La loggia dei formaggi (conclusioni)

roundtable-4f

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La prima ricerca che faccio tramite Google, non molte ore dopo la vicenda, ha naturalmente per chiave “round-table”.
Nell’elenco delle risposte compare due volte il sito di Wikipedia, ma solo nella sua versione inglese, cosa che inizialmente mi demotiva dal cliccarci sopra; per il resto, quello nazionale dell’associazione stessa e un’interminabile sequenza di siti gestiti dalle relative diramazioni locali.
Bene, mi dico, vediamo come si auto-presentano, ed entro nel sito nazionale.
Qui leggo, come estrema sintesi: “Per giovani uomini/ Per compiere buone azioni/ Per partecipare ad eventi/ Per scambiarsi conoscenze“. Uhm…
Abbandono la home page ed entro nella pagina genericamente definita ‘Round Table’, che mi si apre nella prima sottosezione: ‘Chi siamo’ e che recita così: “La Round Table è un’organizzazione dedicata ai giovani lavoratori, professionisti, dirigenti, imprenditori, uomini d’affari e di cultura che si impegnano a svolgere al meglio le rispettive attività. La sua principale finalità è quella di favorirne l’incontro, promuovendone l’amicizia e le intese personali. Svolge iniziative di carattere filantropico. (…)
Prima ancora di un mio secondo “uhm”, vengo incuriosito dall’immagine di un gruppo di una quindicina di uomini in abito scuro;
coi baffi mini

ci clicco sopra e si ingrandisce.  Sono tutti muniti di baffetti o baffoni, molto evidentemente aggiunti, in un curioso ritocco a carattere scherzoso, quasi goliardico, tramite un photo-editor. Una veloce carrellata sui visi, finché, eccolo, è lui!, riconosco le sembianze dell’Intraprendente.
Alla ricerca di altre immagini, trovo poi quella del Sussiegoso in un’altra sottosezione, mentre rinuncio a cercare quella dell’Anonimo, il cui aspetto nemmeno ricordo già più.

Mi è subito evidente che le finalità dichiarate devono essere reticenti: non si regge un’associazione così diffusa solo su motivazioni così generiche.
E poi: rigido sessismo e mito dell’impegno professionale; quest’accoppiata di caratteristiche mi evoca nettamente un’altra associazione piuttosto famosa, con la quale in anni molto lontani ebbi modo di fare una breve ma istruttiva conoscenza: l’Opus Dei. Ma la traccia di ricerca si rivela presto sterile.
Cerco di affinare il ragionamento. Non ci sarà di mezzo… e digito nella finestrella di Google: ‘round table massoneria’.
Bersaglio colpito! Mi si apre un universo di testi: articoli, storie, opinioni, in cui mi tufferò e che cercherò a lungo (e a più riprese) di scandagliare, uno dopo l’altro, alla ricerca dapprima di fissare l’esatta collocazione del movimento in cui mi sono casualmente imbattuto, ma poi, preso dalla curiosità, per cercare di capire qualcosa di più proprio sull’oscuro e segreto mondo della massoneria.

Mi trovo ben presto di fronte a un’incongruenza: il sito ufficiale, nella pagina dedicata alla propria storia, racconta:
Nel 1926 Louis Marchesi, ventisettenne membro del Norwich Rotary Club in Inghilterra, maturò l’idea di dar vita ad un nuovo Club più vicino e meglio rispondente alle idee, ai progetti, alla mentalità di giovani uomini avviati a ricoprire ruoli professionali nella società. Già qualche tempo prima Marchesi, invitato dal Presidente del Rotary a sostituire un relatore assente, aveva potuto cogliere il disagio di esprimere le proprie aspirazioni ad un auditorio di soci ben più anziani di lui e, soprattutto, la difficoltà di persuaderli e di motivarli.
Se in effetti tale versione è confermata dalla pagina inglese di Wikipedia, origini differenti vengono invece attribuite al movimento da molte altre fonti, come questa, da cui estraggo quanto segue:
Questa Società Segreta fu fondata nel 1891 dai massoni Cecil Rhodes e William Stead (1849-1912), giornalista legato alla Società Teosofica di Madame Blavatsky, strutturandola a «cerchi concentrici», come quella degli Illuminati di Baviera, ossia Rhodes al centro, un comitato esecutivo e un gruppo ristretto di iniziati. Il nome di Round Table le fu dato nel 1909 ad opera dello stesso Lord Alfred Milner (1854-1925). Composta di politici e uomini d’affari, provenienti in buona parte dalla Fabian Society, circolo esterno della Pilgrims, le sarà affidato il compito di vegliare all’esecuzione dei piani elaborati in seno ai vertici mondialisti. L’idea fondamentale della Round Table rimase quella del professore di sociologia di Oxford, John Ruskin, ovvero socialismo, e un’élite di capi in grado di operare nelle istituzioni al fine di prendere possesso metodicamente e scientificamente del mondo.

Da un altro sito (questo), leggo:
Il principale obiettivo di questo gruppo fu l’espansione dell’impero britannico nel mondo con l’inglese come lingua universale. In realtà, Rhodes si sforzò di costruire un governo mondiale per il bene dell’umanità, ma il gruppo fu poi infiltrato dagli agenti degli Illuminati.
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A questo punto, la mia ricerca sull’assetto e le finalità attuali della Round Table è ben lontana da una qualche conclusione ma, seguendo il mio spontaneo interesse, l’obiettivo dei miei approfondimenti diventa, come accennavo all’inizio, il tema più generale della massoneria.
Anche in questo caso, e a maggior ragione, non giungo certo ad alcuna conclusione, ma colleziono alcuni elementi e alcune suggestioni, in particolare quella dell’importanza di continuare a scavare per cercare di far luce su un movimento mondiale che, perfettamente in linea con le sue finalità, entra a condizionare oggi più che mai la nostra vita quotidiana e le sorti dell’umanità intera.

Ancora un paio di brevi citazioni, tratte da questa pagina:

Ricorderemo ancora, senza insistervi oltre misura, un altro significato di carattere più particolare […]: l’utilizzazione, per farle concorrere alla realizzazione dello stesso piano d’insieme, di organizzazioni esteriori, inconsapevoli come tali di questo piano, e apparentemente opposte le une alle altre, sotto una direzione “invisibile” unica, la quale è – essa – al di là di tutte le opposizioni.

Giova ripetere che sarebbe erroneo credere che tutti i membri di una società segreta siano coscienti dei suoi scopi occulti. Il pretesto ostentato di filantropia, studi filosofici, letterari, artistici o altri le servono ad ottenere l’adesione di personalità eminenti (tenute accuratamente all’oscuro delle sue reali intenzioni) che le apportano una garanzia morale necessaria alla propria “copertura”. E’ il caso dei cerchi esterni delle sessioni riservate di consessi come il Bilderberg, spesso popolate di figure pregevoli, o di quello, emblematico, del conferimento a Madre Teresa del premio Nobel per la Pace , mentre la quasi totalità degli insigniti di tale ordine di onore brilla per la sua appartenenza ad alte associazioni massoniche.

Quello che non leggo, ma che a questo punto mi sembra verosimile, è che associazioni come la Round Table possano fungere anche da palestra e verifica circa le capacità direttive e di influenza dei suoi relativamente giovani, e rampanti, associati.

L’articolo più interessante a cui giungo infine, e di cui consiglio la lettura, è contenuto nel sito ‘Grande Oriente d’Italia Democratico’ a cura di Gioele Magaldi. Già una volta su questo stesso mio blog mi capitò di imbattermi in tale strano movimento che definirei di ‘massoneria alternativa’. L’articolo in oggetto (clicca qui)  ha un titolo piuttosto lungo: ‘Il Massone tecnocratico Mario Monti si fa alzare la palla dal para-massonico Council on Foreign Relations (consolidato pensatoio di grembiulini elitari) e schiaccia ogni residuo anelito di sovranità democratica per il popolo italiano‘, e riprende in modo molto dettagliato il tema dei legami fra la massoneria e i suoi relativi movimenti collaterali.
E c’è una frase, in particolare, che fa volare la mia fantasia:
ogni società para-massonica mondialista vede al suo interno tanto elementi conservatori che progressisti“.
E’ un’affermazione che si presta teoricamente a sanare, o per meglio dire a spiegare, una ferita più che mai viva in me (come, penso, in molti altri).

In un post di non molto tempo fa, ero giunto a ipotizzare l’esistenza di una ‘massoneria buona’ o comunque illuminata, cosciente degli urgenti, drammatici problemi epocali che sta correndo l’umanità intera, e attiva per trovare soluzioni, con metodologia comunque direttiva e accentrata come è nella sua natura originaria.
E ipotizzavo che, come in parte suggerito da alcuni siti di denuncia, dietro il Movimento Cinque Stelle, tramite l’operato di Gianroberto Casaleggio, ci fosse proprio una società segreta di questo genere.
La frase di quell’articolo, nell’ammettere correnti di pensiero progressiste nella galassia massonica (e la stessa esistenza di movimenti di ispirazione massonica ma fortemente critica, come appunto quella di Gioele Magaldi),  rende nuovamente plausibile ai miei occhi quella strana ipotesi. Strana, certo, ma utile a spiegare da una parte la capacità confortante ed esaltante del movimento di Beppe Grillo nell’interpretare la realtà nazionale e mondiale, e nel proporre un progetto politico in linea con tali titaniche sfide, e d’altra parte la rigidità dittatoriale che sta mostrando ogni giorno di più quello che chiamavo ‘zio Beppe’, ma che mi verrebbe ormai piuttosto da chiamare patrigno.

Ecco, qui si ferma quello che è stato, a grandi linee, il percorso dei miei pensieri successivo a quell’insolita corsa a tappe in un sabato sera con la Cavallona.
Devo ammettere che le mie ricerche e le mie ipotesi hanno potuto usufruire di un carburante del tutto speciale, e del tutto trasgressivo rispetto alle mie (notoriamente elastiche) regole dietetiche vegane: abbondanti e quotidiane razioni di un grana padano, non molto stagionato, ma, lo confesso, molto, molto gradito a insaporire le mie insalate di cereali e ortaggi.
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Le immagini sono tratte dal sito: http://www.roundtable.it/

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La loggia dei formaggi (secondo capitolo)

Garage VIII agosto

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All’annuncio netto, stentoreo, irrevocabile, del portafoglio smarrito, comincia una specie di danza collettiva, il Sussiegoso dietro, l’Intraprendente e il sottoscritto davanti, inutilmente volta alla ricerca dell’oggetto in tutti gli anfratti visibili e tastabili della Cavallona.
La danza poi si espande all’esterno, nel tratto di garage che ci separa dal quarto veicolo (la sorgente del grana), poi all’interno del relativo bagagliaio, infine, con lunga disperata estensione dei soli miei due passeggeri, fino ai loro automezzi parcheggiati più lontano.
Per poi riprendere nuovamente, e altrettanto inutilmente, dov’era cominciata, a bordo della Cavalla e nel suo bagagliaio.
Infine si esaurisce e, ritrovata la staticità ciascuno al suo posto, proviamo a ragionare, benché intanto l’ansia dell’ingombrante ospite sia cresciuta come in un motore solo adesso a pieno regime:
“C’erano trecentoottanta euro, centocinquanta erano offerte di beneficienza che avevo raccolto, e pazienza quelle ce le rimetto io, ma il problema è la carta di credito, i documenti, tutto il tempo che dovrò perderci. Mi salta il giro a Siena lunedì, e non so come farò anche il resto della settimana, che devo essere mercoledì in Israele, giovedì a Roma e venerdì a Bruxelles.”
“Bisogna bloccare subito la carta di credito” consiglia il Sussiegoso. Ma qui sotto non si riesce a telefonare; mestamente mi dicono di riavviarmi.
“Cerchiamo un custode” provo a dire la mia: “magari qualcuno l’ha trovato e lo ha riconsegnato.”
Ma di custodi non c’è traccia sotto, né nelle rampe in salita e neppure nello sbocco di uscita verso la piazza, sorvegliato da una sbarra che si apre solo dopo aver saldato il conto, poco più di due euro, grazie alla carta di credito del Sussiegoso.
Che intanto, con risultati incerti, aveva interrogato l’Intraprendente sul tipo della sua carta di credito, e cercato nella propria rubrica telefonica il numero da chiamare.
“Guardiamo che non sia qui fuori” mi dicono: “spesso, una volta estratti i soldi, poi lo buttano via.”
Intanto il telefono si è riattivato, e si può procedere con la chiamata.

“Mi hanno cercato” fa il Sussiegoso prima di comporre il numero. “Zero cinquantuno cos’è?”
“E’ qui, è Bologna” rispondiamo quasi in coro.
“Chissà che qualcuno non l’abbia trovato” e richiama immediatamente.
“Pronto” fa con sorprendente sicurezza: “per caso lei ha trovato un portafoglio?”
Poi: “Mi chiamo N.N., in questo momento sono all’uscita del garage, in Piazza Otto Agosto. Dove devo venire. Come, dai custodi? All’entrata pedonale? Va bene, arrivo subito.”
Già, l’entrata pedonale, l’unico posto dove ho sempre accompagnato i miei clienti, e di cui ora mi ero quasi dimenticato. Lo raggiungo da dietro in poche decine di metri di tragitto, inoltrandomi adagio nella zona pedonale della grande piazza. L’Intraprendente è rincuorato: “Speriamo almeno che abbiano portato via solo i soldi.” Scendono entrambi.
Il tempo di pochi secondi e li vedo ritornare: lui è baldanzoso, mentre continua a parlare con l’amico.
“Vedo un bel sorriso” lo anticipo.
“Sì, c’era tutto, anche i soldi.”
“Oh, tutto è bene quel che finisce bene!”
“Per fortuna ci sono ancora delle persone oneste.”
E vorrei raccontargli di quando, avvertito dalla centrale, avevo cercato e ritrovato sul pianale posteriore un portafoglio zeppo di banconote da cento, e l’avevo riportato presso l’albergo di quelle tre signore americane molto allegrotte, che intanto eran state avvisate e mi aspettavano fuori, e l’interessata mi strinse la mano, e poi vi infilò quasi di nascosto un cinquantone, dopo una veloce occhiata di verifica all’interno del portafoglio. Ma evito l’argomento, che non sembri voglia elemosinare una mancia.
Il ghiaccio tuttavia si è rotto, e mi sento a pieno titolo coinvolto nella conversazione, dopo che l’Intraprendente mi ha confermato di puntare direttamente a quell’albergo centrale, e dopo la sua chiamata agli amici rimasti al Circolo Bononia, per avvertirli del loro ritardo a cena.
“Ce ne sono ancora, delle persone oneste, è vero” riprendo, quando siamo nuovamente in corsa per le vie transitabili del centro. “E meno male, perché, anche se voi siete stati correttissimi nei miei confronti, il dubbio che si trattasse del tassista, in un caso come questo, immagino sia normale.”
“No” ribatte molto rassicurante: “non ci avevo nemmeno pensato. L’ho capito subito che lei è una persona buona.” Sì, dice proprio ‘buona’, questa parola così antica e un po’ fuori moda.
“La cosa è reciproca, anch’io capisco sempre al volo con chi ho a che fare.”
“Pensi che siamo in giro per beneficenza” mi fa: “stiamo distribuendo le forme di grana di un caseificio di Mantova; sono quelle danneggiate dal terremoto, e tutto quello che raccogliamo lo destiniamo alle zone colpite.”
Mostro tutto il mio compiacimento: “Così si fa la solidarietà, in prima persona e con obiettivi chiari.”
Poi gli chiedo: “Di che associazione siete?”
“Round Table. E’ un’associazione di professionisti esclusivamente di età fra i trenta e i quaranta. Anche se poi roundisti si resta tutta la vita.”
Sullo slancio sto per domandargli se andrà in Israele per un progetto di pace, ma poi per fortuna mi trattengo.
Loro riprendono la loro conversazione, nuovamente tranquillizzati, e io penso a guidare, e a raggiungere in breve la nuova parziale destinazione: l’albergo dove consegnare il benefico e calorico bottino.

Sono incerto se dare una mano nelle operazioni di scarico, ma non lo faccio per non lasciare incustodita l’automobile con il portellone aperto e i residui scatoloni bianchi in bella vista.
Li vedo tornare dall’ultimo tragitto, quando già ho chiuso il bagagliaio e mi sono rimesso al mio posto di guida, e l’Intraprendente ha una sorpresa: “Tenga, questa è per lei” e mi porge una massiccia forma impacchettata di grana padano.
“Ma grazie, davvero! La metta pure qui, che poi trovo un nascondiglio adatto.”
“Bene, ora possiamo finalmente tornare da dove siamo partiti.”
“Okay, andiamo al Circolo Bononia.”

Nel tratto finale dell’insolita corsa a tappe non faccio altro che valutare segretamente se, all’imminente momento dei saluti, sia il caso o meno di lasciare una mia offerta per i terremotati.
A fugare i miei dubbi è alla fine proprio il principale protagonista della vicenda, quando blocco il tassametro e gli comunico la sostanziosa parcella per il lungo e articolato tragitto. Infatti mi porge le banconote e mi dice di tenere il resto, e si tratta di più di sette euro di mancia. Con tutta evidenza non si aspettano niente da me, e allora non mi sembra opportuno fare a mia volta il generoso.
Però scendo per salutarli come si deve:
“Vi auguro buona fortuna e buone feste!” e allungo la mano prima al Sussiegoso, che ricambia con discreto vigore la mia stretta.
“Buone feste a lei” e mi dà la mano anche l’Intraprendente, e la sua stretta è stranamente, inaspettatamente molliccia.
Poi, come ultimo atto di cortesia, chiedo conferma a quest’ultimo: “Round Table, vero?”
“Sì, precisamente” risponde senza troppo entusiasmo.
“Lo cercherò su Internet” esclamo infine riavviandomi verso la mia portiera.
Non potevo immaginarlo, ma la mia premura nel mostrare interesse sulla loro associazione sarà per lo meno superflua, a quanto scoprirò l’indomani, quando la curiosità mi spingerà a cercare davvero informazioni in Rete, e a scoprire un mondo alquanto strano.
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(continua)
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Immagine da: http://www.apcoa.it/it/parcheggi/informazioni/emilia-romagna/bologna/vii-agosto.html

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La loggia dei formaggi (primo capitolo)

forma di grana.
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Arriva sempre a sorpresa, dopo decine o centinaia di corse anonime, quella insolita, che ti offre situazioni o contatti umani particolari, e magari ti apre scenari del tutto inediti sulla realtà in cui vivi.
Sabato sera, benché in orario inconsueto, cioè all’ora di cena, la chiamata proveniva da un luogo che tante volte avevo raggiunto in orari più avanzati, quasi sempre per portare a casa dei signori (o più spesso delle coppie o delle signore) mediamente un po’ attempati e della ‘vecchia piccola borghesia’.
Sto parlando del ‘Circolo Bononia’, in pieno centro, quasi sotto le Due Torri, versione un po’ meno aristocratica dell’esclusivo ‘Circolo della caccia’ situato nella stessa via Castiglione, trecento metri più in là.

Ho caricato nel bagagliaio una sola valigia e sono rientrato alla guida.
“Le sposto indietro il sedile, visto che ha le gambe lunghe”; il tipo un po’ corpulento che sale davanti (che qui chiamerò l’Intraprendente), più giovane rispetto alle tipologie a cui accennavo, si schermisce, senza mostrare fastidio per quel mio tono un po’ confidenziale. Intanto dietro si sono già accomodati altri due uomini (che chiameremo l’Anonimo e il Sussiegoso), similari per età e per quello stesso aspetto elegante ma non troppo ricercato.
L’Intraprendente mi dà le indicazioni, con voce squillante: “Ci porti prima allo Star Hotel, di fronte alla stazione, poi al garage sotterraneo di Piazza Otto Agosto.” Poi aggiunge: “Che cosa dobbiamo dire, più tardi, per tornare in questo posto?”
“Circolo Bononia.”
“Okay, circolo Bologna.”
“No, Bononia.”
“Ah, Bonòmia.”
“No, Bo-no-nia, il vecchio nome romano della città.”
Poi si mettono, o più probabilmente riprendono, a conversare, con tono pacifico ma sonoro, e tre diverse inflessioni dialettali: romanesca l’Intraprendente, veneta l’Anonimo, romagnola il Sussiegoso.
Il luogo da cui sono usciti, benché evidentemente in qualità di ospiti, mi arma di una certa diffidenza nei loro confronti, per non dire antipatia, e mentre aggiro, un semaforo dopo l’altro, la cosiddetta ‘zona T’ del centro storico, interdetta anche ai taxi nei fine-settimana, non posso fare a meno di prestare attenzione ai loro discorsi.
Il Sussiegoso parla di una rivista periodica da stampare, e avverte che, con quell’articolo in più, sarebbe costretto ad aumentare il formato di altre otto pagine, con levitazione dei costi. Poi si mettono a parlare di formaggi; mi viene il dubbio che si tratti di un termine convenzionale per indicare traffici clandestini, un po’ come i ‘cavalli’ di cui trattavano per telefono i mafiosi governativi fra Arcore e la Sicilia. L’uso di un linguaggio per iniziati fra questi tre bellimbusti, in realtà, sembra fare soltanto sporadiche apparizioni.
L’Intraprendente tesse le lodi della città romagnola del Sussiegoso, e dell’ottima organizzazione del convegno nazionale; assicura che anche nei prossimi anni la scelta ricadrà sulla sua città, salvo il 2015, quando il raduno avverrà a Milano in concomitanza con l’Expo.
“Mi fa molto piacere” ribatte il Sussiegoso “che il nostro impegno sia stato apprezzato.”

In tempi lunghi rispetto alla distanza chilometrica, ma senza che la loro discussione cali di vivacità, arriviamo nei pressi della prima destinazione, ma l’Intraprendente pianifica una variante:
“Senta, lei può scendere col taxi nel garage di Piazza Otto Agosto?”
“Non l’ho mai fatto ma penso di sì.”
E il Sussiegoso: “Sì, per i primi minuti non si paga il parcheggio, e comunque nel caso ci pensiamo noi.”
“Allora ci porti là, così facciamo il carico delle scatole, poi le dico subito dove dobbiamo portarle” e, reperito con l’aiuto del Sussiegoso un numero di telefono, effettua la chiamata e si fa dare indicazioni; poi, chiedendo conferma all’interlocutore, si rivolge col viso a me: “Hotel R.?”
Gli faccio di sì con la testa.

Non solo le grosse auto di tutti e tre i personaggi, ma anche la quarta, quella che contiene gli scatoloni, sono parcheggiate nello stesso piano sotterraneo: l’Intraprendente nota la coincidenza con tono vivace e festoso.
Ottenuta la piccola scheda dal distributore automatico, e superata la sbarra, scendiamo lungo le rampe, fino al livello ‘meno due’. Mi dice da che parte procedere. Il garage è molto ampio e illuminato a festa, mentre a quest’ora c’è un discreto via vai di vetture. Localizzate le automobili dei tre, che sono l’una in vista delle altre, ci fermiamo un attimo e resta a bordo con me solo l’Intraprendente, che mi fa proseguire alla ricerca della quarta lussuosa vettura: eccola, finalmente, dietro un angolo.
Mi dice di aspettare, e si avvia con passo deciso a recuperare gli altri.
Accendo le luci di emergenza, poi le spengo, in fondo sono inutili e di luci qui ce ne sono fin troppe.
Osservo questo sconosciuto e pulsante cuore sotterraneo del centro cittadino, nel momento dei preparativi per il rito collettivo del sabato sera.

Finché non li vedo tornare: a bordo della sua grossa auto l’Anonimo, a piedi il corpulento Intraprendente e il Sussiegoso, un po’ più giovane, magro con gli occhiali.
E’ il momento di procedere allo smistamento del bottino. L’Intraprendente estrae un portachiavi e apre il bagagliaio della quarta vettura, e fa i calcoli di quante scatole deve spostare, nel mio, per raggiungere il numero previsto di forme di formaggio. Carica col mio aiuto quattro scatole, non molto grandi ma pesanti, poi ne apre una quinta e ne estrae sette forme sfuse, impacchettate sotto vuoto dentro robusti involucri di plastica trasparente, che mi offro di raggruppare in due sportine di plastica, che tengo in un anfratto della Cavallona.
‘Latteria sociale di Mantova’ è la dicitura più visibile; più tardi scorgerò anche il marchio del Grana Padano.
Subito dopo è il momento della razione per l’Anonimo. Ottenuta e caricata la quale, quest’ultimo si congeda e saluta gli altri con anonimo calore.
In tre riprendiamo posto sulla Cavalla (in versione…’Pony Express’); riaccendo il motore e ci riavviamo adagio.
Ma immediatamente mi tocca spegnerlo, per il manifestarsi di un dramma inaspettato: l’Intraprendente annuncia di aver smarrito il portafoglio.
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(continua)
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Immagine da: http://www.bennati.com/grana-padano-d.o.p.-gr.300-415C446.phtm

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