20-7: San Miniato a tinte forti

“Più ne mangi meno peserà lo zaino”.
Ecco uno dei miei primi pensieri muniti di senso, all’alba di questa giornata d’esordio; ho pesato il cestino di ciliegie comprato ieri da un ambulante: circa un chilo, decisamente troppe, un problema in più.
Per fortuna riesco a fermare l’addentamento sistematico e compulsivo prima che s’accenda la spia dell’indigestione.
I pensieri e lo stato d’animo risentono pesantemente di una notte quasi bianca, eredità del tumultuoso cambio di clima e abitudini in questi miei ultimissimi giorni.

Quando, sopra la bilancia pesa-persone, afferro lo zaino (contenente anche le ciliegie scampate alla strage), il peso aumenta solo di circa sette chili, come ormai consolidata e virtuosa abitudine.

Senza affanni dell’ultima ora, poco dopo le sei chiudo il cancello blindato di casa e affronto i due chilometri che mi separano dalla stazione.

Rare e innocue nuvolette a occidente…
e a oriente, dove

procedendo in modalità-zombie, assisto al primo sorgere del sole di questa nuova avventura.
La lucidità mentale è comunque sufficiente a infrangere senza rischi il divieto d’attraversare i binari, non lontano dalla stazione.

I quattro treni (in sequenziale coincidenza) selezionati per percorrere, in meno di quattr’ore, la tratta fra i due santi Lazzaro (Bologna) e Miniato (Pisa), sono tutti puntuali e non troppo affollati. Per fortuna non mi son tolto la felpa indossata inizialmente, perché l’aria condizionata è sempre più fredda a ogni cambio.
Inganno i tempi del viaggio ascoltando le chiacchiere di qualche gruppetto di giovani, studenti o lavoratori; una delle certezze che mi ha regalato la mia veneranda esperienza di viaggi su mezzi pubblici è che, a qualsiasi ora del giorno o della notte, ci sarà sempre qualcuno propenso a conversare vivacemente.
Il mio stato semi-comatoso mi fornisce per lo più pensieri inquieti.

Ma ecco che, come avvenne l’anno scorso nell’avvicinarmi alla stazione di Piacenza, nell’ultima tratta (da Firenze a San Miniato), avverto improvvise e benvenute, sebbene discrete, ripetute fitte al cuore dell’emozione.

La ferrovia fiancheggia l’Arno, che solo in rari momenti si concede alla vista del viaggiatore.

Mi preparo per tempo a scendere nella piccola stazione d’arrivo e quando il treno la raggiunge e s’arresta, quando premo il pulsante che comanda l’apertura, una nuova e più forte emozione mi colpisce.

Eccomi, sono tornato, ecco là a destra l’accesso diretto alla piazzetta, che mi spalancò la vista sulla stazione dopo la lunga tappa finale: è strano rivedere, a un anno di distanza, luoghi ben saldi nella memoria.
A differenza di allora, questa volta c’è qualche persona in giro; tuttavia non ho problemi a compiere il “rito della staffetta”, che consiste nel ripetere la fotografia che scattai alla facciata della piccola stazione.

Ci troviamo qui un po’ defilati dal tracciato standard francigeno: per questo, scelgo di impostare Google Maps sul punto di riferimento che mi sono dato: il bar-ristorante Cantini, su nel centro storico di San Miniato.
Non rinuncio però a collaudare, proprio come feci a Piacenza, il funzionamento dell’applicazione “Via Francigena”, con le sue insostituibili mappe.

Per effettuare queste operazioni sul tablet, sono rientrato, al riparo dalle forti luci del mattino, nella piccolissima sala d’attesa.
La presenza di una coppia anziana mi ha indotto a indossare, per educazione, la consueta e assurda museruola.
Evidentemente hanno apprezzato il gesto, perché, indirettamente e discretamente, vengo coinvolto in una breve conversazione, che ha per tema il cappellaccio contadino a larghe tese agganciato allo zaino, che riscuote l’approvazione di lui, poi anche di lei.
“Certo,” ribatto, “permette alla pelle di respirare e nello stesso tempo protegge bene dal sole.”

Poi, indossato lo stesso ché il sole picchia forte, mi sono decisamente incamminato, per un lungo rettilineo con corsia ciclo-pedonale in sede propria.

La giornata assolutamente radiosa, con un bel cielo azzurro limpido, accende i colori: tutto è forza, bellezza, energia. Mi sento rapidamente trasformato.

Ed ecco, improvviso inaspettato e benvenuto, il ricongiungimento con il tracciato ufficiale e la sua frequente segnaletica.

A un certo punto, il percorso francigeno si separa da quello indicatomi da Google Maps: dopo un attimo di dubbio, scelgo di seguire la via ufficiale, che comunque mi porterà a quel bar.
E faccio bene, perché vengo premiato da passaggi attraverso vie pedonali (o comunque poco trafficate) che, come sempre, privilegia il tracciato standard.

Passo anche davanti a un bucato steso e sorvegliato da un tricolore (il primo di altri che vedrò in seguito), a celebrare la recente e… gloriosa vittoria agli europei in casa inglese. La simpatia prevale in me su considerazioni più critiche.

Dopo il passaggio attraverso un centro parrocchiale popolato da adolescenti in vacanza, le indicazioni riportano su una strada asfaltata in forte salita, che punta verso il piccolo borgo storico.

Affronto la fatica, nella tarda e ormai rovente mattinata, con grande slancio e nuovo entusiasmo: la rigenerazione è avvenuta davvero rapidamente.

Come sempre, la fatica della salita concede il premio di scorci panoramici sempre più estesi.

L’approssimarsi al borgo storico è testimoniato dalla presenza del mercato.

Ed eccomi giunto all’interno di uno dei tanti piccoli gioielli di cui è costellata ogni nostra regione.

Manca poco a mezzogiorno, quando entro nel bar-ristorante che avevo adocchiato alla vigilia sulla mappa.

Durante il viaggio ho consumato una buona metà della mia scorta di frutta secca e crackers semintegrali, ma l’appetito ora non manca. Rinuncio comunque tranquillamente all’idea di un vero pranzo e ordino un panino al formaggio e una birra, che potrò consumare su un terrazzo in posizione davvero felice.

Approfitto della sosta per contattare il mio primo alloggio.
“Buongiorno, ho prenotato una stanza da voi, già un mese fa…”
La signora fa cenno di riconoscermi.
“Volevo avvertirla che arriverò verso l’una; sono già a San Miniato.” Sento una piccola titubanza. “Comunque se c’è da aspettare non si preoccupi.”
“Sì, gusto il tempo di andare a prendere la bambina da scuola.”

Il centro storico del borgo, in questa splendida giornata, offre diversi spunti fotografici.

Poi, la strada per raggiungere la mia destinazione percorre una ripida discesa e una piana bersagliata da un sole ormai spietato.

Eccolo, il bed and breakfast “Pane e rose”.

Appoggio lo zaino presso il cancello e vado in cerca di un po’ d’agognata connessione, che qui sembra del tutto assente.
Non faccio in tempo a trovarla, che mi accorgo che madre e figlia sono già tornate.
Mi faccio notare dalla signora con un ampio gesto del braccio e poi la raggiungo.

È gentile e molto efficiente; capisce e asseconda le mie esigenze: poter partire domani all’alba e il wi-fi per la connessione.
Poi mi porta in una stanza freschissima e confortevole, affacciata su un armonioso cortile, in cui si sentono soltanto rari versi d’uccelli.

Dopo la doccia, il mio lungo pomeriggio sarà inaugurato e benedetto da una profondissima dormita.

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Dall’Arno al Tevere (prologo 2)

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Eccola, volutamente deformata per generare un effetto vagamente onirico, la piccola stazione di San Miniato-Fucecchio, dove il 14 luglio dell’anno scorso conclusi felicemente la seconda parte della mia “Francigena in tre anni”.
Sono grato alla vita che, a distanza di un anno e sei giorni, domani mi vorrà dare la salute, le forze e la possibilità di mantener fede nuovamente all’appuntamento con me stesso, in quel pertugio di Toscana settentrionale, in provincia di Pisa.
Da qui salirò verso San Miniato vecchia per raggiungere, in meno di un’ora di cammino, il primo posto tappa della nuova avventura, che, se tutto andrà bene, mi porterà al traguardo di Roma domenica 8 agosto (il programma delle tappe è indicato nell’articolo precedente).

Il mio antico viziaccio di tifoso calcistico, al fine di potermi godere i campionati europei in tivù, quest’anno mi ha fatto trascorrere la consueta vacanza da mio fratello, nel clima “assurdamente” salubre e godibile di Tenerife, prima del lungo cammino.
Questo mi ha permesso di presentarmi all’appuntamento fisicamente molto ben allenato, costringendomi però a una strana ginnastica mentale, per affrontare il ribaltone, nel giro di soli tre giorni, da ritmi di vita carezzevoli rilassanti e condivisi in terra straniera, al quotidiano impegno fisico e mentale di quella situazione di vagabondaggio solitario, di cui conosco bene il carattere d’impresa quasi fuori dal tempo, e in paesaggi e situazioni di vita continuamente in evoluzione.

Ho già acquistato i biglietti del treno, per la precisione sulle tratte: San Lazzaro di Sàvena /Bologna San Vitale; Bologna San Vitale /Prato; Prato /Firenze; Firenze /San Miniato-Fucecchio; con partenza alle sei e trentanove e arrivo alle dieci e diciannove. Avrei potuto prendermela più comoda, ma mi piace molto di più assumere fin dal primo giorno i ritmi quotidiani del pellegrino. O meglio, del viandante: qualcuno ricorderà che, alla lunga, m’infastidiva l’epiteto di pellegrino a cui sembrano dover sottostare tutti i camminatori, anche laici, lungo la Via Francigena.

Una novità rispetto agli anni scorsi è rappresentata dal mio abbandono delle pubblicazioni su Facebook, cosa che, come ho verificato nella quattro-giorni “dall’Idice all’Adriatico” d’inizio maggio, riduce drasticamente il senso di condivisione costante dell’esperienza con tanti amici. Anche se dovrò rinunciare a tutti quei “mi piace” e commenti di incoraggiamento, conto ugualmente di portare a spasso con me una nutrita schiera di lettori.

Inutile aggiungere che sono molto contento di tuffarmi in questa nuova avventura.
A domani, dunque!

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Dall’Arno al Tevere (prologo 1)

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Il progetto del terzo troncone della mia Via Francigena, che cominciò due anni fa dal Passo del Gran San Bernardo e si concluderà quest’anno a Roma, è pronto: anche i pernottamenti (salvo gli ultimi tre di cui mi occuperò in questa settimana) sono già tutti prenotati.
Solo un paio di tappe in più, rispetto ai due anni scorsi, ma l’impressione è di un’esperienza ancora più estesa, impegnativa e ubriacante, di situazioni, luoghi, incontri.
E di bellezza: San Gimignano, le Crete Senesi, la Val d’Orcia, il lago di Bolsena: è opinione comune che si tratti del tragitto più spettacolare della parte italiana, nell’itinerario percorso e annotato dal vescovo Sigerico di Canterbury più di mille anni fa.
L’impressione, come dicevo, è quasi di un tuffo in un mare vasto e movimentato; probabilmente dovuta al lungo periodo di scarsa mobilità della passata stagione invernale, per le note ragioni.

Partirò, per raggiungere la stazioncina Fucecchio-San Miniato dove l’anno scorso mi diedi appuntamento, il 20 luglio: quest’anno, complici gli Europei di calcio, trascorrerò prima la mia consueta vacanza a Tenerife, ospite di mio fratello, dove potrò anche allenarmi a fondo con l’aiuto di quel clima incredibile.
Conto di pubblicare un secondo breve articolo di prologo alla vigilia, con le impressioni ed emozioni che non mancheranno di farmi visita.

Per ora, come di consueto, elenco le tappe.
Il progetto prevedeva due giorni di riposo, uno a Siena e uno ad Acquapendente (utili anche come “camera di decompressione” per non dover riprenotare l’intera sequenza successiva, se qualcosa m’impedisse di portare a termine una tappa); poi ho sostituito quello di Siena, per problemi organizzativi, con una semitappa verso la destinazione seguente.

1) S.Miniato-Fucecchio (staz.) – San Miniato (km. 5)
2) San Miniato – Gambassi Terme (km. 24)
3) Gambassi Terme – Colle di Val d’Elsa (km. 24)
4) Colle di Val d’Elsa – Abbadia Isola (km. 15)
5) Abbadia Isola – Siena (km. 17,5)
6) Siena – Ponte a Tressa (km.12)
7) Ponte a Tressa – Ponte d’Arbia (km. 13,5)
8) Ponte d’Arbia – Torrenieri (km. 21)
9) Torrenieri – Gallina (Castiglione d’Orcia) (km. 20)
10) Gallina (Cast.d’Orcia) – Radicofani (km. 18)
11) Radicofani – Acquapendente (km. 23,9)
Pausa di un giorno
12) Acquapendente – Bolsena (km. 22,9)
13) Bolsena – Montefiascone (km. 19,5)
14) Montefiascone – Viterbo (km. 19)
15) Viterbo – Vetralla (km. 18)
16) Vetralla – Sutri (km. 25)
17) Sutri – Campagnano (km. 24)
18) Campagnano – La Storta (km. 25)
19) La Storta – Roma Vaticano – Roma centro (km. 22,5)

Tot. km. = circa 370.

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Non voglio far mancare ai fedelissimi delle mie “poesie del lunedì”, l’ultima che ho scritto: clicca qui.

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