Rocco ha comprato un pastrano;
Rollo ha venduto un sembrverosimile.
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P.S.: questo mini-post è scappato erroneamente da un altro mio blog di genere demenziale, che si trova qui.
Rocco ha comprato un pastrano;
Rollo ha venduto un sembrverosimile.
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P.S.: questo mini-post è scappato erroneamente da un altro mio blog di genere demenziale, che si trova qui.
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La fine dell’estate mi spaventava, eppure, dopo un settembre così caldo, soleggiato e stabile, l’arrivo improvviso di questa lunghissima serie di giornate buie, fredde e piovose mi sta rivelando il piacere dell’intimità e del riposo a livelli che non avrei immaginato.
A dir la verità è ormai da un’epoca di cui non ricordo più l’inizio, e le cui tracce costanti sono ben presenti su questo mio diario, che ho scelto di attribuire al riposo profondo la massima priorità, compatibilmente con le tante incombenze della vita quotidiana di chi deve affrontarle da solo.
Incombenze e lavoro a parte, tengo ferme solo pochissime attività, fra cui quella sportiva e soprattutto, in termini di tempo, quella interattiva sul Web, a scapito di tante altre, e di tanti svaghi che sistematicamente mi tocca sacrificare (da anni ormai non vado più a cinema o a teatro, giusto per fare un esempio).
I ritorni che ho da questa mia scelta di priorità sono inequivocabilmente positivi. La sensazione di benessere associata al sonno profondissimo, coltivato e alla fine ottenuto senza pormi limiti di tempo, è impagabile, e genera a sua volta un interesse molto più intenso per le cose della vita, una coscienza quieta, attenta e vigile anche sulle sfumature, e maggior padronanza nell’affrontare gli ostacoli. E poi è un allenamento alla difficile ma preziosa disciplina della lentezza.
Sembra quasi che il riposo, quando riesco a raggiungere tali vette, non si limiti a neutralizzare gli stress della giornata precedente, ma vada gradualmente a compensare quelli affrontati in lunghi anni passati, quando i dogmi dell’efficienza, della velocità, dell’adempienza immediata, avevano intaccato come dannosissimi virus la mia mente e il mio corpo.
E’ proprio sul tema della lentezza che venerdì scorso, festa del patrono di Bologna, ho partecipato nel tardo pomeriggio, sottraendo qualche ora al lavoro, a un incontro indetto da un gruppo di cui non conoscevo l’esistenza (“Comunimappe”, vedi qui), in cui si era invitati a contribuire con la lettura di testi: poesie, saggi, prose letterarie, su tale argomento.
A inoltrarmi l’invito era stato Giacomo, un mio caro amico, compagno di scuola alle medie e in tempi recenti ritrovato molto affine su tanti interessi.
L’aveva fatto in seguito al suo improvviso e straripante entusiasmo per la lettura del mio libro. “Mi ha invitato un’amica, io non potrò andarci, ma le ho detto di te. Pensa che avevo appena letto un racconto del tuo libro che ci sta a pennello, ‘Destinazione d’uso’, mi raccomando vai e leggilo.”
Sulle prime mi era sembrata un’occasione importante, poi ho capito meglio che si sarebbe trattato di un incontro di lettura e dibattito a carattere del tutto spontaneo, e la voglia di imporre l’attenzione su un mio scritto, fra l’altro piuttosto lungo, mi era passata.
Mi sono comunque sentito in dovere di andarci e, come immaginavo, il libro è rimasto chiuso e nascosto nella mia borsa a tracolla.
Mi sono trovato in un cenacolo di uomini e donne sconosciuti, tutti maturi e con evidente sensibilità alle tematiche che mi stanno più a cuore, ma nello stesso tempo molto più interessati a una discussione collettiva sulle idee, che alla comunicazione a prevalente valenza artistica, quella in cui l’aspetto emozionale e quello raziocinante si rincorrono e giocano creativamente fra loro.
Il mio libro è rimasto chiuso, dicevo, e anche la mia bocca, salvo un brevissimo intervento; sono comunque stato accolto con simpatia e, alla fine (devo confessare un po’ sospirata…), benché abbia tratto dall’evento un’impressione complessiva di sterilità, qualche suggestione mi è rimasta.
Così come mi è rimasta una bella poesia di Roberto Roversi, “Mi fermo un momento a guardare”, che mi hanno consegnato su una pagina stampata al computer, e che ho ritrovato qui per mostrarla a chi passi da queste parti.
Per questa volta mi fermo anch’io, anche se l’importanza dell’argomento, dal punto di vista filosofico, estetico, ecologico, salutistico, finanche politico, meriterebbe ulteriori approfondimenti.
E sacrificando altri argomenti di cui avrei voluto parlare, in un panorama sociale e politico che sta evolvendo più in fretta, più drammaticamente, ma forse anche più promettentemente di quanto sembri dall’interno, dalla nostra quotidianità.
Ma non sarei coerente con l’idea di fondo di questo scritto, che cioè solo liberarsi dalla fretta, dall’ansia di produrre molto, solo la capacità di concedere il giusto tempo a ogni cosa, permette di innalzare la qualità della propria vita, la propria capacità di crescere e anche di lasciare in dono qualche propria traccia a chi ci sta intorno.
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Immagine da: storieinutili.blogspot.it/2009_06_01_archive.html