
Mi perdonerete se comincio questa nuova puntata tornando sul tema dell’autentico prodigio fisico che, come e più degli anni scorsi, mi sta donando questo tipo di vita così particolare.
Stamane, anzi, la notte scorsa, mi sono svegliato alle tre e mezza e ho dovuto decidere di riprendere sonno, perché mi sentivo già in grado di prepararmi e partire… Ho poi effettivamente dormito ancora, fino alle quattro e quaranta, quando mi sono alzato con quel senso di appagamento profondo che si prova, talvolta, dopo una lunga dormita! Da non credersi.
Colazione autogestita, con scoperta e “fruizione” (senza alcuno scrupolo, e non vi sto a spiegare il perché) di un’ottima crostata, seminascosta in una credenza, nella cucina a mia disposizione.
Alla fine, a differenza delle partenze notturne dei due giorni precedenti, abbandono l’alloggio mentre già albeggia, alle sei meno dieci.



Saluto dal basso il centro di Montefiascone con la grande cupola della basilica di Santa Margherita, che, per l’ubicazione del mio bed and breakfast, non ho visitato: sarà per un’altra volta…

È poco dopo il ritrovamento del “filo d’Arianna”, con i suoi frequenti segnavia, che mi appare, netto, straordinario, emozionante, un primo tratto del selciato originario della via Cassia romana,

poi un altro e un altro ancora.

Mi sforzo d’immaginare le sembianze, le voci, le aspettative di quegli uomini che, quasi duemilacinquecento anni fa, furono impegnati, faticosamente, giorno dopo giorno, nella posa di quei basoli levigati, il più uniformemente possibile, per permettere un transito non troppo accidentato alle ruote dei carri e agli zoccoli dei cavalli, da Roma verso Firenze.
Il cielo è nuvoloso, ma non minaccia rovesci.


Anche oggi il mio cammino sarà del tutto solitario, senza incontri o particolari eventi, ma costellato solo dalle sensazioni d’un paesaggio sempre ampio, morbido, dolce, che andrò scoprendo con particolare interesse e sorpresa, cercando di documentarlo con le immagini.




Un tavolino invita i viandanti a una sosta;

mi limito a osservare e immortalare un graffito molto recente:

rifletto, con simpatia, a come gli episodi del recente, vittorioso campionato europeo siano già assurti alla dimensione del mito.





La tappa, da Montefiascone al centro di Viterbo, non è lunga, circa diciotto chilometri senza salite, e il tempo si mantiene fresco.
La copertura nuvolosa si sta attenuando, ma continua a collaborare, con il paesaggio, a un’atmosfera morbida e rasserenante.






La sostanziale solitudine dell’ambiente è interrotta dalla presenza, a lato della strada, delle piscine termali di Bagnaccio, frequentate da alcune persone in costume.
Riprendo lo stabilimento da lontano, sia per la necessaria riservatezza, sia perché lo zoom della mia macchinetta ormai è completamente ingestibile.





L’avvicinamento alla città, che appare già all’orizzonte, è turbato dal fastidioso potente e continuo ronzio d’una serie di elicotteri che prendono il volo da un eliporto.

Alle nove e un quarto, dopo quasi tre ore e mezza di cammino, e a poco più d’un’ora dal traguardo, l’affaticamento è sopportabile, tanto da farmi rinunciare a una sosta.
Telefono, come è sempre necessario, ai miei albergatori, per avvertirli del mio arrivo molto anticipato, cioè intorno alle dieci e mezza.
Non rispondono; lascio un messaggio in segreteria e riprendo la marcia d’avvicinamento.
Mi richiama dopo pochi minuti una signora.
Mi dice, un po’ desolata, che non le risulta la mia prenotazione.
“Mi lasci ritrovare la mail di conferma, poi la richiamo. Ma non c’è posto da voi?”
“Sì, il posto c’è, ma la sua prenotazione non mi risulta. Forse ha prenotato in un altro posto: ce l’ha l’indirizzo? Sa, siamo in due bed and breakfast con lo stesso nome.”
“Oh Madonna… Comunque adesso controllo. La richiamo fra cinque minuti.”
Benchè abbia raccolto tutte le mail di prenotazione e conferma in una cartella dedicata, stento a trovare quella in questione.
Prima ancora, però, arriva un’altra chiamata: problema risolto, era colpa del computer… La camera, mi dice, è già pronta; devo cercare qualcuno che le venga ad aprire, perché l’aspettavamo fra le dodici e le tredici.”
A me sembrava, in realtà, che non m’aspettassero affatto, ma abbozzo, perché in effetti avevo detto così.
“Vedo di trovare qualcuno, poi la richiamo.”
La ricerca, coronata da successo, è molto rapida. Il semaforo è verde.
Sia il percorso francigeno, sia quello che ora seguo su Google Map verso il mio alloggio, costeggiano il cimitero della frazione San Lazzaro,

poi s’addentrano nella periferia della città, brutta come tutte le periferie che si rispettino.
Giunto nel centro storico, la chiesa di San Faustino (che dà il nome al mio bed and breakfast, …e forse anche a un altro), mi fa capire che sono arrivato.

L’intonaco è scrostato, ma il palazzo è d’epoca,

come dimostrano i tre micidiali piani di scale che, dopo quattro ore e quaranta di cammino ininterrotto, mi tocca salire, in compagnia di un gentilissimo signore, che, giunto puntuale all’appuntamento, si era poi offerto di portarmi lo zaino.

Ancora più in alto, c’è un terrazzino molto panoramico…

ma anche da una delle mie finestre lo spettacolo non è niente male!























































































