Coda di paglia

Il 27 maggio mi arriva una mail, scritta in corretto italiano, da parte di Copytrack, una società che dice di operare “nel settore della tutela e del contrasto alle violazioni del diritto d’autore relative a immagini digitali” per conto dei propri clienti e mi accusa: “Risulta dalle nostre ricerche che a far data dal 30 dicembre 2024 abbiate riprodotto una immagine sul sito web a voi riferibile franz-blog.it”; segue l’indirizzo della relativa pagina web, che, grazie alla nomenclatura standard di WordPress, porta al suo interno la data di pubblicazione: 2011/09/30, (…la bellezza di quasi quindici anni fa!); a seguire, l’esposizione dell’immagine originale e di quella da me riprodotta, identiche, a meno di un piccolo dettaglio: la sezione di una roulette, a cui avevo aggiunto una pallina in corrispondenza del numero quindici.

Lo stile della missiva è molto professionale, con citazione accurata delle proprie credenziali, nonché amichevole, nel segnalarmi le possibili situazioni di sgravio a mio favore, ma con l’aggiunta che “in assenza di un titolo valido o di una eccezione di legge, la vostra riproduzione potrebbe costituire una violazione del copyright e solo in tal caso Copytrack si riserva il diritto di quantificare il danno o di offrirvi in alternativa una licenza annuale per la riproduzione dell’immagine con effetto sanante per il passato.”
Quindici giorni per rispondere, altrimenti mi renderò responsabile di ulteriori spese.

Intanto, da pochissimo tempo, avevo provveduto a cancellare il novanta per cento delle pagine relative agli oltre diciassette anni di vita del blog su WordPress (dopo la migrazione dal precedente ambiente “Leonardo”, di cui ben pochi si ricorderanno…), a malincuore, certo, ma prudenzialmente, a fronte di continui, sospetti accessi quotidiani dall’estero a pagine in ordine casuale, in particolare dagli Stati Uniti: in fondo, mi sono ripetuto, la natura di un blog non è quella di un deposito della memoria.
Per fortuna, nei primi anni, avevo avuto la sana abitudine di salvare ogni mese tutti i miei articoli su un dvd-rom, cosa che mi ha permesso ora di rintracciare l’articolo ora cancellato con l’immagine incriminata (la sezione di una roulette); altra sana (ma insufficiente) mia abitudine era poi la citazione, a fine articolo, del sito di provenienza delle immagini incluse. Nel caso in questione tale sito non dà più nessuna risposta: facile immaginare che l’immagine che ne avevo tratto fosse a sua volta copiata.

Per tranquillizzarmi sull’entità del possibile risarcimento chiedo aiuto alla (…mostruosa!) intelligenza artificiale di “chatgpt”: qualche centinaio di euro, mi risponde, anche se però non può certo assicurarmi che l’episodio non sia destinato a ripetersi anche molte volte in futuro.
Mi conferma che non ho giustificativi sufficienti contro la violazione di un copyright e mi consiglia un atteggiamento morbido per la possibilità di contrattare uno sconto.

Rispondo dopo una settimana, citando gli elementi di discolpa (sito senza fini di lucro e a basso raggio di utenza, citazione della fonte, recente cancellazione già avvenuta) e allegando l’intero articolo, in formato jpg, cioè immagine.
La replica, questa volta in inglese, arriva dopo due giorni; ha tutta l’aria di un messaggio preconfezionato che si limita ad avvertirmi che una cancellazione successiva all’accertamento della violazione non l’annulla. E mi segnala il sito dove troverò le modalità per sanare la mia personale controversia. Qui, con abile psicologia mercantile, ne sono indicate due: la prima, in evidenza, tramite un pagamento di oltre quattrocento euro; la seconda per trecentocinquanta.
Resisto all’impulso di pagare subito per togliermi il pensiero, anche perché capisco che mostrarsi così remissivi sarebbe il modo ideale per andare incontro a nuove successive rogne.

Ho poi l’ottima idea di approfondire la questione tramite pareri cercati sul web, questa volta non con l’intelligenza artificiale ma con un tradizionale motore di ricerca.
Un articolo particolarmente illuminante (vedi qui) mi ha fatto capire molte cose sui protagonisti della vicenda.
A differenza di quanto credevo, la spinta iniziale della rivendicazione non nasce dal presunto cliente danneggiato, ma dagli stessi miei interlocutori di Copytrack, che viene a configurarsi come una macchina automatizzata di ricerca sul web di possibili doppioni di immagini e, come conseguenza, di possibili casi da denunciare, talvolta anche in modo del tutto improprio.
Interessante poi, in particolare, questa nota: “Il modello di business di Copytrack si basa su una commissione del 45% rispetto ai suoi clienti. Per essere redditizi, devono spendere il meno tempo possibile su di te. Chiedere loro di provare il mandato e la proprietà dell’immagine li costringe a lavorare”.

Anche se non viene meno la mia angustia per essere finito dentro questa brutta storia, riesco a riflettere e a rendermi conto dell’apparente assurdità dell’accusa relativa a una pubblicazione così lontana nel tempo. E decido che non gliela darò vinta, anche, al limite, di giungere alle vie legali.

Abbandono il precedente approccio amichevole per la successiva risposta, che preparo con tutta calma.
Con l’aiuto del traduttore, elenco in un buon inglese (e con le dovute formalità) il contenuto che segue.

Vedo purtroppo che non avete speso una parola circa i miei argomenti in discolpa. Ora vi chiedo di inviarmi il mandato della ditta vostra cliente e l’indicazione verificabile della data di costituzione della stessa, nonché quella di pubblicazione iniziale dell’immagine e quella dell’inizio del copyright. Poiché il mio articolo, come citato da voi stessi, porta nel link la data 30 settembre 2011, tutte e tre le date devono essere ovviamente antecedenti, per rendere attendibile l’accusa. Altrimenti, o in mancanza di tali documenti, considererò chiusa la questione.

Poi, spedita la mail dopo tre giorni, mi metto in attesa della replica, senza sapere come dovrà svilupparsi il braccio di ferro.
La loro risposta arriva dopo meno di ventiquattr’ore, e, tradotta, suona così:
“Apprezziamo il suo messaggio. Abbiamo revisionato le precedenti informazioni e deciso di chiudere la segnalazione. Grazie per la sua cortese collaborazione”.

Puff…! fine, liberatoria, dello scontro… e improvviso sollievo per questa bolla di sapone: non c’è voluto molto per smascherare la loro coda di paglia!

Un’ultima considerazione: in questa vicenda mi è stato di gran lunga più d’aiuto il contributo personale sopra citato rispetto a quello dell’intelligenza artificiale.

About Francesco

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
Questa voce è stata pubblicata in Tutti gli articoli. Contrassegna il permalink.

Commenti:

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.