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Ieri, nel tornare da San Cristóbal de la Laguna, dopo la mia lezione di spagnolo con l’amica “profesora” Mariangela, mi son fermato a pranzo al ristorante italiano “Arianna” e, ripulita che ho un’ottima e abbondante marinara di cozze, ho scritto una breve poesia.
Non scrivevo versi dal 28 gennaio; ancora più lunga la pausa di questo blog, dopo l’annuale “messaggio” di fine anno.
Dunque l’occasione mi offre una buona scusa per rompere entrambi i silenzi, pubblicando qui in coda la poesia.
Mi dispiace, in un mio periodo di tono vitale non eccelso, non aver potuto fornire qui dei contributi alla comprensione della straordinaria pagina di storia che stiamo vivendo, anche e soprattutto tramite i miei contro-informatori preferiti: Umberto Pascali, Gianmarco Landi, Francesco Carrino e Gabriele Sannino.
L’ho fatto di tanto in tanto in ambiente Facebook dove, nonostante la bellezza di cinquecentonovantotto “amici”, la visibilità dei miei interventi è quanto mai ostacolata da algoritmi evidentemente punitivi.
Qui nel mio antico blog, invece, so che i molti abbonati ricevono via email qualsiasi mio scritto, cosa che mi conforta da un lato ma mi responsabilizza a non approfittarne vanamente dall’altro.
Non mi dilungo oltre e passo alla poesia.
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L’interlocutore
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Che non possa rivelarsi onnipotente
in quanto impossibile a sorgere dal nulla
per ciò che mi riguarda nulla cambia
quello che so è che
c’è un ordine sovrumano nell’universo
e nella complessità degli organismi
quello che posso confidarvi è che
di tanto in tanto lui mi parla
con linguaggio simbolico eppure
strabiliante
chissà per incoraggiarmi pietoso
fra le piante spinose rampicanti
che intralciano e affannano un cammino
il quale simula questo l’ho capito
nell’accumulo dell’esperienza continuo
una condizione di permanenza
che prima o poi
ma indubitabilmente
svanirà
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Molto profonda
mi è partita la risposta prima che finissi di scrivere un saluto e un’abbraccio
Grazie di cuore, cara Michi, e (spero!) a presto risentirci. Abbraccio ricambiato.
Che bello veder spuntare un tuo messaggio nel mio feed. Riguardo alla poesia, alcuni lo chiamano Dio, alcuni lo chiamano Universo, altri lo chiamano “io” (perché l’energia che senti viene in realtà dall’interno del tuo essere), ma alla fine c’è necessariamente un qualcosa di sovrumano che ci circonda. E che ci parla.
Almeno altrettanto bello, caro amico, per me scoprire l’autore e il contenuto del nuovo commento appena ricevuto… 🙂
In effetti, e col linguaggio della poesia, credo di aver manifestato anch’io una sorta di esigenza, relativamente al sovrumano.
Sono infinitamente grato al mio Maestro di pensiero, Franco Bertossa, che con i suoi quotidiani scritti mi ha aperto la mente, mentre ormai ho varcato le soglie dell’età anziana, a due concetti fondamentali e liberatori: la nostra immortalità (a detta sua addirittura “sperimentabile” grazie a tecniche di meditazione) e l’assenza del libero arbitrio, in quanto ogni decisione, come qualsiasi evento mentale, nasce a posteriori.
Quello su cui Bertossa non si sofferma, dando invece rilievo, al pari del Buddha e dei più grandi saggi a Lui posteriori, alla miracolosità inspiegabile (e sulle prime angosciante ma infine liberatoria) dell’esistente (dunque Dio compreso), è tuttavia quest’esigenza di una voce sovrumana, alla quale è confortante mettersi in ascolto.
Mi infonde serena consolazione…
Grazie, cara Sandra: è un bellissimo complimento! 🙏
Ciao franz che piacere sentirti come stai ? Ho sentito che è sbarcato da voi lantana Virus 🦠 speriamo bene Inviato da iPhone
Ciao carissimo, in effetti a Tenerife abbiamo “vinto” lo sbarco della nave, domani, con i primi (e speriamo anche gli ultimi) infettati: qui e non solo qui non si sentiva certo la mancanza di un nuovo progetto di epidemia, con i vari Bassetti che risorgono dalle loro ceneri… Ma voglio confidare che questa volta si risolva in maniera rapida e indolore.
Franz si trovano donne x svagarsi un po ??Inviato da iPhone
Ho quasi la vaga impressione che ci stiamo allontanando dal tema dell’articolo pubblicato…
Non ti sembra??
🤭