4-5: Oltre il Sillaro, una staffetta nel tempo

Una notte non facile: sulle prime l’agitazione fisica (muscoli, articolazioni) dovuta alla lunga marcia affrontata con scarso allenamento; poi, quando cominciavo ad acquietarmi, intorno alle due ci si è messo un gallo urlatore, evidentemente ansioso nei confronti di una ben prematura alba. E non ha più smesso.

Con esercizi continui di deconcentrazione ho evitato il peggio, riuscendo ad assopirmi, a tratti, fra gli sgarbatissimi chicchirichì.
Fino alle sei e tre quarti, quando mi sono alzato, con ritardo rispetto alle intenzioni ma con la constatazione (ormai non mi sorprende più) dell’ennesima rigenerazione miracolosa, in tempi di sonno estremamente ridotti.

Fin dai primi passi capisco che oggi lo spartito prevede tutt’altra musica: luci nette, aria fresca a folate leggere e strada deserta e silenziosa.
Non posso saperlo ancora, ma anche le situazioni paesaggistiche e di vissuto si alterneranno con tutt’altra ricchezza, rispetto a ieri, tanto da costringermi, ora nel racconto, a una sintesi molto riassuntiva.

Mi lancio, fin dall’inizio, a un’andatura rapidissima, anche perché oggi ho un obiettivo: ho invitato la mia amica Antonella, che abita a Faenza, a vederci per il pranzo nel parco di Cotignola (la località d’arrivo) per l’una e mezza. Dato che i chilometri da percorrere sono ventiquattro, è bene guadagnare subito terreno.

Ecco il Sillaro

ed eccomi dunque approdato nella “Romagna solatìa” di Giovanni Pascoli.

Le dimensioni del fienile, un po’ in disarmo, raccontano di fasti remoti, mentre la colonna sonora, oggi, non è generata da rabbiosi autoveicoli, ma

da placidi volatili che si godono la stagione migliore.

Porte e finestre sbarrate, oltre il cancello finemente lavorato, in questo edificio antico ma in ottimo stato, ….diversamente da altri,

come questo, bistrattato dal passare dei lustri.

Non c’è banchina transitabile, ma la piccola strada è tutta mia; giusto quando vedo arrivare un mezzo in senso opposto, mi fermo prudentemente ed educatamente sul ciglio erboso.

Ancora campi piatti nel palcoscenico alla mia destra, con la collina che fa sempre da quinta laterale.

Il primo piccolo borgo che attraverso è Sasso Morelli, amministrativamente una frazione di Imola.
Qui venni un giorno di settembre, in motorino, (potevo avere sedici o diciassette anni) a trovare Livia, forse la ragazza più bella che io abbia mai conosciuto.
Era anche lei in vacanza sulle Dolomiti, in uno degli anni in cui fui ospite del mio inseparabile amico di sempre, Claudio di Modena e di sua nonna, e qualche volta, mentre eravamo ancora a cena, ci veniva a trovare.

Non perdo l’occasione di inviare a Claudio una foto del cartello con il nome del paese: “Che ne sarà di quella splendida ragazza mora?” gli scrivo.
E immediatamente e quasi magicamente, lui mi risponde di aver appreso che fa la farmacista, sempre qui.
L'”Antica Farmacia” si direbbe essere l’unica attrazione di questo minuscolo borgo:

è ubicata nell’antico palazzo in fondo a quella tenda, ma si vede che è chiusa.
Forse come inconscia difesa dal rischio di un nuovo incontro dopo quasi mezzo secolo, attribuisco la chiusura a una turnazione, senza pensare che sono solo le otto e dieci del mattino e fra non molto aprirà.

Mi viene da pensare a un parallelismo, a una sorta di staffetta, fra due amiche romagnole: quella d’un tempo e quella attuale, che incontrerò sul finire di questa stessa camminata. In mezzo quasi cinquant’anni, tutta la mia vita da adulto…
Ma bando alle voragini di pensiero: c’è da riprendere la marcia a ranghi forzati!

Un gruppo di operai stanno lavorando sul tetto di un grande edificio industriale: le loro tute bianche integrali fanno pensare a una bonifica dall’amianto.

Questa la facciata principale della vecchia industria:

Con l’amianto, un po’ come con l’insetticida D.D.T., il tritacarne del progresso capitalistico fu costretto a una marcia indietro. Vengo attraversato da una speranza, quasi un sogno: che non debba in futuro ripetersi per la telefonia “5G”, che dicono altrettanto dannosa, un ripensamento di tali dimensioni, ma che la follia venga bloccata prima.

Mantenendo ritmi da competizione, supero un altro paesino, Bubano, senza lasciarmi tentare dal locale circolo ARCI, davanti al quale tre o quattro pensionati stanno prendendo il cappuccino.
L’intenzione è di tener botta per i tre chilometri che mancano al paese (e ai bar) di Mordano, ma l’improvvisa apparizione

di questo grande caffè-gelateria mi fa scendere a più miti consigli.
Non si può stare all’interno, come solitamente trovo molto più rilassante, ma c’è anche una veranda coperta, nella quale trasporto il mio piccolo vassoio.

Uno strato di plastica trasparente deforma le sagome altrui,

ma non quella di quest’altro avventore, che ha preso posto vicino a me con la sua merenda, in posizione di irresistibile bersaglio fotografico.

Anche oggi il responso del mio navigatore è molto incoraggiante: ho viaggiato a oltre cinque chilometri orari, nonostante le molte fermate per fotografie, per consultazioni del navigatore e per alleggerimento di abiti, in questa giornata dalla forte escursione termica, e sono già quasi a metà percorso.
Telefono al ristorante “Al Parco” di Cotignola per prenotare un tavolino all’una e un quarto, anziché all’una e mezza (d’accordo con la mia amica).

Riporto il vassoio alla barista, che mi ringrazia di cuore, e riprendo il cammino, ora a un’andatura più umana, che mi permette di godere meglio, lungo il percorso, degli spettacoli parsaggistici

o… antropici,

in diverso stato di conservazione e cura:

Nel paese di Mordano c’è una scuola primaria: prima ancora di osservare, con enorme tristezza, i bambini che giocano nel giardino tutti imbavagliati con la mascherina, ne sento le grida, ma soprattutto vengo sorpreso dalla voce squillante di uno di loro che, lontano dal gruppo, se ne sta affacciato alla cancellata laterale, seminascosto dalla vegetazione e, avendomi visto passare sull’adiacente marciapiede, mi ha gridato: “Ciao!!”
Mi giro e sto immediatamente al gioco, con voce altrettanto decisa:
“Ciao, come ti chiami?”
Resta spiazzato, guarda avanti a sè evitando il mio sguardo, ho l’impressione che abbia problemi di socialità, o magari gli hanno solo insegnato a diffidare degli adulti.
Ma poi si sblocca: “Leandro” mi risponde con sufficiente chiarezza.
“Io Francesco, ciao!” taglio corto per non metterlo in ulteriore difficoltà e mi riavvio, sentendo, dopo un paio d’altri secondi, che torna a esclamare forte qualcosa tipo: “Dove?”, domanda a cui non avrà più risposta.
Quando sono a sufficiente distanza, estraggo la macchinetta e mi volto indietro per fotografare la scena.

Non distante da Mordano, c’è un altro paese, Bagnara di Romagna, che mi conquista con la sua splendida piazzetta centrale pedonalizzata.

Prima di immergermi nuovamente nella campagna, rubo un po’ di colori a questo balcone:

Poi mi aspetta ancora un’alternanza di zone agricole

e antropizzate

ancora lunghi rettilinei

cascine diroccate

i cipressi e il campanile del cimitero di Barbiano, e infine una chiesetta abbandonata, la cui ombra mi aiuta a consultare il tablet in una nuova sosta seduto sull’erba.

Sto mantenendo un buon anticipo, cosa che permette di affrontare con calma gli ultimi chilometri alle mie gambe, che riprendono indolenzite il cammino, mentre i forti raggi del sole m’inducono a indossare il mio cappellaccio a larghe falde.

Il percorso scavalca e supera l’autostrada, poi le si riaccosta, in vista di un casello

Poi si dirige a superare il Grande Canale emiliano-romagnolo

Il Parco Pertini di Cotignola, dove c’è il ristorante, mi sorprende prima del centro abitato, all’una meno dieci.

Ho la possibilità di rilassarmi un po’ su una panchina all’ombra, prima di veder giungere Antonella all’appuntamento, anche lei con un po’ d’anticipo.

Seduti al tavolino in questa bella atmosfera, tante piacevoli chiacchiere dopo molti mesi in cui non c’eravamo più visti, buona cucina e un paio di bicchieri fanno da ottimo finale di questa bellissima mattinata.

Il tempo vola e sono già le tre passate quando ci salutiamo.
Mi manca ancora un breve tratto di strada fino al centro: l’affronto senza fatica, riposato dalla lunga sosta.

Il bed and breakfast “La Torre” è facilmente localizzabile…

Qui mi accoglie il signor Giuseppe, tenendo fede alla reputazione di grande gentilezza che avevo colto nelle recensioni.
Un miniappartamento moderno e confortevole, senza galli nei dintorni, è pronto per me.

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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2 risposte a 4-5: Oltre il Sillaro, una staffetta nel tempo

  1. Amanda ha detto:

    Ma tu pensa non ha ancora sbagliato strada:un miracolo!

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