Traguardo di luce

bici a senigallia.
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Sono da pochi minuti sul primo dei due treni regionali che da San Lazzaro mi porterano a Senigallia, per il consueto periodo magico di vacanza del Caterraduno.
Appena due giorni dopo il solstizio d’estate, e mezz’ora dopo mezzogiorno, la giornata di sole è fantasticamente tersa, luminosa; i contrasti di colori e fra luci e ombre al massimo della loro vitale espressione.

Molte cose sono giunte a completa maturazione dal precedente post: il solstizio, come dicevo, che è incontrovertibilmente il punto d’arrivo di un intero anno; ma anche, insieme a quello, diversi aspetti della mia vita.
La vacanza di una settimana (a cui seguirà l’ingresso a pieno titolo nella svagata e canicolare estate cittadina) segna anche la chiusura di un’annata di lavoro, e qui la parola lavoro indica, più che mai, un impegno quotidiano che va molto oltre l’attività a bordo della Cavallona.
E poi c’è, preciso nel ricordo ma volutamente indefinito nella data specifica, il settimo compleanno del blog, che accidenti sembra davvero una cosa incredibile.
Ma non è finita: ho completato appena tre giorni fa l’ultima e definitiva revisione del libro che sto per pubblicare, che, da questo medesimo blog, raccoglie una nutrita collezione di racconti di vita vissuta (e, nella parte finale, di vita immaginata) alla guida del taxi.

Considerando che sempre il Caterraduno stesso ha avuto, in ognuno dei precedenti anni di diario, il risalto di un evento del tutto straordinario, come la concentrazione in poche giornate di uno stato di grazia collettivo e ambientale, credo ce ne sia abbastanza per fare di questo momento, di questo viaggio in treno dentro una campagna vivida sotto un sole a picco, una nuova piccola pietra miliare sul mio cammino e sul diario stesso che ne è testimonianza, e per lasciare spazio all’emergere di qualche relativa riflessione. Il cui tema non può che essere: ciclicità e accumulo dell’esperienza.

Affronto questa nuova edizione del raduno degli ascoltatori di Caterpillar, con i suoi consueti e rituali ingredienti (e relative, a me tanto care, ambientazioni), con aspettative ormai diverse dalle precedenti edizioni. Pur nella sua ciclicità c’è stata, com’era inevitabile, un’evoluzione nella manifestazione, specchio di quella, almeno altrettanto evidente, della trasmissione di Radio2 di cui essa è l’epilogo; anzi, delle due trasmissioni, quella mattutina e quella serale, da quando, nelle ultime due annate, la redazione e le voci si sono divaricate in due mondi separati e poco e nulla comunicanti fra loro.
Da parte mia, a causa dei miei ritmi di vita, mi è impossibile ascoltare l’edizione antelucana, mentre continuo solitamente a seguire (passeggeri chiacchieranti e telefonanti permettendo) il classico appuntamento serale dalle sei. Massimo Cirri ne è rimasto, come sempre, il conduttore principale, anche per quanto riguarda l’impostazione generale dei contenuti e del timbro.
Tuttavia, se ai tempi della compartecipazione di Filippo Solibello (prima della migrazione di quest’ultimo, con Marco Ardemagni e Cinzia Poli, negli spazi orari mattutini), avvertivo una vivacità culturale d’avanguardia in quella proposta d’un giornalismo scanzonato eppure creativamente attento alle emergenze ecologiche e alle ribalte più insolite e dirette della cronaca, mi sembra che di tale magica miscela rimangano solo delle tracce, e che la squadra e il suo condottiero abbiano perso posizioni, ancorati a una lettura non più altrettanto attenta e adeguata della realtà. E così, non è un caso, nel raduno sono attesi, fra gli altri, alcuni ospiti alquanto discutibili, come Michele Serra, Laura Boldrini e addirittura Josefa Idem, mentre nessuno spazio è dato al vero fenomeno importante di questi ultimi tempi, che è il Movimento 5 Stelle, piuttosto snobbato anche in trasmissione nonostante incarni gran parte di quelle stesse istanze ecologiche e di vero progresso tradizionalmente care alla trasmissione.
Aver saputo poi che Marco Ardemagni, non a caso confluito con Solibello nella trasmissione mattutina, aveva appoggiato la campagna elettorale di Oscar Giannino, dunque a testimonianza di una posizione di cosiddetto liberismo illuminato che ritengo assolutamente indigeribile, ha poi completato l’opera di parziale  distacco da parte mia verso quel nucleo originario che tanto entusiasmo mi ha saputo regalare, negli anni e soprattutto nei ciclici raduni estivi come questo che, nonostante tutto ciò con predisposizione alla gioia, mi appresto a vivere, fra l’altro in versione più lunga del solito.

Ma un senso di relativo distacco e di una certa presa di distanze del tutto simile, mi è sembrato di avvertire anche in questo ennesimo ingresso nella stagione estiva, segnato dalla prima improvvisa ondata di calore opprimente.
Come se l’esperienza depositata nella memoria, e a maggior ragione quella fissata nelle pagine di questo diario (e in quelle del libro in vista di pubblicazione, che ho riletto completamente), non potesse ormai più essere eguagliata significativamente da un nuovo giro di giostra, in quella eterna ciclicità che chiede di accumulare sempre nuova esperienza.

Tuttavia, in fondo non me ne dimentico, siamo creature fortissime e fragili nello stesso tempo, capaci di nutrire impressioni al contempo del tutto definitive e alquanto provvisorie. Solo accettare questa nostra natura con grande umiltà ci potrà permettere di ritrovare, a ogni nuovo giro di giostra, la gioia e lo stupore di un bambino.
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Immagine da: http://www.senigallia.org/index.php?option=com_content&task=view&id=452&Itemid=12

 

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San Lazzaro in my mind

san_lazzaro_portico_viaemilia.
Da sei anni e mezzo mi sono trasferito da Bologna nel limitrofo comune di San Lazzaro di Savena, la cui notorietà deriva in gran parte dal casello sull’Autostrada Adriatica (che si intravede dalle mie finestre) e in secondo luogo dalla goliardica canzonaccia dedicata alla sua Fiera, che Francesco Guccini cantò e divulgò negli anni ’70.
Parafrasando Giorgio Gaber, potrei dire: “Io non mi sento sanlazzerese, ma per fortuna, o purtroppo, lo sono”. Questo soprattutto perché, fin da molti decenni prima che ne diventassi cittadino, l’espansione urbana della mia vecchia città ha reso San Lazzaro molto più simile a un suo proprio quartiere residenziale per la borghesia medio-alta, che a una cittadina autonoma.

In questi ultimi giorni, tuttavia, anche qui sono successe delle cose importanti e in parte nobilitanti.
Lunedì scorso, 3 giugno, in una sala del municipio, si è svolta l’assemblea di bilancio della ‘Comunità energetica’, nata un anno e mezzo fa intorno a un progetto partorito e fatto crescere da alcuni sanlazzaresi molto volonterosi.
Si tratta di un’iniziativa di azionariato popolare per l’installazione, in accordo e simbiosi con il Comune, di alcuni pannelli solari fotovoltaici sul tetto di una scuola primaria.
Oltre al valore ambientale, e a quello pedagogico per i bambini della scuola e per le loro famiglie, il progetto si connota anche come investimento, prevedendo la remunerazione ai soci della quota di energia immessa e venduta in rete poiché eccedente sui consumi.
Ci guadagna il Comune, che vede completamente abbattute le spese di energia elettrica di quella scuola, e ci guadagnano qualcosa anche i sottoscrittori, annualmente, constestualmente al rimborso, in vent’anni, del capitale investito.
Avevo aderito con l’acquisto di una sola quota (di duecentocinquanta euro) e poi avevo seguito l’iter del progetto tramite il blog della Comunità energetica : sapevo dunque che l’installazione era stata effettuata, sia pur in extremis, entro la fine del 2011;

fotovoltaicosanlazzarosapevo che diverse difficoltà burocratiche erano state superate, facendo così da apripista per iniziative similari in altri Comuni, e poi non avevo più ricevuto aggiornamenti, salvo, ora, l’invito all’assemblea, per l’approvazione del bilancio e la prima distribuzione di proventi ai soci.
Sono stato dubbioso, se sacrificare o meno gran parte di una mia serata di lavoro, ma poi ho deciso di partecipare, un po’ per motivi pratici, cioé evitare il fastidio di ottenere la mia quota successivamente, un po’ per il piacere di vedere in faccia, per una volta, un gruppo di concittadini sensibili alle tematiche ambientali, sia al di là che al di qua del tavolo assembleare.
E’ stata un’esperienza molto interessante e confortante, e non solo per i sontuosi venticinque euro che mi ha fruttato. Ho avvertito, nelle persone che hanno condotto la serata, un’energia fattiva, cioé lo spirito a modificare la realtà con iniziative intelligenti e incisive.
Hanno spiegato come il Comune sia stato condotto per mano a collaborare, a superare le molte titubanze iniziali, e a dare fiducia al comitato, fino a un risultato superiore alle attese, poche settimane fa, sulla scia del successo di questa prima iniziativa: l’offerta, a titolo gratuito, di un’area agricola non lontana dal centro, ai fini di un nuovo progetto di azionariato popolare, questa volta per la costituzione di un’azienda agricola biologica. I soci partecipanti, secondo i piani, verrebbero remunerati tramite prodotti agroalimentari, in modo dunque ancora più diretto ed efficace rispetto a quanto già realizzato con i pannelli.
Un fermento di altre iniziative di studio e abbozzi di progetti (idroelettrico, vecchi mulini, ricerche sulla fusione fredda, e altro ancora) cercano solo, secondo l’appello lanciato da quel tavolo, menti, braccia, tempo ed energia di nuovi volontari.
Ha preso la parola anche il promotore di ‘San Lazzaro in transizione’, che ha spiegato come la Comunità energetica non sia che una costola di questo progetto più ampio, che ha aderito ed è stato certificato dal movimento internazionale delle ‘Transition towns’ (clicca qui per saperne di più) e ha avuto recentemente anche l’onore di un articolo apparso sul blog di Rob Hopkins, che di tale movimento è il fondatore (clicca qui).
Venerdì prossimo, 14 giugno, ci sarà la Festa di San Lazzaro in Transizione, al Parco della Resistenza dalle 17.30 ‘a notte inoltrata’ (vedi qui).

Sul finire dell’assemblea, è stato ricordato che l’indomani pomeriggio, martedì 4 giugno, si sarebbe svolto il quattordicinale mercatino dei produttori locali, non distante dalla piazza principale (Piazza Bracci), dove, per una felice coincidenza (non so se casuale) era già prevista una manifestazione di protesta contro il progetto di costruzione di un nuovo quartiere abitativo, con un numero esorbitante di inutili palazzine e palazzoni, in una zona di splendida campagna nella frazione di Idice.

La protesta è stata organizzata dalla lista civica ‘Noi cittadini’. Il Movimento 5 stelle non è infatti presente a San Lazzaro, ma ha captato immediatamente il caso, e, sia pur non in particolare evidenza, ha piazzato sul blog di Beppe Grillo un articolo dal titolo ‘Fermiamo la colata’ (vedi qui) e un bel servizio filmato di Nikilnero, lo storico videomaker a Cinque Stelle di Bologna (vedi qui).

Un po’ sulla scia dell’entusiasmo di quella bella serata, un po’ per fare la spesa al mercatino, l’indomani sono passato dalla sede della manifestazione: la quantità di persone e gruppi presenti era incoraggiante.
Ma è stata la visione di quel filmato di Nikilnero che mi ha riempito di forte indignazione, e fatto rimpiangere la mancanza di movimenti agguerriti come i ‘No-tav’ valsusini e anche i ‘No-people mover’ bolognesi.
Forse è solo questione di tempo: mai darsi per vinti.
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Immagini da: certosa.cineca.it/chiostro/luoghi.php?ID=150&tipo=immagini&img=1
e da: radio.rcdc.it/archives/san-lazzaro-solare-81738/

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Le stagioni impazzite (ovvero: in attesa dell’autunno gelido)

le quattro stagioni

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La vegetazione è ogni giorno più lussureggiante: foglie, erba e arbusti conquistano e invadono superbamente ogni spazio possibile, dai rami degli alberi che tendono sempre più a nascondere il cielo, e da lontano sembrano dei quadri viventi, fino alle fessure dei lastricati dei cortili, infestati da ciuffi alti, fitti e ribelli.
E’ come il movimento veloce di una sinfonia beethoveniana, solenne e incalzante, un inno alla vita, nell’accezione più elementare ed evidente.
Le prime spettacolari giornate di sole dopo la stagione delle piogge, che era stata soffocante e di una durata da primato, avevano già evidenziato questo genere di spettacolo, ma poi l’alternarsi continuo di brevi periodi sereni e altri perturbati, di sole limpidissimo e nuove piogge (a volte appena accennate, a volte fredde e fluenti) non ha fatto che protrarlo in maniera indefinita e sempre più sorprendente, come non ricordo fosse mai avvenuto.
Come due amanti capaci di controllare a piacimento la durata dell’amplesso, terra e cielo sembrano voler perdonare e addirittura consolare l’umanità, demente e distruttiva, con questa mirabolante esibizione della stagione della vita nascente, e di tutta la sua bellezza.

E gli ospiti della Cavallona hanno buon gioco ad affrontare il loro argomento preferito, cioè i capricci del tempo; il più delle volte per lamentarsi, com’è abitudine assai diffusa nell’italica popolazione. Nel pretendere, infantilmente, rose senza spine, giornate serene a volontà senza il contemporaneo incremento delle temperature e inaridirsi della vegetazione.
Verrebbe quasi da ringraziare, per questa occasione di sfogo che convoglia altri disagi, in gran parte ben noti in questo periodo di grande inquietudine e poca speranza nel domani, se non sapessimo che il mugugno, la recriminazione, il lamento, non servono un gran che a migliorare le cose, ma forse solo ad alimentare sè stessi.

Domenica di voto, ieri, in diversi comuni italiani fra cui svetta quello di Roma, e anche qui a Bologna per il referendum consultivo sulla scuola dell’infanzia pubblica (un interessante duello fra i principi costituzionali e laici da una parte, il pragmatismo arrogante della casta dall’altra: come sappiamo, hanno grazie al cielo vinto i primi, anche se l’affluenza è stata molto deludente).

Ho seguito ancora una volta il tour elettorale di Beppe Grillo. L’avevo fatto per le regionali siciliane, poi per le politiche nazionali, ed ora per le amministrative. Per la terza volta in pochi mesi, zio Beppe si è sobbarcato una spedizione in camper di città in città, per urlare il suo messaggio da un paio di piazze ogni giorno diverse. Proprio come le altre due volte, ogni notte al rientro dal lavoro, e al termine della mia consueta navigata fra posta, blog degli amici, Fatto quotidiano e Facebook, mi sono lasciato catturare lungamente dalle sequenze registrate, a bassa definizione, dei comizi e di quanto vi ha ruotato intorno. Ancora una volta ho quasi imparato a memoria il nuovo copione recitato, con poche variazioni, dall’istrione, e ho studiato con attenzione palpitante il livello di risposta del pubblico quasi sempre numerosissimo.
Mi è sembrato, soprattutto nell’evento finale, quello di Piazza del Popolo a Roma, di notare inediti segni di stanchezza nel patriarca a cinque stelle: il suo dirigersi continuamente verso il fondo del palco popolato dai candidati, anziché privilegiare il contatto diretto e continuo con la folla; e poi minore fluidità e gioiosità nell’eloquio. Si può capire, il gioco si sta facendo sempre più duro; ma quando, seguendo a braccio il copione, ha urlato il suo ormai classico “chi me l’ha fatto fare, potevo starmene comodamente a casa a fare il ricco pensionato”, all’applauso sincero e affettuoso dei romani avrei di cuore unito anche il mio.
Perché la gente, la stessa che ama mugugnare contro Giove pluvio e il governo ladro, sembra non voglia o non riesca a capirla, quella straordinaria spinta etica che muove l’ex-comico genovese a spendersi e a regalarci le sue strabilianti energie per un progetto di rinnovamento e di salvezza, tanto ricco di contenuti appropriati ai nostri tempi, da non poter essere inficiato da qualche sporadico e ricorrente scivolone. Si attaccano a tutto, per dimostrare le pecche di lui e dei laboriosissimi parlamentari stellati, pecche in gran parte presunte e nemmeno ragionevoli, trovando, in questo, un costante supporto nella stampa e nelle televisioni di regime.

Comunque, tutto forse si può confutare in lui tranne le sue antiche capacità quasi profetiche, di lettura della realtà e previsione degli sviluppi. Ed ora, se ascoltiamo con attenzione le sue profezie, dobbiamo prepararci, per il prossimo autunno, al precipitare della crisi nel nostro Paese.
Non si tratta di un oracolo misterioso e oscuro, ma di una previsione fondata su dati di fatto: proprio ieri, nel suo blog, ha pubblicato l’articolo di Roberto Orsi, un insegnante alla London School of Economics and Political Science, che dimostra con chiarezza difficilmente confutabile quella stessa tesi. Invito tutti a leggerlo, cliccando qui.

Partendo da tale convincimento di zio Beppe, appare sempre più chiara la chiusura intransigente del Movimento nei lunghi giorni delle proposte, più o meno decenti, di Pierluigi Bersani, scelta che pure ha avuto sicuramente un costo immediato in termini di consensi. Ma accettare di appoggiare il PD in posizione oggettivamente subalterna, sia pure con l’arma del ritiro della fiducia, significava andare incontro alla più grave crisi del dopoguerra su un terreno franoso, col risultato di bruciare forse per sempre tutte le possibilità di una vera svolta.
Un articolo di Aldo Giannuli apparso pochi giorni prima sul sito Megachip (clicca qui) offre una lettura simile, benchè condita da molti dubbi (che non condivido) sui possibili scenari futuri.

Quasi sempre una malattia, per poter essere veramente debellata, deve manifestarsi in tutta la sua virulenza, che renda palesi tutti i sintomi. Prepariamoci proprio a questo, quando, a questa incredibile primavera, e a un’estate non rasserenante sul piano sociale, succederà un ‘autunno molto caldo’, o forse molto gelido. Prepariamoci a non spaventarci e ad aver massima fiducia negli anticorpi dell’Italia migliore, quando il terremoto economico e sociale si manifesterà in tutta la sua intensità ora latente.
Più nera è la notte e più vicina è l’alba, dice un vecchio proverbio: quell’alba siamo, dovremo essere, noi.
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Immagine da: blog.libero.it/psicoalchimie/10066327.html?ssonc=1733663986

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