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E’ passata poco più di una settimana da quella, per me tradizionale, delle vacanze nelle Dolomiti Bellunesi.
E oggi ho annotato in una lista pro-memoria le attività extra-lavorative in scadenza, fissandone la bellezza di otto, senza contarne una già programmata per domani e la scrittura di questo post.
La riscoperta e riconquista della lentezza, del sapore delle cose, della calma e del riposo, hanno ripreso la loro antica battaglia contro i condizionamenti all’efficienza e all’ansia di essere e sentirsi sempre a posto, sempre adempienti, puntuali, nei confronti di un’esistenza quotidiana esosa e vorace di energie vitali.
L’arrivo dell’autunno è sempre stato per me una stagione di grazia, di nuova intensità e fermenti; l’anno scorso fu in gran parte vanificata dalla necessità di lavorare molto sodo per far fronte a una raffica imprevista di spese, ma quest’anno per fortuna non è così.
Ad essere sinceri, tuttavia, la settimana scorsa, quella appunto della ripresa, non è stata affatto all’insegna della vitalità e dell’entusiasmo: ho accusato il clima smorto, statico e deprimente, e relativa mancanza di lavoro, delle serate feriali in una città che mi appariva paralizzata, quasi trasfigurata, piuttosto che piacevolmente quieta.
E ho vissuto con angustia il terminare del mese di agosto, e l’idea stessa dell’autunno che lancia i suoi primi netti segnali nell’ingiallire e rinsecchire delle foglie e nell’accorciarsi del dì, progressivo e implacabile.
Come sempre, certi nuovi impegni che solo in questa stagione mi è possibile ipotizzare, come l’iscrizione a un corso per migliorare il mio incerto inglese, resteranno lettera morta (e sarebbe già un successo decidere di rimettere le mani sistematicamente al vecchio e impolverato “Metodo Sandwich” in audiocassette e librini), ma una piccola cosa che mi ripromettevo, pur fra mille dubbi, sono riuscito a fare: l’iscrizione al Gruppo d’Acquisto Solidale vegano di Bologna, che si chiama, spiritosamente, “Las Ve-GAS”: da un paio di giorni mi arrivano i messaggi della mailing-list dei cinquanta aderenti, e nei prossimi giorni dovrò compilare il primo ordine di prodotti, cosa che risulta, guarda caso, al primo posto nella lista di incombenze che dicevo.
Senza alcun dubbio o rimpianto ho rinunciato ad alcune possibilità di ulteriore distrazione e stacco dalla routine, che avevo adocchiato da tempo: il festival musicale ad Alcatraz da Jacopo Fo (la settimana scorsa), il festival vegetariano a Gorizia (lo scorso week-end) e la festa del Fatto Quotidiano in Versilia (il prossimo fine settimana).
Non si tratta di rinunce dettate da quelle insinuanti atmosfere di tristezza e depressione di cui dicevo, ma in questo caso da una sana esigenza di essenzialità e concentrazione, la stessa che mi fa, abitualmente e credo virtuosamente, evitare di spendere tempo, soldi ed energie in viaggi e lunghe vacanze.
Restava il preallarme solo per le date del 7 e 8 settembre, per una manifestazione in difesa della Costituzione, presumibilmente a Roma, annunciata tempo addietro dal Movimento Cinque Stelle e da altre formazioni. Ma l’attesa per l’evento, e la sua costruzione, in pratica non sono state alimentate e dunque la rinuncia, in questo caso, è fuori discussione.
Evidentemente il ribollire degli equilibri politici e l’eventualità di una nuova campagna elettorale chiama a raccolta le energie e tiene sotto traccia le manifestazioni pubbliche.
Con i suoi metodi politici abituali, molto al di là delle appropriate competenze di una Repubblica parlamentare, l’ottuagenario presidente sta manovrando la situazione per evitare la fine anticipata della legislatura e il ritorno alle urne. La nomina dei quattro nuovi senatori a vita ne è un segno molto eloquente: quattro voti al Senato sembrano strategicamente decisivi per un governo Letta-bis, nella prospettiva che diversi senatori del PdL tradiscano il vecchio delinquente abbandonato al suo destino (ipotesi probabile) e che altrettanti grillini tradiscano la linea di rigore nei confronti di ipotesi di governo (ipotesi meno probabile, benché molto spinta dai mezzi di informazione).
Se è vero che il buon zio Beppe manifesta, chissà quanto sinceramente, la necessità di nuove elezioni, da parte mia sarei invece contento se andasse a buon fine il piano dell’inqualificabile Re Giorgio (nel senso che sfugge a qualsiasi qualifica, giusto per evitare accuse di vilipendio…).
Intanto vedere riconosciuto un ruolo politico, sia pure a fini di strategia conservatrice, a quattro personalità di effettivo alto livello culturale, e non invischiate dal brodo di corruzione di una delle peggiori classi politiche del Nord del mondo, è un evento al cui sapore da tanto tempo non siamo più abituati.
In secondo luogo la prospettiva di affrancarsi, dopo ormai vent’anni, dai ricatti dell’anziano pregiudicato è un altro motivo di grande sollievo.
Ma la cosa che più mi fa ritrovare concorde (insolitamente e per motivi diversi) con le mosse di un presidente che non ho mai apprezzato, è l’intuizione che solo il tempo giochi a favore della parte buona della popolazione, all’imporsi cioè della forza delle idee e dell’evidenza delle menzogne, cosa che il prematuro ricorso al voto impedirebbe drasticamente, consegnandoci magari nelle mani di un nuovo dittatorello fiorentino ultraliberista.
Sullo sfondo i venti di guerra in Siria.
Mi ritrovo spiazzato, di fronte alle parole forti, circa una paventata terza guerra mondiale, che in questi giorni ho sentito pronunciare da due fonti diversissime: da papa Francesco, e (vedi qui il suo interessantissimo intervento) dal giornalista Massimo Fini.
Non so se si tratti per me di cieca incoscienza, comoda pigrizia o intuizione tranquillizzante, ma tendo a non dare molto credito, quanto meno emotivamente, a scenari tanto tragici.
Oggettivamente alcuni elementi sono relativamente confortanti: a parte l’apparente titubanza nello sferrare l’attacco da parte dei dinamitardi a stelle e strisce (ma purtroppo la loro campagna mediatica ha già il tragico e ben noto risuonare di missili e bombe), c’è l’inconfutabile scacco dato dal parlamento britannico al guerrafondaio David Cameron, e c’è l’inattesa levata di scudi dell’opinione pubblica francese nei confronti di quell’altro petit Rambo di nome François Hollande.
E’ bello immaginare che il diffondersi dal basso, grazie principalmente a Internet, di una nuova coscienza di vero progresso, impedisca o almeno ostacoli una nuova carneficina e un nuovo sostanziale passo dell’umanità verso la propria autodistruzione.
E’ per questo, per dare il mio impercettibile contributo a tale controffensiva, che sabato, la giornata di digiuno e preghiera per la pace indetta da papa Francesco, raccoglierò l’appello di Flavio Lotti (vedi qui) ed esporrò alla finestra la bandiera con i sette colori dell’arcobaleno.
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Immagine da: flickr.com/photos/sil50anzio/4984368844/




