L’Antizuc (2021-1)

Settimanale – esce il martedì sera o il mercoledì – Direttore “irresponsabile”: Francesco Selis
19 gennaio 2021
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L’importanza di un articolo
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Durante i mesi a cavallo dell’inizio 2020, in questo mio ormai storico blog (consentitemi l’autocelebrazione…), pubblicai cinque articoli tutti intitolati “Antizuc”, poi raggruppati nell’omonima categoria, consultabile qui nella colonna di destra.
Lo scopo del gioco era cercare un po’ di visibilità alternativa ai miei post su Facebook, che avvertivo soffocati, circa la maggiore o minore diffusione all’interno di quel social, dagli algoritmi incontrollabili decisi dal signor Mark Zuckerberg, o da chi per lui.
L’esperimento, senza una mia campagna d’ampliamento dei visitatori del blog, non ebbe un gran successo.
È con rinnovato e moltiplicato entusiasmo che ora, a distanza di un anno, lo ripropongo in un formato nuovo, nuove motivazioni e… una sostanziale differenza (…)
Per leggere tutto l’articolo, clicca qui.

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Osservatorio pandemia
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Grafici alla mano, Nino Carella, in data 17 gennaio, dà un quadro della situazione dell’epidemia in Italia, che è interessante consultare perché onesto e non viziato dal terrorismo dei media di regime. Clicca qui.

Parlando invece di vaccini (termine applicato ormai correntemente, ma impropriamente, a quelli che in realtà sono farmaci mutàgeni dell’RNA umano), è girata la notizia, nei… torbidi ambienti cospirazionisti a noi tanto cari, che “una delle voci più influenti a livello mondiale per il New York Times”, il professor Peter Doshi, che si occupa di ricerca sui servizi sanitari farmaceutici, ha affermato, sul British Medical Journal, che l’efficacia reale dei “vaccini” in circolazione non sarebbe intorno al 95% ma tra il 19 e il 29%. Vedi qui.
La denuncia, proveniente da un soggetto qualificato, ha grande rilevanza e lascia prevedere, nei prossimi mesi, scenari quanto meno confusi. Quello che, a nostro parere, stride un po’, sono quelle due percentuali che terminano per nove, come comandano le strategie commerciali. Speriamo che sia solo una coincidenza.

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Dal “nostro” inviato in Florida
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Roberto Mazzoni, in modo “scandalosamente” garbato e sorridente e, nello stesso tempo, con grande rigore, accuratezza e libertà di pensiero (che tradisce solo, di tanto in tanto, una formazione politica evidentemente liberista), ha fatto la cronaca quotidiana delle battaglie legali che hanno preceduto il 6 gennaio, giorno funestato dall’irruzione in Campidoglio, a Washington, di un drappello d’infiltrati provocatori, agevolati nel loro ingresso da inconsistenti forze di polizia.
La nostra stampa si è svegliata solo allora, condannando in modo umanime (e altrettanto falso) l’ex-presidente americano come artefice d’un clima d’aggressività e violenza che sarebbe sfociato in quegl’incidenti.
Ora Mazzoni pubblica a giorni alterni un nuovo video, in cui espone gli aggiornamenti, sempre interessanti, sulla situazione a stelle e strisce.
La sua, inoltre, è una delle voci di denuncia più incisive contro i colossi del web, che invita a boicottare con l’astensione dai loro servizi.
Le sue conversazioni hanno sempre un ritmo lento e richiedono, perciò, calma e tempo libero nell’ascolto; sono inoltre incentrate sui più recenti dettagli; fortuna vuole che sabato 16 gennaio abbia pubblicato un video in cui viene intervistato via web: in questo caso la sua comunicazione è più stringata e sui temi generali, dunque adattissima (in questa rubrica che sarà fissa) per un primo link, assolutamente consigliabile: clicca qui.

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La caduta del condottiero
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Mauro Scardovelli è uno dei personaggi di maggiore spicco, nel mondo di chi si oppone all’attuale deriva globalista delle istituzioni e della società.
Unisce competenze molto diverse, dalla psicoterapia, che è la sua professione, a fondamenti di economia, giurisprudenza e, soprattutto, Costituzione della Repubblica.
Ha le caratteristiche d’un leader, capace di compattare un movimento di radicale rinnovamento.
Davvero inaspettata, dunque, è stata la sua confessione, davanti a una webcam e in presenza di alcuni collaboratori, d’una devastante crisi depressiva che l’ha colpito improvvisamente, in seguito alle amare delusioni sul campo di battaglia.
Coraggiosa, la messa a nudo della propria debolezza, non fa evitare tuttavia di pensare che, fin qui, egli abbia riposto troppe aspettative sui risultati della sua costante azione.
Il dipanarsi dei risultati non è nelle nostre mani, verrebbe voglia di dirgli, ma questi non potranno mai mancare, se l’azione è dettata sempre e soltanto da una passione autentica e libera.
Ecco (clicca qui) la sua sconvolgente confessione.
Coraggio, condottiero, abbiamo bisogno di lei.

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Innalziamo il pensiero
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L’amico Angelo Santini è un appassionato conoscitore del pensiero di Emanuele Severino, il grande filosofo che ci ha lasciati proprio un anno fa. Anzi, dichiara spesso di considerarlo il più grande di tutti i tempi.
I libri di Severino sono estremamente indigesti, per chi non abbia una lunga pratica con l’analisi filosofica, in quelle pagine portata a livelli di rigore quasi maniacale; da ormai parecchio tempo, Santini ne fa oggetto di frequentissime dissertazioni (e talvolta anche confronti verbali), con l’intento di divulgarne i contenuti.
Obiettivo peraltro non facile, vista la complessità e il carattere non intuitivo delle tesi severiniane, che costringono a un certo sforzo di revisione della realtà come ci appare.
Ora ha voluto pubblicare una serie di brevi video, che ha chiamato “pillole filosofiche” e che possono costituire una porta d’accesso al radioso messaggio eternalista del filosofo bresciano.
Da intellettuale portato anch’egli all’analisi, Angelo Santini, nonostante gl’intenti, utilizza un linguaggio non sempre alla portata di tutti, ma è comunque utile, ed encomiabile, il suo grande impegno.
Ecco la prima “pillola”: clicca qui.

Franco Bertossa è un grande esperto delle culture orientali che gravitano intorno al buddismo. Nei confronti di Severino, che ha frequentato e di cui è stato amico, ha un approccio critico, denunciando, nel pensiero di lui, i limiti della razionalità occidentale, che non basterebbe a cogliere lo sconvolgente ma salvifico stupore, di fronte all’insensatezza inspiegabile dell’esistente.
Spesso Bertossa pubblica su Facebook le sue considerazioni sapienziali e le sue testimonianze, di numerosissimi affascinanti incontri ed esperienze vissute in quei paesi lontani.
Vi propongo questa sua recente dissertazione sulle varie tipologie della mente nel pensiero orientale: clicca qui.

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Un piccolo aiuto
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Il piccolo aiuto che ci viene richiesto, a inaugurare questa rubrica, è da parte di Claudio Messora (il videoblogger di Byoblu e fondatore di Davvero-tv), probabilmente il più popolare fra i diffusori d’informazione libera.
La macchina di tutti i suoi progetti, attivi e in espansione, ha ricevuto un brutto colpo, in termini anche finanziari, con l’oscuramento provvisorio, ma che è facile prevedere presto definitivo, del canale “Byoblu” su Youtube, a seguito della pubblicazione di quella stessa notizia sull’efficacia dei vaccini ripresa qui sopra.
Leggiamo il suo accorato appello, cliccando qui.

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Una pagina di lettura
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Amanda Bonaconsa è scrittrice di racconti brevi, nonché blogger (antica affezionata amica del Franz-blog).
L’ultimo racconto che ha pubblicato è più lungo del solito e, col suo turgore immaginifico e narrativo (neanche troppo stemperato dalla mancanza di una meticolosa revisione del testo), testimonia le sue grandi doti creative.
Il racconto s’intitola “Le tentazioni di Antonio” e lo trovate cliccando qui.

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Suggerimenti in fa diesis minore
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Il titolo di questa rubrica musicale, molti l’avranno capito, prende spunto da uno dei brani più suggestivi e famosi di Angelo Branduardi (“Ballo in fa diesis minore”).
Doverosamente a lui è dedicata questa prima segnalazione.

Il cantautore lombardo, nella seconda metà degli anni settanta, conobbe un grande successo, anche internazionale, che poi non riuscì a conservare, quanto meno a quei livelli.
Non ha mai smesso, però di comporre e produrre nuovi album, alcuni di grande interesse, come “Il dito e la luna”, del 1998.
Quest’opera si distingue da tutte le altre perché i testi, anziché dalla moglie Luisa Zappa, sono scritti da Giorgio Faletti, con esiti sicuramente migliori.
Se avete accesso alla magica e sconfinata galassia Spotify, potete ascoltare l’intero album cliccando qui.

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Amazing immagini
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La breve galleria che inaugura questa rubrica è dedicata ad alcune spettacolari immagini di Bologna, estratte da Facebook.

Torre Asinelli (qui).
Via de’ Pepoli (qui).
Portico dei Servi (qui).
Via Caduti di Cefalonia (qui).
Basilica di San Luca e la città (qui).

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Sorrisoterapia
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In questa pagina dedicata all’umorismo, fanno il loro trionfale ritorno, fra l’altro, gl’impagabili Gemelli per Sbaglio, Rocco e Rollo!
Clicca qui.

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La poesia del lunedì
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Si sposta qui sull’Antizuc, come ultima rubrica, l’appuntamento settimanale con le mie poesie, che regolarmente, da due anni e mezzo, compongo quasi ogni domenica, per poi rifinirle (e fino a due settimane fa pubblicarle su Facebook) il lunedì.

Quella di ieri s’intitola “Riscaldamento autonomo” (clicca qui).

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Messaggio Urbi et Orbi 2020

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Care amiche, cari amici,
non mi sottraggo dall’ormai consueto e rituale mio “messaggio” di fine anno, che spazia, con visuale dichiaratamente soggettiva ma documentata, sulle cose del mondo e della realtà.
La cosa mi riesce più che mai difficile, sul finire di un anno così diverso dai precedenti.
E mi è difficile sia per la straordinaria complessità dei temi, sia per quanto divisive e generatrici di polemica si mostrino le contrapposte letture di quanto abbiamo vissuto, stiamo vivendo e dovremo vivere.
La polemica non è nelle mie corde, anzi è l’ultima cosa che, caratterialmente, desidero. Dunque, rischiare fortemente di provocarla, e di farlo soprattutto con le persone a cui voglio bene (e alle quali è rivolto, in prima battuta, questo mio scritto), è un prezzo molto alto che mi tocca pagare, a fronte del mio amore per la verità e dello spirito di servizio che, credetemi, sono gli unici fattori che stanno animando le mie dita su questi tasti.

Aggiungo un altro elemento: personalmente, a quel blogger che tanti anni fa dedicava ogni tre giorni molte ore notturne alla pubblicazione di racconti, idee e commenti, con una sorta di sacro furore per il cambiamento di un mondo seriamente minacciato, si è ormai sostituito una specie di vecchio saggio, cosciente della pochezza dei nostri interventi individuali e interessato molto più al progresso interiore, sia come valore autosufficiente, sia come strumento paradossalmente più efficace di modifica della realtà.
…Ma almeno il mio “messaggio” di fine anno non si tocca!

Per agevolare la lettura, scandirò questo lunghissimo articolo in brevi paragrafi con un titolo, così che sia possibile scegliere quelli da leggere con più attenzione o eventualmente saltare.
Cominciamo, dunque.

1 – Conformisti e complottisti

Come dicevo prima, parliamo di argomenti fortemente divisivi, all’interno di due macro categorie: chi dà credito alla “versione ufficiale dei fatti” (nonché, fondamentale aggiunta, “dei valori”), diffusa dalle televisioni e dai principali giornali, e chi ritiene questi ultimi essere soltanto la voce di propaganda di un subdolo regime, orchestrato da una “élite” mondiale d’individui quasi sconosciuti, caratterizzati da capitali stratosferici e volontà di potere a livello planetario.
In entrambe le categorie risiedono sia atteggiamenti riflessivi che fanatismi.
Non so dire il rapporto quantitativo fra il primo e il secondo gruppo, ma i primi sembrerebbero in grande maggioranza.
Quello che appare molto evidente è l’insofferenza reciproca, soprattutto dei conformisti verso i complottisti (termini ugualmente dispregiativi), in un combattimento che mi ricorda molto i manzoniani “capponi di Renzo”, che combattono fra loro mentre vengono portati a morte sicura.
Situazione che, nell’ipotesi dei complottisti, asseconda il “divide et impera” dell’oligarchia segreta.

2 – Perché complottisti: l’11 settembre

È venuto il momento di dichiararmi, per chi non l’avesse ancora capito: faccio parte dei “complottisti”.
A squarciare il velo e iniziare un cammino divaricato e sempre più lontano dalla fiducia nei media principali, fu la lettura di un libro di Thierry Meyssan che faceva luce, a poca distanza di tempo dall’11 settembre 2001, sull’impossibilità che uno degli aerei di quell’attentato multiplo si fosse schiantato sul Pentagono.
Seguì la mia partecipazione, a Bologna, a un importante convegno di confutatori della versione-Bin Laden, che mi emozionò molto e a cui dedicai un articolo sul blog (non più leggibile, perché ospitato dalla vecchia piattaforma “Leonardo” poi disattivata).
A oggi, la quantità di persone che credono ancora alle barzellette che ci furono raccontate (ahimè tuttora sostenute da personaggi come Piero e Alberto Angela, con il loro seguito di cani da guardia del sistema, fra cui Paolo Attivissimo), è molto calata.
Lo sarebbe, poi, in modo ancor più convinto, circostanziato e utile, se tanti visionassero il ricchissimo documentario sull’argomento che realizzò, con grande rigore critico, Massimo Mazzucco, nella sua versione completa (vedi qui: prima parte; seconda parte; terza parte),
o in quella ridotta (vedi qui).

3 – Perché complottisti: le dinamiche del capitalismo

Il nostro sistema economico-sociale, fondato sul capitalismo predatorio e il consumismo forzato, nella sua logica perversa, ha portato all’arricchimento, continuo, progressivo, a dismisura, di un’infinitesima porzione dell’umanità, a scapito della povertà diffusa in molta parte del pianeta.
Mi sembra del tutto logico e conseguente, anzi inevitabile, che questa ristrettissima minoranza, di pari passo con l’accumulo, decida di estendere il potere economico a quello sociale, con metodi non certo trasparenti, per garantire il proprio tornaconto, tramite il controllo altrui (financo di vita e di morte), in un ambiente ormai degradato e vicino al collasso.

4 – Perché complottisti: i “false flag”

Sotto questo termine vengono indicati eventi turbativi, dalla grande risonanza, a cui viene attribuito immediatamente un movente, spesso geo-politico e legato al fondamentalismo religioso islamico, che, a uno studio indipendente dei particolari, rivela nettamente l’artificio dell’operazione, che ha scopi inconfessati e ricerca proprio emozione e sdegno suscitati a livello collettivo.
Il caso più clamoroso fu proprio quello dell’11 settembre, ma a questa logica non si sottraggono sistematicamente tutti gli eventi sensazionali, capaci di destare grande riprovazione collettiva, come gli attentati di Parigi del 2015 e, in casa nostra (precedentemente e sia pur con dinamiche che ci allontanano un po’ dal tema di fondo), l’assassinio di Aldo Moro e la stagione delle stragi.

5 – Le elezioni statunitensi: un esempio emblematico

Un caso estremamente impressionante di distanza, fra i messaggi forniti da tivù e giornali da una parte e la realtà, così come ci viene esposta da corrispondenti liberi, si è verificato e si sta verificando tuttora a proposito delle elezioni americane di inizio novembre, nonché dell’immagine stessa del presidente uscente

(quest’ultimo aspetto, in realtà, fin dal suo primo comparire alla ribalta politica).
È opinione diffusa che la vittoria del suo avversario, data già da diverse settimane per certa e consolidata, tolga finalmente dalla scena un protagonista poco affidabile, ignorante, gretto, irrispettoso, clownesco; insomma, aggiungo io, un Berlusconi d’oltreoceano (anche se il nostro vince ai punti, in quanto pure pregiudicato, corruttore e mafioso). Finalmente, pensa la gente che legge “La Repubblica” e ascolta i TG, una persona per bene torna al timone degli U.S.A.
Le cose stanno in modo assai diverso.
Il ribaltamento premeditato del risultato elettorale, che in realtà ha premiato il presidente uscente con larghissimo suffragio, appare di un’evidenza nettissima; sondaggi seri ci dicono che ne è convinta anche la maggioranza della popolazione statunitense, compreso un trenta per cento degli elettori democratici. È in corso una gigantesca battaglia, in primo luogo legale, per ristabilire il corretto esito della consultazione, e concedere così un altro quadriennio all’inquilino della Casa Bianca.
Sono due sistemi di potere a scontrarsi ora, e con tutta probabilità ancora per molto tempo: quello del cosiddetto “deep state” (stato profondo, apparati occulti di potere interni, graditi ai “padroni universali” e vicini al Partito Democratico statunitense) e quello contrapposto, che si è andato coagulando intorno al presidente uscente.
L’elezione imprevista di quest’ultimo, quattro anni fa, costituì il classico sassolino che inceppa gl’ingranaggi dei potenti gruppi legati agli apparati militari, orientati alle consuete strategie di guerra e d’imperialismo geo-politico, che attribuiscono alla Russia un inesistente ruolo aggressivo, mentre, nei confronti della Cina, i centri finanziari stabiliscono accordi segreti.
Il biondo riccone non ha fatto guerre, al contrario del nero premio Nobel per la pace suo predecessore; al contrario, con la sua mentalità da industriale, ha risollevato fortemente l’economia del suo Paese e aumentato l’occupazione, anche fra gl’ispanici e, soprattutto, fra i neri, che hanno ottenuto un’integrazione sociale prima sconosciuta e, grati di ciò, l’hanno votato in massa, contribuendo a un curioso ribaltamento di elettorati fra la destra e la sinistra.
Al contrario, il “personaggio per bene”, che risulterebbe vincitore delle elezioni più corrotte della storia occidentale, costituisce un’autentica e grave minaccia per il mondo intero.
Il suo ritratto è spaventoso: vi prego, se non ci credete, di guardare questo servizio, dal minuto 2 in avanti.
Quotidianamente, il giornalista Roberto Mazzoni ci riferisce, dalla Florida, l’evolversi imprevedibile della situazione (vedi qui), anche con notizie clamorose che non compaiono altrove, come ad esempio la quasi certezza che, una volta che (eventualmente) s’insediasse alla Casa Bianca, il neo-presidente democratico verrebbe subito defenestrato dal “fuoco amico”, a vantaggio della sua vice-presidente: vedi qui.

6 – COVID-19: origine spontanea o deliberata?

Dopo l’excursus in terra americana, passo ora a occuparmi del grande tema che ha sconvolto il mondo in questo 2020.
A instillare dubbi (sia pur non esplicitamente) circa l’ipotesi del passaggio incontrollato, nell’uomo, del virus dai pipistrelli o da qualche altro animale, un giornalista d’inchiesta libero, Franco Fracassi, ci spiega l’incredibile e crescente fermento di simulazioni pandemiche e sperimentazioni su Corona-virus nei tempi precedenti il dilagare dell’epidemia. Veniamo a sapere di laboratori di “manipolazioni chimeriche” ad altissima pericolosità (dapprima bloccate poi nuovamente consentite dagli Stati Uniti), paragonabili a minacce nucleari sparse in vari punti del mondo. E veniamo a sapere che il laboratorio di Wuhan, voluto dai francesi, era stato poi preso in mano da fondazioni americane sostenute dai principali fondi d’investimento. (vedi qui)
Chi poi si è detto convinto di un’origine di sofisticata ingegneria genetica del Covid-19 è, fra gli altri, il virologo francese Luc Montagnier, scopritore del virus HIV e premio Nobel 2008 per la medicina, secondo cui proprio una sequenza genica del virus HIV è stata introdotta in quella del Corona-virus dei pipistrelli. Vedi qui.
Ancor più interessante, e di una chiarezza divulgativa eccellente, è un video di soli sei minuti in cui lo scienziato Enzo Pennetta ci illustra la particolarissima struttura del virus, “incredibilmente” adatta ad attaccare l’uomo: vedi qui.

7 – Fuga incontrollata o pandemia premeditata?

I due ricercatori che ho citato, correttamente, non si sbilanciano a ipotizzare esplicitamente un progetto criminale di pandemia deliberata.
Lo faremo noi, ovviamente senza disporre di prove, ma semplicemente sull’antica sapiente traccia del “cui prodest?”, cioè: a chi giova?
Ho letto che la pandemia ha ampliato ulteriormente la forbice fra i super-ricchi e la popolazione sotto la soglia di povertà.
Ma sarebbe evidentemente un movente molto debole, visto che tale forbice tende ad allargarsi già da sola per le dinamiche del capitalismo a cui accennavo all’inizio.
A questo punto, però, bisogna prendere in considerazione due ipotesi più complesse e con grado crescente di criminalità.
La prima resta nel campo economico ed è legata all’avvicinarsi del collasso del sistema finanziario mondiale, sempre più “gonfiato” e svincolato dalla ricchezza reale e materiale a disposizione dell’umanità. Come sappiamo, la pandemia sta generando una crisi economica senza precedenti; far deflagrare l’intero sistema può rappresentare il colpo di grazia in vista di una riprogettazione, che sempre più spesso viene definita “Grande Reset”, dei meccanismi di produzione e distribuzione della ricchezza. Il tutto, ovviamente, sotto l’occhio ben vigile dell’oligarchia mondiale (“i padroni universali” secondo la definizione che ne diede Giulietto Chiesa), pronti probabilmente allo scambio di un “minimo sindacale” di sussistenza, a livello di reddito universale gratuito, con il controllo stretto delle nostre vite quotidiane, in una società dominata da una tecnologia onnipresente, financo all’interno del nostro corpo.
La seconda ipotesi è di carattere “eugenetico”: i vaccini come strumento immediato di controllo sulla riproduzione (e limitazione) della famiglia umana.
Prima di tacciarmi di essere non solo complottista, ma anche credulone, negazionista, terrapiattista, invito tutti a guardare un filmato di meno di quattro minuti (vedi qui), che c’introduce al prossimo paragrafo.

8 – L’Innominato

Una delle fonti che più m’impressionò, in maggio, nel tempo che dedico quotidianamente all’informazione, fu un’inchiesta in quattro puntate (per un totale di circa due ore) intorno all’individuo che avrete certamente riconosciuto, e che preferisco non nominare.
Temevo fortemente che, ad oggi, i quattro video su youtube fossero stati censurati, e invece sono ancora del tutto fruibili, ben sottotitolati in italiano.
Eccoli:
prima parte
seconda parte
terza parte
quarta parte .
Volli dedicargli un articolo, che intitolai “Il filantropo” (vedi qui) e che verteva sul delirio d’onnipotenza di una delle persone più ricche del mondo (grazie a una scalata avvenuta senza alcuno scrupolo e, purtroppo, senza gl’indispensabili deterrenti), educato dalla famiglia a un’idea di superiorità che può giustificare qualsiasi progetto, dunque anche quello, di carattere eugenetico, di controllo planetario della riproduzione umana.
La sua ossessione per i vaccini non sembra casuale; se poi veniamo a sapere (vedi qui) che la sua fondazione (che, per chi non lo sapesse, controlla l’Organizzazione Mondiale della Sanità) ha finanziato ricerche per l’impianto sotto-pelle di “punti quantici”, una specie di codice elettronico con funzioni di certificato vaccinale (e potenziale strumento di sorveglianza e imposizione dagli sviluppi imprevedibili, …o magari già previsti), la nostra innata simpatia per quest’individuo ne esce, come no?, sicuramente rafforzata!

9 – La piramide del potere

Suggestionato così a fondo da quell’inchiesta, per un certo tempo m’ero convinto che l’individuo fosse già il dominatore assoluto del mondo, al vertice di quella piramide che vede, nel piano più alto, gli altri subdoli “padroni universali”.
Un’amica, vicina ai giornalisti indipendenti come Franco Fracassi, mi si disse convinta invece che, lassù, non ci sia una “stella fissa”, ma una sorta di “nebulosa” formata da poche entità finanziarie e, solo subordinatamente, da persone. E che il “filantropo” sia solo legato a tale nebulosa da interessi comuni.
Chissà.

10 – Le limitazioni della libertà

Incontrollata o voluta che fosse, la pandemia si è diffusa, in due successive fasi intervallate dalla tregua estiva, e ha sparso dolore e morte, spesso in persone a noi vicine e negli anziani, la parte più debole e bisognosa di protezione (ma, se vogliamo essere spietatamente oggettivi, ciò è avvenuto nel mondo in misura quasi impercettibile, se rapportati al dolore e alla morte presenti già da prima sulla scena, vedi alla voce: Africa, ma, relativamente, anche nei Paesi ricchi come il nostro…); ha provocato una crisi economica senza precedenti, disoccupazione e povertà (che hanno colpito a macchia di leopardo, per ora, solo alcuni importanti settori lavorativi), limitazioni alle nostre abitudini quotidiane che mai avremmo immaginate, e una strisciante diffusa prostrazione, ansia e aggressività (soprattutto fra le persone più deboli culturalmente e psicologicamente, condizionate dall’incessante terrorismo mediatico, e fra i bambini e gli adolescenti).
Come ben ricordiamo, l’Italia fu il primo Paese occidentale colpito, e decise di seguire la strategia cinese di stretto confinamento (“lockdown”, sia pure senza il rigore assoluto di quel popolo lontano), per smaltire l’epidemia in tempi più lunghi, così da evitare il sovraccarico delle strutture ospedaliere. Almeno così ci avevano detto, salvo poi, nelle fasi discendenti della curva, compresa l’attuale, conservare criteri che sembrerebbero molto più orientati verso l’impossibile obiettivo di debellare il virus e altre eventuali recrudescenze dell’epidemia.
In nome dell’emergenza, abbiamo assistito a un accentramento di poteri nelle mani del capo del governo, sostenuto da un comitato tecnico-scientifico, quest’ultimo oscuramente restio a rendere pubblici i propri elaborati.
In modo non esattamente costituzionale, il nostro premier si è servito di uno strumento amministrativo, il “DPCM”, per emettere ordinanze a ripetizione, a loro volta in contrasto, in nome dell’emergenza sanitaria, con alcuni fondamentali principi costituzionali.
Salvo clamorosi casi contraddittori causati da tali ordinanze, non mi sento di emettere giudizi di condanna in modo assoluto verso Giuseppe Conte, che ritengo una persona animata da buone intenzioni.
Tornerò più avanti a parlare di lui; ora mi preme emettere, diciamo, “un giudizio di condanna relativo”, ma non per questo meno grave, legato all’omissione forzata (se non addirittura al divieto) di diversi protocolli di cura che si sono rivelati sul campo estremamente efficaci.

11 – Le cure negate

Con il rigore che gli è consueto, Massimo Mazzucco sta realizzando un documentario proprio su questo tema; ho potuto ascoltare le prime parti, presentate in anteprima sulla sua “Contro tv”.
Sono diverse, le cure efficaci che sono state evidentemente osteggiate: fra queste, in particolare, l’idrossiclorochina, i cortisonici e la plasmaferesi (quella praticata con successo dal dottor De Donno). Mazzucco mostra, con spietata evidenza, quanto abbiano contribuito a screditare queste cure i giornali, evidentemente succubi delle grandi case farmaceutiche, che non vedono in esse la possibilità di sufficienti guadagni, e che, soprattutto, metterebbero in discussione il sacro dogma del Vaccino Salvifico e Liberatore, quello che del resto, nell’ipotesi di una diffusione deliberata della pandemia, appare costituirne lo scopo ultimo e principale.
Al contrario di me, non può essere tacciato di complottismo il dottor Luigi Cavanna, direttore del Dipartimento di Oncoematologia dell’ASL di Piacenza, in questo interessante video in cui riferisce i successi di un gruppo di medici (vedi qui).

12 – Un protocollo assassino

Con grandissimo ritardo, rispetto alle insistenti richieste mediche, a fine novembre il comitato tecnico-scientifico si è deciso a diramare il protocollo di cura per i malati di Covid-19.
L’indicazione che viene data, per le fasi iniziali, è esclusivamente quella del paracetamolo, vale a dire la Tachipirina, la più classica delle cosiddette “cure sintomatiche”.
Quest’ultima definizione è un evidente ossimoro, cioè una contraddizione in termini, per chi è giustamente vicino ai concetti e alle pratiche dell’Igienismo (o “Igiene naturale”): la comparsa dei sintomi è una naturale difesa dell’organismo; annullare farmacologicamente tali risposte immunitarie significa remare contro la guarigione, nel nome di un’esasperata, quanto diffusa, ricerca dell’efficienza sempre e comunque, tipica del nostro modello socio-economico; nella logica consumistica di poter comprare la salute in farmacia, e infine di un atteggiamento magico-esorcista nei confronti del disagio e del dolore fisico.
Anche in questo caso, più della mia voce e della mia esperienza, contano quelle di un altro medico e di un avvocato, entrambi seriamente dalla parte dei pazienti: vedi qui.

13 – Il vaccino

Sulla home-page del “Fatto quotidiano” on-line (testata sempre molto vicina all’attuale governo), pochi giorni fa, con significativo effetto a cascata, comparivano l’annuncio della nuove austere limitazioni durante le feste natalizie, e quello dell’inizio della campagna di vaccinazioni prima della fine dell’anno.
Il Feticcio Liberatore è dunque in arrivo e, dopo la strage degli anziani e il cataclisma mondiale, merita un ultimo grande sacrificio collettivo, che personalmente mi sembra estremamente odioso, nel trasformare in giornate di silenzio e solitudine quelle che da sempre e per tutti, credenti o no, rappresentano ritualmente (e non solo consumisticamente) il più grande momento annuale di fraternità, quieta pace e serenità, convivialità, incontro, festa.
Ebbene, …che ne dite? Sono stati proprio bravi, che nobile corsa per realizzare in tempi così ristretti l’arma letale contro il maledetto virus…!
Sicuramente questa volta non ci saranno gravi effetti collaterali, come quelli verificatisi in altre vaccinazioni, su cui, via, non è proprio il caso d’indagare…!
E poi, se qualcuno farà ricorso, potrà sempre contare su un fondo pubblico che le principali case farmaceutiche, eh bisogna pur capirle, hanno preteso, garantendosi la propria totale impunità, evidentemente prima e meglio dell’altrui immunità.
Sì, davvero, …proprio bravi a raggiungere sicurezza ed efficacia così in fretta, in qualche mese anziché nei consueti lunghi anni, soprattutto se consideriamo che stanno mettendo sul mercato vaccini di nuova generazione, pensate la meraviglia!, che vanno a modificare l’RNA di chi li riceve. Organismi Geneticamente “Modificanti”, dunque.
Non facciamo i pignoli, poi, anche se non è chiaro quanti richiami dovremmo fare nei mesi e negli anni futuri, e neppure se saremmo veramente immunizzati o soltanto parzialmente coperti dagli effetti patogeni del virus.
E non staremo certo a credere, perbacco, a scienziate come la dottoressa Loretta Bolgan, a sentir la quale ci passerebbe anche la voglia di ricevere il vaccino contro l’influenza, perché in gran parte inefficace e addirittura possibile fattore di altre infezioni, come appunto il Covid. (vedi qui).
Allo stesso modo noi rifiutiamo sdegnosamente, vero?, la tesi complottista che sia stata proprio una precedente massiva campagna vaccinale la causa del dilagare dell’epidemia nelle province di Bergamo e Brescia.
E infine, caspita!, hanno proprio ragione i bravi giornalisti come Beppe Severgnini, a esigere, col ditino alzato, il pugno di ferro verso chi si rifiuterà; povero Beppino, non meritava di essere bacchettato da quel cattivone di Massimo Mazzucco (vedi qui, fortemente consigliato).

Post scriptum: invito tutti, ma soprattutto i conformisti (che in realtà sono i veri negazionisti), entusiasti del vaccino Pfizer che sta per arrivare da noi, a guardare che cosa è successo, in diretta televisiva, a un’infermiera in Alaska (attenzione: dal minuto 17.30 di questo video).

14 – Le statistiche

Non avendo documentazione al proposito, mi limito solo ad accennare alla tendenza, denunciata da molte voci libere, di contare, nel bollettino quotidiano dei deceduti, anche quelli morti per altre cause ma al contempo risultati positivi al controllo dell’infezione.
Almeno altrettanto scorretta nonché scandalosa, comunque, è la principale metodologia di controllo, tramite tampone molecolare e cicli “PCR” di amplificazione dell’RNA, che si spingono enormemente oltre la soglia di attendibilità, indicata intorno ai trentacinque cicli. Ognuno di essi raddoppia il livello d’analisi, dunque una progressione geometrica, che viene esasperata, in Italia, anche oltre i quaranta, andando così ad aumentare a dismisura e impropriamente il numero dei contagiati, cioè il primo elemento vagliato per stabilire l’andamento dell’epidemia e le contromisure sociali.
Ce ne parla, con la sua consueta chiarezza e capacità di sintesi, Enzo Pennetta: vedi qui.

15 – Il Tessitore Compromesso

Durante quest’anno ho dovuto anche cambiare, drasticamente, il mio giudizio sul nostro primo ministro.
Ero ammirato dalla sua non comune capacità di mediatore intelligente; ero confortato dal sentirmi governato e rappresentato, dopo le stagioni dei clown (Berlusconi e la sua mala copia: Matteo Renzi) e dei grigi tecnocrati (Monti, Gentiloni), da una persona capace, incorrotta, appassionatamente impegnata nel suo ruolo, dotata di valori etici e tanto abile diplomaticamente, e per questo lo ritenevo dichiaratamente uno dei migliori capi di governo nella storia del nostro Paese.
Purtroppo ho dovuto fare i conti con un elemento sottile, ma che si è palesato chiaramente in quest’anno così straordinario.
Il fatto è che, quando la capacità diplomatica non è sorretta da una visione alta, capace di conoscere, discernere e controllare le menzogne sottese ai rapporti, soprattutto in campo internazionale, tale virtù finisce per diventare connivenza, complicità.
I primi stridori erano giunti alle mie antenne già nella formazione dell’attuale governo, con l’attribuzione di metà dei ministeri a quel comitato d’affari chiamato Partito Democratico, un numero esagerato a confronto della sovrastante percentuale parlamentare dei 5 Stelle. E poi alcune nomine un po’ strane e molto indigeste, prima fra tutte, all’Economia, Roberto Gualtieri, uomo vicino ai vertici europei.
Ma altri e più profondi colpi alla stima per lui mi attendevano cupamente.
Come il delegare le sue decisioni alle indicazioni di due comitati tecnici, espressione di poteri non trasparenti: quello dell’OMS e dell’Agenzia Italiana del Farmaco nel comitato tecnico-scientifico e quello finanziario/tecnologico nella “task force per la ricostruzione” capitanata da Vittorio Colao, che fu per dieci anni amministratore delegato della Vodafone.
E poi, e soprattutto, il suo colloquio telefonico con l’Innominato, a seguito del quale vengono stanziati centoquaranta milioni per la campagna vaccinale (vedi qui), centoventi dei quali diretti alla GAVI, la specifica creatura foraggiata e controllata dalla sua fondazione; seguirà poi il contratto “sulla fiducia” con Astrazeneca, in accordo con Germania, Francia e Olanda, per la fornitura di quattrocento milioni di dosi del loro vaccino.
Infine, in campo economico, l’apparente brillante risultato in tema di Recovery Fund europeo, che nasconde l’insidia di un enorme debito contratto verso l’Europa, da restituire negli anni futuri, nonché le condizionalità da rispettare nel piano d’investimenti: non meraviglia lo scandalo di quei soli nove miliardi (meno del cinque per cento dell’intero fondo) destinati alla Sanità; così come l’approccio iper-tecnologico, con impegno dichiarato verso la nuova generazione di telefonia “5G”.
Mentre non una parola viene mai spesa, sempre in campo economico, sull’alternativo “Piano di salvezza nazionale“, elaborato, anche in forma di proposta di legge, da un gruppo interdisciplinare, con gli esperti di economia Antonino Galloni e Fabio Conditi primi firmatari.

16 – La battaglia legale

Con curiosa sincronia, avevo appena finito di scrivere il paragrafo precedente, quando mi è capitato d’ascoltare un’intervista che annuncia possibili sviluppi molto clamorosi qui in Italia.
L’avvocato Michele Pappalardo ci rivela una campagna che ha coalizzato uno squadrone denominato “Mille avvocati per la Costituzione”, che si sono attivati sistematicamente presso molte procure (inizialmente in Sicilia), per denunciare l’infondatezza scientifica dei tamponi nella rilevazione dei contagi e, conseguentemente, delle misure restrittive adottate dal governo.
A sostegno di ciò, portano gli studi di quattro ricercatori, che mettono in discussione la metodologia di controllo, molto più radicalmente di quanto io abbia riferito due paragrafi più sopra. Personalmente, avevo avuto modo di ascoltare più volte le tesi di tre di loro (e in un caso anche una convincente replica, da parte della già citata dottoressa Bolgan) e resto molto perplesso al riguardo.
Credo che, invece, abbia molta più possibilità di successo un altro fronte d’attacco di quegli stessi avvocati, per così dire procedurale.
Due solerti giovani signore hanno voluto scavare nei meandri delle leggi italiane, fino a scoprire una realtà inaspettata, riguardante lo stato d’emergenza.
Quest’ultima condizione, tuttora in corso, fu attivata dal governo ancora in gennaio (quando l’epidemia sembrava limitata alla Cina), sulla base di una legge relativamente recente. I criteri previsti da tale legge sono stati completamente e sostanzialmente travisati, così da togliere fondamento alla sua efficacia e a tutta la decretazione che ne è seguita.
Spero di aver suscitato abbastanza curiosità intorno all’intervista in oggetto (che linko qui). Sul finale di essa, viene indicata la procedura per affiancarsi in prima persona, ai singoli cittadini, con la modalità della cosiddetta autotutela, nel porgere la stessa denuncia.

17 – La situazione politica

Non nascondo che, ancora ferito dalla pugnalata inferta alle mie festività natalizie, che si annunciano silenziosamente lunghe, solitarie, austere e casalinghe come mai avrei immaginato, nell’ascoltare l’intervista all’avvocato Pappalardo ho partecipato emotivamente alla battaglia che prospetta.
A mente più fredda, però, penso che il rovesciamento dell’attuale governo, che ne dovesse seguire, non porti a nulla di buono, anzi, peggiori ulteriormente la situazione.
L’attuale opposizione, se escludiamo alcune individualità di spicco che rivendicano la sovranità nazionale usurpata dai tecnocrati europei, è un guazzabuglio di eterne logiche di potere, rigurgiti fascisti, mentalità e pratiche mafiose e berlusconiane, privilegio della produttività rispetto alla difesa dell’ambiente, infimo livello medio culturale; il tutto sulla base di quell’impostazione liberista che connota in modo originario la destra e che è l’origine di quasi tutti i mali, come dovrebbe essere ormai chiaro a tutti.
Poi, particolare non da poco, difficilmente tale coalizione potrebbe davvero andare al governo; prima delle elezioni, destinate probabilmente a sancirne la vittoria, la longa manus dei potentati europei e mondiali imporrebbe l’ennesimo governo tecnico, e ci troveremmo così di fatto commissariati, a rimpiangere Giuseppe Conte e il governo giallo-rosa come paladini di libertà… Che tristezza.
Anche perché poi, nonostante la rapida disgregazione della spinta rinnovatrice dei 5 Stelle, qualcosa di buono i due governi Conte hanno portato a casa: i primi esempi che mi vengono in mente sono il reddito di cittadinanza (che, con tutti i suoi limiti, ha dato un po’ di sollievo al segmento più povero della popolazione), il super-bonus “centodieci per cento” per la ristrutturazione ecologica degli edifici, e alcuni provvedimenti da parte del primo vero ministro dell’ambiente che si sia mai visto, cioè Sergio Costa.
In attesa che un’indispensabile (quanto ancora acerba) presa di coscienza popolare porti alla ribalta politica soggetti nuovi, come ad esempio il “Movimento 3V“, temo proprio che ci tocchi tifare ancora a lungo per questa opprimente stabilità, peraltro continuamente minacciata da quella mina vagante di Renzi.

18 – Le piazze

Ci sono popolazioni nazionali molto più insofferenti della nostra alla limitazione delle libertà: la piazza di Berlino (nell’immagine) e le strade di Parigi lo dimostrano, anche se i giornali… quasi non se ne sono accorti.
Ho seguito in diretta la manifestazione romana “Marcia della Liberazione” dello scorso 10 ottobre, che ha avuto il merito di far convergere gli eterogenei rappresentanti della galassia del dissenso, sotto il condivisibile motto “Per la fine del neoliberismo”.
La partecipazione popolare è stata molto scarsa, se rapportata alle altre due capitali europee.
Personalmente, poi, il mio ingenuo slancio a condividere con entusiasmo, su Facebook, la diretta della manifestazione, ha provocato una serie di reazioni ostili di stampo conformista, che mi hanno rattristato e avvilito.
C’è spazio di miglioramento…, ma non escludo che la violenta privazione delle sacre feste natalizie venga vissuta da noi, molto legati alle tradizioni e alla famiglia, con particolare e magari… utile turbamento.

19 – La telefonia “5G”

Come se non bastasse la pandemia, siamo alla vigilia d’una grande trasformazione tecnologica, data per certa praticamente da tutti i governi e motivo d’imponenti battaglie commerciali.
Si tratta del nuovo protocollo di trasmissione della telefonia di quinta generazione, noto appunto come “5G”.
A differenza dell’attuale, prevede una grandissima quantità di antenne disseminate sul territorio, l’utilizzo di diverse nuove bande di frequenza elettromagnetica, e promette un’enorme e rapidissima capacità di trasmissione dati, tale da garantire un’interazione continua fra persone e oggetti, denominata l’ “internet delle cose”. Un frigorifero potrà teoricamente ordinare al supermercato yogurt e bistecchine, non appena percepisce che stanno finendo, tanto per fare un esempio di quali gloriose frontiere ci attendano.
Nessuno può sapere, per oggettiva mancanza di sperimentazione a medio-lungo termine, l’entità dei danni alla nostra salute che produrrà quest’incessante nuova esposizione a onde elettromagnetiche.
Anche se parliamo di entità invisibili, esse hanno una funzione essenziale a livello delle nostre cellule, tale da richiedere molta prudenza.
Ma la prudenza, si sa, non è amica degli interessi dei potentati economici e dei progetti di controllo globale della popolazione.
Dovremmo essere molto stanchi di pagare, al cosiddetto progresso, dei prezzi altissimi in termini di salute e vite umane.
Accettiamo ormai da generazioni il rischio d’incidenti e i gravissimi danni ambientali legati alla mobilità privata.
Abbiamo accettato di trasferire via etere la telefonia e la trasmissione dei dati, con apparecchi mobili e reti wi-fi che, già ora, ci tempestano minacciosamente il corpo e il cervello.
Accettiamo, con ignorante connivenza, lo stato di oppressione neo-coloniale e le guerre criminali nei Paesi produttori, soprattutto africani, di metalli rari e altre materie prime.
Abbiamo accettato, più in generale, un aumento di tumori e malattie gravi che questo modello di sviluppo ha richiesto.
Accettiamo impotenti la degradazione del nostro ambiente, con la scomparsa della maggior parte delle specie viventi (biodiversità), il saccheggio e l’inquinamento dei mari, la distruzione dell’immensa foresta amazzonica, la rapida trasformazione del clima.
Non sarebbe ora di un ripensamento, a cominciare da ritmi e valori?

20 – Economia keynesiana o decrescita?

Alcuni esperti, che citerò più avanti, stanno propugnando un diverso modello d’economia, di tipo keynesiano: valorizzando domanda e produzione interne, e aumentando l’occupazione, si produrrebbe una migliore distribuzione della ricchezza, evitando così l’attuale spirale che avvantaggia le banche e impoverisce le famiglie.
Anziché cercare finanziamenti a debito, propongono poi di sfruttare il grande ammontare di risparmio privato che abbiamo accumulato, da riversare in obbligazioni a lungo termine, emesse frequentemente e rese attraenti da tassi d’interesse progressivi nel tempo, destinate solo all’acquisto per i cittadini residenti in Italia. Questo potrebbe rappresentare un motore gratuito per la ripresa, privo d’interessi passivi esterni e condizionalità imposte.
Gli stessi sono concordi inoltre circa la necessità di aumentare, con recuperi di sovranità monetaria a vario livello, normativamente già possibili, la quantità di moneta circolante.
Rispetto ai meccanismi predatòri attuali che ci affliggono e ci strozzano, sarebbe un enorme e autentico passo avanti.
Credo però, a mio modesto parere, che anch’esso non risolverebbe alla radice i problemi legati alla crescita del PIL (Prodotto Interno Lordo) e dunque all’enfasi sui consumi, che in questo modello rimarrebbe inalterata.
Un ripensamento più radicale, e l’unico che mi appare risolutivo, è dato dalla dottrina della “decrescita felice”. Consumi molto più essenziali; attenzione costante ai costi ambientali delle nostre scelte (innanzi tutto quelle alimentari); massima limitazione dei rifiuti grazie a recupero e riciclo; economia solidale di partecipazione, condivisione, scambio e dono.
Ma anche, di pari passo, una revisione dei valori che il consumismo ci ha inculcato: ritmi più lenti, meno rumore, più tempo libero (da ricercare, ovviamente e inizialmente, nei limiti del possibile), meno competizione e ansia, meno ossessivo bisogno di spostarsi, movimento all’aria aperta, cibi prodotti nelle vicinanze (non trattati chimicamente e non assoggettati alla grande distribuzione), più salute con un’alimentazione prevalentemente o totalmente vegetariana e non troppo abbondante (fermo restando l’amore per la buona tavola e il buon bere); più tempo per la cultura, l’arte, la musica e un sano divertimento.
Lo so, le implicazioni sul sistema produttivo e lavorativo sono estremamente complesse, ma c’è un importante vantaggio: a differenza di un cambio di modello da imporre ai nostri governanti, possiamo cominciare subito, in prima persona, a imprimere con i nostri comportamenti questa stessa direzione di marcia, tenendo ben presente che sono i nostri consumi a determinare la produzione, e non il contrario.
Se poi abbiamo voglia di collaborare con chi ha queste stesse idee, possiamo approfittare del Movimento per la Decrescita Felice: vedi qui, sito e pagina Facebook.

21 – Innalzarsi sulle miserie

Ad eccezione di queste ultime considerazioni potenzialmente positive, il quadro che ho tracciato della realtà attuale è desolante e inquietante, per chi rifiuta le comode certezze di un approccio “conformista” alla realtà. Sembrerebbe proprio, per citare Tolkien, che le forze di Sauron, l’oscuro signore, abbiano cominciato quest’anno a imporre decisamente la sua tirannia, per un destino di distruzione e desolazione…
A questo punto, avevo in programma di cambiare completamente registro e argomenti, per parlare di cose filosofiche e spirituali, aggiornandovi sulle mie piccole o grandi nuove acquisizioni, che sono il frutto di un interesse non meno vivo rispetto a quello per l’attualità.
Come per dare una dimensione verticale, che cambia completamente la prospettiva bidimensionale del quadro e che dà respiro.
Mi rendo conto, però, che non è possibile addentrarmi in tematiche così complesse dopo aver già scritto tanto.
Non lo prometto, ma non escludo di dedicare un nuovo articolo, più avanti, a questi argomenti che ora mi tocca tralasciare.

22 – Personaggi ed interpreti: i canali informativi

Avviandomi alla conclusione, mi sembra utile una rapida carrellata sui personaggi di spicco che, con pregi e difetti, rappresentano comunque le mie fonti d’informazione preferite, e sui canali che essi gestiscono.
Al primo posto (molti l’avranno già capito), metto Massimo Mazzucco.

L’ascolto regolarmente sulla sua “Contro tv“: i programmi originali vanno in onda solo il lunedì, mercoledì e venerdì alle nove di sera, con i suoi collaboratori fissi Roberto Quaglia (lunedì e venerdì) e Margherita Furlan (solo il venerdì); l’accesso in diretta è gratuito, mentre, per fruire delle trasmissioni in archivio, è necessario abbonarsi, al simbolico costo annuo di dodici euro. Lo stesso Mazzucco ha un blog intitolato “Luogo comune“.
Al secondo posto, Claudio Messora con la sua squadra di giovani giornalisti, che ormai gli si sono sostituiti, nelle trasmissioni di “Davvero tv”, quella che mira a diventare una tivù libera e alternativa a tutti gli effetti, di cui lui ha assunto il ruolo di promotore e direttore. Al momento, oltre che trasmettere sull’omonimo sito e sull’omonima applicazione per smartphone, ha conquistato le frequenze del digitale terrestre in tre regioni: Lombardia (canale 606), Piemonte (607), Lazio (632). Ogni sera dal lunedì al venerdì alle sette, in particolare, viene pubblicato un telegiornale,

di cui è direttrice la brava e graziosa Virginia Camerieri (nell’immagine), che si può vedere liberamente anche sul canale youtube “Byoblu” (vedi qui). Byoblu è anche il nome del video-blog di Messora, che continua a essere aggiornato.
La già citata Margherita Furlan, poi, con tutti i collaboratori che gravitavano intorno al compianto Giulietto Chiesa, si può seguire sulla loro “Casa del Sole TV“, che ogni sera dal lunedì al giovedì pubblica un telegiornale, orientato anche a quelle notizie dall’estero che è difficile trovare altrove.
Il già citato Roberto Mazzoni, dagli Stati Uniti, trasmette le sue numerose conversazioni su questo sito.

23 – Personaggi ed interpreti: i protagonisti

Nondimeno, frequento alcune altre personalità di grande valore, in qualità di ospiti dei canali già citati, anche se hanno solitamente un proprio sito di riferimento.
Franco Fracassi è un giornalista d’inchiesta indipendente, molto attivo nell’ampliare la percezione collettiva dei grandi fenomeni, come l’attuale pandemia, con fondamentali dati di contesto, presentati nella loro oggettività.
Mauro Scardovelli, nelle sue variegate competenze (psicoterapeuta, giurista, esperto e sostenitore della nostra Costituzione) è figura trainante nel campo dei cosiddetti sovranisti.
Alberto Micalizzi è un economista che reputo assolutamente geniale. Purtroppo non capita spesso di ascoltarlo, ma ogni volta è un piacere, grazie alla sua preparazione sui meccanismi dell’economia e sulle relative straordinarie trasformazioni in atto, nonché alla sua lucidità nella critica e nella proposta attiva di soluzioni.
Fabio Conditi è un ingegnere, appassionato autodidatta d’economia, a capo dell’Associazione “Moneta Positiva“, che, a fronte dei guai derivanti dall’attuale “moneta a debito”, diffonde proposte di soluzioni, attuabili da subito, per rilanciare il nostro sistema-Paese.
Ugo Mattei è un giurista dalla parte della gente, promotore fra l’altro di un’iniziativa di legge sui beni comuni, tramite il “Comitato Rodotà“.
Infine Marco Guzzi, che viene definito “poeta e filosofo”, è per me un’entusiamante scoperta recentissima, nonostante conduca già da tempo i gruppi chiamati “Darsi pace” (vedi qui e anche sull’omonima pagina Facebook).

24 – Per un lieto fine

Non essendo riuscito a parlare di temi a carattere filosofico e spirituale, che avrebbero portato un po’ di luce nel quadro a tinte fosche della nostra attualità, cerco di supplire con due perle che, da sole, possano riportare un po’ di speranza nel futuro.
In un piccolo laboratorio italiano lavora un ricercatore che, con umiltà e testardaggine, e in collaborazione con altri laboratòri nel mondo (soprattutto in Giappone), si sta avvicinando gradualmente e incredibilmente alla possibilità di produrre energia pulita, rinnovabile e a basso costo, tramite quella che fu definita “fusione fredda”.
Si tratta di Francesco Celani, che potete ascoltare qui, intervistato dal solito Massimo Mazzucco.
Ho lasciato, invece, come ultimo link, la conversazione del già citato Marco Guzzi, avvenuta pochi giorni fa nell’ambito di un evento organizzato da Margherita Furlan. Questo il suo meraviglioso discorso (clicca qui), in cui, con grande lucidità, detta le linee per un difficile ma indispensabile rinnovamento sociale.

L’anno che sta terminando, anche per chi non sia stato visitato dalla malattia (personalmente o nei suoi affetti), o dalla perdita del lavoro, o comunque dalle ristrettezze, ha sconvolto le nostre abitudini e ci ha inevitabilmente cambiati, dopo che abbiamo dovuto conoscere una lunga condizione di prigionia nelle nostre stesse abitazioni, dopo che ci siamo abituati a camminare tutti mascherati e a distanza di sicurezza dagli altri, dopo che abbiamo dovuto sottostare a un continuo regime d’emergenza e alle gravi limitazioni che ci venivano (e ci vengono tuttora più che mai) imposte.
Allo stesso modo, anche la vecchia “normalità” a livello collettivo è stata colpita a morte e non esisterà più: non illudiamocene (o, per i più illuminati,… non temiamolo!).
Si è aperta la stagione della resilienza, che è la capacità di adattarsi positivamente a condizioni ambientali mutate, e nello stesso tempo ci troviamo di fronte a una titanica presa d’indirizzo, come a un fatale bivio; verso un destino di annientamento, oppure di riscossa, della nostra essenza più intima, vera, inspiegabile e gioiosa: quella di irrefrenabili bambini dell’universo.

Vi auguro di cuore pace, salute e felicità.

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14-7: Verso l’Arno, in terra pisana (epilogo)

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Non è cominciata affatto bene, quest’ultima giornata.
Risvegliatomi alle tre e tre quarti, dopo un po’ d’indecisione se cercare di dormire ancora o approfittarne per una partenza prima dell’alba (oggi molto strategica) , alla fine opto per la seconda ipotesi.
Cerco di fare piano, e anche di evitare il figlio dei padroni di casa, che mi hanno detto doversi alzare alle quattro per un suo turno di lavoro.
Non riesco a evitarlo, ma ci diamo semplicemente un buongiorno in sordina.

E la cucina, alle quattro e un quarto quando ne varco la soglia, è tutta per me, adibita con cura per una colazione abbondante, anche se necessariamente a base di prodotti conservati.
Ma ho con me un bel grappolo d’uva comprata ieri al PAM e, un chicco dopo l’altro, lo mangio tutto, mentre il tè è in infusione.

Poco prima delle quattro e mezza, a sorpresa fa il suo ingresso in cucina l’anziana signora, con l’aspetto di un fantasma.
“Buongiorno” mi fa.
“Buongiorno!”
Farfuglia qualcosa.
“Come dice?”
“Ben alzato” senza l’accenno di un sorriso.

E’ utile qui, prima di proseguire col dialogo, fare una premessa relativa al giorno precedente.
Mi aveva colpito la sua esasperata formalità mentre parlavo con suo marito. Mi aveva chiesto, infatti, piegando in avanti il suo viso e il suo corpo magro e un po’ adunco: “Mi scusi se mi permetto di chiederglielo, ma da dove viene?”
Poi, però, era stata oggettivamente cortese nell’apparecchiarmi la tavola (la stessa dove poco prima avevano pranzato loro), con le posate, il bicchiere, una terrina per l’insalata e anche l’olio e il sale che avevo chiesto per condirla.
Non solo, ma, quando poi le avevo domandato dove potevo buttare i rifiuti organici, mi aveva detto di lasciare lì tutto ché ci avrebbe pensato lei. Da parte mia, avevo comunque lavato e asciugato la terrina, le posate e il bicchiere.

Poi, finito il mio pranzo a base di pane con un’intera confezione di stracchino, e un dessert al cioccolato, avevo insistito col marito per regolare la registrazione e i conti, visto che sapevano della mia intenzione di partire all’alba, intorno alle cinque, come mi avevano chiesto l’orario.
Alla fine mi ero ritirato, per sfruttare, sdraiato sul letto, gli effetti di quel mezzo litro di birra fresca.
E alle cinque del pomeriggio, ancora un po’ intontito dall’inquieta dormita, avevo cominciato le complesse operazioni di composizione sul tablet del lungo racconto della giornata, che, ci crediate o no, erano andate avanti fin oltre le undici di sera.
D’altra parte, avevo chiaramente dichiarato la mia abituale intenzione di saltare la cena.

Dunque, “ben alzato” mi fa freddamente.
“Si è alzata presto anche lei!” commento.
Poi, immediatamente dopo, non trattiene più il suo livoroso, sorprendente rancore nei miei confronti, evidentemente coltivato per tutta la notte:
“Aveva detto che faceva colazione alle cinque” mi fa con tono di recriminazione.
“No, avevo detto che sarei partito, alle cinque.”
“E come faceva, per aprire il cancello, visto che tutto ieri si è chiuso in camera e non si è fatto più vedere?”
Resto senza parole.
“Non capisco,” rincara la dose: “lei è proprio strano.”
La ripeterà molte volte, quella parola, “strano”, il vero pomo della discordia per le sue ben radicate, conformiste abitudini.
“Poteva venire a chiamarmi.”
“E come facevo, magari dormiva.” Poi aggiunge, in un crescendo di rancore: “Ne vedo tanta di gente, ma uno strano come lei non mi è mai capitato.”
Qui avrei dovuto ribattere con la stessa moneta, visto quante volte ho concordato, nei ‘bed and brekfast’, la mia uscita in autonomia l’indomani mattina, e una strana come lei non mi è mai capitata. Ma si sa che le polemiche non sono certo il mio forte.

Alla fine, esaurita la ramanzina, per evitare ulteriori guai, concordo la mia uscita di lì a dieci minuti, cioè alle cinque meno dieci.
E molto puntualmente mi ripresento, zaino in spalla e con la felpa indossata sopra la maglietta, ché a quest’ora fa freddo.
“Vediamo se l’apriporta funziona” fa lei molto platealmente. “Sì, ha funzionato!” esclama ancora più platealmente.
Non sento alcun impulso di rivalsa emotiva, di fronte a un così evidente caso patologico, e le dico “arrivederla” lanciandole uno sguardo il più possibile franco e sereno.
“Arrivederla” mi risponde lei, con tono deciso ma freddo ed esclusivamente formale.

Fa freddo anche fuori, molto, mentre è ancora notte.
Il freddo addosso, e alle mani, sarà una nota caratteristica delle prime ore di cammino; indosserò la leggera felpa per più di tre ore e mezza, fino alla prima sosta di un cammino che, secondo i calcoli, dovrebbe essere lungo oltre ventotto chilometri, costringendomi a una nuova, ultima maratona di otto o nove ore complessive.

E il pensiero di quel comportamento scandaloso mi resterà dentro a lungo, a turbare l’armonia dell’ultima giornata con una nota molto stonata e fastidiosa.

Tento diverse fotografie notturne: in cielo c’è anche una bella luna e Venere; vengono quasi tutte inesorabilmente mosse,

salvo questa dell’area di rifornimento:

e, alle prime luci dell’alba, queste del centro di Altopascio:

poi, come sempre, assisto al risvegliarsi del sole

Il passaggio nel bosco, col sole che non riesce a scaldare, e a tratti neanche a illuminare, mi è rimasto nella memoria come una fase preponderante della prima metà tragitto, anche se, osservando la sequenza di fotografie, vedo una grande varietà di paesaggi.

Un tratto di una certa lunghezza conserva il selciato utilizzato dagli antichi pellegrini; qui siamo insindacabilmente sul tracciato originario.
Rivivo qualche emozione già provata, durante la ricerca delle tracce dell’antica Via Vandelli, qualche anno fa.
Un pannello spiega che nella “Relazione di tutte le strade” del 1812, questo tratto risultava così sconnesso da causare spesso il ribaltamento dei veicoli.

Un albero egocentrico domina un’improvvisa radura circolare.
Poi è la volta di acque

vaste pianure,

filari di cipressi,

in un vialetto che sembra dare finalmente un aspetto più urbanizzato a un paesaggio fin qui esclusivamente naturale, cioè… sprovvisto di bar, e sto camminando, a testa bassa, già da tre ore e mezza.

Ma infatti compare un paese, Ponte a Cappiano,

e ben presto l’occasione per una sosta rigenerante e chiarificatrice sul punto del percorso totale.

I primi segnali di un ridimensionamento della lunghezza esorbitante da Altopascio a San Miniato, dichiarata nella guida ufficiale, cominciano timidamente a farsi strada.
E quando riprendo il cammino, vengo confortato anche da luci e colori più vivi e da un clima più gradevole, tiepido e molto ventilato.

Un lungo sentiero attraversa spazi verdi a perdita d’occhio, allungando di molto la via più diretta per Fucecchio, percorsa dalla provinciale.

Il benessere che, in queste condizioni climatiche e ambientali, torna a visitarmi, non mi fa affatto rimpiangere l’inefficienza del percorso.

Una volta ripresa la provinciale, vedo una coppia di ciclisti attrezzati da lunga percorrenza; chissà se stanno seguendo l’intera “Ciclovia Francigena” o solo la porzione che passa di qua.
Chiedo loro, a gesti, se posso fotografarli; lui mi sorride, lei un po’ meno.

Il centro di Fucecchio, posto su un’altura, viene raggiunto così:

Il mio morale, per tutta la prima metà preoccupato solo per un efficace smaltimento dei tanti chilometri previsti, comincia a essere galvanizzato dai segnali sempre più frequenti di un avvicinamento rapido al traguardo, che è la stazione ferroviaria di San Miniato/ Fucecchio.

Ma c’è di più: sta per comparire l’Arno, a sancire l’avvenuta traversata dal Po di Piacenza, due settimane e mezza or sono.
Eccolo, sotto di me:

Nonostante la levataccia, con tanto di ramanzina, e le ore già passate in cammino, ho conservato abbastanza lucidità per capire quando è il momento di abbandonare il tracciato ufficiale.
Se riesco a raggiungere la strada, questa mi porterà in breve tempo, senza fronzoli, in prossimità del traguardo.
Ma non è facile: mi ci separa un dirupo

Avanzo a fatica fra le erbacce, parallelamente alla strada,

e alla fine, con soddisfazione, trovo il varco per accedervi.

Procedo al di qua del guardrail: preferisco rischiare un indesiderato salto di un paio di metri, piuttosto che di essere falciato dalle vetture e dagli autocarri che mi sfrecciano contro.

Dopo i campi di girasole, c’è una laterale che dovrebbe portare alla stazione.
Mentre consulto Google Maps, una vettura che l’ha appena imboccata rallenta vistosamente, e l’autista mi fa segno di sì con la testa.
“Per la stazione?” gli grido; lui conferma.

Una scaletta mi fa risparmiare un’ultima ansa della strada, spalancandomi improvvisamente la vista al traguardo finale di questa mia seconda porzione della Via Francigena, dal Po all’Arno.
Come feci l’anno scorso a Piacenza, scatto una foto alla stazione, dandomi appuntamento qui, per ripeterla fra un anno, quando si tratterà di riprendere il cammino, dall’Arno al Tevere, spero con la stessa buona sorte che mi ha accompagnato in tutte queste giornate.


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