Dal letame nascono i fior (prima parte)

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Tutto cominciò una calda mattina di settembre.
Sollecitato dalla presenza in città di un’inviata della sua trasmissione radio preferita (‘Trattore schiacciasassi’), Minimiliano aveva partecipato a ‘Puliamo il mondo’, l’iniziativa di Lega Ambiente nell’ambito della quale, in una zona periferica della propria città, si veniva dotati di guanti e sacchetto, e sguinzagliati a rimuovere i rifiuti di ogni genere abbandonati lungo i bordi delle strade circostanti.
Si era divertito, e aveva fatto anche interessanti conoscenze; ma a lungo gli era rimasto il senso di una guerra del tutto impari, fra le forze di pulizia e quelle degli inquinatori. E quando la stagione gli permetteva di andare a leggere in riva al laghetto non lontano da casa sua, là dove la campagna cerca finalmente di imporsi sul tessuto cittadino di strade rumori e fabbricati, notava sempre con disgusto e un po’ di spavento la quantità di eredità di tutti i tipi buttate sul ciglio delle strade, ad aspettare silenziosamente il passare degli anni, e della nostra stanca civiltà.

Finché stanco, a sua volta, di sentirsi sconfitto, era passato all’azione.
Se moltiplichiamo gradualmente quella meritoria ma sterile iniziativa, aveva intuito, gli equilibri fra le due parti in lotta possono cambiare, magari sorprendentemente, e da quella guerra, santa quanto allegra, possono liberarsi energie in direzioni contigue, come nei cerchi sull’acqua del laghetto quando vi si lancia un sasso.
Si era iscritto a ‘Livre des visages’, lo strumento più in voga in quegli anni sulla ‘Rete Neuronale di Comunicazione Planetaria’, ed aveva pubblicato un appello per trovare volontari che riproponessero l’iniziativa, nella sua città, ogni due domeniche mattina.
Qualcuno accettò l’idea, e, di lì a pochi giorni, fu concordata la prima spedizione domenicale, in una zona di confine fra il suo comune e uno del circondario.
Oltre a un paio di suoi vecchi amici, si presentarono in sei: una coppia sulla quarantina con una bambina al seguito, due ragazze liceali e una signora singola di mezza età, piena di energia più di tutti gli altri. Un primo nucleo sufficiente a condividere gioiosamente qualche momento di impegno leggero e all’aria aperta, e a fare intercorrere fra i suoi componenti  vibrazioni buone, molto buone. E infatti due domeniche dopo si ripresentarono tutti, ma ce n’erano già altri nove, attivati grazie al passaparola.

La crescita della partecipazione fu, da quegli esordi in avanti, costante, progressiva, infine clamorosa.
Furono raddoppiati, poi moltiplicati, i punti di incontro nell’ambito di ogni mattinata, poi si decise di replicarla ogni settimana. Si costituì il Comitato Pulizie, un gruppo di coordinamento per stabilire i luoghi di appuntamento e fornire di guanti e sacchetto chi non ne fosse di volta in volta già in possesso. Le quantità di rifiuti raccolti cominciarono a essere considerevoli, e così si decise di differenziare la raccolta: un solo sacchetto a testa, ma anche il compito individuale di raccogliere solo rifiuti di uno specifico materiale (carta, plastica, vetro, metalli, indifferenziato). La raccolta cominciò a fruttare anche le prime entrate finanziarie, con la vendita dei materiali alle aziende specializzate che li riciclano; tutti gli incassi, a meno del compenso per le poche spese, furono investiti in iniziative di propaganda, che si andò ad aggiungere allo spontaneo tam-tam.
Il clima di allegria e di simpatia, che inevitabilmente caratterizzava l’attività, portava i partecipanti a ritornare, e a diffondere spontaneamente l’iniziativa. Nacquero nuove amicizie, addirittura qualche amore; si sparse la voce che a quegli incontri si cuccava.
Il calendario si estese anche a tutti i sabati mattina; non fu difficile trovare qualcuno che facesse da referente ogni volta e in ogni luogo prescelto. Fu spontaneamente organizzato anche il primo flash-pulimob, un mercoledì sera, a cui ne seguirono altri.

Minimiliano era euforicamente sbalordito dal successo crescente della sua piccola idea, che piano piano stava ripulendo tante piccole porzioni di territorio, e diffondendo una maggior cultura del rispetto ambientale; e se ne fece venire un’altra.
Decise che era il momento di colpire sul nascere le malefatte del nemico e, d’accordo con il comitato di coordinamento, utilizzò parte dei fondi per l’acquisto di uno stock di pistole ad acqua, e la preparazione di altrettante bottigliette-serbatoio di un liquido azzurro capace di lasciare sul bersaglio una traccia colorata ma lavabile.
Ogni partecipante alle mattinate di pulizia fu da allora dotato permanentemente di una di quelle pistole ad acqua, di una bottiglietta, e del compito di sparare gioiosamente contro quei veicoli dai cui finestrini troppo spesso si vedono volare mozziconi di sigaretta, o cartacce o altri rifiuti. I pedoni inquinatori, invece, ovviamente non potevano venire imbrattati, ma difficilmente alcuno dei partecipanti, ormai, si sarebbe esentato da una convinta reprimenda verbale.

La città era sempre più informata e incline alla simpatia nei confronti del progetto, e spesso i partecipanti venivano salutati dai clacson, dalle grida festose e dai sorrisi degli automobilisti casualmente in transito durante le pulizie.
Ben presto il successo dell’iniziativa ebbe risonanza nei mezzi di informazione, radio, tv, giornali, rete neuronale, e fu a quel punto inevitabile l’esportazione dell’idea, grazie anche alla sua semplicità elementare, in una, dieci, cento e cento altre città italiane.
Ma una delle più grandi gioie fu, per Minimiliano, ricevere una telefonata dalla redazione di ‘Trattore Schiacciasassi’, la sua trasmissione radiofonica preferita, che gli propose una piccola collaborazione telefonica settimanale, ma soprattutto offrì di condividere la propria esperienza nel caso il Comitato Pulizie avesse voluto organizzare un raduno nazionale estivo di qualche giorno.

Minimiliano, nonostante i suoi cinquant’anni suonati, volava sull’onda dell’entusiasmo, e si sentiva leggero e carico come un adolescente.
Eppure non sapeva ancora che, da quella semplicissima intuizione iniziale, sviluppi ancor più sbalorditivi si stavano preparando per la sua vita, e non solo per la sua.
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(continua)
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Immagine tratta da: http://www.notiziediprato.it/2012/05/una-domenica-ecologica-a-schignano/

Informazioni su Franz

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21 risposte a Dal letame nascono i fior (prima parte)

  1. Nuovo Maestro Poli ha detto:

    Pargolo, che cosa significa “flash-pulimob”? Un vecchio maestro elementare, che non si è aggiornato molto, fa fatica a seguirti, ma ci prova con gioia! Sei un faro di civiltà ed io sono orgogloso di aver contribuito alla tua educazione, anche se solo lateralmente e marginalmente!

    • Franz ha detto:

      Maestro, il termine in questione è una variante inventata (in tema di pulizie) di “Flash mob”, la cui definizione puoi trovare cliccando qui.
      Grazie dei complimenti, particolarmente graditi, e grazie anche per quegli antichi e preziosi contributi!

  2. Federica ha detto:

    Dai Franz, dì la verità, Mini o Massi miliano sei tu!!
    La fantasia al potere.
    Un abbraccio

    • Franz ha detto:

      Da appassionata lettrice di Agatha Christie (oltretutto in lingua originale!) penso tu sia in grado di indagini ben più difficili di questa… 😀
      Beh, diciamo che ho proiettato, sul personaggio, dei miei desideri mini/massi-malisti, come in un sogno, e in fondo il sogno è come la speranza, che… “nun costa gnente” come cantavano Edoardo Vianello e consorte un bel po’ di anni fa.

      Un abbraccio a te.

  3. RosaOscura ha detto:

    Caro Franz,

    mi scuso per la mia latitanza dalle tue pagine dovuta a motivi di salute. Per fortuna ora sto bene e sono pronta per un’abbracciatona!!!

    P.s: mi piace molto il personaggio di Minimiliano!

    Baci baci

    Giò

    • Franz ha detto:

      Spero davvero che ti sia ristabilita, come la tonicità del tuo commento e della tua abbracciatona lascia intendere.
      La ricambio con piacere, insieme ai baci baci. 🙂

  4. Riri52 ha detto:

    @Franz mi piace il tono da cantastorie, saresti anche capace di disegnare il cartelone e spiegare a quadri la vicenda come si faceva una volta.Ti seguirò. Ciao Riri52
    P.S. io ho perso un blog , con Leonardo e la casella di posta. Accidenti!

    • Riri52 ha detto:

      cartellone, sono tornata da poco e ho le dita e la mente ancora in ferie!

    • Franz ha detto:

      Se me la cavo a scrivere e anche a cantare, sono invece sempre stato negato per il disegno, per cui, nella veste di cantastorie, avrei bisogno di un aiutino… Ti candidi?
      Anch’io ho perso un blog, il fotoalbum, che di tanto in tanto ancora aggiornavo; e anche la mia casella di posta secondaria, che tuttavia riceveva molto più spam che messaggi utili; la furia distruttiva dei nuovi gestori leonardiani lascia un po’ interdetti.

      Buona ripresa, e buon fresco finalmente in arrivo!

  5. Milvia ha detto:

    Contenta che tu abbia ripreso il ruolo di cantastorie, e sempre con risultato eccellente, attendo impaziente il seguito della bella favola, che forse, poi, favola non è, ma una gioiosa realtà mimetizzata, che utilizza codici facilmente decifrabili (il Trattore schiacciasassi ne è un esempio) Credo che il personaggio Minimiliano non troppo si discosti dal suo creatore. Prevedo un finale lieto, che poi sarebbe un inizio di una nuova vita, a dire il vero: e vissero felici e contenti…
    Un abbraccio, Franz.

    • Franz ha detto:

      Sono contento anch’io di aver ripreso il registro favolistico, dopo alcuni giorni in cui la già accennata “afasia da blogger” mi stava colpendo fastidiosamente.
      Facile parallelismo, fra il personaggio e le aspirazioni del suo creatore; per me è comunque già un successo, dal punto di vista narrativo, l’uso della terza persona…
      In attesa del lieto fine, auguro a te di vivere felice e contenta i tuoi giorni magici del Porretta Soul Festival!
      Un abbraccio.

  6. Luca ha detto:

    Il registro parafavolistico è estremamente più incisivo di quello didascalico per comunicare messaggi, che magari passano dal versante simbolico e sembrano svolazzare gratuitamente nell’aria ma poi ti si incollano alla mente e passano di sinapsi in sinapsi.

    Si può fare, cantava la PFM convertitasi all’easy listening con interessanti risultati. Prova una volta a inventarti una rock and roll band, e dentro al tuo bar muoverti come una rock and roll star.

    L’utopia può diventare realtà. Parma ne sa qualcosa. Quando l’utopia diventa realtà la realtà pre-esistente cerca di succhiarsela come il ricco crapulone fa con la squisita polpa delle chele dell’aragosta, ma mica sempre ce la fa.

    Che bello, o che orrore, non poter mettere nulla alla voce sito web.

    Mostruosità mutanti di Leonardo, grazie di tutto questo.

    • Franz ha detto:

      Penso anch’io che i simboli e le storie fantastiche abbiano una particolare capacità pedagogica; non per niente i greci chiamavano queste ultime ‘miti’, di cui spesso veniva addirittura esposta alla fine quella che noi chiamiamo la morale della favola.
      E in fondo anche scriverle è molto più appassionante, rispetto alle considerazioni di carattere didascalico.
      Speriamo che il ricco crapulone diventi un intransigente vegetariano, e lasci alla loro meravigliosa vita certe aragoste di terra (o forse di fiume?) come quella da te evocata.

      Spero che tu abbia concluso il salvataggio del tuo blog, visto che quei filibustieri hanno anticipato di un giorno la distruzione dell’ambiente (e fatto sparire anche la posta, o almeno il relativo accesso dal portale) contrariamente agli annunci.

      Aspettiamo fiduciosi la Nuova Entropia Rinaldoniana.

      • Luca ha detto:

        Ho lasciato passare un giorno di lutto integrale e totale in cui mi sono compianto e abbattuto per quello che, simbolicamente e materialmente, questa non dico cancellazione, ma attenuazione/disconferma quello sì, di 6 anni esatti della mia vita (19 giugno 2006 – 19 giugno 2012, in questo il mio blog è stato più preciso di Lucio Dalla o di mio padre che nel morire hanno mancato di 3 giorni e di 1 giorno soltanto il proprio compleanno) implicava e implica, significava e significa, provocava e provoca.

        Poi ho concepito un nuovo alter ego o avatar che dir si voglia, “il vedovo consolabile” e, ancora una volta, i grovigli dell’immaginazione hanno messo in iscacco la dura realtà.

        Tempo ne avrò per meglio comprendere e padroneggiare le complesse funzioni di questa nuova casa. Ma a me la stamberga fatiscente di Leonardo nonostante tutto piaceva ancora. Perchè rottamarla? Impedire di riaggiornare un blog ma lasciarlo almeno a futura memoria no eh? (No, se Ella è un fetecchioso blogger non pagante che si ostina a non comprare, oltre tutto, nessuno dei beni e servizi che sponsorizzano il sito).

        Tanto la vita di tornare indietro non ne vuol sapere, e quindi…

      • Franz ha detto:

        Come ho già fatto nel tuo nuovo alloggio (benché bruciato sul tempo da due comuni amiche), ti auguro una proficua e felice abitazione, e anche, perché no, il genere di consolazioni, magari un po’ ciniche ed egoiste, a cui accenni nel tuo primo scritto in ambiente WordPress…
        E’ impressionante la coincidenza della data di nascita e della morte violenta della tua prima creatura, ed è curioso anche che la distruzione sia avvenuta proprio subito dopo le nostre rispettive considerazioni sulla fervida vita che attraversò quell’ambiente.
        Non piangere troppo sul succoso latte versato: in fondo un blog vive quasi esclusivamente di presente, e le tracce passate tendono presto a sbiadire come i ricordi.

  7. Loretta ha detto:

    Che bella favola…………….
    (io alle favole ci credo.)

  8. amanda ha detto:

    al blogger la vicinanza dei gemelli inizia a dare qualche problemino 😀

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