Dal Medio Adriatico all’Idice – Undicesimo giorno 

( da Castrocaro a Brisighella – dintorni )

La sveglia suona alle quattro e cinquantasette e mi trova ben riposato (miracoli di questo tipo di vita…)
La tappa di oggi sarà lunga, ventitré chilometri di aperta campagna; dunque bisogna far tesoro delle ore più fresche.

È sensibilmente fresca l’aria quando, alle cinque e tre quarti, apro il maniglione antipanico dell’hotel ed esco nella luce del sole nascente, avviandomi verso il centro storico di Castrocaro.

Seguo, anzi credo di seguire, le indicazioni satellitari del mio insostituibile pilota, nella cittadina che stenta a svegliarsi;

con un minimo di disappunto mi trovo, dopo un giro complicato per le vie del centro, sulla dorsale principale dove ieri ho preso l’autobus per Terra del Sole.
Con grande rabbia mi ci ritrovo poi di nuovo, dopo un giro ancor più complicato per le vie del centro.
Mannaggia non se ne viene fuori…

Aumento il dettaglio della mappa e alla fine trovo il bandolo della matassa, ma mi son giocato quasi tre quarti d’ora di fresco e di cammino, quando esco dal grande centro abitato.

Come ieri, il fido scudiero tecnologico mi restituisce tuttavia il sorriso, portandomi a percorrere un’infinita sequenza di fiabeschi viottoli di collina che mai avrei potuto conoscere altrimenti.

Mi viene da pensare, con sorpresa e riconoscenza, a chi si è preso la briga di tracciare questi percorsi così selvaggi sulle mappe di Google.
Certo, la bontà dello strumento non è frutto di filantropia disinteressata, ma in questi giorni mi sta offrendo dei regali preziosi.
Non ultimo, quello di smentire la mia idea, piuttosto radicata, di un’Italia settentrionale ormai definitivamente cementificata, asfaltificata, centrocommercialificata.

La zona permette diversi incontri con animali, troppo veloci per essere fotografati: lepri, scoiattoli, caprioli, uno strano paffuto corazzato che attraversa la strada…
Mi rifaccio riprendendo quelli domestici.

Sono passate oltre due ore dalla partenza; ora le stradine sterrate hanno lasciato il posto a quelle asfaltate, ma l’incanto non cessa.

Incanto e… sorpresa quando, più che mai benvenuto,

un alberino carico di mirabolani, questa volta rossi come pomodori, viene a risolvere buona parte dei miei odierni problemi di approvvigionamento.
Svuoto il famoso contenitore delle sei albicocche, che trasloco in una sportina, e comincio a fare incetta degli umili frutti colorati fino a riempirlo fino all’orlo.
Dopodiché continuo a raccoglierne e a farne una ģradita scorpacciata, assaporandone due o tre alla volta dopo aver sputato i noccioli e la buccia dei precedenti.
Una meraviglia.

Riparto rinfrancato; mi aspetta però uno spettacolo meno gradito: vengo superato da un trattore che traina un grosso carico. Dal fetore micidiale capisco di che cosa si tratti.
Di lì a poco, infatti, un aerosol di letame verrà a fertilizzare i campi dove è stato mietuto il frumento.

Superata la nube tossica, vengo incuriosito da un’indicazione stradale che mi riporta sotto le Due Torri

e poi dalle grazie di una signorina senza veli, ma purtroppo un po’ dura di scorza…

Sono passate le nove; le luci e la temperatura cominciano anche per oggi a impennarsi.

Resisto fino alle dieci e un quarto, poi concedo una meritata tregua a spalle, gambe e piedi.
Con qualche difficoltà riesco a sdraiarmi all’ombra, sul ciglio di una strada sterrata, e a sollevare questi ultimi contro un albero, per decongestionarli.

Ancora semisdraiato, mi tolgo la maglietta per ripulirla, sulla schiena, dei molti residui di terriccio, ghiaia, frammenti di piante, e intanto passa una rara automobile e mi si ferma accanto. L’equipaggio è un po’ preoccupato per la mia insolita posizione, ma li tranquillizzo con uno sguardo e due parole.

È il momento di verificare a che punto sono.
Due terzi del percorso, speravo meglio, anche perché l’ultima parte sarà, come sempre, flagellata dalla calura.

La sosta però è bastata a farmi riprendere e quasi il calore invadente del sole mi dà una sensazione positiva di energia.

Devono passare quasi sei ore dalla partenza quando avvisto, associata bontà sua a quella di un ristorante (con un grande spazio ombreggiato all’aperto), la sempre invitante insegna di un bar.
La porta è chiusa, stanno attrezzando le sale.

Ottengo, senza troppo entusiasmo, di poter entrare per una bibita.
Quando poi chiedo se hanno un chinotto fuori frigo probabilmente li faccio pentire di avermi accolto.
Mi accontento di un succo di frutta e di una sosta molto breve.

Di lì a meno di un’ora il percorso, svoltosi quasi interamente in mezzo alla campagna, sfocerà sulla provinciale Brisighella-Faenza, al di là di un passaggio a livello chiuso.

Poche centinaia di metri e una signora mi aprirà la porta di un nuovo, confortevole bed and breakfast,

al termine di una tappa faticosa ma piena di luci da ricordare.

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Dal Medio Adriatico all’Idice – Decimo giorno 

( da Meldola a Castrocaro Terme)

La sveglia del vecchio Nokia è puntata alle cinque e diciassette (rifuggo da orari più convenzionali…), ma pochi minuti prima la disattivo e mi preparo all’idea di alzarmi.
Non mi sento riposato bene: il ventilatore a livello tre, con tutte le finestre spalancate, mi ha permesso di dormire, ma di un sonno inquieto, poi all’alba mi sono svegliato e avevo freddo; una corrente molto fresca girava per casa. Ho spento il ventilatore, mi sono coperto col lenzuolo e ho dormito un altro po’.
Le merendine confezionate che trovo sul tavolo in soggiorno non mi confortano un gran che; solo il caffè d’orzo, dentro una teiera da riscaldare in cucina, è bello abbondante.
Ma almeno esco e mi incammino prima del solito: alle sei e venti.

La luce del sole radente illumina il breve percorso che mi separa dal centro di Meldola.

Siamo indubitabilmente in Emilia-Romagna, come testimonia, appena entrato nel centro, un elemento ben noto: il portico.

Sul corso principale gli ambulanti stanno installando, dagli autofurgoni, i loro banchetti sotto ampie tende.

Sono appena le sei e tre quarti. Non posso esimermi da un senso di tragica pietà, nei confronti di questi e di tutti gli altri schiavi del lavoro.
Il lavoro che ti assorbe, che ti incatena, che ti fotte, e solo per darti da vivere più o meno stabilmente: uno dei frutti perversi della nostra cosiddetta civiltà.
Si potrebbero, al giorno d’oggi, ridurrre o abolire gran parte delle nostre consuete attività lavorative, per vivere meglio tutti, ecosistema in primis.
… E il Primo Maggio la festeggiamo pure, questa maledizione inutile, sancita peraltro dall’articolo uno della nostra Costituzione.

Saranno questi pensieri, sarà il riposo cattivo, sarà l’afa che incredibilmente già si fa sentire, oggi il morale non sembra dei migliori.

Ancora una volta sospetto che se ne sia accorto il genio del mio tablet, Google, che di lì a poco mi regala un clima più asciutto e ventilato, ma soprattutto uno dei percorsi più belli attraversati in questi dieci giorni: una lunga sequenza, inizialmente pianeggiante, di viottoli di campagna, e di una campagna particolarmente armoniosa.

Mi sento già rigenerato, ma, a completare l’opera, mi aspetta ancora un dolcissimo incontro.
Lo vedo procedere su una specie di pista campestre parallela al mio viottolo. È libero e la cosa non mi piace affatto, anche se non ringhia né abbaia.
E a un certo punto trova la via per raggiungermi.
Mi annusa la mano, poi la lecca; gli do una pacca amichevole sul collo e lui mi salta addosso festoso.
Tante carezze sulla testa, poi, anche se tende a intralciarmi l’operazione, lo costringo a posare per la stampa.

Ha il collare, ma mi sorge il dubbio che sia stato abbandonato e che ora decida di seguirmi fino a casa.
È la volta buona che cedo, penso fra me e me, poi cerco di immaginare un’impossibile mediazione fra la grande tenerezza che mi suscita e le difficoltà che mi procurerebbe la sua presenza nel trovare alloggio in queste sere, nonché di sfamarlo e dissetarlo, oltre all’impegno che mi accollerei per il futuro e che ho sempre scelto di evitare.

Ma quando mi riavvio sento che non mi segue: è stato soltanto un fuggevole e felice incontro fra due tipi solitari…

Il percorso, sempre bellissimo, ora si inerpica su un primo colle da svalicare

La discesa punta direttamente sul paese di San Lorenzo in Noceto e si immette sulla via principale proprio in corrispondenza di un piccolo bar.
Speravo proprio di riprendere le buone abitudini…, ma sono le cattive a imporsi: per mancanza di scelta finisco per sporcare nuovamente il mio karma con una Fanta.

Pochi minuti di pausa, poi mi rimetto in moto, intorno alle nove e mezza.
Castrocaro è indicata a sei chilometri, al di là di una nuova piccola dorsale da superare, fra orizzonti sempre più vasti.

Non sono ancora le undici quando, appena entrato nel centro storico, vedo l’insegna e l’ingresso del mio hotel.
Oggi una camera refrigerata non mancherà. Unico forte dubbio, la possibilità di partire molto presto anche domani, in vista di una tappa molto lunga.
Vengo accolto con molta simpatia e disponibilità, e trovo subito un accordo per la colazione e l’uscita anticipata.

La giornata è ancora lunga.
All’una mi concedo un’insalata e una pastasciutta in una vicina trattoria, e una nuova Ceres per conciliare una bella dormita pomeridiana riparatrice.

Eseguo con cura il compito, dopodiché c’è tempo anche per una scappata nella vicina frazione di Terra del Sole, dove mi è stato indicato un punto vendita della Wind, di cui ho bisogno.

Mi ci reco in autobus, mentre il clima è di un’afa asfissiante.
Trovo il negozio chiuso per turno, non è cosa. Poi preferisco tornare a piedi, anche per fare un po’ di spesa in vista della lunga marcia di domani, in cui non sono previsti centri abitati.
Neanche un negozio aperto, non è cosa.

Partirò prestissimo, con una dotazione (per l’intera giornata, visto che la destinazione è un bed and breakfast) di sei albicocche durette della signora Mirella, una fetta di pane imboscata al ristorante e qualche pacchetto di fette biscottate.

E una dose di indispensabile spirito di avventura.

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Dal  Medio Adriatico all’Idice – Nono giorno 

( Da Borello – dintorni a Meldola)

Nei viaggi precedenti non avevo quasi mai alloggiato nei ‘bed and breakfast’; fra le tante eredità di questa nuova traversata, mi resterà il ricordo di molte esperienze positive in questo campo. Soluzioni abitative e padroni di casa ogni volta diversi, ma quasi sempre di ottimo livello le prime e persone amabili e generose i secondi.

La signora Mirella, questa mattina alle sei, ha voluto servirmi di persona la (ricchissima) colazione.
È una donna socievole, sulla cinquantina: è stato facile conversare a lungo con bella autenticità.
Quasi togliendomi le parole di bocca, ha detto che è strano fare amicizia con tante persone diverse che poi, di norma, spariscono lungo i propri cammini.
Come la coppia del giorno precedente, ha voluto verificare il mio itinerario odierno sul tablet e, allo stesso modo, ha insistito per farmi riempire lo zaino di albicocche, che mi ha detto raccolte dal suo albero.

Quando le stringo la mano e mi incammino, sono già le sei e tre quarti; l’aria è fresca e il sole è offuscato da nuvole basse all’orizzonte.

Ho riposato molto bene e mi si prospetta una giornata piacevole: la posizione strategica di quest’ultimo alloggio mi permetterà una tappa breve (grossomodo metà in salita e metà in discesa), a cui seguirà poi un altro pomeriggio rilassante, benché non privo di cose da fare.

Lasciata dopo un paio di chilometri la ‘lungosuperstrada’, comincio a inerpicarmi a cuor leggero.
Man mano che salgo, l’orizzonte si amplia

…e ricompare il mare.
Laggiù, è quasi una striscia da indovinare, ma anche per oggi non mi abbandonerà. Ormai non si contano le fotografie fatte per immortalarne, ogni volta, l’ultima vista sul mio cammino…

Il sole lentamente sale, ma l’aria si mantiene fresca e molto ventilata; procedere in salita è un piacere.
Come pure concedersi frequenti scatti fotografici.

Sono già le nove e un quarto, due ore e mezza di cammino volate lievemente, quando mi appresto a raggiungere il punto più alto, rappresentato dal borgo storico di Teodorano.

Tutto bello, tutto positivo, tutto rapido…
Ovvio che qualcosa debba andare storto.
Superato il paesello, mi lancio in discesa, senza apparenti possibilità di errori, lungo la comoda strada asfaltata e procedo, ahimè, parecchi minuti, prima di chiedere conferma a Google.
La risposta è dura: ho mancato la deviazione e dovrò risalire fino a Teodorano, sotto il sole che ora ha ricominciato a picchiare duro.
Tutto molto simile all’errore di ieri, ma questa volta le indicazioni erano davvero fuorvianti: ci metto parecchio tempo e strada prima di venirne a capo.

Ma ne vengo a capo, dopodiché comincia la vera discesa verso Meldola.

La strada è priva di ombra, su un panorama molto aperto.

Sto camminando senza soste da ormai quattro ore e comincio ad avere caldo e arsura.
Un tipo locale, più avanti, sta dando indicazioni a un autofurgone in difficoltà.
Ho deciso: gli chiederò per piacere di farmi riempire la borraccia.
Quando lo raggiungo si è rintanato in cortile; mi ci intrufolo e lo vedo: una sorta di scapigliato che ha almeno i miei anni e deve averne viste parecchie.
“No, non c’è acqua” mi fa: “sto vendendo e ho chiuso la fornitura.”
“Come non detto, grazie lo stesso.”

Forse è il caso di mangiare qualche albicocca. No, berrò quei due sorsi d’acqua residua della borraccia e proseguirò: manca solo un’ora di discesa alla meta.
Do fondo alla bottiglietta metallica: sembra un brodo caldo, ma penso che mi faccia bene.

Poi telefono alla padrona di casa annunciando il mio arrivo intorno a mezzogiorno.
“Non si preoccupi, l’aspetto.”

Le gambe e i piedi sono stanchi, ma procederò fino a destinazione, più di cinque ore senza soste, se non quelle brevissime per gli ultimi scatti fotografici, in particolare questo, di un curioso bello stagno che mi appare di lato d’improvviso.

E poi ancora qualche scorcio interessante

mentre la cittadina di Mendola si avvicina

Il mio alloggio è al numero quattro di questa stessa lunga strada.
Faccio il conto alla rovescia, man mano che supero altri fabbricati…

E poco prima di mezzogiorno sono al mio bed and breakfast, anzi ‘bed and trekking’, com’è intitolato, in modo per me, ovviamente, molto suggestivo.

Una giovane signora mi sta aspettando e mi dà accesso a un appartamentino moderno e spazioso tutto per me, ma che mi farà rimpiangere i locali freschi e le abbonanti prime colazioni dei giorni precedenti.

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