22-7: Val d’Elsa festosa e implacabile

Avevo preso sonno tardi, ieri, complice un episodio di rinite allergica che mi ha infastidito per un’ora buona.
Di conseguenza, il risveglio, poi la colazione e la preparazione (compresa quella delle uova sode da mettere nello zaino), si sono protratti molto più di quanto sarebbe stato necessario, per affrontare un’altra tappa molto impegnativa, lunga ventiquattro chilometri come quella di ieri.

Esco di casa alle sei e trentotto e mi trovo, come ieri, imprigionato da un cancello chiuso.
E come ieri, ma questa volta immediatamente, scelgo la modalità-ladro per superare l’ostacolo, scavalcando il muretto attiguo, che si può vedere nell’immagine scattata subito dopo:

C’è il problema di capire dove dirigermi, per riallacciarmi al tracciato francigeno verso San Gimignano, da cui un’automobile ieri mi ha fatto inaspettatamente deragliare.
Contavo di farmi aiutare da Google Maps, ma, come temevo, non c’è una connessione sufficiente per farlo funzionare.
Per fortuna, però, la benedetta applicazione Via Francigena è meno avida di risorse e, tramite le sue mappe e la connessione satellitare, riesco a individuare, e seguirò senza dubbi, la strada da percorrere.

Per la prima parte è la stessa percorsa ieri con l’impagabile Signora dell’Ostello.
Rivedo infatti, ai lati della via, le cataste di tronchi

di cui lei mi aveva decantato l’ottima fattura.
Poi un bivio mi fa imboccare la direzione San Gimignano.
Le prime sensazioni fisiche sono buone: aiutato anche da una leggera, costante pendenza in discesa, mantengo un’andatura veloce.
Tutta la prima metà del percorso odierno, proprio fino a quella importante e splendida meta turistica, si svolgerà su strade percorse da autoveicoli, mai tuttavia in modo troppo fastidioso; in certi tratti, anzi, la strada è tutta mia.

La giornata è più nitida e luminosa di ieri e la natura intorno offre scorci interessanti.

“Puon kammino!” sento alle mie spalle in un momento di breve sosta.
“Grazie, buon cammino a te!”
Devo controllare un paio di volte la presenza del seno, su una corporatura giovane ma massiccia, per sincerarmi che sia una ragazza, di lingua evidentemente tedesca.
Familiarizziamo e procediamo per qualche minuto appaiati, nonostante la mancanza di un marciapiedi o di pista ciclopedonale.
È altoatesina; partita da Lucca qualche giorno fa, oggi percorrerà solo la breve tappa ufficiale, quella da Gambassi a San Gimignano, con sollievo dei suoi piedi, il suo punto debole, e col piacere di potersi concedere una bella visita turistica.
Le racconto che ci andai in gita scolastica alle scuole medie. “Cioè nel 1700…”, aggiungo, suscitandole un sorriso.
Prima di separarci, perché procede evidentemente più lenta di me, le chiedo se posso fotografarla.

Le mostro il ritratto sulla macchinetta fotografica; lei con lo smartphone ricambia la cortesia dello scatto e di mostrarmi il risultato. Poi ci salutiamo con autentico calore.

Come ieri mi sono riproposto di concedermi una sosta solo dopo aver compiuto le prime tre ore di cammino, cioè una buona metà dei chilometri.

L’inconfondibile profilo turrito del paese medievale appare all’orizzonte (come si può vedere nell’immagine iniziale di questo racconto). La buona e costante andatura odierna mi permette di raggiungerlo in tempo per concedermi al suo interno la sosta di metà percorso.

In attesa di trovare un bar, mi lascio incantare dai fantastici chiaroscuri che fa il sole, giocando con le antiche architetture.

C’è parecchia gente in giro: dapprima, a dominare, sono i locali accenti toscani, poi, man mano che ci si avvicina al cuore del borgo antico, i turisti stranieri s’impongono.
C’è un’atmosfera di festosa bellezza; mi ci lascio assorbire gioiosamente.

Ed eccomi seduto al bar, ad assaporare una spremuta d’arancia.

Dopo una bella sosta, riprendo ad alternare, quasi convulsamente, camminata e scatti fotografici.

Poi si esce dallo spettacolare centro storico, imboccando una larga strada che, inizialmente, concede nuovi panorami,

poi procede più monotona fiancheggiando, fra l’altro, dei campeggi e altre aree a vocazione turistica.

Come spesso succede, ed è sempre un piacere, il tracciato improvvisamente abbandona la strada asfaltata e si tuffa nella natura.

Dire “si tuffa” è particolarmente appropriato, perché la strada rurale s’inoltra in ripida discesa dentro un avvallamento.
Il sole si fa sempre più implacabile e la discesa non è piacevole.

Il fondo dell’avvallamento è percorso da un piccolo ruscello, da guadare.

Con alcune acrobazie riesco a rinfrescarmi un minimo con l’acqua corrente.
Mi aspetta il tratto più faticoso, la risalita, che affronto con passo sempre più lento e pesante.

Segue poi un lungo tratto di saliscendi sotto un sole rovente, mitigato solo da qualche sporadico soffio di vento.
La fatica e l’arsura sono nuovamente mie sgradite compagne di viaggio, in una campagna di austera bellezza.

“Che bella sorpresa!” esclamo forte appena capisco che il locale, spuntato miracolosamente dal nulla, è aperto.
“Devo mettermi la museruola?”
L’oste, per fortuna è di larghe vedute, anche quando, dopo avermi detto che comunque si è vaccinato, io ribatto di non volerlo fare.

Nuova spremuta d’arancia, e un paio di bicchieri d’acqua aggiuntivi.
Poi, sorpresa nella sorpresa, mi viene offerta una ciotola con un’insalata di limoni, aceto di mele, erbe aromatiche, che completa virtuosamente l’opera di reidratazione.

Dopo aver immortalato il suo bel sorriso, gli chiedo quanto manca a Colle di Val d’Elsa.
“Cinque o sei chilometri” mi fa, “ma la strada diventa più tranquilla e ombreggiata.”

La previsione, inizialmente, s’avvera, permettendomi di recuperare morale e andatura.

Alle quasi due ore che in realtà mi separavano dalla camera d’albergo, dove, in orari impossibili, sto scrivendo ora questo racconto, bisognerebbe dedicare un altro intero racconto, per non dire un romanzo.
Ma non ce n’è proprio il tempo.

Concludo con le ultime foto che, nonostante lo sfinimento, son riuscito a scattare, durante l’avvicinamento e l’ingresso nel paese.

Dopo due tappe fin troppo impegnative, quella di domani dovrebbe essere molto più breve.
Buonanotte.

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10 risposte a 22-7: Val d’Elsa festosa e implacabile

  1. Gilda D'Elia ha detto:

    Carissimo, leggendo il tuo racconto ci si immerge nel viaggio a piedi, nei suoi tempi lenti, cadenzati dal contatto con il paesaggio ed il suo scorrere, e dai bisogni del corpo che si misura con le distanze.. forse quello a piedi è l’unico modo di viaggiare che veramente ci permette un’unione più profonda con ciò che ci circonda… e questo, fatto per un certo tempo, a me che non l’ho mai provato se non per pochi giorni, mi fa immaginare che possa risultare veramente un’esperienza iniziatica… in fondo è quello che raffigura il Matto, la prima carta dei tarocchi, che cammina a piedi con il suo fagottino in spalla, non si sa per dove…
    Un caro abbraccio

    • Franz ha detto:

      Molto vere e condivisibili, cara Gilda, le tue osservazioni sull’arte del peregrinare.
      Superate le difficoltà iniziali, che comunque fan parte del gioco, mi rendo conto di essere entrato ancora una volta in una sorta di camera iperbarica, isolata dagli stridori della realtà attuale, in cui corpo e spirito subiscono delle straordinarie e terapeutiche trasformazioni. In questo sta forse la dimensione iniziatica a cui alludi.
      Chissà se il Matto dei tarocchi ha anche lui un piano di viaggio? Di sicuro, anche così fosse, non lo segue facendosi guidare da applicazioni telematiche….
      😀
      Un caro e dolce abbraccio a te.

  2. Amanda ha detto:

    San Gimignano era così piena di turisti ma così piena che non ne serbo un bel ricordo

  3. Noela ha detto:

    Ciao Franz . Bellissime le foto , ti seguo con piacere ed affetto . Buon proseguimento .

    • Franz ha detto:

      Ciao Noela, ricevo con gioia il tuo commento!
      Sapere che segui il mio cammino tramite i miei resoconti mi inorgoglisce e… responsabilizza 🙂
      Un abbraccio.

  4. Claudio ha detto:

    La gita scolastica a San Gimignano è un classico per noi ex studenti del XX secolo ( non so se anche per quelli del XVIII 😀 )

    • Franz ha detto:

      Eh già: erano ghiotte occasioni di divertimento, con la scusa di un interesse storico e architettonico piuttosto raro nei ragazzi di quell’età… in qualsiasi secolo! 😉

  5. Elisabetta Lefons ha detto:

    Le foto sono bellissime!!!

    Ma anche la faccia dell’oste mi risulta simpaticissima!!!

    Grazie e notte

    Un abbraccio,

    Elisabetta

    • Franz ha detto:

      Grazie a te, Betta.
      L’oste era davvero una sagoma! 🙂
      Un felicissimo incontro al momento giusto.
      Spero ti sia piaciuta anche la parte testuale, di racconto.
      Un abbraccio a te.

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