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Sei anni fa, queste stesse giornate di luglio; per me un bel periodo, di integra, autentica serenità, sia pur relativa, e di apertura a nuovi interessi. Probabilmente l’ultimo del genere, fra quelli del mio passato che, per vicinanza temporale, mi vedono più simile a quello che sono adesso.
Intorno a mezzogiorno mi recavo quotidianamente, dalla mia vecchia abitazione in centro, alle frequentate ma quiete postazioni internet del centro universitario di Palazzo Paleotti, in via Zamboni, se ben ricordo per non consumare il tempo quotidiano di connessione casalinga che mi dava il mio abbonamento a Fastweb.
E fu il sito ‘Meteolive’ (tappa obbligata in una stagione estiva sia pure un po’ meno feroce di quella attuale) a stuzzicarmi, tramite il relativo portale ‘Leonardo’, ad aprire un mio blog personale.
Così, un po’ sperimentalmente, sul finire di quel mese diedi vita e forma a questo stesso diario pubblico (a meno della migrazione su WordPress, di molto successiva) su cui ora sto rievocando quel periodo.
L’esperienza fu coinvolgente, e in qualche misura entusiasmante, mentre il passare dei giorni mi faceva prendere confidenza con questo strumento e questa mia inedita dimensione pubblica, cercare faticosamente il giusto equilibrio fra intimismo confidenziale e approccio giornalistico di denuncia, e osservare fin dove poteva spingersi la possibilità da una parte di farmi conoscere, dall’altra di intessere contatti con nuove amiche e amici.
Sei anni dopo sono cambiate molte cose, e mi sembra abbia qualcosa di prodigioso l’ininterrotta continuità di questo mio strumento, a fronte di tali cambiamenti, nel mondo di internet in primis, con il tellurico avvento dei social network, ma anche nella società e in me stesso.
Mi è diventato però sempre più difficile, da un po’ di tempo in qua, trovare argomenti e soprattutto la spinta a elaborarli mentalmente per renderli pubblici, sarà per un corso particolarmente introverso del mio cammino e progetto di crescita, sarà, più probabilmente, per aver constatato i limiti del gioco, che ha ormai preso stabilmente i connotati di un piccolo cenacolo fra vecchi amici, su cui ogni tanto sorvola in lettura senza lasciare traccia qualche altro casuale visitatore.
Hai un bell’insistere a voler cambiare il mondo e diffondere consapevolezza sociale, politica ed ecologica, quando sai che “ce la diciamo e ce la cantiamo” fra noi classici quattro amici al bar.
A fronte, poi, del senso di sterilità di questo impegno, c’è la ciclopica dimensione dell’obiettivo, dimensione che in questi sei anni, che pure hanno visto cambiare tante cose anche nella diffusione di idee adeguate alla realtà, tuttavia non è venuta meno, anzi è probabilmente aumentata, se consideriamo, ad esempio, l’allarme ecologico planetario, e il tempo perduto per porvi rimedio.
Troverò, forse, spero, nuove vie, senza dover per forza abbandonare questo diario che, sia pur a costo di una certa fatica, sia pur ridimensionato nelle mie aspettative, continua pur sempre ad essere una palestra espressiva e un’occasione importante di contatti umani, di riflessione e di dibattito.
Conoscerò, forse, spero, una nuova stagione di apertura a nuove possibilità, dopo tanti mesi in cui, come in un sistema a circuito chiuso, ho continuato solitariamente a investire tutto il mio tempo libero in riposo, sport, alimentazione naturale, e spontanea rivisitazione del passato.
Di due cose, comunque, sono certo. Che mai la considerazione degli allarmi epocali mi porterà per rassegnazione, o sconfitta, o fuga, a un’impostazione edonistica della mia vita, poiché non so concepire la gioia, quell’elemento vitalizzante di cui si ragionava nel post precedente, svincolata da una coscienza etica.
E che ben difficilmente diventerò, nella vita reale, un persuasore dotato del dono della parola autorevole e trainante: quella scritta continuerà sempre ad essere la mia preferita per questo genere di obiettivi.
A questo punto, voglio chiudere queste nuove riflessioni spostando l’attenzione, da me stesso al saggista che più spesso ho citato nei sei anni di vita di questo blog, Giulietto Chiesa.
Un recente brano, che linko qui (e che ho già segnalato in un commento nel blog di Luca), mi sembra costituisca una buona sintesi del suo pensiero, e soprattutto che si colleghi opportunamente ai concetti di consapevolezza e di allarme che hanno fatto da sfondo non solo a questo post, ma anche a tutta la vita di questo blog.
Così come a tutto questo tempo che ci è dato vivere.
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Immagine da: http://www.sglab.it/progetto.php?text=des&tipo=cultura&prog=106






