4-8: Welcome to Vetralla

L’alba di un mercoledì d’inizio agosto, dal terzo piano d’un palazzo del centro di Viterbo, non è niente male:

Alle sei varco il pesante portone e me lo richiudo dietro con un tonfo sordo.
Qua e là alcuni negozi sono già vivi, mentre le strade sono stranamente popolate, saltuariamente, solo da giovani di colore, da soli o in gruppetti minimali.

Resto sorpreso dall’ampiezza, complessità e ricchezza di architetture nel centro storico d’una città da me finora del tutto ignorata.

Gli spunti fotografici sono continui, in questa visita turistica quasi involontaria e in orario assurdo, ma sono costretto ad alternare foto e consultazione delle mappe, per ritrovare il filo d’Arianna, cioè i segnavia del tracciato.

La navigazione in entrambe le applicazioni (Via Francigena e Google Maps) è fortemente ostacolata dalla momentanea imprecisione dell’indicazione satellitare, che vaga come fosse ubriaca anziché indicarmi con precisione dove mi trovi, cosa invece particolarmente necessaria nell’intreccio viario cittadino.
E così vago anch’io come un ubriaco, avanti e indietro.

Alle sei e mezza ritrovo finalmente il segnalino bianco-rosso ai bordi della strada.
Ho l’impressione d’una partenza ad handicap, che, sia pure in un ambiente affascinante, mi ha fatto perdere tempo prezioso.

In realtà so che la tappa da Viterbo a Vetralla non è lunga, solo diciassette chilometri ufficiali, senza peraltro immaginare che, nel percorrerla, apparirà ancora più breve.

Comunque la strada, in lieve ma costante discesa, mi permette un passo naturalmente e piacevolmente molto veloce.
L’uscita dal paesaggio urbano è segnata da questo tenero incontro…

Il sole oggi sembra intenzionato a vincere la sua quotidiana battaglia con le nuvole.

La strada si è infossata in questo suggestivo, fresco corridoio fra pareti rocciose, che continua per un tratto molto lungo.

L’ho visto alle spalle da lontano lungo la via, ma il malfunzionamento dello zoom mi ha impedito di ritrarre l’avvistamento umano, dopo due intere tappe senza incontri; sullo slancio del mio passo, che si mantiene molto veloce, lo sto raggiungendo.

Non ho voglia di socializzare e forse lui neppure, nel momento in cui lo supero; ci limitiamo a un saluto e un sorriso.

Se ieri il paesaggio mi aveva stregato con la sua intima armonia, quello di oggi mi appare piatto e scialbo.

Grazie alle mie frequenti fermate per fotografare e probabilmente anche a un’andatura più tranquilla, intanto il giovane viandante mi ha raggiunto.

Questa volta (la foto è posteriore) viene spontaneo cominciare la conversazione; si presenta porgendomi il gomito; si chiama Giacomo e viene da Castelfranco Veneto.
Manterremo lo stesso passo e un’incessante conversazione per tutto il resto della mia tappa, che lui, abituato a macinare quaranta chilometri al giorno, doppierà poi nel pomeriggio affrontando anche quella successiva.

Un altro viandante ci si fa incontro, camminando però nel senso di marcia opposto.

Ci chiede quanto manca a Viterbo e ci spiega che sta andando verso la Svizzera, dove abita.
Sostiene che l’orientamento principale del cammino, verso Roma, non lo ostacola nel controllare la traccia.
Si chiama Florent; gli auguriamo buon cammino.

Giacomo mi racconta la sua esperienza sui novecento chilometri del Cammino di Santiago di Compostela, che affrontò positivamente con l’intento di ritrovarsi, in un momento difficile. Mi chiede se ci sia stato o ne abbia intenzione.
Gli rispondo di no, “per due principali motivi: il primo è che cerco, per scelta ecologica, di ridurre al minimo i viaggi aerei; il secondo è che il mio carattere anticonvenzionale mi porta a evitare tutto ciò che è di moda, o comunque molto popolare.”
Benchè entusiasta del particolarissimo clima umano lungo quelle strade, mi conferma l’effetto-processione che si avverte, in certi passaggi, per il grande afflusso di gente.

Vetralla appare già all’orizzonte; secondo le stime vi giungeremo fra tre quarti d’ora, poco dopo le dieci.
È il momento, per me, di prendere accordi con l’albergo che prenotai.
Mi risponde una voce maschile, giovane.
Stessa musica di ieri: non risulto prenotato, …anzi sì. Ma l’accoglienza è aperta solo dalle ore quattordici.
Chiedo se posso almeno depositare lo zaino; dopo breve consultazione mi dice che troverò il cancello scorrevole socchiuso e la chiave attaccata sulla porta a vetri, così da poter entrare e lasciare lo zaino presso il banco della cassa.

In quest’ultimo tratto, sotto un bel sole, il paesaggio si fa finalmente interessante.

Questo è l’ultimo scatto, alla periferia del paese, che effettuo ancora in compagnia con Giacomo; poco dopo, Google Maps mi chiede di deragliare dal filo d’Arianna, per puntare al vicino albergo. L’immancabile, caloroso “buon cammino” (che per lui, oggi, è ancora lungo) sancisce la divaricazione dei nostri percorsi.

Il mio, odierno, sta per conoscere momenti e situazioni del tutto curiose e godibili.

Ecco il cancello socchiuso,

ecco la porta a vetri

ed eccomi padrone indisturbato della sala!

La temperatura interna è fresca e gradevole.
Per prima cosa cerco un bagno, per bere e rinfrescarmi la faccia.
Non lo trovo. Perché non cercarne uno in una camera?
Una delle stanze, evidentemente lasciata libera da poco, ha le chiavi in evidenza sulla porta.
Senza esitazione accedo.

Dopo la rinfrescata e prima di andare a far la spesa, ché c’è tutto il tempo che voglio, mi accomodo a un tavolino e allungo le gambe, e i piedi liberati dagli scarponcini, sulla poltroncina opposta.
Chi sta meglio di me?

Sbrigo un po’ di corrispondenza con il tablet, poi, con calma, mi accingo a uscire, alla scoperta di Vetralla.

È uno strano paesone dalle strade strette e scoscese, tagliato in due dalla solita, grande e trafficata, statale Cassia.

La giornata è luminosa e temperata da un vento fresco; passeggiare senza pesi sulle spalle ha un sapore particolare, di turista della domenica, in cui mi calo voluttuosamente…

Quando rientro con le provviste nel “mio” albergo, decido che è già ora di pranzo.
Disfo l’intero contenuto dello zaino per trovare l’asciugamano d’emergenza, che distendo come tovaglia, su cui apparecchio con cura i cibi e le improvvisate stoviglie.

L’arrivo anticipato, alle dodici e quaranta, della signora dell’albergo, mi trova ancora indaffarato a mangiare. Ho un piccolo tuffo al cuore; “Buongiorno!” anticipo il più possibile.
La signora sorride comprensiva.
“Sto cercando di non sporcare…” aggiungo in tono di giustificazione.
“Faccia pure, io vado subito a preparare la sua camera.”
Di lì a poco ho terminato il pranzo, scrollato l’asciugamano-tovaglia nel giardino, rifatto lo zaino, e controllato di non aver lasciato il minimo segno del mio piacevole passaggio.
La signora compare ben presto; registra i miei dati, mi dà le indicazioni per la colazione e l’uscita in autonomia, mi fa saldare il conto e mi dà le chiavi, ponendo fine al mio divertente stato di semi-clandestinità.

Un altro lungo e comodo pomeriggio mi sta davanti, ma domani la ricreazione sarà finita: mi attendono quasi cinquanta chilometri, da percorrere nell’arco di due giorni.

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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8 risposte a 4-8: Welcome to Vetralla

  1. Amanda ha detto:

    Una tappina 😊

  2. Valerio ha detto:

    Un tappa serena, piacevole, compreso il finale in solitaria nell’albergo. Immagino le sensazioni bellissime che ti hanno fatto pensare “Chi sta meglio di me?” 😀
    Stupende le immagini di Viterbo e della campagna verso Vetralla !
    Spero che il lungo cammino di oggi sia andato bene!

    • Franz ha detto:

      Certo, Valerio, conserverò un bel ricordo di quella solitaria ed esclusiva situazione di benessere…
      Il cammino di oggi, di cui ho cominciato a scrivere il foto-racconto, è andato benone, se escludiamo qualche complicazione di troppo (di sentiero e logistica) dell’ultimo miglio.
      A presto! ☺

  3. Elisabetta Lefons ha detto:

    Buon cammino caro Franz!!!

    Betta

  4. Claudio ha detto:

    Ho visto con piacere le immagini di Viterbo, città dove trascorsi da allievo aviere una parte seppur breve del servizio militare. Il suo centro storico medievale è uno dei più conservati d’Italia. Tra le immagini ho riconosciuto il palazzo dei Papi dove si tenne il più lungo conclave della storia che si protrasse per quasi tre anni. Buon proseguimento del cammino, ormai Roma non è più così lontana.

    • Franz ha detto:

      Mi fa piacere averti fatto rivedere il suggestivo centro di Viterbo, che mi ha davvero impressionato per la sua estensione e varietà. Abbiamo davvero troppi centri d’interesse, in Italia, se una città come Viterbo viene praticamente ignorata turisticamente.
      Grazie, vecchio: davvero se comincia a senti’ er ponentino… 😃

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