1-8: Tuscia tempestosa (e lacustre)

La preziosa giornata di riposo mi ha suggerito l’impressione, scontata, del caricamento delle batterie, ma anche, un tantino più originale, del fischio di una pentola a pressione gravata dall’accumulo del vapore.
Bello svegliarsi profondamente riposati alle sette (come fosse mezzogiorno!), smaltire subito le incombenze: barba, shampo, bucato; camminare senza fretta e senza pesi sulle spalle per le vie del centro, in una mattina serena e ventilata; bello concedersi un memorabile pranzo in un ristorantino coi fiocchi (“Il borgo” di Acquapendente) e poi un pomeriggio di internet e dolce far niente.

E così, sapendo che il bar convenzionato per la colazione apre alle cinque, riesco senza problemi a uscire già pronto dalla camera a quella stessa ora antelucana.

Una foto ricordo alla porta della stanza “Piacenza” dove ho soggiornato.

La struttura (“S’osteria”), fortemente a tema con la Via Francigena, ha dato il nome alle stanze con alcune delle principali località italiane sul relativo tragitto. Piacevole impressione averle già attraversate tutte, salvo l’ultima, Sutri.

Mi dirigo nella notte silenziosa

verso il bar, unica oasi illuminata di vita già attiva.

Il barista è indaffarato a preparare il locale per una lunga giornata di lavoro.
“Oggi fa già caldo,” mi dice; “da queste parti c’è sempre molta umidità.”
Mi colpisce vederlo nello stesso tempo tranquillo, completamente sveglio e attivo, in questo strano orario.

Le prime luci, dell’alba d’una nuova avventura, mi vedono uscire dal centro, in direzione Sud.

A sorpresa, qualche decina di metri più avanti, vedo due ragazze con lo zaino immettersi da una laterale sul mio percorso.
Il mio passo più veloce mi permetterà di raggiungerle, nonostante le varie prove che faccio per fotografarle (che purtroppo riescono tutte mosse).

“Andate a Bolsena?”
“Sì, secondo lei a che ora arriveremo?”
“Penso intorno a mezzogiorno, con una buona andatura.”
Resgiscono molto soddisfatte.
Poi mi confidano che questo è il primo giorno del loro primo cammino, benché limitato alle tre tappe che ci separano da Viterbo.
Cerco, se ce ne fosse bisogno, d’incoraggiarle: “È un’esperienza bellissima! Vi auguro buon cammino, ve lo sentirete dire spesso, è un saluto molto bello, vero?”
Un attimo dopo aver allungato il passo, mi volto e chiedo se posso fotografarle, per ricordo.

Immagino, una volta superate, di non rivederle più, e invece lo svolgersi degli eventi e, comunque, la loro andatura di tutto rispetto, faranno sì che ci incontreremo più volte e condivideremo anche, piacevolmente, diversi brevi tratti di strada.

A differenza di tante altre mattine, oggi il sole non entra in scena. Al suo posto, nuovoloni minacciosi, che ben presto lasciano cadere qualche sporadico gocciolone d’acqua, mentre un paio di sgradevoli tuoni risuonano in lontananza.

Inizialmente indosso solo il berretto e la felpa leggera.

Ma poi l’insistenza, a tratti, della pioggia, mi convince a fare una sosta per la semi-bardatura (dalla vita in su, zaino compreso).

Intanto le ragazze mi hanno raggiunto e anche loro si attrezzano, con grande efficienza femminile, tanto da poter ripartire diversi minuti prima di me.
Ci siamo presentati: so chiamano Altea e Giulia, da Roma.

Procedo, come sempre, con gli occhi aperti per catturare immagini significative, come questa strana scultura,

o i campi di girasole, tutti a testa in giù come in atteggiamento di contrizione.

La strada, bagnata, ha cambiato colore.

L’arrivo del violento temporale, con potenti scrosci d’acqua e raffiche di vento laterale, è del tutto improvviso e non mi permette di completare la bardatura, lasciando i pantaloncini corti e il collo delle scarpe in balìa del nubifragio, mentre l’attrezzatura per completare la protezione resta chiusa nello zaino, avvolto, quest’ultimo, nell’apposita copertura impermeabile gialla.
A vista d’occhio, neanche un riparo, mentre continuo a camminare come soggiogato dagli elementi naturali, che si manifestano con furia.

Ovviamente, a parte quest’ultima, non penso a fare fotografie,

se non dopo il placarsi della tempesta.

Le rivedo solo ora, le ragazze, al di là di un’inversione a “U” del tracciato.
In breve le raggiungo.
“Non siete state molto fortunate…”
Vedo che l’han presa con la giusta sportività.
“Comunque,” aggiungo, “dovremmo essere vicini al paese di San Giovanni qualcosa, e là si spera di trovare un bar.”
“San Lorenzo nuovo,” mi corregge Giulia.
Conttolliamo sulla mappa: in effetti non manca molto, per fortuna.

Cappuccino per loro, tè e brioche per me, e le necessarie operazioni di sommario ma importante assetto meno bagnato.

Ancora una volta sono efficientissime e mi salutano mentre sono ancora intento a ricostruire lo zaino: “La tua consumazione è già pagata.”
“Siete troppo gentili, a buon rendere!”

Un confortante sole ha avuto la meglio sui nuvoloni violacei.
Mi volto per un’ultima occhiata a San Lorenzo nuovo.

Nel procedere da solo, mi è tornata la voglia di catturare immagini, dai colori finalmente ravvivati.

Eccole di nuovo là davanti, fra poco le tornerò a raggiungere. Ma, un momento…

qualcosa non torna: che cosa sono quei grossi zaini che indossano?

“My friends!!” esclamo alle loro spalle.
Jurgen e Laura, gli olandesi coraggiosi, si sono materializzati ancora una volta davanti a me, nonostante fossi partito alle cinque e venti e loro avessero anche l’handicap della tenda da smontare.
“Niente bicicletta?”
Laura mi spiega che le ruote erano devastate dalle forature.
“E poi ormai Roma non è lontana,” conveniamo. Soprattutto, relativamente, per loro, dopo oltre quindici settimane dalla partenza.
Il temporale non li ha colti in aperta campagna: avevano scelto di percorrere la via Cassia (questa onnipresente direttrice veicolare per la capitale), con un tragitto più breve rispetto al nostro, e non ho ben capito se dotato di qualche riparo.

“Oh com’è grande, il lago” si meraviglia Laura.

Gli intrecci di compagni di strada, in questa tappa insolitamente comunitaria, si susseguono in modo che è difficile ricostruire a posteriori.
Fatto sta che a raggiungere Altea e Giulia sono prima gli olandesi, che anzi le aiutano a raccogliere dei mirabolani, operazione che loro sono ancora intente a fare quando sopraggiungo io.
Che poi procedo con loro, in un lungo tratto in cui condividiamo la gioia per le condizioni della strada, pianeggiante, e del clima piacevole che ci finisce di asciugare.

“Benvenuti nella regione di Bolsena” è scritto in inglese su una lapide, intorno alla quale ci disponiamo per questo bel selfie.

Superato questo piccolo parco eolico (una sola torre, con pale molto piccole) e fotovoltaico, torniamo a superare gli olandesi, che si sono fermati sotto un albero a fare merenda.

Poi è la volta delle ragazze romane a fare uno “scalo tecnico”.
Procedo da solo per un certo tratto di boscaglia, reso faticoso da sgraditi saliscendi.

poi anch’io mi prendo una pausa, per concedermi qualche contatto telematico.

Mi raggiungono e mi superano in questo curioso gioco non competitivo di inseguimenti.

Riesco a ritrovarle ancora una volta, giusto in tempo per salutarle, all’ingresso di Bolsena.

Google Maps mi guida, attraverso un tortuoso itinerario, fino a rintracciare in pieno centro (e non senza difficoltà) il mio bed and breakfast, dove vengo accolto dalla vivacità esplosiva della figlia della proprietaria.

Il tempo di prendere possesso della mia camera,

poi di nuovo in cammino, a far la spesa prima che chiudano per l’intervallo.

Il centro di Bolsena, assolato e ventoso, è traboccante di vita e di turisti.

Mi sembra uno stranissimo finale, per una lunga tappa a contatto con una natura un po’ matrigna e un po’ benevola.

Informazioni su Franz

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8 risposte a 1-8: Tuscia tempestosa (e lacustre)

  1. Amanda ha detto:

    Finalmente un po’ di strada in compagnia

  2. nickangera ha detto:

    Confermo che in zona lago maggiore il clima è deliziosamente fresco
    Stamattina 2/ago temperatura di 20 gradi dopo una domenica tipica di quote di montagna.
    Piccoli scrosci a qualche occhiata di sole.

  3. Valerio ha detto:

    Bellissima questa “tappa insolitamente comunitaria”: in momenti di pioggia, penso che la compagnia non possa che giovare! Che strano però: a Bologna da mesi non piove quasi (per cui mi accorgo di invidiare il tuo camminare sotto l’acqua 😀 ), mentre al nord mi dicono che pare autunno… Forse la dimensione più bella è proprio quella tua laziale, in cui la pioggia arriva ma poi smette per lasciare il posto al sole che asciuga e colora il mondo.
    Ottime le foto, che documentano tutto perfettamente!
    Ben arrivato a Bolsena e al suo lago!

    • Franz ha detto:

      Grazie, carissimo!
      Soltanto due mie repliche su pioggia e dintorni.
      Nel cuore della tempesta ero solo, ma non mi dispiace aver collezionato anche quest’esperienza. Molto dolce e felice, invece, il tratto del disgelo condiviso con le occasionali compagne di strada.
      Per quanto riguarda la tua invidia nel sapermi sotto la pioggia, ti dirò che la furia degli elementi, mentre la vivevo, non è che mi piacesse molto… 😊

  4. Gilda D'Elia ha detto:

    Sempre più vivace e movimentato il tuo cammino Francesco!!!! Mi piacciono questi incontri casuali e ripetuti, questi intrecciarsi di percorsi…
    le fotografie sono veramente belle!!! un mix felice di tua abilità, paesaggi suggestivi e condizioni climatiche favorevoli :-)))

    • Franz ha detto:

      Grazie, Gilda: l’incontro fra persone è certamente l’evento più ricco di significato e di potenzialità, che si realizza in quel concentrato di vita che è un lungo cammino.
      Le condizioni climatiche non sempre sono ugualmente favorevoli per il fotografo e la sua fotocamera. Ma alla fine entrambi usciranno soddisfatti da questa esperienza! 😉😀

Commenti:

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