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Alle quattro del mattino di sabato 24 maggio il cielo che la notte ha terso si appresta già a colorarsi, ad Est, dei primi chiarori dell’alba.
Nel lungo parcheggio alberato della Certosa, le due corriere noleggiate dal Movimento Cinque Stelle di Bologna e provincia sono appena rientrate dalla trasferta romana, destinazione Piazza San Giovanni, e alla spicciolata tutti i partecipanti, per lo più giovani, si disperdono verso le automobili. I saluti sono un po’ intorpiditi da quelle mezze ore di sonno che un po’ tutti hanno strappato alle scomode poltroncine, dopo la fatica fisica delle molte ore passate immobili, in piedi, nella piazza gremita per la lunga e vibrante manifestazione elettorale.
Anch’io saluto alcuni estemporanei compagni di avventura. La coscienza di aver vissuto un’esperienza di condivisione eccezionale, per carica emotiva e calore affettivo (da molto tempo non mi capitava a livelli così sorprendenti), di essere stati comunità nel senso più pieno e nutriente per la mente e l’anima, si esprime negli sguardi e nelle poche parole.
“Ora” mi viene da esclamare sorridendo, “non ci resta che aspettare i risultati. Sto già palpitando al pensiero di domenica notte.”
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Domenica notte, come sempre, sono alla guida del taxi. Non della Cavallona, ricoverata in attesa del trapianto del turbocompressore, ma di una piccola Fiat di scorta, che fa preziosamente il suo dovere, pur con tutti i suoi limiti. Fra i quali limiti, il più grave, almeno in questo momento, è che non funziona l’autoradio. A cavallo delle undici l’attesa degli exit-poll e poi delle prime proiezioni, che mi aspettavo spasmodica, avviene per me in un insolito silenzio, che ha tuttavia il vantaggio di generare un’atmosfera quasi ipnotica e anestetica. Non mi riesce difficile continuare a lavorare anziché correre a casa ad accendere la tivù o il computer; quasi mi meraviglio di me stesso, cercando di leggere i significati sottesi a questa mia strana calma.
Fermo al posteggio della stazione mi affianco alla Renault del collega amico dei poliziotti e candidato per la Lega Nord alle comunali di Pianoro. Ha un piccolo schermo televisivo in macchina; attraverso i finestrini scorgo l’immagine di Bianca Berlinguer; non riesco ad afferrare le sue parole, devo accontentarmi di studiarne postura e movenze, che trovo particolarmente rilassate, pessimo segno. A dispetto del suo cognome, si tratta di una fra i tanti rappresentanti del fronte nemico, in quello che tutta la campagna elettorale, e non solo quella di parte, ha prefigurato come un testa a testa fra zio Beppe (noi) e la Casta (loro) guidata dal Berluschino fiorentino.
Più tardi mi ritrovo accanto a un altro collega, che ha la radio a volume alto sintonizzata sulla stazione di “Rai- G.R. Parlamento”. Mi sembra di percepire qualche parola su esiti di rafforzamento dell’attuale governo. Troppo poco, troppo presto, ma i presentimenti negativi si fanno largo.
Ancora più tardi, dopo una breve corsa con un cliente, torno allo stesso posteggio e rivedo lo stesso collega, quello con la radio, un po’ più avanti. Si tratta di una persona con sintomi psicopatologici: dall’aspetto molto trasandato, benché riesca a condurre l’attività evidentemente nei limiti della norma, quando è in attesa lo si vede spesso parlare da solo, il più delle volte intorno al suo chiodo fisso: i comunisti, oggetto delle sue imprecazioni sarcastiche.
Non dovrei farlo, ma il deficit di informazioni mi rende debole: scendo dalla mia macchinina, mi dirigo verso di lui e, appena in tempo prima che venga raggiunto da nuovi clienti, gli chiedo, con voce flebile: “Si sa qualcosa?”
Sorpreso che qualcuno gli abbia rivolto la parola, accusa il colpo con uno strano, inquietante scatto del volto. Poi mi risponde, con il solito tono stentoreo e sprezzante: “Ha votato solo il trentasei per cento, cosa vuoi che contino i risultati?”
Una volta finalmente a casa, privilegio il computer come canale di informazioni per la lunga notte che mi accingo a vivere, almeno nelle aspettative.
La coscienza dell’inattesa batosta (quanto meno in termini di differenza di suffragi sull’avversario diretto) fa presto a imporsi. Seguo il sito del Ministero dell’Interno per i risultati ufficiali. Nervosamente comanderò a più riprese l’aggiornamento della pagina, e di tanto in tanto vedrò aumentare il numero delle sezioni scrutinate, ma sempre pressoché inalterata la distanza abissale di quell’uomo in fuga.
E seguo la trasmissione in streaming-tv di Salvo Mandarà, un operatore semi-professionista e appassionato di questa modalità di informazione, conosciuto sostenitore del Movimento.
Siamo poco più di cinquecento utenti collegati. La desolazione, lo sconforto, la stanchezza, sono evidenti nel volto e nelle parole del comunicatore, così come negli interventi (in modalità ‘hangout’) di chi offre le proprie parole e la propria immagine tramite una web-cam. A lato del riquadro con il video, scorre la chat dei commenti testuali, tutti dello stesso tenore, forse un po’ più esasperati e rabbiosi.
Finché non chiede e ottiene immagini e parole un giovane collegato dal Venezuela.
Ha il tono deciso, di chi cerca di dare la sveglia. Sostiene che è impossibile che questi siano i risultati veri, che il sistema si è schierato in propria difesa: “Io conosco bene, qui, questo genere di fenomeno.” Ed elenca una raffica di indizi che rende assolutamente inverosimile un esito tanto sorprendente. “Chi ha in mano il controllo informatico dei dati ha in mano il potere, e il software delle totalizzazioni è stato dato a una multinazionale di George Soros.”
Quel volto e quel tono di voce così convincenti hanno l’effetto di ridestare la vita e la speranza nella piccola popolazione raccolta intorno a questa trasmissione.
Si fanno altre ipotesi, si cercano le incongruenze nell’afflusso dei risultati, anche Salvo Mandarà si coinvolge in questa riscossa.
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L’indomani, a mente riposata, lo stesso Salvo dichiarerà apertamente di averci ripensato e di essersi convinto della validità dell’esito, come peraltro avviene a livello ufficiale, da zio Beppe in giù.
Da parte mia, invece, il tarlo dell’esito truccato continua a lavorare, e, con questo, l’istanza di lanciare l’allarme.
Sia pure col beneficio del dubbio, pubblico alcune considerazioni sulla mia pagina Facebook, relative soprattutto agli exit-poll, che ho cercato e trovato a posteriori, e che davano il PD al trentatrè per cento e il Movimento al ventisette, risultato molto più in armonia con le aspettative di tutti. L’errore di otto punti percentuali sembra un’anomalia troppo strana.
Avverto, in questo duro “day after”, di essere scosso, e di aver ricevuto un colpo molto grave alla mia speranza; quella di partecipare all’unica rivoluzione pacifica che potrebbe costituire una risposta adeguata, propositiva, salvifica, alle devastazioni nazionali operate dalla corruzione, e a quelle mondiali da un capitalismo devastatore. Quella di riportare nella società malata quella fratellanza, emozione, bellezza che ho vissuto così intensamente solo tre giorni prima.
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La serata, quando esco nuovamente dal garage con la macchinina di scorta, si presenta dolce nelle tinte e nelle luci.
Dopo alcuni clienti stranieri, è la volta di un uomo alto, gentile, socievole; mi dice che è la prima volta da quindici anni che prende un taxi in Italia, e commenta con ironia che avrebbe preferito per l’occasione una Mercedes o un’Audi, quando gli confesso che sto guidando l’auto di scorta.
Poi mi chiede che cosa dice la gente dei risultati elettorali: è un modo abbastanza evidente per cercare con me lo scambio di impressioni.
Ben presto scelgo di giocare a carte scoperte: “Sono sostenitore dei Cinque Stelle, può immaginare come mi sento.”
La sua reazione è misurata, qualche critica nei confronti di Grillo, ma anche apprezzamenti per alcune idee e battaglie.
Gli confido i miei dubbi sull’attendibilità dell’esito, specificando che non alludo a quello delle singole sezioni, ma al trattamento informatico dei dati.
“Secondo me è impossibile” ribatte, “perché i risultati sono consultabili, e qualunque presidente di seggio che li scoprisse taroccati farebbe innescare una reazione a catena che farebbe crollare l’intero castello di carte.”
“Ma sono davvero disponibili i dati per sezione?”
“A richiesta sì” mi risponde con una certa sicurezza, che basta a troncare l’argomento.
Alla fine, poi, anche lui scopre le carte: “Vede, lo sbaglio principale di Grillo è questo messaggio che tutto va male. Perché non è vero: in Italia, ad esempio, abbiamo il record europeo di energia da fonti rinnovabili. C’è bisogno di dare messaggi positivi. Vede io non ho avuto gli ottanta euro, ma penso che sia stato un provvedimento utile a ridare fiato all’economia.”
Se fossi portato al dibattito polemico, come non sono mai stato e mai sarò, mi scalderei nel dimostrare quello che mi sembra evidentissimo, cioè l’esclusiva finalità di propaganda elettorale di quel provvedimento; riesco invece solo timidamente a ribattere che, intanto, sono stati tagliati gli assegni familiari.
Lui risponde che è vero, ma che sono state colpite anche le rendite finanziarie, e che gli sembra molto giusto.
Morale: esco dal piccolo dibattito, apparentemente, senza aver intaccato, con le mie, le convinzioni di quest’uomo, gentile e pacato nei modi, che rappresenta la voce di quel sonante e indigesto quarantuno per cento dei votanti.
Ma l’incontro mi è utile, per continuare l’elaborazione mentale del tema più urgente alla mia coscienza: quello dei brogli.
E nelle ore successive, sulla scia del ragionamento di quell’uomo, mi appare evidente l’anello debole della catena: se ci sono stati brogli, sono stati nelle totalizzazioni. Se è vero che i dati per singola sezione possono essere controllati, chi è che invece può prendersi la briga di rieseguire tutte le operazioni di somma che portano al dato nazionale, quelle effettuate dai programmi di George Soros?
La notte porta consiglio, e infatti mi sveglio l’indomani con un’intuizione risolutiva: le proiezioni. Bisogna recuperare le prime proiezioni dei risultati diffuse durante la notte, mentre ero ancora a bordo del taxi silenzioso.
Si tratta dei dati reali di seggi scelti come campione, e dunque se anche quelli sono in linea con gli exit-poll, l’ipotesi delle totalizzazioni truccate è avvalorata, altrimenti, se sono allineate con i risultati definitivi, sono smentite.
La potenza di Google riesce in pochissimo tempo a fornirmi la risposta: ritrovo le proiezioni che cercavo, e le percentuali sono del tutto simili al risultato finale. Il caso è chiuso, il risultato clamoroso è reale, la batosta c’è stata.
Così come è vero che l’ipotesi del trucco, consolatoria in prima battuta, avrebbe fornito, oltre alla massima urgenza di diffondere l’allarme, un quadro inquietante di una dittatura mai più contrastabile con l’arma, sia pur spuntata, del voto.
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Come ogni cosa della realtà, dopo eventi inattesi nel bene e nel male, tutto si elabora e metabolizza rapidamente. In questo caso grazie anche al fiume in piena dei relativi commenti.
Sono in tanti a pretendere dal Movimento un’autocritica, evitando di scaricare le cause e le colpe sull’elettorato, anziano, disinformato, eccetera.
Da parte mia penso che l’analisi dei molti errori sia giusta, ma che non debba sovrapporsi al dato di realtà che mi sembra di gran lunga più evidente.
Nel nome della speranza si sono schierati “loro”, quelli che hanno creduto ai messaggi positivi di Matteo Renzi, ben oliati da ottanta euro furbescamente elargiti a una parte della popolazione, nonché da un appoggio da parte delle principali testate giornalistiche e televisive degno dei peggiori regimi.
Nello stesso nome della speranza “noi”, che abbiamo una percezione (anzi, presumibilmente, una conoscenza) di una realtà molto più drammatica e corrotta, e per questo urliamo, con la voce di zio Beppe e dei valorosi guerrieri in Parlamento.
A “loro” non fa piacere sentire quelle urla, preferiscono un quadro edulcorato delle cose. E’ l’atteggiamento infantile e acritico di una popolazione che non vuole crescere, e non meraviglia, se ci voltiamo indietro, che la nostrana epopea del berlusconismo abbia potuto avere una rilevanza storica del tutto incomprensibile all’estero.
Tutto si metabolizza rapidamente. L’unico inganno possibile è quello della fissità di una realtà che è sempre in tumultuosa evoluzione.
La forza della verità e della bellezza, come un fiume sotterraneo, intanto continua il suo eterno lavoro, e ci sorprenderà prima o poi con fresche, incantevoli risorgive.
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(Immagine trovata su varie pagine di Facebook)