Residenza dei Gigli

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Ci trattano bene, qui, sono tutti, come dire, signorili: garbo, professionalità.
Quando possono rispondono con cura alle nostre domande curiose, anche al di fuori dei colloqui personali. Si fanno chiamare operatori, e indossano dei camici bianchi, ma di un’eleganza tale nel taglio, nel perfetto adattamento alla corporatura di ciascuno, nelle linee sartoriali che uniscono, alla praticità e al dinamismo, delle geometrie arditamente moderne, da non ricordare affatto ambienti ospedalieri.

Ricordare, già.
Sembrerebbe lo scopo del nostro ritrovarci qui, fra queste pareti bianche e pulite, fra queste ampie vetrate che danno sui giardini intorno, sulla più lontana campagna e sulle colline all’orizzonte, dove viviamo l’avvicendarsi delle stagioni come il principale degli eventi.
E’ il tempo delle prime fioriture. Quanta attenzione dedichiamo ogni giorno a contemplarle, quasi a collaborare, con tutta la nostra attenzione ed amore, al loro straordinario manifestarsi; a gioire per una giornata limpida che carica fantasticamente tutti i colori, là fuori, o per una pioggia benedetta che irrora i giardini e i campi come se dissetasse i nostri corpi riconoscenti, o a temere la grandine quando nuvoloni grigi e viola offuscano e intristicono questi ormai tanto consueti paesaggi.

E’ strano, nessuno mi fa fretta, sembra che proprio non interessi quanto recupererò del mio passato, e in quanto tempo; sembrerebbero più attenti agli oggetti, a che cosa, vado spontaneamente recuperando sotto la loro guida.
Mi hanno detto che facevo il tassista, che preferivo lavorare di sera e di notte, che strano.
E che, come è capitato a tutti noi, e a tantissimi altri, l’amnesia mi colpì gradualmente. Che quando i clienti mi indicavano la destinazione, sempre più spesso avvertivo un improvviso imbarazzo ed ero costretto a dire: “Scusi non mi ricordo più le strade, forse è meglio se si accomoda nell’auto del mio collega qui dietro.”

Siamo uomini e donne, di tutte le età; anche noi indossiamo quasi sempre camici bianchi, più semplici di quelli degli operatori; il clima fra noi è sempre molto disteso e collaborativo.
Ci sono diverse donne, anche attraenti, più o meno giovani, ma nessuno avverte la minima voglia di andare al di là di un rapporto di garbato cameratismo, tutt’al più di un po’ di simpatia talora corrisposta.
E forse la persona con cui ho legato di più è un’anziana occhialuta, che mi ha colpito per il suo modo di esprimersi schietto e insieme, direi, un po’ austero. Ogni tanto ti spiazza con delle battute di spirito fulminee e un po’ taglienti, senza mai cadere nella volgarità.
Ciascuno di noi ha diritto, per un’ora alla settimana, di scegliere il tipo e il volume della musica nella sala dove condividiamo il relax pomeridiano. Vidi storcere il naso alla mia anziana amica, quando, in occasione del mio turno, si rivelò tutt’altro che sorda; peraltro avevo impostato il volume piuttosto forte: volevo apprezzare ogni strumento, ma soprattutto quei bassi che mi facevano vibrare il petto e il cuore, al ritmo in levare di una sequenza di brani reggae. Lei sopportò pazientemente quella piccola tortura e si limitò a dire: “Giammai Giamaica !”, lasciandomi sorpreso per la precisione geografica del suo ricordo musicale. Forse non meditò neanche la vendetta; o comunque tale non fu certamente per me l’ascolto di uno splendido concerto per pianoforte ed orchestra di Beethoven scelto da lei quando fu il suo turno un paio di giorni dopo.

Gran parte dei ricordi che si sono ricomposti nella mia memoria appartengono agli anni del liceo, e non sono piacevoli.
In particolare in questi giorni mi tormenta l’immagine della prof di matematica. Cinque anni di sottile persecuzione, e non dovuti a mia incapacità o scarso impegno; al contrario, credo che mostrassi un’attitudine e una passione per la materia davvero insolite in uno studente del classico. Ma lei, chissà, si era messa in testa di dover estirpare dal mio animo il germe della superbia, benchè proprio del tutto estraneo alla mia indole.
L’ultimo anno, la dispensa predisposta per la maturità mi sembrava così facile, che preferivo studiare altre materie e rimandare agli ultimi giorni la preparazione della matematica. E la prof, che non era stupida e aveva subodorato, mi chiamò alla lavagna per un’interrogazione a sorpresa, in cui feci scena muta, e mi rimandò al posto coprendomi di improperi.

Uno degli operatori quasi tutti i giorni ci dà lezioni di computer. Mi hanno detto che prima di essere colpito dall’amnesia passavo abitualmente tantissime ore collegato alla Rete; e in effetti sto recuperando molto in fretta le vecchie conoscenze tecniche.
Qui al primo piano, nella biblioteca dalle luci un po’ sfumate, mentre scrivo queste note, non si sente che il ticchettio dei tasti dei pochi ospiti che si esercitano. La sorveglianza è discreta ma molto attenta: la connessione alla Rete è inibita e può avvenire solo dietro specifica richiesta e sotto la guida di un operatore.

Fra poco, comunque, dovrò interrompere: sono quasi le sei e mezza, l’ora di cena.
Mangiare vegetariano, anzi quasi sempre vegano, come ci consigliano, non mi è di alcuna difficoltà, anzi ho imparato ad apprezzare molto il sapore dei legumi, dei cereali, delle verdure di stagione, provenienti da una vicina agricoltura biologica.
E dopo cena mi aspetta, come da alcune sere in qua, la mia nuova riscoperta passione, che ho la fortuna di condividere con un silenzioso giovane barbuto: il gioco degli scacchi.
Ho già letto, negli ultimi giorni, tutti i libri in materia presenti in biblioteca.
Stasera toccherà a me il bianco, e cercherò di impostare la partita con l’apertura inglese.

 
 
 
 
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Immagine tratta dal sito:
http://www.scarselli.it/PProfFerro.htm

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3 risposte a Residenza dei Gigli

  1. myrta09 ha detto:

    :-))

  2. myrta09 ha detto:

    Complimenti molto bello questo racconto, e anche questo blog; Ciao Ritawordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      Ciao cara Rita, grazie dei complimenti, fatti da una “scrittrice vera”, e per questo primo commento sul nuovo blog (hai bruciato tutti sul tempo !), che considero di buon auspicio.

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