fermare.

Incrocio un cicloturista, attrezzato con le sacche laterali, che mi sorride e saluta; distanziata di qualche metro la sua compagna. Mi guarda intensamente e scandisce: “Buen camino!”
“Grazie!!” le rispondo con gioia ed entusiasmo.
Mi sento profondamente galvanizzato, nel sentirmi riconosciuto e stimato, in una categoria che m’appartiene fortemente e nel momento di massimo impegno fisico e vitalità.

Le sorprese di questa giornata speciale non sono ancora finite.
C’è una casa abbandonata, che promette ombra.

Il sollievo è istantaneo ed esaltante.
Mi disseto con la borraccia, riempita con quella bottiglietta regalatami, poi addirittura riesco a sedermi e ad allungare le gambe su un davanzale diroccato.

Riparto rinfrescato e rigenerato per l’ultimo miglio.

Dopo tanta mancanza di zone urbanizzate, la statale si addentra nella frazione di Gallina, a cui fa anche capo l’agriturismo.
Un bar decanta i suoi panini: entro per ordinarne uno al formaggio, per integrare gli avanzi della spesa di ieri, poiché, dove sono diretto, di giorno non c’è servizio ristoro.

La rampa per raggiungere l’antica costruzione rurale (“Agriturismo Passalacqua”) si rivela molto più mansueta del temuto.

Ad aspettarmi, nella struttura che oggi ospita solo una coppia olandese con la tenda, c’è Elena, una signora giovane e spigliata con cui realizzo subito un dialogo vivace e intelligente, su museruole e dintorni…

E mi fa strada in una specie di castello incantato, con le cui immagini termino questo lungo racconto di una giornata davvero speciale.

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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8 risposte a 28-7: Val d’Orcia assolata

  1. Amanda ha detto:

    Splendida meta

  2. nickangera ha detto:

    Ottima performance delle 4 ore consecutive. Grande.

    Bellissime foto con dettagli favolosi , per me.
    Il sottotetto delle tua camera con le tipiche pianelle toscane rosa e il soffitto alto che mantiene la temperatura piu fresca e’ gia relax.

    Anche i tantissimi cipressi che contornano il tuo cammino e che sono il tipico albero della zona.
    Albero che, come diceva la guida agli Uffizi, ritroviamo in tantissimi quadri del periodo 1300/1600,
    con valenza religiosa di tendere verso il divino, verso il Paradiso Cristiano.
    Vamos verso Roma!!

    • Franz ha detto:

      Vamos, “senza orario e senza bandiera”!
      Grazie per questo tuo commento, che arricchisce di nuovi contenuti significativi il mio racconto.
      Sei nominato sul campo Aiuto Blogger Vicario! 😁
      Alle prossime. 😉

  3. Sari ha detto:

    Le foto parlano la tua lingua e leggerti è tanto coinvolgente da poter giurare di avere compiuto l’impresa con te.
    La nostra conoscenza è datata, eppure stupisco ancora di come tu riesca a nutrire perfettamente ogni parte della tua persona, con semplicità e garbo. Occhi, gusto, cuore, mente, mani e piedi… tutto è al servizio della tua lavola che apparecchi sapientemente e dove tutto è sostanza ed equilibrio.
    Seguendo i tuoi percorsi, sono lì, all’angolo della strada per offrirti, come si faceva un tempo con i ciclisti, un sorso d’acqua fresca o quel che ti manca e ad una persona sfaticata come me non resta che dirti: sei forte.
    Ciao Franz, alla prossima tappa.

    • Franz ha detto:

      Cara amica Sari, le tue belle parole sono davvero acqua purissima per il mio spirito, solitario ma assetato di condivisione.
      Ti confesso che a volte, da severo giudice di me stesso, mi chiedo se le tante ore che spendo quotidianamente in questo diario siano giustificate dai risultati espressivi.
      Non riesco a immaginare una conferma più ricca e gratificante!
      Ciao Sari, grazie, alla prossima tappa.

  4. Gilda D'Elia ha detto:

    .. ormai sei proprio entrato profondamente nell’esperienza, con le sue incognite e avventure…
    bello seguirti in questo viaggio, Francesco!!!!

Commenti:

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