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La luce del pomeriggio estivo entra appena smorzata, nella ben nota e consueta officina sotto la breve rampa.
Uno dei due ragazzi e la segretaria sono già andati via: l’altro giovane, il signor M. e il signor T. si stanno accingendo a sistemare le ultime cose per poi chiudere baracca.
C’è il clima rilassato e positivo di chi finalmente sta per concedersi un meritato periodo di ferie: i due anziani sono presso l’entrata e mi accolgono con gentilezza e allegria; rimedio anche un complimento quale cliente ragionevole ed educato.
“Era lei prima a telefonare?”
“Sì, signor M., ho provato ad avvertire che stavo arrivando. Allora, come siamo messi?”
“Dovrebbe essere a posto. Ci è andata bene perché le viti del bocchettone da sostituire erano in posizione frontale. Mi era venuto il dubbio, quando il ragazzo ci ha messo le mani, perché se dovevamo smontare tutto rischiavamo seriamente di non farcela.”
“Meno male, allora. Andiamo nel confessionale?”
“Si accomodi, la raggiungo subito.”
Come sua abitudine il capoofficina mi dettaglia, con la sua forte voce da Dottor Balanzone, tutte le righe della nuova fattura, che indica osservandole a rovescio, perché a favore della mia lettura.
“Dove è stato possibile, come vede le abbiamo scontato il dieci per cento, come sempre. Quando si può, cerchiamo sempre di venirle incontro.”
“Sì sì, va bene, poi vedo che non mi avete addebitato tutto il tempo dei sopralluoghi col signor T. in giro per la città.”
“No, quello non lo facciamo mai. E’ successo una volta sola, con una cliente che aveva da ridire su tutto; allora non l’abbiamo perdonata!”
Estraggo il portafoglio per una nuova alleggerita, e poi firmo i vari moduli previsti dall’inflessibile protocollo tedesco.
“Bene” concludo, “allora buone ferie, e spero che ci vediamo solo per il prossimo tagliando.”
“Speriamo, la sua macchina ci ha già fatto tribolare abbastanza. Lei non va un po’ in ferie?”
“Sì, vado in montagna da lunedì, per otto giorni.”
“Non possiamo dire che va a cercare un po’ di fresco quest’anno.”
“Già, spero solo di non prendere troppa pioggia.”
E’ presto per il mio turno di lavoro: torno a casa, guidando con tutti i sensi vigili sui ben noti segnali di malessere della Cavallona, che sembra tranquilla e mansueta.
Ed è con lo stesso stato d’animo che mi metto alla guida intorno alle cinque e mezza del pomeriggio: mi ci vorrà un po’ di tempo, dopo tutto quello che è successo, prima di riprendere totale confidenza con il mio mezzo di trasporto e di lavoro; la necessità di tamponare l’emorragia finanziaria mi dà comunque la spinta a buttarmi, senza lesinare in termini di ore di lavoro.
Il saltuario residuo riaccendersi della spia dell’olio mi dà il fastidio sopportabile di chi vorrebbe davvero vedere ogni cosa in ordine, ma so che non c’è da farci caso.
E’ la vigilia di un altro Ferragosto, un Ferragosto in tempo di crisi: la città è più bella che mai, con questa quiete, ma non è certo abbandonata. In teoria chi è restato non dovrebbe avere nemmeno i soldi per prendere un taxi, eppure un po’ si lavora; una breve corsa in centro, un po’ di attesa, un altro cliente; e così via, finchè le luci del lungo pomeriggio cominciano a cedere il posto alla sera.
Mi hanno portato a Borgo Panigale e sto riportando la bestiola verso il centro e nuove avventure.
Quando succede.
“Attenzione! Aggiungere liquido refrigeratore” si accende, ancora una volta, accompagnata da un nitrito, la segnalazione sul cruscotto.
Questa volta, nella solitudine dell’abitacolo, la mia reazione emotiva è dominata sul nascere, sostituita da una netta presa di coscienza: abbiamo valicato una soglia, un punto di non ritorno.
Mi ripeto una volta, poi ancora e ancora, che dover aspettare oltre una settimana a bocce ferme non mi farà male, ma medito già il momento di sbattere in faccia telefonicamente l’incredibile verità al signor M., quando riaprirà l’officina. Lo farò dalla montagna, fra due lunedì, sicuramente col tono di voce giusta, corroborata dalla salutare aria delle Dolomiti, e mi accorderò per lasciare per l’ennesima volta la vettura davanti a quel portone il martedì notte, dopo il mio rientro e la mia prima e immediata serata lavorativa.
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(continua)
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