14 e 15-6: La ripartenza

Sul treno per Empoli, ieri nel tardo pomeriggio, sotto un cielo imbronciato, vedevo ripartire la mia vita attiva, dopo una parentesi di malessere e convalescenza apparentemente infinita quanto inaspettata e che ricorderò a lungo, con affetto e gratitudine verso il luogo e soprattutto l’amico alleati nella circostanza.

Mi veniva a galla la delusione, legata alla parziale rinuncia della traversata così come l’avevo concepita, covata, nonché preparata a lungo.

Quando, questa mattina alle sette in punto, ho lasciato il mio alloggio nel centro di Empoli, zaino in spalla, e mi sono finalmente incamminato, il senso di amputazione non mi aveva ancora abbandonato.
Un sano esercizio di pensiero fiducioso e positivo ha dovuto scontrarsi con l’importanza della ritualità nelle nostre esistenze, perché di tale natura, mi viene da pensare, è il senso della piccola impresa che contorna ognuno dei miei viaggi.
E la Empoli-Senigallia che diavolo è mai di impresa, e dunque di rito?

Per fortuna, però, c’è almeno un altro ingrediente ancora più importante: il quotidiano coinvolgersi con la strada, gli alloggi, l’organizzazione, di un tipo di vita assolutamente inconsueto e ricco di significati e sapori.

E quello, man mano che i venticinque chilometri di questa tappa si sono snodati (confermandomi in un soddisfacente stato di forma), ha poi preso il sopravvento nel mio stato d’animo.

Sono le sei e mezza di sera mentre scrivo, sdraiato sul “bed” di un confortevole “bed and breakfast” di San Casciano Val di Pesa.
Fra mezz’ora mi incontrerò con Nicola, giunto in motocicletta, in due giorni, dal Lago Maggiore, e passerò la serata con lui.

Il tempo a disposizione non mi permetterà dunque un resoconto del cammino odierno, se non tramite poche frasi e poi una piccola sequenza fotografica.

Per più di metà, corrispondente alla parte pianeggiante, il percorso non è stato gradevole, correndo sul ciglio di una statale molto trafficata; anche il panorama non era un gran che, cosa da ritenersi insolita in questa terra di grazia chiamata Toscana.
In compenso le condizioni climatiche sono state fantastiche: sole splendente, ventilazione fresca e aria tersa.

Una volta raggiunto il corso del fiume Pesa, la strada provinciale ha poi risalito la sua valle, dapprima molto gradualmente, poi con dei saliscendi vivaci mentre il panorama diventava sempre più bello e il traffico meno fastidioso.

Ma ecco la breve carrellata di immagini.

Domani mi aspetta una tappa molto breve; potrò piacevolmente vivere l’intera giornata a ritmi blandi.

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Dal Tirreno all’Adriatico – quarantena

La ricomparsa dell’appetito ha qualcosa di miracoloso, quando, per intere giornate, esso è apparso definitivamente estraneo al mio corpo.
Dopo i giorni della vigilia in compagnia, qui da Massimo, festosi e varii come un piccolo caleidoscopio di forme e colori, e dopo il piccolo dramma della falsa partenza, il tempo si è fermato.
Tempo dell’ascolto dei segnali dell’organismo, sconvolto da una colica intestinale violentissima, estesasi anche allo stomaco, nell’attesa del naturale processo di guarigione e con una speranza: quella di poter ripartire in tempo utile per non dover modificare il progetto, amputandone una parte iniziale.
Tempo della rinuncia, quando anche questo obiettivo si rivela impossibile.
Dell’umiltà, dote già ottenebrata dalla determinazione al momento della (ormai lontana) falsa partenza.
Del rapporto simbiotico con la grande e antica casa di Massimo, dalla struttura strana e con le scale interne fra i due livelli.
Dell’accettazione grata della sua generosità e delle sue premure.
Ma anche dell’accettazione fiduciosa e non vittimistica di questo apparente (e per me clamoroso) scherzo del destino.

Finché viene il momento, consacrato poi da un confortante pranzo in sua compagnia, di smettere di dover rinunciare e riprendere a progettare.
Viaggio in treno fino a Empoli domani e ripresa del cammino venerdì, saltando le prime quattro delle diciassette tappe originarie, per arrivare in tempo (e con una giornata di anticipo contro eventuali nuovi problemi) a Senigallia, giovedì 28 giugno.
Come in un classico colpo di scena romanzesco, la progettazione sembra pormi di fronte a un nuovo ostacolo insormontabile: nei prossimi tre giorni, anche in vista del fine settimana, non si trovano alloggi liberi.
La ricerca, alla tastiera di questo computer e con numerose telefonate, dura delle ore, e alla fine si sblocca: c’è un’ultima camera disponibile venerdì in un ottimo “bed and breakfast” a San Casciano Val di Pesa, dove la situazione sembrava disperata, poi una a Empoli per domani e una per sabato, che mi costa una variante al percorso: passerò e mi fermerò a Strada in Chianti, recuperando l’indomani l’itinerario che attraversa il villaggio di Cintoia nei pressi di Greve in Chianti.
A San Casciano ha intenzione di raggiungermi in motocicletta, dal Lago Maggiore presso cui risiede, un altro mio vecchio amico, Nicola, per condividere una serata e un po’ di cammino l’indomani. Sempre che trovi alloggio.

Non mi nascondo che il salto da una condizione di indisposizione acuta, che non ricordavo da anni, a quella di un’attività faticosa quotidiana lungo le strade, costituisca un’incognita.
Ma questa volta credo che il rischio sia calcolato.
Anche le previsioni del tempo volgono al bello…

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L’immagine iniziale è un mio scatto dal terrazzino della camera dove ho scontato il periodo di quarantena.

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Dal Tirreno all’Adriatico – falsa partenza

Quando stamattina ho scattato un paio di rituali foto al mare di Forte dei Marmi (a proposito, un amico mi ha detto che si tratta ancora del Mar Ligure!) e poi ne ho pubblicata una su Facebook, annunciando l’inizio dell’avventura, mi sentivo un po’ come un giocatore di poker che, a corto di combinazioni vincenti, stia “bluffando” per portare a casa la posta in gioco.
Perché la preparazione, nei mesi e giorni scorsi, era stata sì meticolosa, ma proprio ieri qualcosa si era messo prepotentemente di traverso.
Ospite qui da Massimo già da un paio di giorni, ho cominciato ad avvertire un forte senso di nausea che è stato il prologo di un va e vieni al gabinetto protrattosi anche per tutta la notte.
Lui e la nostra comune amica Federica, sua ospite anche lei di questo nostro mini-raduno, hanno cercato inutilmente di farmi rimandare la partenza: la mia motivazione era tanta che, scommettendo sull’effetto di un qualche farmaco che sarei andato a farmi consigliare in farmacia, non ho voluto ascoltarli.

E allora, dopo le foto del mare e l’acquisto salvifico, raggiungo di nuovo il mio amico a casa sua, e si parte insieme, non prima di un’altra classica foto-ricordo.

Ho il vantaggio di non dover cercare le strade giuste: Massimo le percorre abitualmente in bicicletta; da parte mia mi accorgo di essere un pessimo compagno di viaggio, tutto concentrato sul mio malessere, che si fa sentire e continua a rendere l’impresa odierna una difficile scommessa.
Riusciamo comunque a mantenere un’andatura sostenuta, nonostante il clima piuttosto afoso, sotto nuvoloni grigi che il meteo ha promesso innocui.

Una breve sosta dopo la prima ora di cammino sembra ridarmi fiducia, anche perché la pancia sta facendo la brava.
Percorriamo strade non molto larghe, a volte tranquille altre volte un po’ meno.
Mi sovviene che c’è anche l’aspetto “social”, da curare anche con le immagini, così ritraggo il mio amico mentre mi precede.

Verso lo scadere della seconda ora comincio a sperare in un bar: sento di nuovo un po’ di stimolo e vorrei liberarmi e approfittarne per prendere un’altra compressa.
Non farò in tempo e sarò costretto a una demoralizzante “soluzione d’emergenza”, nascosto da una siepe, e scusate questi orrendi accenni…

La strada è ancora tanta, ben più di quella già percorsa; manca ancora la parte in salita; inevitabilmente comincio ad accusare anche molta fatica e la nausea m’impedisce di bere.

Designiamo le panchine del centro abitato di Capezzano Piànore quali obiettivo ove decidere se proseguire, ma ancor prima di raggiungerle, poco prima dello scadere della terza ora di viaggio, la rinuncia e il ritorno alla base in pullman mi appare l’unica evidente cosa sensata.

Ed eccomi qui.
Da poco ho ripreso a bere qualche sorso; per telefono l’altro mio vecchio amico, Claudio, che è medico, mi ha incoraggiato: si tratta probabilmente di una forma virale, destinata a esaurirsi in un paio di giorni.
Convalescenza domani, ovviamente, con la speranza di riprendere già lunedì il discorso interrotto sul nascere.

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