La profezia di Rosino (parte seconda)

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Ecco dunque che cosa ho letto in quel foglio:

Mio narrante cavaliere,
sapevo di poter contare su di te, e che non ti saresti sottratto alla mia volontà.
Il tuo viaggio fin qui non è stato vano, come probabilmente avrai creduto fino a pochi attimi or sono.
L’antico piccolo ‘Allevamento Maggioni’ di maiali, che sorgeva qui, fu trasformato qualche anno fa in agriturismo e centro di formazione spirituale dal figlio del vecchio proprietario, un tipo un po’ superstizioso, ma soprattutto desideroso di aumentare il giro d’affari ai danni dei soliti babbei che si lasciano ingannare (e con quel certo dogmatico entusiasmo da iniziati) dalle teorie esoteriche più inverosimili e insensate, quantunque di moda.
L’idea gli venne da una vecchia pergamena, infilata in un collare applicato ad un maialino, che una ventina d’anni fa se ne andava vagando disperso per i campi, e che un buttero di passaggio si era premurato di portare in salvo (si fa per dire…) appunto presso il vicino allevamento.
Nella pergamena erano scritti questi versi:
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O mio buon signore
che mi darai la vita
o mio cattivo signore
che mi darai la morte
voglio affidare a te
dell’Uomo l’incerta sorte.

Fai accorrere gente
è questo che si vuole
ma soltanto gli audaci
che delle profezie della fine
nei calendari antichi
saranno i più seguaci.

Ricchezza ti porteranno
ma in cambio da te avranno
la sorte di incontrare
chi li vuole incoronare
salvatori e testimoni dell’Umanità
per tutto il tempo che sarà.

Rosinus Sus

Il vecchio Maggioni non si era curato molto della pergamena, anzi non ci aveva capito proprio niente; pensava fosse la burla di qualche ragazzo, ma per fortuna, anziché gettarla, l’aveva passata al figlio.
Anche lui non aveva capito molto, inizialmente, della profezia del maiale Rosino, ma ne era rimasto un po’ turbato, e ogni tanto ci ripensava.
Quando poi vennero alle sue orecchie quelle sciocchezze, oggi sempre più insistenti e diffuse, intorno al calendario Maya e alla fine del mondo che sarebbe prevista per il solstizio d’inverno del 2012, leggendo e rileggendo la seconda strofa della profezia, si lasciò suggestionare del tutto.
Così, allorchè il padre tre anni fa gli ha lasciato la conduzione dell’allevamento, lui ha deciso di trasformarlo nel luogo che hai, in parte, appena visto.
Ti starai chiedendo ora che cosa mai abbia a che vedere, con te e con la tua vita, tutta questa storia.
Ebbene non sarò io a rivelartelo: c’è chi ha oltre ottomila motivi, e ti assicuro tutti molto alti, molto puri e lievi, per farlo.
Cercalo, mio caro, forse lui ti sta già aspettando; so che anche questa volta ti lascerai guidare dalla mia volontà.
Il tuo preciso destino.”

Franz, calma.
Me lo sono ripetuto, come un mantra, da quel momento per tutto il viaggio di ritorno.
E appena a casa, ancor prima di riprendere ad analizzare quella missiva, e a dire il vero non esattamente con calma, ho telefonato a Max.
“Mmh”, mi ha risposto.
“Stavi dormendo? Sono Franz”.
“Mh”.
“Stavi dormendo.”
“Sì, ma fa niente. Allora?”
“Ho bisogno di vederti, così ti restituisco il navigatore e ti mostro una stranissima lettera. Ho bisogno della tua lucidità”.
“Mh”.
“Beh, non proprio di questa. Domani sera mi fai compagnia in mensa?”.
Quattro secondi di silenzio.
“Mh, domani… domani… va bene. Alle nove. Se non posso ti richiamo”.
“Ciao, grazie, e scusa”.
“Mh”.
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Martedì 29 settembre 2010
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Ieri sera, dunque, alle nove meno dieci ero già seduto in mensa, con il mio vassoio pieno davanti, incerto se infilzare con la forchetta l’invitante massa di tagliatelle al pomodoro, o aspettare per educazione l’arrivo dell’amico collega.
“Allora?”, ho sentito alle mie spalle.
Mi sono girato e ho visto il suo sorriso, sornione e rassicurante, sul faccione un po’ svagato.
“Dai, vecchio, siediti che ti racconto”.
E, quando ha appoggiato il suo vassoio e si è seduto, gli ho descritto, cercando di non lasciarmi prendere dall’ansia, l’evolversi della mia strana gita in Maremma del giorno prima.
E alla fine gli ho passato la lettera inviatami dal mio preciso destino.
“Uhm…”, mi fa, senza perdere il sorriso su quel faccione dalla barba trascurata.
“Cosa ne dici?”.
“Uhm…”, e continua a pensare, visibilmente compiaciuto e divertito.
Poi, d’improvviso, mi fa:
“Beh, mi sembra facile, l’indovinello, non dirmi che non ci sei già arrivato”.
“Ma veramente…” e ricambio il sorriso, in maniera disarmata.
“L’ho sempre detto che hai il cervello pigro, Franz. ‘Oltre ottomila motivi’. Poteva dire la stessa cosa in maniera più semplice. ‘Oltre ottomila’, chiaro o no? Poi, se non bastasse, ‘molto alti, puri, e lievi’, cioè a dire: altissimi, purissimi, levissimi”, e mi guarda.
“Maledizione, Messner !”, ribatto di colpo: “Reinhold Messner, il conquistatore di tutte le vette oltre gli ottomila metri, …e dell’acqua minerale!”
“Elementare, Watson. Mi pare che un altro bel capitolo si stia aprendo”.
“Dio santo, e chi lo contatta, quello là?”.
“Io no di sicuro, caro il mio narratore di cavalleria”, e si fa una sonora risata, da far voltare verso di noi tutti gli altri ospiti della mensa. Ferrovieri e non.
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Venerdì 1 ottobre 2010
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La settimana, che si avvia ormai al primo week-end di questo nuovo mese di ottobre, mi ha visto dunque impegnato, come logica vuole (se c’è una qualche logica in questa oscura vicenda), a cercare un contatto con il grande scalatore altoatesino.
L’aiuto che può dare Internet in questi casi è enorme.
Intanto ho chiarito le mie vaghe idee sul suo reale domicilio: mi sembrava di ricordare infatti che abitasse dentro un castello un po’ sperduto in una di quelle magnifiche valli.
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Vero fino a un certo punto: il Castel Juval, sopra il paese di Naturno in Val Venosta, risulta esere soltanto, secondo la maggior parte dei siti a lui dedicati, la sua residenza estiva, luglio e agosto. Una sola fonte, fra le varie che ho trovato, rivela invece dove abbia domicilio, insieme alla famiglia, per il resto dell’anno, cioè nella città di Merano.
Esiste poi un suo sito ufficiale, che, in onore al proprio suffisso ‘.de’, cioè Deutschland, è in sola lingua tedesca. In fondo alla home page, tuttavia, ho trovato una parola inequivocabile: ‘Kontakt’ e, cliccandoci sopra, mi si è aperta una finestrella con una piccola immagine (ci risiamo!) del castello, relativo indirizzo postale, numeri di telefono e fax, e infine indirizzo email (info@reinholdmessner.it), quest’ultimo, grazie al cielo, evidentemente svincolato da legami territoriali.
Ho deciso immediatamente, martedì scorso, proprio poco prima di rimetter le mani a questo diario, di scrivergli una brevissima email:

Egregio Signor Reinhold Messner,
qualcuno mi ha detto, e ho qualche ragione per credergli, che lei mi stia aspettando.
Mi limito a chiederLe, per ora, se la cosa sia vera o meno.
Distinti saluti.
Il cavalier narrante.

Da martedì, dunque, dopo l’invio, ho cominciato a consultare con nervosa frequenza la mia posta elettronica, nella speranza, o forse timore, di ricevere una risposta; più di una volta mi è capitato addirittura di deviare dai normali percorsi lavorativi con il taxi, per un salto a casa o in qualche internet-point: niente.
Stamattina, dunque, ho preso il coraggio a due mani, e, con quel poco che ormai restava della mia convinzione in questa assurda vicenda, ho telefonato al numero indicato nel sito ufficiale.
Mi ha risposto una segreteria telefonica in tedesco. Ho messo giù. Ho rifatto il numero a più riprese, poi, al quinto tentativo, vergognandomi alquanto di me stesso, ho balbettato: “Sono il cavalier narrante, cerco il signor Messner, lo pregherei di richiamarmi al seguente numero…”.
Sono ormai le cinque del pomeriggio; fra poco, per fortuna, comincia il mio turno di lavoro.
Guardo in cagnesco il telefonino, che continua a tacere.

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Sabato 2 ottobre 2010
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Oltre al mio indirizzo email principale, da molto tempo ne ho un secondo, che ho dedicato al blog (è quello indicato nella pagina di autopresentazione), nonché agli acquisti su ‘e-bay’, e ai pagamenti o incassi tramite ‘paypal’. Lo consulto quotidianamente, il più delle volte solo per ripulire la casella da tutto lo ‘spam’ e il ‘fishing’, cioè finti avvisi da parte di un’infinità di banche nazionali.
In questa settimana, però, a causa del mio interesse così monopolizzante per la vicenda che sto vivendo, l’avevo del tutto trascurato.
Oggi a mezzogiorno, quando mi son ricordato di riaprire la casella, come mi aspettavo l’ho trovata piuttosto nutrita di messaggi indesiderati di quel genere. Ho cliccato su ‘seleziona tutto’ ma, un attimo solo prima di dare il comando di cancellazione, gli occhi si sono soffermati su una riga che conteneva nel mittente, anzichè il nome di un’agenzia bancaria, una strana dicitura: ‘Nanga@Parbat.com’ .
Nuova improvvisa accelerazione delle pulsazioni cardiache, non appena mi è sovvenuto che il Nanga Parbat è uno degli ‘ottomila’ conquistati da Messner in arrampicata libera (anzi, come ho in seguito controllato, il primo di tutta la serie).
Quando poi ho aperto la lettera, scampata per un pelo a quella ecatombe, non ho potuto evitare un ulteriore tuffo al cuore, nel leggere:
Caro amico,
voglio che ci diamo del tu, perchè il nostro preciso destino ci ha kollocato sulla stessa cordata.
Anche se questa volta il capocordata non sono io, ti aspetto per spiegarti di persona un po’ di cose, e magari farti qualke conoscenza.
Non cercarmi via mail o via telefono, per sicurezza preferisco non rispondere.
E poi credo che ti sia stato detto che ‘molte porte si apriranno davanti a te’.
Porte, non kaselle postali o telefoni.
A presto.”
Non mi ero ancora del tutto calmato, quando ho afferrato il telefonino e ho chiamato Max.
“Buongiorno!” mi fa, con una voce molto viva.
“Bene, questa volta non dormi. Ci sono novità”.
“Sono tutt’orecchi, chiamami Dumbo!”.
“Stammi a sentire, elefante, mi ha cercato”.
“Chi, l’altissimo, purissimo e levissimo?”
“Sì proprio lui. Mi ha scritto una mail, ma non nel mio indirizzo solito, in quell’altro”.
“Quale altro?”
“Lascia perdere, non ha importanza. Mi sta aspettando, vuole parlarmi. Credo che abiti a Merano”.
Non sento nessuna replica, ma avverto il consueto interesse divertito.
“Ascoltami, Max, è domani, vero, il tuo nuovo giorno di riposo?”
“Sì”.
“Io domattina parto e vado a cercarlo. Mi fai compagnia?”
“Così, sui due piedi?”, lo sento un po’ in difficoltà.
“Ci terrei molto”.
“Non lo so, Franz. Avevo un paio di impegni, non lo so… Te lo dico stasera”.
“Okay, grazie”.
“De nada, ciao”.

Dieci minuti fa il mio apparecchietto ha emesso d’improvviso la consueta musica per una chiamata in arrivo. Era lui.
“Dimmi Max”.
“Okay vengo, basta che non mi fai dormire in un castello”.
“Ah, sapevi anche tu del castello. Ma ci abita solo in estate. Comunque sei un amico, e vedrai che ce la caviamo in giornata”.
“Sì, sarebbe decisamente meglio”.
“Passo a prenderti alle otto, mi raccomando giacca a vento e scarpe pesanti. Ciao”.
“Ciao, a domani”.

E così, domattina, risveglio anticipato e, insieme alla Cavallona e al mio fido scudiero, eccoci pronti a ripartire.
Direzione: profondo Nord.
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(continua)
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Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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19 risposte a La profezia di Rosino (parte seconda)

  1. Raffaela ha detto:

    Ciao Franz. ecco perchè scrivi delle recensioni da STREGA sui libri dei tuoi autori preferiti!!!!!!!!!!!! Scopro che scrivi anche tu e che lo fai nel modo migliore. Ho letto anch’io il tuo racconto/romanzo e non posso non complimentarmi con te. Bel racconto, mi sta ragalando bellissime emozioni. Grazie Franz. Aspetto la terza parte.
    Raffaela di Nuraiò

    • Franz ha detto:

      Ciao Raffaela. Come cantava De Andrè, “è un privilegio raro” ricevere i complimenti in materia letteraria dalla mamma di uno dei più grandi scrittori in circolazione.
      Altrettanto raro è il privilegio della tua cara amicizia, che ricambio di tutto cuore.
      Ho pubblicato la terza e penultima parte della ‘profezia’ già da qualche giorno: il link (di colore verde) per richiamarne la pagina è sotto l’intestazione di questa stessa; ma se clicchi su qualsiasi punto dell’intestazione (quella con i colori arcobaleno della pace sullo sfondo), otterrai la home page, cioè la pagina principale, del blog, che ad oggi comincia proprio con quel brano.
      Ho appena cominciato a scrivere l’epilogo, che conto di pubblicare entro la fine di ottobre.
      Ciao Raffaela, grazie ancora e a presto!

  2. Giovanna Amoroso ha detto:

    Arrivo, arrivo…

    Anche se in ritardo, anch’io ho letto le storie del Cavalier Narrante… Non potevo mancare!

    Attendo, quindi, il nuovo capitolo…

    Uao!!!

    Bacini e bacioni
    Giovanna

    • Franz ha detto:

      So che ti piacciono i miei racconti, cara Gio, e mi fa piacere che tu non abbia perso questo (come invece temo che sia avvenuto in passato per quello, di genere un po’ horror, delle cavallette).
      Oggi in serata, comunque, dovrei sfornare il terzo e penultimo episodio di Rosino. 😉

      Bacioni e bacini.

  3. MisssPanicoPaura ha detto:

    Cavoli Franz ultimamente da queste parti non capisco più molto, ma ti senti bene? Posso mica reintegrarmi (si fa per dire) quando trovo un post abbastanza normale? ciao baci MissPanicoPaura

    • Franz ha detto:

      Prova a ripassare in novembre, Miss, non sia mai che ti vengano i capelli bianchi per colpa mia; anche se dovresti sapere, tu che mi conosci come blogger da più di quattro anni, che molto normale non sono mai stato… 😕
      Baci.

  4. Paola ha detto:

    Ho cominciato a leggere i tuoi scritti perchè alcuni commenti su altri blog mi avevano incuriosito. Fino ad oggi ho sempre trovato interessante tutto quello che ho letto e spesso ho condiviso le emozioni che descrivevi, ma questo ultimo racconto, almeno per me, li batte veramente tutti.

    E’ veramente bellissimo, sbrigati a scrivere la terza parte perchè sono troppo, troppo curiosa.

    Grazie

    • Franz ha detto:

      Grazie a te, nuova amica Paola, e benvenuta!
      Sono davvero contento che questi due improbabili Don Chisciotte e Sancio Panza del terzo millennio, che stanno per partire a bordo di un taxi, ti abbiano indotto a scrivere un commento, e per di più così caloroso e incoraggiante.
      Ho già cominciato a scrivere la terza parte, nei tempi liberi dalle incombenze lavorative e non; all’inizio della prossima settimana dovrebbe essere quasi pronta.

  5. amanda ha detto:

    due piccole note da una RB meranese di adozione: i meranesi di lingua tedesca fanno parecchi errori di scrittura ma non scrivono con la K le C, a Merano sono molto ma molto ma molto più cittadini di noi quindi niente scarponi a Merano salvo che non siano previste gite sul Tappeiner o più in su

    aspetto la prossima puntata 🙂

  6. alanford50 ha detto:

    Mannaggia mannaggina, hai lasciato senza parole il mio neurone logorroico, prevedo per lui una bella crisi esistenziale, l’ulteriore attesa sicuramente non gli gioverà! Miiiiiii che storia…

    Con la speranza di non perdere il suddetto prezioso neurone, se non altro perchè ne ho solo più due, resto in spasmodica attesa dell’epilogo di questa strana e bellissima vicenda, ciaooo neh!

    • Franz ha detto:

      La prima parte ha messo a repentaglio la carne delle tue dita; la seconda la metà esatta dei tuoi neuroni complessivi.
      A questo punto sono proprio incerto se continuare… 😉

      Ciao!

  7. Milvia ha detto:

    Uauh! Grandioso! Mi inchino, quasi senza parole, davanti al Cavalier Narrante. A noi, poveri lettori, impigliati nella storia come una moschina miserella nella tela di un ragno abilissimo tessitore, non rimane che attendere la prossima puntata, che ci libererà dalla tensione dell’attesa.

    Fantasia, ironia, leggerezza, ottimo uso di registri diversi e appropriati nello stile, buonisima tenuta dei dialoghi, eccellente caratterizzazione dei personaggi, suspense: tutti elementi contenuti in questa tua narrazione. Visto? faccio la maestrina, questa sera.
    E allora voglio darti anche un voto, caro Franz: e ti do un dieci, meriteresti anche la lode, ma voglio essere severa. Niente lode.

    Ciao, Franz. Vai avanti così, tanto si capisce che ti stai divetendo un sacco, a scrivere questa storia.

    • Milvia ha detto:

      Dimenticavo: io, non in cima, ma ai piedi del Nanga Parbat, ci sono stata…
      Ma il grande scalatore non l’ho incontrato.
      Ciao!

    • Franz ha detto:

      Beh, cara amica, valeva la pena che mi impegnassi anche solo per una recensione così bella, articolata ed entusiastica come questa tua.
      E poi sì, hai proprio indovinato, oltre all’impegno c’è un sacco di divertimento.
      Per quanto riguarda la cima himalaiana ci sono diverse ragioni che ti hanno impedito di incontrare il re degli scalatori, ma le più vere ed importanti ti saranno note nella terza parte del racconto… 8)

  8. Tonino ha detto:

    Le novelle luci dell’alba
    colgono il volto di un barbuto cavaliere
    con appresso un glabro scudiere.

    Tracciando la pianura
    risvoltano gl’enigmi
    che il destino gli ha confidato.

    Giungeranno ai primi contrafforti
    ed in vista di un maniero
    il silenzio sarà vero e serio.

    Il messer ottomila
    qual segreto rivelar dovrà
    ai due cavalieri rivenienti dalla città ?

    Or fra noi astanti
    ci son dame curiose ed affrante
    che il dubbio sia svelato e presto.

    E vi son alcuni
    che con calma ed i lor pensieri
    sulle sponde restano assorti .

    Le nuove dalle Alpi giungeranno
    ed ai piedi delle piramidi mi troveranno
    speriam che non sian semi spinti nella rena.

    Ad maiora.
    T. wordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      Dopo aver esposto questo mio secondo alberino di Natale (e scusa l’immagine un po’ molto in anticipo sul calendario), mi sono messo in attesa dei preziosi pacchetti dei regali, rappresentati dai commenti delle amiche e degli amici; per primo è arrivato questo tuo bellissimo dono.
      E ancor di più mi fa piacere che i tuoi versi non riguardino il racconto fin qui, ma il suo prossimo sviluppo.

      Ad maiora.

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