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Ho già accennato più volte alla connotazione più evidente che ha assunto la mia vita quotidiana dopo il rientro dalla breve vacanza dello scorso agosto: in previsione di un’inedita concentrazione di tasse e spese straordinarie (fino a gennaio 2013), ho dovuto aumentare il tempo dedicato al lavoro, dalla precedente media di circa quarantacinque ore settimanali a circa cinquantacinque, dunque con una forte riduzione del cosiddetto tempo libero.
Ho pure accennato al fatto di riuscire ad affrontare il cambiamento con spirito positivo, trovandovi anche inaspettati eppure intensi risvolti di interesse vitale.
In questo stato di lieve ma costante emergenza, nelle ultime settimane sono stato colpito da un’autentica raffica di contrattempi, che hanno complicato sistematicamente entrambi gli aspetti, quello finanziario e quello del tempo a disposizione, mettendo duramente alla prova la mia serenità, minacciata soprattutto da una certa impressione di essere incontrollabilmente in balia degli eventi, e di non venirne più fuori.
Credo tuttavia di stare conducendo bene, giorno dopo giorno, questo forzato allenamento intensivo alle insidie dell’esistenza, tanto da riuscire spesso a trarre interesse e piacere anche dalle situazioni insolite che mi trovo ad affrontare (ad esempio dai lunghi spostamenti in parte in autobus in parte a piedi, di giorno e in piena notte, diventati frequentissimi).
Tante di queste situazioni, di questi eventi, giornate, incontri, ambienti, luci, atmosfere, meriterebbero un bel racconto, ma questa volta sacrifico le esigenze narrative al desiderio di lasciare una sintetica cronistoria di ciò che è successo, a gloriosa memoria di quanto affrontato in questo mio complicatissimo mese di settembre 2012.
Cominciamo, dunque.
Giovedì 6 settembre.
All’inizio del mio turno di lavoro, intorno alle quattro del pomeriggio, poco dopo essere uscito dal garage, lanciato su un rettilineo, urto con l’estremità dello specchietto retrovisore destro quello di un’altra vettura. Per evitare un declassamento della polizza di tipo ‘bonus-malus’, e che nuove vicende assicurative si assommino al ben noto contenzioso del risarcimento, preferisco pagare il danno immediatamente. Non ci sono più gli specchietti di una volta: l’alta tecnologia, contenuta in quello che ho avuto il piacere di colpire, mi costringe a un prelievo bancomat.
Venerdì 7 settembre.
Un cigolio proveniente dal motore, notato da tutti i colleghi ai posteggi (e che io vorrei tanto sopportare fino al prossimo tagliando di controllo, previsto dopo tre settimane) mi induce a fare comunque una visita in officina prima di cominciare il turno di lavoro. Sembra trattarsi della pompa dell’acqua, ma il capoofficina Marino è irrevocabile: per evitare danni più gravi la macchina deve stare ferma. Prenoto e vado in autobus a prelevare in Co.Ta.Bo. un’auto di scorta, con cui poi torno in officina per recuperare, dalla mia, tutta l’attrezzatura necessaria per lavorare. Prego il signor Marino di ridurre il più possibile i tempi dell’intervento, per il disagio e il costo giornaliero dell’auto di scorta.
Lunedì 10 settembre.
Nel tardo pomeriggio, la Cavallona è nuovamente a posto. Operazione inversa di restituzione dell’auto sostitutiva, previo rifornimento e lavaggio della stessa.
Mercoledì 12 settembre.
Per evitare di rimanere al freddo in casa per diversi giorni, come mi successe l’autunno scorso, provo ad accendere la caldaia, che ho tenuta spenta per tutta l’estate. Niente da fare: segnalazione di errore; chiamo l’assistenza che mi fissa l’intervento per lunedì 24 (oggi) nel primo pomeriggio.
Venerdì 14 settembre.
La Cavallona ripresenta un difetto già manifestato in passato: ai bassi regimi, l’accelerazione (soprattutto in seconda marcia) non avviene con regolarità, ma subisce a volte dei piccoli strappi. La cosa per il momento sembra sopportabile e non necessaria di intervento urgente.
Domenica 16 settembre.
Il difetto si acuisce sensibilmente e rapidamente. A volte, in concomitanza con quegli strappi, si accende sul cruscotto una spia gialla intermittente e avviene una commutazione automatica dell’alimentazione, da metano a benzina, sufficiente a bloccare il fastidiosissimo disturbo. Continuo a lavorare, cercando di tenere il motore su di giri quando lavora a metano (ogni volta che riaccendo il motore) e a basso regime quando lavora a benzina (dopo ogni commutazione automatica). Dopo alcune segnalazioni intermittenti la spia gialla resta accesa in modo fisso.
Lunedì 17 settembre.
Alle otto e mezza di mattina sono da Soverini, l’unica officina Volkswagen cittadina specializzata nei motori a metano. Consegno l’auto per la diagnosi, pregando che mi venga comunque restituita in serata per permettermi di lavorare; non mi assicurano che sia possibile.
Nel pomeriggio mi chiamano. Bisogna sostituire gli iniettori, e i pezzi di ricambio arriveranno solo mercoledì; intanto mi hanno forzato l’alimentazione esclusiva a benzina per poter lavorare.
Torno a riprendere la Cavalla malata, consegno in accettazione il duplicato della chiave, per poter lasciare in consegna l’auto nei pressi dell’officina nella notte fra martedì e mercoledì.
Lavorare a benzina, per il limitato serbatoio e per gli alti consumi (circa otto chilometri con un litro), mi costringe a fermarmi a fare il pieno quattro volte durante il turno di lavoro, senza considerare la forte incidenza del carburante sull’incasso complessivo.
Mercoledì 19 settembre.
Nel pomeriggio, anticipo la traversata da casa all’officina, per poter essere già in zona quando mi chiameranno per la riconsegna. La cosa avviene solo poco dopo le 18.
Nel ripartire, mi accorgo subito che l’accensione non provoca, come di norma, l’immediata alimentazione a gas, ma a benzina. Segnalo immediatamente la cosa in accettazione. Alcuni altri tentativi, sotto gli occhi della gentile impiegata, non sbloccano la situazione, ma il capoofficina è già andato via; lascio nuovamente in consegna il duplicato della chiave, nel caso che il problema non si risolva strada facendo. Dopo alcuni minuti di guida, vedo con sollievo accendersi automaticamente la spia che segnala l’alimentazione a metano.
Il sollievo diventa però disappunto crescente, di lì a non molto, quando, in maniera progressiva, torna a presentarsi il difetto in accelerazione, poi la spia intermittente, poi quella fissa; l’intervento non è servito a niente. Alla fine di una stressante serata di lavoro torno a lasciare l’auto da Soverini, spiegando per iscritto l’accaduto su un foglio che deposito in bella evidenza sopra il volante.
Giovedì 20 settembre.
Telefono in mattinata per sincerarmi della nuova presa in carico della vettura. Mi spiegano che bisogna sostituire un altro pezzo, che sarà pronto solo l’indomani. Nuova serata di lavoro con l’auto solo parzialmente efficiente, e nuova consegna notturna a fine lavoro.
Venerdì 21 settembre.
A metà pomeriggio mi arriva telefonicamente l’okay per il nuovo ritiro. Il pezzo è stato sostituito e una prova su strada ha dato esito positivo.
Vado a ritirare la Cavalla. Dopo un nuovo passaggio dalla cassa e la riconsegna, le prime impressioni di guida, benchè vissute con grandissima apprensione, sembrano positive, e un grande sollievo e rilassamento accompagnano la mia serata, che coincide felicemente con un turno di riposo.
Sabato 22 settembre.
Mi aspetta un turno di lavoro ricco e impegnativo, grazie alla forte richiesta tipica di un sabato sera di settembre. Poco prima delle cinque esco dal garage, cullato dal silenzioso motore della Cavallona.
Intorno alle cinque e mezza sento qualche lieve incaglio in accelerazione.
Intorno alle sette avviene la prima commutazione automatica a benzina, con accensione della spia lampeggiante.
La spia fissa si accende solo intorno a mezzanotte e tre quarti, ormai sul finire di un’intensissima serata alla guida, che mi lascia sfinito e atterrito.
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