Antizuc numero 2

Contro la tirannia di Mark Zuckerberg
(i miei post di Facebook alla ricerca di visibilità alternativa)

10 ottobre 2019
.
Una notizia che non ha avuto risonanza, ma che potrebbe, nel giro di pochi anni, rappresentare una rivoluzione nel mondo delle telecomunicazioni.

Elon Musk

A rigor di logica e conoscendo la determinazione di quest’uomo, è in ballo l’intera telefonia cellulare, con buona pace degli operatori e delle smanie per il maleaugurato “5G” (…e l’ “internet delle cose”, che nessuno ci ha chiesto se davvero vogliamo). Clicca sull’immagine.
.
===============
25 ottobre 2019

Torri di cemento per lo stoccaggio di energia

Un’idea molto promettente…
(con uno dei due prototipi previsto in Italia).
Clicca sull’immagine.
.
===============
30 ottobre 2019

(Immagine e testo da altro utente)

D: Aspiro ad una vita stabile, ad uscire da questa costante oscillazione tra il piacere e la sofferenza; la mia domanda è: esiste uno stato di completezza permanente libero da queste vicissitudini?
R: Lei è questa “permanenza”, non può abbandonarla neppure un istante. Può trovarsi senza pensiero ma non può mai cessare di essere quello che fondamentalmente è, tutta felicità.
Ciò che è instabile non può condurvi verso ciò che siete voi essenzialmente, non mutevole, sempre nuovo.
Il mutevole colpisce solamente il corpo ed il mentale, questi sono fuori di voi stessi, sottoposti al tempo. Cosa volete da essi? Nessuno sforzo può condurvi a questo equilibrio ultimo. Solamente una lucida attenzione può suscitare il risveglio di questa comprensione. […]
.
D: Dei barlumi di questa verità di cui Lei ci parla mi appaiono, ma come viverli effettivamente?
R: Dovete abbandonare l’idea di migliorarvi. Non c’è nulla da trovare, nulla da raggiungere; cercare e voler conseguire dei risultati, moventi dell’entità che credete di essere, tesa verso un divenire in uno spazio-tempo. Non alimentate questa idea, abbiate un semplice atteggiamento di constatazione, senza velleità di riforme. Questo atteggiamento genera un meraviglioso rilassamento sul piano corporale e mentale, il quale successivamente si dissolve per mancanza di alimento per lasciare posto alla vostra vera natura. Tutto questo magico processo su svolge grazie alla vostra sola presenza, il Sé che è onnipresenza.
.
~Jean Klein, “Essere, vol. 1”

.
================
1° novembre 2019

Abolire i 5 Stelle
(di Marco Travaglio)

Interpretando un sentimento largamente diffuso nei partiti, nei giornaloni, nei grandi gruppi e nelle case degli italiani più furbi, vorrei lanciare un appello ai 5Stelle: uccidetevi. Scomparite. Scioglietevi. Estinguetevi. Come quelle sette religiose americane che si danno convegno in radure appartate e si ammazzano in massa. Tutti vi danno per morti? Anticipateli con un bel suicidio assistito collettivo. Ora si vota in nove regioni? Non candidatevi. Avete dei sindaci, tipo Raggi a Roma e Appendino a Torino? Fatele sloggiare subito. Siete maggioranza in Parlamento? Fate dimettere tutti i vostri 310 deputati e senatori. Avete Conte premier, 9 ministri, 6 viceministri e 16 sottosegretari? Via, tutti a casa. Dopo dieci anni d’inferno, l’Italia potrà finalmente chiudere quest’orrenda parentesi di antipolitica, populismo, giustizialismo e incompetenza. E tornare alla buona politica di un tempo, la politica di quelli bravi, colti e capaci. Salvini vincerà le elezioni, diventerà premier, avrà finalmente i pieni poteri, nominerà Savoini agli Esteri, Berlusconi alla Giustizia, Arata agli Interni e Siri alle Finanze, trasferirà Palazzo Chigi al Papeete, varerà la Flat Tax e il condono per chi non la paga, ripristinerà la prescrizione, i vitalizi e i 945 parlamentari, depenalizzerà la corruzione internazionale, il peculato, il finanziamento illecito, il razzismo e le altre specialità della casa, cancellerà il dl Dignità (non gli piace il nome) e il Reddito di cittadinanza (come dicono i salviniani di sinistra, “non funziona”, soprattutto per loro che uno stipendio ce l’hanno).

A destra saranno tutti contenti. E a sinistra pure, perché potranno gridare al fascismo un giorno sì e l’altro pure senza nemmeno il fastidio di governare o di proporre qualcosa. Un paradiso: mica come ai tempi di quel delinquente di Conte, che prima di fare il premier era avvocato e aveva addirittura dei clienti; poi, da capo del governo, voleva addirittura punire gli evasori fiscali e si permetteva financo di governare senza chiedere il permesso alla Fiat e a Caltagirone e di non spifferare i decreti in anteprima a De Benedetti, il che lo rendeva inviso ai giornaloni. Nelle regioni e nelle città tornerà il buongoverno della destra e della sinistra, che a turno le avevano così bene amministrate prima della calata dei barbari. Dall’Alpi a Scilla, l’Italia del Sì sarà un gran festival di nuovi Tav, nuovi Tap, nuovi Mose, nuovi Expo, nuove Olimpiadi, nuovi Mondiali, nuovi inceneritori e nuove retate. Poi, un bel mattino, un bambino si sveglierà nella sua cameretta, aprirà la finestra e domanderà ai genitori: “Cos’è questa puzza di merda?”. E quelli: “Piccino, si stava meglio quando si stava peggio”.

(da: Il Fatto quotidiano del 1° novembre 2019)
.
===============
7 novembre 2019
.

Da qualche settimana, grazie a Facebook, ho saputo della ripresa di un vecchio programma della bolognese Radio Città Fujiko (103,100 Mhz, ma anche via internet dal sito, sia in diretta che in differita), in onda il mercoledì sera dalle nove alle undici, intitolato “Controvento”.
Nelle serate alla guida del taxi era per me il più atteso dei programmi musicali, con repertorio di brani selezionati da ogni parte del mondo (la cosiddetta “world music”), commentati con dovizia di particolari dal conduttore, Salvatore Titolo.

Dalla trasmissione di ieri ho scelto un brano particolarissimo, che testimonia una strana unione fra il folk irlandese e quello messicano, unione scaturita da un interessante episodio storico che non conoscevo (siamo alla seconda metà del 1800), che è stato raccontato in trasmissione e anche in questo articolo.

Lo eseguono il complesso irlandese The Chieftains con lo statunitense Ry Cooder e la voce della messicana Lila Downs. Clicca sull’immagine.
.
===============
4 novembre 2019
.
Grigiore
.
Fuori riparati sotto i tendoni
discutono ancora della partita
una confortante miscela qui
di appartata stemperata sospesa tranquillità
pioggia e fagocitante grigiore
su tetti e finestre
e secolare stanchezza
frutto di centomila situazioni tutte
più o meno imbarazzanti
no dimmi ti evoco fantasma di donna
che non conobbi e non avrò al mio fianco dimmi
che oggi non si andrà a dormire
né dovremo questa volta soffocare
l’ansia di vita che ancora brucia dentro
nativa incomprensibile
come peraltro ogni cosa
e vai tu a sapere ciò che apparirà
già domani nel mio orizzonte
oltre all’appuntamento con l’idraulico
e altre ansie quotidiane
sicuro non mi candiderò per il direttivo
di questo circolo
più probabilmente cercherò in internet
informazioni testimonianze compensazioni
ma intanto adornato di ori
il ritratto bizantino della Madonna
austero e inespressivo
sorveglia dall’alto la città
solita confusione
nel vicino bar ristorante
è così che la nostra occidentale congrega
scandisce con ritmo settimanale
il suo procedere allineato e incosciente
verso il nulla

San Lazzaro di Savena, 3 novembre 2019
.
.
.

Pubblicato in Antizuc | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

Antizuc numero 1

Contro la tirannia di Mark Zuckerberg
(i miei post di Facebook alla ricerca di visibilità alternativa)
.
.

Ad oggi i miei “amici” su Facebook sono quattrocentotrentadue.

Quando un post viene pubblicato in quell’ambiente, dovrebbe automaticamente apparire sulla pagina principale di tutti gli “amici”, o almeno credo che fosse così nei primi tempi del social network.
Da un certo momento in avanti, tuttavia, algoritmi ignoti, di cui si può solo cercare di intuire le linee guida e le evoluzioni, furono applicati a dirigere il traffico.
Nel mio caso, a giudicare dalle interazioni che di volta in volta ottengo, si è trattato di un “calando rossiniano” di popolarità, unito a un senso crescente di frustrazione, credo giustamente motivata dal carattere di servizio pubblico che, diversamente dall’approccio di mezzo mondo, cerco di dare alle mie pubblicazioni.

Da qui l’idea: perché non riprendere in mano il mio vecchio e glorioso blog, per trascrivere gli ultimi (più o meno sfortunati) miei post da quella rete sociale?
Ho intenzione di farlo da oggi, non con frequenza fissa, ma solo ad avvenuta accumulazione di materiale interessante in quell’ambiente, che non ho intenzione di abbandonare.
Non mi illudo: per avere popolarità nella “blogosfera” bisogna essere già famosi o, in alternativa, frequentare attivamente molti altri blog, cosa che ho smesso di fare già da diversi anni.

Ma per il momento mi basta aver individuato una via di fuga dalla tirannia di quei soffocanti semafori rossi.
Via alle danze, dunque!

_____

Quando si parla di terapie antitumorali alternative, c’è sempre il rischio sia di diffondere vane speranze, sia di accendere polemiche velenose.
Tempo fa, una mia presa di posizione contro la chemioterapia suscitò rabbiose reazioni.
Questa volta decido di pubblicare, per amore di verità, un’interessante intervista al figlio Giuseppe del compianto Luigi Di Bella, che denuncia con dati documentati i crimini della lobby internazionale dei farmaci, immaginando tuttavia che non si scatenerà nei commenti una nuova simile rissa.

Rispetto ad allora, infatti, sono cambiati i cosiddetti “algoritmi di Facebook” che, di fatto, hanno decimato i seguaci dei miei post.
Non ho la stupida pretesa di ritenermi vittima di un complotto, ma mi sembra molto evidente che, rispetto ad allora, la possibilità di dialogo e scontro fra posizioni differenti (e dunque anche di sane contaminazioni di informazioni e opinioni “non allineate”) sia stata inibita a favore di cerchie di seguaci omogenee per gusti e idee, dunque propensi a inviare sorrisi gratificanti e commenti confermativi, oltre al criterio di dare maggiore visibilità ai post “più popolari”, cioè capaci in breve tempo di collezionare molte reazioni.

Questo il link al video dell’intervista (clicca qui).

Post pubblicato il 16 ottobre 2019
Reazioni: 9 emoticon, 5 partecipanti alla discussione, 4 condivisioni
.

_____

In Italia si è costituito un piccolo gruppo di esperti in vari settori (economia, diritto, internet, psicologia, eccetera), con l’ambizione e la determinazione di modificare eticamente, e a vantaggio delle popolazioni umane, il quadro squilibrato dei principali assetti globali.

In questo video la presentazione del progetto: (clicca qui)

Post pubblicato il 18 ottobre 2019
Reazioni: 1 emoticon, 2 condivisioni
.

_____

Il giovane filosofo Angelo Santini, che già da tempo compie, quasi quotidianamente, un’opera di divulgazione del pensiero di Emanuele Severino (vedi su Youtube il canale “Antimaterialista”: clicca qui), ha appena pubblicato una preziosa sintesi, in pochi punti, del gigantesco castello di pensiero del filosofo bresciano.

Trascrivo il suo breve scritto qui di seguito:
———–
C’era una volta un filosofo che osservando attentamente il mondo si accorse che <<ogni cosa è quel che è e non è altro da sé>>, in modo originario e incontrovertibile. Da questa struttura ontologica e semantica che gli si è presentata, lui ha estrapolato tutte le innumerevoli implicazioni che riguardano le sue tesi. Dalla struttura originaria ha rilevato che segue:

1) L’eternità di tutte le cose (coscienza, pensieri, sentimenti, emozioni, ricordi, enti, determinazioni, relazioni, ogni aspetto positivo della realtà) che è necessaria e non può essere negata, altrimenti si negherebbe che <<ogni cosa è quel che è e non è altro a sé>>. Se una qualunque cosa (che non è nulla in quanto esiste ed è) incominciasse ad esistere o si annullasse, si identificherebbe al nulla (che non esiste) e quindi sarebbe altro da sé, contravvenendo all’inviolabile struttura originaria

2) L’impossibilità del divenire nichilistico, in quanto violerebbe il fatto che <<ogni cosa è quel che è e non è altro da sé>>. Se A divenisse B, A (che non è B) sarebbe B (smettendo di essere sé medesima, A) il che non è solo assurdo e contraddittorio ma addirittura autonegantesi.

3) La necessità dell’apparire infinito: una dimensione ulteriore alla nostra nella quale tutte le cose esistono insieme, eternamente, in modo determinato. Si immagini una pellicola che contiene già tutti i fotogrammi: essi esistono già originariamente nella pellicola, a prescindere dall’ordine di successione della loro proiezione. L’apparente divenire che caratterizza la nostra esperienza non sarebbe altro che l’apparire processuale (dunque l’apparire e lo sparire in un determinato ordine) delle eterne configurazioni della realtà. La realtà, dunque, sarebbe già eternamente compiuta ma apparendoci solo processualmente sembrerebbe il contrario.

4) L’unità assoluta del tutto come insieme infinito di molteplici parti eternamente in relazione tra loro.

5) La necessità della terra isolata come contrasto tra la verità e l’errore: la terra isolata è la dimensione che viviamo attualmente, nella quale prevale la persuasione nichilsta del divenire e la logica isolante. Tale errore è necessario perché senza di esso la verità dell’eternità di tutte le cose non potrebbe palesarsi e mostrarsi come incontrovertibile. La verità è tale quando si mostra necessaria e innegabile, mostrando l’impossibilità e l’autonegazione di tutti gli errori che la contrastano.

6) Il convegno delle coscienze: dopo questa vita tutto quel che è apparso dovrebbe riapparire permanendo in modo definitivo nello sfondo della coscienza e inoltre dovrebbe apparire anche tutto il vissuto concreto, in carne e ossa, esperito da tutte le altre infinite coscienze (probabilmente anche animali e di altre forme) della dimensione della terra isolata.

7) Oltrepassamento dell’isolamento e gioia infinita del tutto: il primo passo per l’oltrepassamento della terra isolata è il convegno delle coscienze, nel quale si esperirebbe il legame e la comunione eterna con tutte le altre infinite coscienze, che sarebbero permanentemente accolte nella propria, e viceversa. Oltre ciò, dovrebbe aggiungersi allo spettacolo infinito della terra isolata anche una serie infinita di altri strati di determinazioni, presenti negli infiniti altri piani di realtà, in un percorso eterno inesauribile. In ciò consisterebbe l’aumento infinito della gioia, direttamente proporzionale all’aumento di unità della propria coscienza con il tutto.

Ebbene, quel filosofo che si è accorto della struttura originaria e da essa ha estrapolato le conseguenze e le implicazioni qui elencate è Emanuele Severino: il più grande dei filosofi, colui che si è confrontato con tutta la filosofia mostrando in modo radicale e rigoroso le sue tesi e, al contempo, l’autonegazione di quelle contrarie.

Post pubblicato il 19 ottobre 2019
Reazioni: 4 emoticon, 1 condivisione
.

_____

La lettura dello scenario internazionale da parte di Thierry Meyssan va sempre oltre le nostre abituali prospettive.
Il suo nuovo articolo (tradotto in italiano e linkato qui) è sorprendente!

Post pubblicato il 24 ottobre 2019
Reazioni: nessuna
.

_____

Per terminare questa rassegna, traggo dalle mie pubblicazioni su Facebook l’ultima poesia che ho scritto :
———-
.
Campane e voci

Oscuri campanari ben nascosti
danno suono nelle loro nicchie
e vigore alle campane in sottofondo
anche
nelle partite a calcio amatoriali
della domenica mattina
con voce forte e spavalda
c’è sempre qualcuno che s’impone
chissà l’atmosfera
fra le sue mura domestiche
come sarà oggi e come fu nella sua infanzia
c’è bonaccia qui
e il calore inebriante di un sole quasi estivo
sul mio quasi tardivo e lento procedere
e soffermarmi solitario
fra spinosi e insistenti ricordi
da scacciare come queste mosche
e l’acquietarsi improvviso e amico
del lontano strepito della falange umana
celebrato da molti e discreti cinguettii
come sembrava piccola
l’aula della mia scuola elementare
quando trasformata in seggio
ci tornai per votare
intrappolate per sempre
mi sembrò di udire le voci
dei compagni uniformati nel grembiule nero
quando toccò a noi essere bambini
plasmabili come terra creta
eppure vocianti e ansiosi d’affermazione
ché quella s’insegue a ogni età
salvo
in rari preziosi momenti
fermarsi ad ascoltare
lo zittirsi delle campane e i giochi lontani
di nuovi bambini nel parco

San Lazzaro di Savena, 20 ottobre 2019

.
.

Pubblicato in Antizuc | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , | 4 commenti

Un tesoro nascosto

.
Cinquant’anni fa, dunque sul finire del 1969, la RAI era ancora monopolista delle trasmissioni televisive, che, nei due soli “primo e secondo canale”, in bianco e nero, raccoglievano la totalità degli ascolti serali: ben più di dieci milioni di spettatori.
Nonostante fossero già passati quasi venticinque anni dalla fine della guerra e del regime fascista, era ancora tangibile il senso di missione dell’ente pubblico, ai fini della formazione culturale, civile e morale della nostra popolazione.

E’ in questo quadro che si pongono alcune grandi realizzazioni, andate in onda a puntate in quegli anni sotto il nome di “romanzi sceneggiati”.

Quando uno dei massimi capolavori della letteratura mondiale viene affidato alla sceneggiatura e alla regia televisiva dei due migliori artisti del ramo (rispettivamente Diego Fabbri e Sandro Bolchi), che si avvalgono di un cast di attori teatrali di una bravura resa ancora più evidente dalle riprese ravvicinate per il piccolo schermo, ne sortisce un autentico prodigio.

Il romanzo in questione è “I fratelli Karamazov” di Fëdor Dostoevskij; lo sceneggiato andò in onda dal 16 novembre al 28 dicembre del 1969.
Nel sito “Rai play”, accanto a tante altre opere, sono conservate tutte le sette puntate, fruibili senza particolari problemi (salvo serate di punta: ho avuto problemi la domenica sera).

Se volete regalarvi lo stesso coinvogimento ed emozione che mi ha offerto l’appassionante visione dell’opera, seguite il mio esempio: linko qui la prima puntata.

E, qui di seguito, offro una carrellata degli attori protagonisti, alcuni dei quali ormai scomparsi.

Corrado Pani (1936-2005)

Lea Massari (1933, vivente)

Salvo Randone (1906-1991, “Concluse la sua esistenza in ristrettezze economiche”, da Wikipedia)

Umberto Orsini (1934, vivente)

Carla Gravina (1941, vivente)

Cesare Polacco (1900-1986)

Antonio Salines ( 1936, vivente)

Carlo Simoni (1943, vivente)

riduzione televisiva: Diego Fabbri (1911-1980)
regia: Sandro Bolchi (1924-2005)

.
.
.

Pubblicato in Tutti gli articoli | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti