Il voto utile

Tsunami-tour

.
.
Ho ripreso a sognare, e nella vita è una gran fortuna.

Avevo seguito con entusiasmo, poco tempo fa, la campagna elettorale di Beppe Grillo in occasione delle elezioni regionali in Sicilia. Vedere le piazze gremite e osannanti la furia oratoria del sessantacinquenne nuovo Savonarola, e poterlo fare interattivamente grazie all’appoggio mediatico via web fornito da pochi volonterosi (armati di strumenti di trasmissione artigianali, alla portata di tutti), mi aveva reso facile profeta di quello straordinario successo elettorale che poi si  concretizzò, con il Movimento Cinque Stelle partito più votato a livello di singola lista.
Poi ci fu il caso di Giovanni Favia, il mio concittadino che negli anni avevo visto diventare un attivissimo e appassionato consigliere, dapprima comunale e poi regionale, e che, con poche e gelide parole di zio Beppe sul suo blog, veniva cacciato dal Movimento, a seguito delle sue affermazioni velenose strappate con l’inganno e videotrasmesse da un giornalista televisivo.
L’episodio mi aveva fatto male, alimentando in me il tarlo di segreti e inconfessabili secondi fini nascosti nel progetto Cinque Stelle, soprattutto tramite l’enigmatico, freddo e ieratico manager Gianroberto Casaleggio, braccio destro e consulente nella comunicazione di Grillo.
Avevo difeso l’onestà di Favia negli infuocati dibattiti sulla sua pagina Facebook, che avevano contribuito a loro volta a raggelare il mio entusiasmo verso il Movimento, nella constatazione di una quantità inaccettabile di fanatismo acritico da parte di chi gli dava addosso, giungendo fino a minacciarlo di morte.
Come se non bastasse, di lì a poco si erano aggiunte due esternazioni decisamente infelici di zio Beppe, sull’inutilità sia di dichiararsi antifascista sia dell’esistenza dei sindacati.
Anche i sondaggi elettorali davano in calo il Movimento; da parte mia, sia pur privato del precedente entusiasmo, mantenevo la mia adesione a quella che ritenevo essere ancora la proposta politica più vicina alle mie idee, confortato in questo anche dal grande Giulietto Chiesa, che con molta umiltà aveva dichiarato il suo stesso tendenziale ma sostanziale appoggio ai Cinque Stelle, unitamente alla ‘Rivoluzione Civile’ di Antonio Ingroia.

Poi è cominciato lo ‘Tsunami tour’, il giro d’Italia elettorale in camper a tappe forzate (due o tre città al giorno) che, sulla falsariga di quanto avvenuto in Sicilia, sta portando Grillo sul palcoscenico di tutte le principali piazze d’Italia, oltre che ad avere incontri con tanta gente, gruppi istituzionali o organizzati, semplici cittadini, inviati televisivi anche dall’estero.
L’appoggio mediatico, questa volta, è apparso subito un po’ più strutturato, grazie a una pagina internet dedicata, con tanto di web radio da studio centrale, anche se i mezzi di trasmissione, e l’operatore stesso (il pur bravo Salvo Mandarà) continuano ad essere quelli, assai artigianali, del tour siciliano.
E a me sono bastati i primi giorni di questa sua nuova spedizione a ritrovare l’entusiasmo perduto, e poi, col passare dei giorni, a vedere lo stesso entusiasmo crescere ulteriormente e farsi sogno ad occhi aperti, come dicevo all’inizio.
Merito, questo, dell’osservazione dei comizi (quasi sempre differita, a causa dei miei orari di lavoro) che hanno rivelato ai miei occhi, e alla mia coscienza più profonda, lo slancio di carattere essenzialmente e inequivocabilmente etico di zio Beppe, slancio che si traduce in una vis oratoria instancabile e suffragata da piazze ogni giorno più brulicanti di gente, in un fenomeno di partecipazione popolare senza precedenti.

Il popolo degli indignati italiani finalmente si manifesta, attirato e stimolato da un condottiero capace di fornire, con parole semplici e convincenti, con consumata abilità istrionica (eppure senza dare il minimo spazio alle ovazioni popolari di carattere santificatorio) e con un’energia impressionante, la comunicazione di contenuti politici finalmente adatti alle urgenze nazionali, e per questo rivoluzionari.
Non c’è notte che, esaurito il mio consueto giro d’orizzonte fra blog, siti d’informazione e Facebook, non mi conceda lo spettacolo di una nuova piazza. Ormai conosco a menadito gli argomenti e le parole abituali del lungo monologo, eppure continuo a rimanere incantato e a pascermi delle immagini di questo sano furore (anche se a volte si bloccano e a volte sono interrotte dalla pubblicità), e delle reazioni, ora divertite, ora vibranti di sdegno, ora riconoscenti, di quelle masse traboccanti di persone in cui mi immedesimo.
E poi, dopo l’ennesima replica dello stesso sempre nuovo spettacolo, mi concedo, in differita di un paio d’ore rispetto alla sua diffusione originaria, l’ultimo ‘Mi scappa la diretta’ giornaliero di Salvo Mandarà, fra ristoranti, strade, alberghi o bed and breakfast, dove si consuma la parte più informale del tour, a volte con lo stesso Beppe (magari coinvolto a suonare un rock and roll alle tastiere, o semplicemente a brindare con i commensali), a volte con i soli fedeli compagni di camper, a volte con il solo Salvo che dialoga a voce con i messaggi che gli arrivano da quel centinaio o poco più di utenti nottambuli collegati in diretta.
(In fondo a questo articolo do indicazioni per accedere ai vari filmati).

Sta succedendo lo stesso prodigio che ho visto manifestarsi in Sicilia, questa volta su scala nazionale. E, come allora, avverto con chiarezza indiscutibile che i risultati elettorali di questo tsunami saranno altrettanto clamorosi e sconvolgenti, molto più di quanto stia prefigurando l’inerzia di pensiero dei giornalisti, sommata al tornaconto delle loro testate, non solo nei media notoriamente asserviti, ma anche in canali informativi solitamente autonomi e attenti, come ‘Radio Popolare-network’. Solo ‘Il fatto quotidiano’, grazie sicuramente a Marco Travaglio e alla sua antica amicizia verso Beppe Grillo, si è accorto e dà conto dello sconvolgimento in corso alle consuete dinamiche elettorali, fatte di schermaglie fra i vecchi leader della partitocrazia al tramonto.

E man mano che il passaparola e i social network diffondono e amplificano questo perentorio messaggio di rinnovamento e di speranza, e che il ciclone prende così spontaneamente forza e vigore, si profilano all’orizzonte due eventi che potrebbero costituire il colpo del kappa-o.
Il primo, di cui peraltro manca da diversi giorni la conferma, è l’apparizione di zio Beppe su una rete nazionale televisiva, nella settimana precedente il voto.
Il secondo, che invece sta di giorno in giorno diffondendo il proprio appello (e il suo irresistibile appeal), è la manifestazione finale della campagna, venerdì 22 febbraio dalle 18 alle 24 a Roma, niente meno che in Piazza S.Giovanni, sì, proprio quella del concertone del Primo Maggio, che sarà sicuramente invasa da una spettacolare ed eloquente massa sterminata di persone, enorme e festante.
Ho già comprato i biglietti del treno, con l’intenzione di pernottare a Roma, mentre, come immaginavo, il gruppo ‘Meet-up – Amici di Beppe Grillo’ di Bologna sta organizzando la trasferta in pullman, con ritorno durante la notte. (Se qualcuno in zona è interessato, me lo scriva nei commenti).

Inutile aggiungere il genere di aspettativa emozionale, che accompagna il lento passare dei giorni che mi separano dall’appuntamento con quella piazza, e poi da quello con le due schede che mi verranno consegnate al seggio, fino al palpitante ascolto dei primi risultati.
Sono aspettative di gioia profonda e condivisa, quelle che rendono la vita più bella e più degna di essere vissuta con impegno.

E poi?
Alla stregua delle previsioni del tempo, se cerco di immaginare la situazione successiva, e il panorama modificato dal passaggio di questo tsunami, non posso che intravedere un aspro scontro, a livello nazionale ma probabilmente anche internazionale, contro i potentati e le oligarchie messe in scacco da un cambiamento sostanziale e rivoluzionario, avvenuto quasi paradossalmente nel più canonico e democratico dei modi, quello dell’espressione elettorale.
Sicuramente non staranno a guardare, sicuramente la libertà si è sempre conquistata a caro prezzo.
Staremo a vedere: ora è soltanto il momento di caricare energie e cuori alla sacra fonte della gioia.
.
.
.
Per visionare il comizio di Beppe Grillo avvenuto sabato 9 febbraio a Vicenza, clicca qui(Consiglio di pazientare se non parte subito, e poi di impostare lo schermo intero, cliccando sulle due freccine diagonali che appaiono in basso a destra, sopra la scritta “recorded live”).

Da quello stesso link è possibile accedere a tutte le registrazioni di Salvo Mandarà, il cui indice cronologico appare sulla destra del riquadro con le immagini.
.
.
.
.
——-
Immagine iniziale presa da: https://www.facebook.com/beppegrillo.it?ref=ts&fref=ts

Pubblicato in Tutti gli articoli | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 28 commenti

Sulle orme di Giacomo Leopardi

.
.
Inutile negarlo: in questi ultimi tempi la mia spinta espressiva tende verso lo zero, e la cosa è tanto più sgradevole quanto più che mai vivo, e sempre più ricco di spunti (come ha notato Sari nel suo penultimo commento), è diventato il club dei miei lettori-commentatori, a cui mi lega un grande affetto.
Evito in linea di massima le forzature, cioè di scrivere contro voglia, perché so quanto alla lunga porti a chiusure molto più drastiche.
Tuttavia c’è una scadenza che ho sempre rispettato da quando, ormai nove anni fa, mi son messo alla guida di un taxi, e che non voglio smettere di rispettare: la stesura e l’invio di un articolo per la rivista della Co.Ta.Bo., la nostra cooperativa.
Approfitto ancora una volta del nuovo articolo, che ho appena finito di scrivere (come sempre nell’ultimo giorno utile), per pubblicarlo qui in anteprima.
.
.

La sera del dì di festa

la sera del dì di festa.
Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna.

.
Con questi versi l’immenso Giacomo Leopardi, appena ventiduenne, dà inizio a uno dei suoi canti più famosi, intitolato “La sera del dì di festa”.
L’osservazione del paesaggio, come sarà poi in molte altre sue opere poetiche, fa da preludio musicale (e che musica!) a considerazioni via via più specifiche e personali, e a similitudini che attribuiscono alle scene descritte il valore del mito, cioè della rappresentazione di fatti eternamente connessi alla natura e alla storia dell’uomo.
.

Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell’artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia.

Quasi due secoli dopo, quei versi sembrano riecheggiare, più vivi e veri che mai, nelle sere festive della nostra città.
E benché, con tutta probabilità, in nessuno dei tassisti in servizio vi siano le stesse doti di sensibile osservazione e di espressione artistica del poeta marchigiano, tuttavia l’osservatorio, rappresentato dalle nostre vetture bianche, sullo stato d’animo collettivo nella cosiddetta “città metropolitana”, non è da meno della stanza del giovane poeta sul suo “natio borgo selvaggio”.
Ed è facile, da quel nostro osservatorio, rendersi conto dell’eterno valore di quelle descrizioni liriche, di quanto cioè anche la nostra civiltà, nonostante la sbornia (e l’attuale spavento) di due secoli di progresso folle fino alla sconsideratezza, sia sempre e comunque soggetta ai cicli della vita condivisa, che siano stagionali, giornalieri o, come in questo caso, settimanali.

L’intensità univoca dell’atmosfera di quelle ore non credo abbia eguali nel resto della settimana, nemmeno in quelle, per tanti versi opposte, del sabato sera, che si protraggono a lungo in un crescendo di fuga dalla quotidianità nella ricerca più o meno trasgressiva, e sempre più etilica, del divertimento e dello sballo.
Noi si punta in stazione, sistematicamente, quasi non c’è bisogno di consultare il terminale radio-taxi, a caricare chi ha velocemente conquistato la pole position nella fila di persone in attesa, per portarli altrettanto velocemente a destinazione, lungo le vie piacevolmente scorrevoli della città.
Studentesse universitarie in compagnia, o più spesso da sole, con la valigiona sicuramente caricata, insieme ai vestiti puliti, con qualche recipiente di buoni manicaretti regionali preparati dalla mamma o dalla nonna.
Giovani militari di professione, in prevalenza quelli del Genio Ferrovieri della caserma di Castel Maggiore.
Professionisti pendolari settimanali (come fui anch’io per lunghi anni in altre città), con la borsa porta-computer oltre a quella degli effetti personali, che si recano al loro albergo o alla loro stanza in affitto.
Solitarie giovani fidanzate, o fidanzati, di ritorno dall’unica occasione di condivisione di vita con l’amato, offerta dal fine settimana.
Badanti straniere, filippine, moldave, ucraine, di ritorno dal giorno di libertà passato altrove.
Per tutti un’atmosfera grave, pensosa, dura. Il senso delle catene, della gabbia, del limite forzato rispetto alle più profonde e vitali aspettative di vita serena, se non di felicità.

E lo stato d’animo di tutti questi viaggiatori trova una perfetta consonanza nella quiete altrettanto pensosa della città e dei suoi residenti, ugualmente gravida di pensieri e di interrogativi alle soglie di una nuova settimana, e di tutti i problemi che essa ripresenterà implacabilmente.
Alle dieci in punto si apre un altro genere di gabbia, quella che per trentotto ore ha recintato l’area pedonalizzata del “T-day”; qualcuno di noi è sempre lesto a far da pioniere alla riappropriazione delle vie più centrali, ed è spesso premiato dalla presenza di qualche cliente già pronto e in attesa in Piazza Re Enzo. Le vie non appena ripercorribili, nella stagione invernale, sono incredibilmente deserte, e tali resteranno per il resto della nottata, quasi a disintossicarsi della sbornia di pedoni che le hanno solcate lungamente in piena libertà, nel contemporaneo mugugno rancoroso di anziani, disabili, commercianti, privati dell’abituale mobilità in maniera probabilmente troppo drastica, e che cercano sistematicamente sfogo nell’ascolto paziente del tassista.

A mezzanotte anche la stazione finisce di sfornare code di clienti; e la città collassa.
È in quei momenti, quando il tempo anche per noi sembra fermarsi, fra i palazzi così dolcemente familiari e così carichi di storia; quando le voci dei colleghi che escono dalla vettura per le consuete due chiacchiere hanno una risonanza e un volume del tutto particolari; quando guardi l’orologio e prometti a te stesso che la prossima corsa è l’ultima; ecco, è allora che senti una profonda riconoscenza verso un mestiere che ti ha permesso di uscire da quelle gabbie che rinchiudono la maggior parte della gente, e che ora puoi osservare con umana simpatia e autentica compassione.

.
.
.
.
—–
Immagine da: http://www.kirpi.it/Appunti/Giacomo-Leopardi-Recanati-Poesia

Pubblicato in Tutti gli articoli | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , | 18 commenti